di Marta Serafini - @martaserafini

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Che Facebook da tempo guardi al prossimo miliardo di utenti (il next billion, come lo chiamano a Menlo Park) non è certo un mistero. E che il prossimo miliardo si trovi nei mercati emergenti non sorprende nemmeno più di tanto.

Da tempo infatti Mark Zuckerberg muove i suoi passi per portare i suoi prodotti anche laddove la connessione è più lenta e le infrastrutture meno sviluppate. Internet.org, i droni, Facebook Lite: a Menlo Park hanno già fatto parecchie mosse per “connettere il mondo” nella sua interezza, compreso introdurre i 2G Tuesday, giornate durante le quali i programmatori lavorano per un’intera giornata su una rete più lenta proprio per rendersi conto di quali siano le esigenze del prossimo miliardo.

E fin qui. Ma quello che davvero era difficile prevedere era che Zuckerberg riuscisse a vendere pubblicità video anche laddove la rete è ferma ancora al 2G. Ed è infatti questo l’ultimo annuncio che arriva da Menlo Park: Slideshow, una nuova tipologia di pubblicità vide creata per mezzo di immagini statiche e dunque visibile anche su device più semplici di un iPhone e su reti meno veloci di quella statunitense.

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La storia della GIF (acronimo per Graphics Interchange Format) inizia nel lontano giugno del 1987. Fu allora che l’informatico Steve Wilhite inventò questo formato di immagini animate. Il prototipo era costituto da un aeroplano. O da immagini molto semplici come quella che potete vedere qua sotto.

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Con il passare degli anni e con il diffondersi di internet la Gif si è evoluta sempre di più e oggi è uno degli elementi base della cultura digitale, amata anche da pubblicitari e da artisti, oltre che da nerd e smanettoni.

La Gif (che si pronuncia Jif e non Gif, come di recente ha chiarito il suo inventore) ha avuto nel corso di questi 30 anni alti e bassi. Ma è sopravvissuta a tutto: a Vine, YouTube, Facebook, Twitter e Periscope. Anzi, negli ultimi mesi sembra essere entrata in una nuova fase. Quella commerciale.

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Pochi giorni e Instagram soffierà cinque candeline. A tenere compagnia al terzo social network in Italia per minuti spesi (in media scrolliamo foto per 2 minuti e 47 secondi al giorno) nei festeggiamenti ci saranno i 400 milioni di utenti e più di 80 milioni di foto condivise al giorno . Una cifra da capogiro, che in pochi immaginavano quando il 6 ottobre del 2010 Kevin Systrom e Mike Krieger lanciarono sul mercato l’app che avrebbe cambiato i destini della fotografia a colpi di filtri e cuoricini.

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Era nell’aria già da qualche mese. Instagram si apre alla pubblicità sul fronte europeo e mediterraneo, strizzando l’occhio al pubblico più giovane e facendosi forte della sua “inspiration” in grado di tenerci incollati allo schermo dello smartphone alla ricerca di colori, idee e nuovi mondi. Così, dopo un periodo di “test” sui mercati top di Menlo Park, quali Gran Bretagna, Usa, Giappone, Germania, Francia, Canada, Brasile e Australia che hanno nel 2015 visto il lancio di oltre 400 campagne, gli utenti e le aziende di Italia, Spagna, Polonia, Turchia, Israele e i paesi di Medio Oriente e Nord Africa potranno usare il social network per promuovere i loro prodotti. Il lancio vede dunque Facebook estendere ulteriormente i confini della sua monetizzazione. Creativi, sì ma senza mai perdere la concretezza.

Forte dei suoi 300 milioni di utenti (non si conosce ancora il dato numerico sull’Italia), Instagram rappresenta dunque un’ottima opportunità per Zuckerberg che comprò l’applicazione nel 2012 per un miliardo di dollari. Diventato in poco tempo il regno della condivisione delle foto ed essendo strettamente legato all’uso via mobile (in Italia è la terza applicazione per quantità di tempo speso dopo Facebook e WhatsApp secondo Audiweb) oggi Instagram vede 70 milioni di foto caricate al giorno e 2.5 miliardi di like (interazioni) al giorno.

