Circo Massimo
| Circo Massimo Roma | |
|---|---|
| Civiltà | Civiltà romana |
| Utilizzo | Circo |
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Comune | Roma |
| Dimensioni | |
| Superficie | ~85 000 m² |
| Amministrazione | |
| Patrimonio | Centro storico di Roma |
| Ente | Sovrintendenza capitolina ai beni culturali |
| Visitabile | Sì |
| Sito web | www.sovraintendenzaroma.it/i_luoghi/roma_antica/monumenti/circo_massimo |
| Mappa di localizzazione | |
| |

Il Circo Massimo è un antico circo romano che si trova a Roma. Situato nella valle tra il Palatino e l'Aventino, è ricordato come sede di giochi sin dagli inizi della storia della città: nella valle Murcia secondo la leggenda dei Consualia narrata da Tito Livio[1] sarebbe avvenuto il mitico episodio del ratto delle Sabine[2], in occasione dei ludi indetti da Romolo in onore del dio Consus, con corse di asini, cavalli o muli, a cui assistevano anche gli equini non concorrenti, agghindati con ornamenti floreali e per quel giorno esentati da ogni lavoro[3]. Di certo l'ampio spazio pianeggiante e la sua prossimità all'approdo del Tevere dove dall'antichità più remota si svolgevano gli scambi commerciali, fecero sì che il luogo costituisse fin dalla fondazione della città lo spazio elettivo in cui condurre attività di mercato e di scambi con altre popolazioni e, di conseguenza, anche le connesse attività rituali (si pensi all'Ara massima di Ercole) e di socializzazione, come giochi e gare.
Storia
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Le prime installazioni in legno, probabilmente in gran parte mobili, risalirebbero all'epoca di Tarquinio Prisco,[4] nella prima metà del VI secolo a.C., per i grandi Ludi Romani organizzati per la vittoria sulla città di Apiolae.[5]
La costruzione dei primi impianti stabili risalirebbe al 329 a.C., quando furono edificati i primi carceres. Le prime strutture in muratura, soprattutto legate alle attrezzature per le gare, si ebbero probabilmente solo nel II secolo a.C. e fu Gaio Giulio Cesare a costruire i primi sedili in muratura e a dare la forma definitiva all'edificio, a partire dal 46 a.C.
Il monumento venne restaurato dopo un incendio e probabilmente completato da Augusto, che per decorare la spina vi aggiunse (come testimoniato da una moneta di Caracalla) un obelisco dell'epoca di Ramses II portato dall'Egitto, l'obelisco flaminio, che nel XVI secolo fu spostato da papa Sisto V in piazza del Popolo. Nel 357 un secondo obelisco fu portato a Roma per volere dell'imperatore Costanzo II ed eretto dal praefectus urbi Memmio Vitrasio Orfito sulla spina; oggi si trova accanto alla basilica di San Giovanni in Laterano.
Altri restauri avvennero sotto gli imperatori Tiberio e Nerone e un arco venne eretto da Tito nell'81 al centro del lato corto curvilineo: si trattava di un passaggio monumentale integrato nelle strutture del circo. Ampio 17 metri e profondo 15, era a tre fornici comunicanti, con quattro colonne libere alte 10 metri sul davanti, e dietro di esse quattro lesene aderenti ai piloni. Sull'attico stava una quadriga bronzea; sulla fronte verso il circo aveva una platea e una scalinata.[6]
Dopo un grave incendio sotto Domiziano, la ricostruzione, probabilmente già iniziata sotto questo imperatore, venne completata da Traiano nel 103:[7] a quest'epoca risale la maggior parte dei resti conservatisi. Sono ricordati ancora restauri sotto Antonino Pio, Caracalla e Costantino I. Il circo rimase in efficienza fino alle ultime gare organizzate da Totila nel 549.
Struttura
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L'impianto monumentale del Circo Massimo, nella sua conformazione di epoca imperiale (definitivamente stabilizzata sotto Traiano e ampliata dai successivi imperatori severiani), si presentava come un imponente edificio a pianta allungata con un'estremità semicircolare e una rettilinea, destinato ad accogliere le corse dei carri (quadrighe)[8].
La comprensione dell'architettura del monumento è stata profondamente aggiornata grazie alle campagne di scavo della Soprintendenza Archeologica di Roma e alla successiva modellazione tridimensionale ("maquette elettronica") sviluppata nel 2008 da Paola Ciancio Rossetto in collaborazione con l'archeologo Jean-Claude Golvin e il laboratorio Archéovision (CNRS/Ausonius)[9].
