close
Vai al contenuto

Consiglio dei Guardiani della Costituzione

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Consiglio dei Guardiani)
Consiglio dei Guardiani della Costituzione
BERJAYA
Emblema del Consiglio dei Guardiani
BERJAYA
Questa mappa in lingua inglese spiega il funzionamento del sistema politico iraniano: il Consiglio dei Guardiani della Costituzione è indicato come Guardian council
StatoIran (bandiera) Iran
TipoCorte costituzionale
Istituito3 dicembre 1979
daCostituzione dell'Iran
SegretarioAhmad Jannati
Nominato da½ Guida suprema e ½ Presidente della Corte suprema
Numero di membri12
BERJAYA
Gruppi politici
SedeTeheran
Sito webwww.shora-gc.ir/

Il Consiglio dei Guardiani della Costituzione (in persiano شورای نگهبان قانون اساسی, Shorā-ye negahbān-e qānun-e asāsi) è l'organo di garanzia costituzionale dell'Iran.

Secondo la Costituzione dell'Iran, il Consiglio ha tre attribuzioni: esercitare il potere di veto sulla legislazione approvata dall'Assemblea consultiva islamica, supervisionare le elezioni e approvare o squalificare i candidati alle elezioni locali, parlamentari, presidenziali o per l'Assemblea degli Esperti.

Il Consiglio è composto da chierici e giuristi islamici. I membri sono eletti per un mandato di sei anni: metà dei membri cambia ogni tre anni. La Guida suprema dell'Iran nomina direttamente i sei chierici e può revocarli a suo piacimento. Il Presidente della Corte Suprema dell'Iran nomina i sei giuristi, soggetti alla conferma da parte dell'Assemblea Consultiva Islamica.[1]

Caratteristiche e funzioni

[modifica | modifica wikitesto]

Composizione e nomina

[modifica | modifica wikitesto]

È composto da 12 membri, che rimangono in carica per sei anni:

  • 6 teologi (faqih) sono nominati dalla Guida suprema dell'Iran che può rimuoverli a suo piacimento;
  • 6 giuristi sono nominati dal Presidente della Corte suprema (a sua volta nominato dalla Guida suprema) e approvati dal Majles (Parlamento monocamerale).

I 12 membri non vengono rinnovati tutti insieme: metà dei consiglieri cambiano ogni tre anni.[2]

Il Consiglio interviene nel potere legislativo, vagliando la legislazione del Majles, ha funzioni di corte costituzionale e, infine, vigila sul corretto svolgimento delle elezioni e ne seleziona i candidati.

Verso il Majles

[modifica | modifica wikitesto]

Ogni disegno di legge approvato dall'Assemblea consultiva islamica deve essere esaminato e approvato dal Consiglio dei Guardiani per diventare legge. Secondo l'articolo 96 della Costituzione, il Consiglio detiene il potere di veto assoluto su tutta la legislazione approvata dall'Assemblea. Può annullare una legge sulla base di due motivi: essere contraria alle leggi islamiche o essere contraria alla Costituzione. Mentre tutti i membri votano sulla compatibilità delle leggi con la Costituzione, solo i sei chierici votano sulla loro compatibilità con l'Islam. Se una legge viene respinta, verrà rinviata al Majles per la correzione. Se il Majles e il Consiglio dei Guardiani non riescono a raggiungere un accordo, la questione verrà sottoposta al Consiglio per il Discernimento.[3]

In materia elettorale

[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1991, tutti i candidati alle elezioni parlamentari o presidenziali, così come i candidati per l'Assemblea degli Esperti, devono essere approvati dal Consiglio costituzionale. Per le elezioni importanti, in genere squalifica la maggior parte dei candidati, come si è visto nelle elezioni del 2009, dove dei 476 uomini e donne che si presentarono al Consiglio dei Guardiani per le presidenziali, solo quattro sono stati approvati.[3][4]

Al Consiglio è attribuita la "supervisione delle elezioni". Il Consiglio dei Guardiani interpreta tale disposizione come "supervisione approvativa" (persiano: نظارت استصوابی , nezārat-e estesvābī) che implica il diritto di accettare o rifiutare la legalità delle elezioni e la competenza dei candidati. Questa interpretazione è in contrasto con l'idea di "supervisione notificativa" (persiano: نظارت استطلاعی, nezārat-e estesvābī) che non implica il suddetto diritto di approvazione. La "sorveglianza probatoria" (persiano : نظارت استنادی, nezārat-e estenādī), che richiede prove per l'accettazione o il rifiuto della legalità delle elezioni e della competenza dei candidati, è un'altra interpretazione accettata.[5]

Come tribunale costituzionale

[modifica | modifica wikitesto]

Il Consiglio dei Guardiani funziona anche in modo simile a una corte costituzionale. L'autorità di interpretare la Costituzione è conferita al Consiglio. Le decisioni interpretative richiedono una maggioranza di tre quarti. Il Consiglio non conduce un'udienza in tribunale in cui le parti opposte discutono.[3]

Presidenziali del 2009

[modifica | modifica wikitesto]

Quando furono annunciate le elezioni presidenziali del 2009, il popolare ex presidente Mohammad Khatami non volle parlare dei suoi piani di candidarsi contro Mahmud Ahmadinejad, perché il Consiglio dei Guardiani avrebbe potuto squalificare Khatami come aveva fatto con le candidature di altri riformisti, con la motivazione che non erano abbastanza devoti ai valori islamici.[6] Il 29 giugno 2009, il Consiglio certificò i risultati delle controverse elezioni in cui venne eletto Ahmadinejad. Il Consiglio aveva completato un riconteggio del 10 per cento dei voti complessivi al fine di placare i cittadini iraniani. La certificazione dei risultati scatenò un'ondata di proteste.[7]