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Il consumo di video impazza su Facebook e il social network punta a monetizzare la tendenza sperimentando inserzioni che funzionano quasi come break pubblicitari tv, offrendo ai creatori di contenuti, a partire da questo autunno, una parte dei ricavi ottenuti dalle inserzioni sui loro filmati. Lo scrive il Wall Street Journal, secondo il quale tra i media partner iniziali ci saranno NBA, Fox Sports, Funny or Die e Tastemade. Il guanto di sfida a YouTube è lanciato.

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Twitter lancia il guanto di sfida a Facebook. E testa sugli account di alcuni utenti gli annunci pubblicitari “personalizzati” in base alle ricerche sul web. L’indiscrezione arriva dal sito Re/code: con l’esperimento sarà possibile, andando sul profilo di alcuni utenti, veder scorrere un annuncio pubblicitario tagliato sulle proprie preferenze. «Sperimentiamo questa funzione per creare una grande esperienza per utenti, partner e agenzie pubblicitarie», ha spiegato un portavoce di Twitter al sito Re/Code.

Gli annunci, al momento, non sono sperimentati sui profili verificati, quelli cioè di celebrity, vip e politici. Questo genere di tweet dovrebbe essere evidenziato con chiarezza rispetto ai normali cinguettii grazie ad una finestra apposita e alla scritta «Suggerito da Twitter». Questa mossa fa il paio con il recente accordo tra Twitter e Google, per mostrare i cinguettii nei risultati di ricerca e con il piano di espansione di Market Street che ha appena lanciato una nuova app di streaming, Periscope. Per il microblog, che il 21 marzo ha compiuto 9 anni di vita l’obiettivo è insomma iniziare a battere cassa e far crescere ricavi e utenti (288 milioni), anche per contrastare il continente Facebook che ne conta 1,4 miliardi.

(Foto Re/Code)

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Una purga di quasi 20 milioni di utenti, scomparsi da Instagram tra mercoledì e giovedì scorso. E un calo dei follower di molti account di vip come Justin Bieber e Kim Kardashian. L’accaduto fa discutere in rete con sotto l’hashtag #InstagramPurge . Ma soprattutto fa paura a chi sui seguaci sta costruendo una carriera vera e propria.

 

Per spiegare la purga bisogna fare un passo indietro. Da tempo infatti i social network sono infestati da account zombie (meglio noti anche come Bot) aperti al solo scopo di incrementare l’acquisto di follower falsi, per cui vale lo stesso meccanismo della vendita di like spiegata qui. Facebook, Twitter e altre piattaforme hanno dichiarato guerra a questa pratica che inficia e falsifica i loro sforzi nella raccolta pubblicitaria. Se infatti i due colossi hanno dichiarato agli investitori che solo il 5 per cento dei loro account sono falsi e non corrispondono a persone vere e proprie, devono tenere fede a questo dato. Ed ecco spiegato cosa accaduto su Instagram. Menlo Park, che si è però rifiutata di commentare l’accaduto, ha dato un giro di vite e ha epurato i bot. Ad accorgersene è stato un programmatore americano, Zach Allia, che ha stilato una classifica degli account più colpiti da questa “purga”. Se infatti vengono chiusi dei profili ne consegue che gli account seguiti da questi zombie perderanno dei follower. Un meccanismo che va a pesare soprattutto sui profili più seguiti come quelli dei vip. E su chi ha investito dei soldi per comprarsi dei seguaci falsi in modo da accrescere la propria popolarità in rete.

Qui di seguito, nell’infografica elaborata da Zach Allia, si possono vedere chi sono i vip più colpiti. In testa ci sono Justin Bieber e Kim Kardashian. Ma anche Snoop  Dogg e Lady Gaga. Per ora la purga ha investito Instagram. Ma non è detto che nei prossimi mesi o giorni non arrivi anche su Twitter. Ecco perché chi ha barato farebbe meglio a preoccuparsi.