Cavea rettilinee e prospetto esterno
[modifica | modifica wikitesto]I due lati lunghi dell'arena erano delimitati dalle caveae rettilinee destinate agli spettatori. L'analisi topografica evidenzia una deliberata asimmetria nel tracciato delle strutture murarie:
- Lato Palatino (nord): Mantiene un andamento rigorosamente rettilineo dall'emiciclo fino al raccordo con i carceres.
- Lato Aventino (sud): Mantiene il parallelismo con la pista per circa due terzi della sua lunghezza, per poi effettuare un unico cambio di direzione (flessione) verso l'interno nell'ultimo tratto[10].
Questa convergenza determina un restringimento progressivo della pista: la larghezza dell'arena, che misura circa 80 metri in corrispondenza dell'emiciclo, si riduce a circa 64 metri all'altezza dei carceres. Tale espediente geometrico garantiva una partenza perfettamente equa a tutti i carri, compensando la diversa distanza geometrica tra i vari box e l'inizio della prima curva della pista.
Il prospetto esterno della cavea si articolava su più livelli sovrapposti:
- Piano terra: Caratterizzato da una serie continua di arcate a tutto sesto (fornici) intelaiate da pilastri. Gli archi, con una luce variabile tra 5,5 e 6,5 metri[11], davano accesso alle scalinate interne e ai vomitoria per il deflusso della folla, oltre a ospitare le tabernae (botteghe commerciali).
- Piani superiori: Presentavano gallerie coperte alleggerite da finestre nei livelli in muratura, sormontate in cima da una struttura loggiata in legno (maenianum summum in ligneis).
- Viabilità esterna: In corrispondenza dei varchi d'accesso, il piano stradale circostante era pavimentato con lastre di basalto grigio (basolato).
Carceres
[modifica | modifica wikitesto]I carceres costituivano la struttura di partenza dei carri, disposta sul lato corto occidentale dell'arena. Erano dotati di un meccanismo che ne permetteva l'apertura simultanea.
L'architettura dei carceres è disposta lungo una sezione di corona circolare impostata su un arco di cerchio con un raggio di curvatura (interno) di circa 90 metri[12]. La scelta della linea curva era un accorgimento tecnico fondamentale: garantiva che la distanza tra ciascuno dei 12 box di partenza e il punto d'inizio della spina (dove la gara diventava libera) fosse identica per tutti i concorrenti.
Dal punto di vista architettonico e dimensionale::
- Luce ed estensione: L'intera struttura si incastrava esattamente nella luce di 64 metri compresa tra le pareti terminali delle due cavee[9].
- Profondità: L'edificio si sviluppava per una profondità di circa 11 metri, comprendente lo stallo di stazionamento per le quadrighe (circa 7 m) e il corridoio tecnico posteriore riservato al personale di servizio e ai meccanismi di scatto delle porte (circa 4 m).[9]
- Stalli (Box): L'arco ospitava 12 box di partenza individuali, ciascuno con una luce netta di circa 3,5–4 metri, separati da 11 pilastri divisori.
- Loggia Centrale (Tribunal): Collocata sopra la Porta Pompae, interrompeva la continuità dei box esattamente al centro (tra il 6° e il 7° stallo). Si elevava per circa 14,5 metri da terra fino alla cornice superiore ed era sormontata da un tempietto con tetto a timpano da cui il magistrato (o l'imperatore) dava il segnale di inizio della gara (mappa).[8]
- Torri laterali (Oppida): Agli estremi dell'arco sorgevano due imponenti torri a due livelli, alte circa 16 metri alla cornice (senza la copertura piramidale). Le torri svolgevano funzione di cerniera strutturale con le ''cavee'' e ospitavano i locali dei giudici di gara e degli addetti alle scuderie.[9]
Emiciclo
[modifica | modifica wikitesto]L'estremità orientale del circo si chiudeva con una curva a semicerchio (emiciclo) con un diametro interno di 80 metri. L'emiciclo continuava la gradinata della cavea e ospitava al centro l'Arco di Tito.