Squalifica arbitraria dei candidati alle elezioni

[modifica | modifica wikitesto]

Il Consiglio favorisce i candidati militari a scapito dei candidati riformisti. Ciò garantisce che il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica (separato dall'Esercito iraniano) mantenga un'influenza dominante sulla vita politica, economica e culturale dell'Iran.[8]

Hadi Khamenei, fratello della defunta Guida suprema Ali Khamenei e consigliere dell'amministrazione dell'ex presidente riformista Mohammad Khatami, affermò che il controllo dei candidati da parte del Consiglio dei Guardiani minaccia la democrazia iraniana. Dichiarò che alcuni candidati riformisti siano ingiustamente tenuti lontani dalle elezioni.[9] Nel 1998, il Consiglio ha respinse la sua candidatura per un seggio nell'Assemblea degli Esperti per "insufficienti qualifiche teologiche".[10][11]

Dopo che i candidati conservatori ottennero scarsi risultati nelle elezioni parlamentari del 2000, il Consiglio squalificò più di 3.600 candidati riformisti e indipendenti per le elezioni del 2004.[12] In vista delle elezioni dell’Assemblea degli Esperti iraniana del 2006, tutte le candidate donne furono squalificate.[13]

Il Consiglio squalificò molti candidati anche alle elezioni parlamentari del 2008. Un terzo di loro erano membri del parlamento uscente che aveva precedentemente approvato.[8] Le ragioni della squalifica, secondo il Ministero degli Interni iraniano, includevano la dipendenza da stupefacenti o il coinvolgimento nel traffico di droga, i legami con il governo pre-rivoluzionario dello Scià, la mancanza di fede o la pratica insufficiente dell'Islam, l'essere "contro" la Repubblica islamica o avere legami con i servizi segreti stranieri.[14][15]

Abuso del potere di veto

[modifica | modifica wikitesto]

Il Consiglio dei Guardiani, non eletto dai cittadini, pone spesso il veto alle proposte di legge approvate dall'Assemblea consultiva islamica, eletta dal popolo. Esso pone ripetutamente il veto alle proposte di legge che sono a favore dei diritti delle donne, della riforma elettorale, del divieto di tortura e della ratifica dei trattati internazionali sui diritti umani.[13]

Interventi post elezioni

[modifica | modifica wikitesto]

Il Consiglio dei Guardiani è stato criticato per aver estromesso candidati riformisti che avevano vinto le elezioni, senza fornire giustificazioni legali o prove fattuali.[16][17]

  1. The Guardian Council - Iran Data Portal – Syracuse University, su irandataportal.syr.edu. URL consultato il 2 marzo 2026.
  2. خانه ملت, su mellat.majlis.ir. URL consultato il 2 marzo 2026 (archiviato dall'url originale il 9 dicembre 2006).
  3. 1 2 3 The Constitution of the Islamic Republic of Iran, su mellat.majlis.ir. URL consultato il 2 marzo 2026 (archiviato dall'url originale il 9 dicembre 2006).
  4. Iranian women need more rights: candidate's wife, in Google News. URL consultato il 2 marzo 2026.
  5. Iran Newspaper, su www.irannewspaper.ir. URL consultato il 2 marzo 2026 (archiviato dall'url originale il 16 maggio 2007).
  6. (EN) Abu Dhabi Media Company, Khatami reluctant to discuss candidacy, su www.thenational.ae. URL consultato il 2 marzo 2026 (archiviato dall'url originale il 27 aprile 2009).
  7. Le rivolte in Iran e l'appello dell'Unione europea — Europedirect, su www.assemblea.emr.it. URL consultato il 2 marzo 2026.
  8. 1 2 (EN) The Islamic Revolutionary Guard Corps (IRGC) | Council on Foreign Relations, su www.cfr.org, 30 gennaio 2026. URL consultato il 2 marzo 2026.
  9. BBC News | MIDDLE EAST | Khamenei's brother attacks reformist purge, su news.bbc.co.uk. URL consultato il 2 marzo 2026.
  10. RFE/RL Iran Report, su www.globalsecurity.org. URL consultato il 2 marzo 2026.
  11. Inside Iran - By Popular Demand - Iranian Elections, 1997-2001 | Terror And Tehran | FRONTLINE | PBS, su www.pbs.org. URL consultato il 2 marzo 2026.
  12. (EN) Iran: an afternoon with a hostage-taker, su openDemocracy. URL consultato il 2 marzo 2026.
  13. 1 2 (EN) Bureau of Public Affairs Department Of State. The Office of Electronic Information, The Iranian Regime: Human Rights and Civil Liberties Under Siege, su 2001-2009.state.gov, 18 aprile 2007. URL consultato il 2 marzo 2026.
  14. (EN) GUARDIAN COUNCIL, su Encyclopaedia Iranica. URL consultato il 2 marzo 2026.
  15. (EN) Iran elections: Everything you need to know about June presidential vote, su Middle East Eye. URL consultato il 2 marzo 2026.
  16. (EN) Iran Report: June 19, 2000, in Radio Free Europe/Radio Liberty, 11 novembre 2008. URL consultato il 2 marzo 2026.
  17. (EN) Thomas Erdbrink, She Won a Seat in Iran’s Parliament, but Hard-Liners Had Other Plans, in The New York Times, 11 maggio 2016. URL consultato il 2 marzo 2026.

Voci correlate

[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni

[modifica | modifica wikitesto]