Dimmi che app usi e ti dirò quale pubblicità ti piace. Twitter ha annunciato con un post che raccoglierà informazioni sulle applicazioni che i suoi utenti scaricano sui loro smartphone, a meno che questi neghino il consenso al tracciamento dei dati. Obiettivo dell’operazione dell’uccellino blu (app Graph è il nome scelto che sarà attivo dal prossimo aggiornamento) è conoscere meglio i gusti e le preferenze dei suoi iscritti e migliorare le perfomance della pubblicità. Target advertising lo chiamano gli esperti. Che, tradotto, significa proporre annunci pubblicitari già conoscendo le necessità e la predisposizione del consumatore. Twitter lo dice chiaramente nell’annuncio e spiega anche come fare per disattivare la funzione.

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Dal gelataio che ha appena aperto il suo negozio, fino allo sviluppatore di app che vuole promuovere il suo software. Sbarca oggi in Italia  Twitter Advertising, piattaforma self-service per permettere alle Piccole e Medie imprese di farsi pubblicità in 140 caratteri. Già, perché l’uccellino blu da tempo mira al mercato delle inserzioni fai da te che, secondo gli analisti, potrebbe fruttare a Dorsey e soci fino a 32,71 miliardi di dollari e che secondo i dati costituisce l’80 per cento dei ricavi. Sfruttando infatti il flusso di notizie e i 500 milioni di tweet che gli utenti postano ogni giorno sulla base dei loro interessi, il colosso capitanato da Dick Costolo mira a monetizzare sempre di più. E lo fa dopo una trimestrale da sogno e dopo l’introduzione di Twitter Analytics, reso gratuito per tutti con l’obiettivo di sottolineare sempre di più quanto la piattaforma microblogging possa diventare uno strumento per auto promuoversi, oltre che per informarsi e condividere contenuti.
“Abbiamo lavorato per portare questo strumento anche in Italia, dopo che è stato lanciato negli Usa più di un anno fa e in Francia e in Spagna negli ultimi mesi”, spiega Elena Ianni, Smb Marketing Manager Emea. Fiorentina, studi economici in Gran Bretagna, un passato in Google e ora a capo del team che cura l’advertising nei paesi europei e del Mediterraneo per Twitter, racconta quali sono le peculiarità di questo servizio.

L’uccellino blu di San Francisco vola. In Borsa e in rete. I ricavi di Twitter sono più che raddoppiati nel secondo trimestre: l’azienda ha chiuso con 312,2 milioni di dollari, da 139,3 di milioni di dollari. Nel periodo aprile-giugno Twitter ha anche registrato una perdita netta di 144,6 milioni di dollari.

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La crescita di utenti

Un anno fa la perdita era stata di 42,2 milioni di dollari. I ricavi hanno superato le attese degli analisti interpellati da FacSet, che si aspettavano un ricavo di 283,3 milioni di dollari.E le azioni della società sono comunque cresciute del 30% circa. Ma non solo. Salgono anche gli utenti mensili, che diventano 271 milioni alla fine di giugno, un aumento del 24% rispetto all’anno precedente e del 6% rispetto alla fine di marzo. Ottima anche la raccolta pubblicitaria che per il mobile è stata di 224 milioni di dollari, l’81% del totale. Nel primo trimestre i ricavi pubblicitari da cellulari ammontavano a circa l’80% del totale. Insomma, nonostante le previsioni al momento dello sbarco a Wall Street, il social network di Dorsey e soci guadagna terreno. E se già nei mesi scorsi si era parlato di una rinascita dell’uccellino blu, secondo gli analisti, a favorire la crescita, sono state le strategie pubblicitarie e la buona performance ottenuta durante la World Cup, durante la quale Twitter ha fatto registrare il record di post con 35 milioni di tweet durante la semifinale Brasile-Germania e con 672 milioni di Tweet inviati durante tutte le partite. Il Ceo Dick Costolo (nella foto, in alto) e soci però non possono certo adagiarsi sugli allori dal momento che pure l’ultima trimestrale della concorrenza – Facebook – ha fatto registrare ottimi risultati.