Arco di Tito
[modifica | modifica wikitesto]In corrispondenza del centro esatto dell'emiciclo, interrompendo la continuità delle gradinate, sorgeva l'Arco trionfale di Tito, eretto dal Senato romano nell'81 d.C. per celebrare la vittoria nella prima guerra giudaica e la presa di Gerusalemme.[13.1][14] Questo arco trionfale non va confuso con l'Arco di Tito nel Foro Romano.
I dati emersi dagli scavi archeologici condotti nel 2015 hanno chiarito la conformazione del monumento[14]:
- Struttura: L'arco era a tre fornici intercomunicanti, largo circa 17 metri, profondo 15 metri e dotato di colonne libere alte oltre 10 metri[15].
- Il corpo principale e i suoi elementi decorativi (basi, colonne frontali, cornici e frammenti dell'attico) erano invece realizzati prevalentemente in marmo bianco lunense proveniente dalle cave di Carrara.[16]
Euripo
[modifica | modifica wikitesto]Inizialmente il termine euripus indicava un canale, largo e profondo circa 3 metri, fatto costruire nel 46 a.C. da Giulio Cesare per proteggere gli spettatori durante le lotte con gli animali selvatici (venationes) e per migliorare il drenaggio della pista.[18][19]
Il canale non si limitava ai lati lunghi, ma seguiva la forma della struttura. Due lunghi canali paralleli separavano i settori principali degli spettatori dalla pista e proseguiva curvando attorno all'estremità semicircolare del circo.
L'euripo del Circo Massimo fu eliminato e fatto colmare dall'imperatore Nerone nel 64 d.C., in occasione dei profondi lavori di ricostruzione e restauro resi necessari dal grande incendio di Roma, per ricavare ulteriore spazio da destinare ai posti a sedere e alla pista.
Il termine euripus indicava in origine uno stretto di mare e fu esteso a indicare i canali d'acqua, per poi passare successivamente a definire la spina centrale del circo.
Spina
[modifica | modifica wikitesto]La spina era la piattaforma rettilinea rialzata e disassata che divideva l'arena in due corsie. Lunga circa due terzi dell'intera pista, la spina era riccamente decorata con edicole, vasche d'acqua, sculture, i contagiri (i caratteristici "delfini" e "uova") e due grandi obelischi egizi (l'Obelisco Flaminio, posizionato da Augusto, e l'Obelisco Lateranense, aggiunto da Costanzo II). Alle due estremità della spina sorgevano le metae, i tre pilastri conici dorati attorno ai quali i carri compivano le inversioni ad U.
Attualmente. sul lato sud, si trova una torretta medioevale detta "della Moletta" appartenuta ai Frangipane. Nell'arena, si svolgevano le corse dei carri, con dodici quadrighe (cocchi a quattro cavalli) che compivano sette giri intorno alla spina centrale tra le due mete.
- Veduta del Circo Massimo da sud, verso il Tevere.
- Veduta del Circo Massimo da nord, verso Porta Capena.
- Resti del lato curvo meridionale, con la medioevale torre della Moletta.
- Il Circo Massimo da sud e, sullo sfondo, i resti dei palazzi imperiali sul Palatino.
Utilizzo moderno
[modifica | modifica wikitesto]Agli inizi del XX secolo l'area era in gran parte agricola e occupata da diverse costruzioni "di utilità" (nel 1645 vi si era installato il cimitero israelitico e nel 1852 il gazometro), sopra un considerevole rialzamento di circa 10 metri del terreno rispetto alla quota della pista romana[20]. L'assetto antico è oggi riconoscibile soltanto dalla persistenza di alcune botteghe artigiane (un fabbro, una bottega di tende da plein air, un'osteria diventata ristorante) alla fine di via dei Cerchi, sotto il Palatino. I lavori di liberazione si svolsero tra il 1911 e i successivi anni 1930. In questo medesimo decennio il circo fu anche sporadicamente utilizzato per accogliervi esposizioni temporanee, con strutture effimere, promosse dal regime fascista.[21]
Nel 1959 sarebbero dovute svolgersi qui le riprese in esterno della corsa delle bighe del film Ben Hur, ma alla fine la Sovrintendenza rifiutò l'autorizzazione al set, che fu costretto a spostarsi al Circo di Massenzio, sull'Appia Antica. Per la grande disponibilità di spazio aperto "non rovinabile" nel centro storico della città (il Circo Massimo è dentro le Mura Aureliane ma al centro di una vasta area verde e archeologica, servita da vari mezzi di trasporto pubblico), il Circo Massimo a partire dai primi anni ottanta del XX secolo è divenuto luogo d'elezione per grandi eventi di massa come concerti, spettacoli, giubilei e manifestazioni.
Trasporti
[modifica | modifica wikitesto]| È raggiungibile dalla fermata Circo Massimo | del tram 3 |
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Tito Livio, Ab Urbe condita libri, I, 9
- ↑ Il Ratto delle Sabine: "Uno degli episodi fondanti di Roma". Bullettino della Commissione Archeologica Comunale di Roma, Circo Massimo, pag 201,220, Vol. 119, Paola Ciancio Rossetto, 2018
- ↑ Dionisio di Alicarnasso, Antichità romane, II, 31, 2-3.
- ↑ Eutropio, Breviarium ab Urbe condita, I, 6.
- ↑ Livio, Periochae ab Urbe condita libri, 1.19 e 1.35.
- ↑ «Trovati i resti dell'Arco di Tito al Circo Massimo», Ansa.it, 28 maggio 2015; «Circo Massimo, trovati i resti dell'Arco di Tito», Repubblica.it, 28 maggio 2015.
- ↑ Cassio Dione Cocceiano, LVIII, 7, 2.
- 1 2 Paola Ciancio Rossetto, Circo Massimo. Architetture, funzioni, culti, ideologia, in Bullettino della Commissione Archeologica Comunale di Roma, Supplemento 19, L'Erma di Bretschneider, 2008.
- 1 2 3 4 P. Ciancio Rossetto, J.-C. Golvin, La ricostruzione architettonica del Circo Massimo. Dagli scavi alla maquette elettronica, in J. Nelis-Clément, J.-M. Roddaz (a cura di), Le cirque romain et son image, Ausonius Éditions, Bordeaux, 2008.
- ↑ Paola Ciancio Rossetto e Jean-Claude Golvin, La ricostruzione architettonica del Circo Massimo. Dagli scavi alla maquette elettronica, in J. Nelis-Clément, J.-M. Roddaz (a cura di), Le cirque romain et son imagepp. 209–221, Bordeaux, Ausonius Éditions, 2008, ISBN 978-2910023997.
- ↑ Paola Ciancio Rossetto, voce Circus Maximus, Lexicon Topographicum Urbis Romae (LTUR), a cura di E.M. Steinby, Vol. I, Quasarª ed., 1993, pp. pp. 272–277.
- ↑ Roman Circuses: Arenas for Chariot Racing: Arenas for Charioteers.
- CIL VI, 944.
- 1 2 SENATUS POPULUSQUE ROMANUS IMP(ERATORI) TITO CAESARI DIVI VESPASIANI F(ILIO) VESPASIANO AUGUSTO PONTIF(ICI) MAX(IMO) TRIB(UNICIA) POT(ESTATE) X IMP(ERATORI) XVII CO(N)S(ULI) VIII P(ATRI) P(ATRIAE) PRINCIPI SUO QUOD PRAECEPTIS PATRIS CONSILIISQUE ET AUSPICIIS GENTEM IUDAEORUM DOMUIT ET URBEM HIERUSOLYMAM OMNIBUS ANTE SE DUCIBUS REGIBUS GENTIBUS AUT FRUSTRA PETITAM AUT OMNINO INTEMPTATAM DELEVIT
- 1 2 3 Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, Relazione sui rinvenimenti archeologici dell'Arco Trionfale di Tito al Circo Massimo, Roma Capitale, 2015.
- ↑ Circo Massimo, ritrovati i resti dell'Arco di Tito, su roma.repubblica.it. URL consultato l'8 agosto 2026.
- ↑ Stefania Pergola, La decorazione architettonica e scultorea dell'arco di Tito al Circo Massimo, 2017.
- ↑ Maria Grazia Granino, Arco di Tito al Circo Massimo. L'iscrizione dell'arco e l'Anonimo di Einsiedeln, 2017.
- ↑ Svetonio, Vite dei Cesari (Divus Iulius, 39).
- ↑ Plinio il Vecchio, Naturalis Historia (VIII, 21).
- ↑ si veda in Marialetizia Buonfiglio, Acque antiche e moderne al Circo Massimo, in Orizzonti, Rassegna di archeologia, VIII - 2007
- ↑ edizionicaracol.it, https://www.edizionicaracol.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/03/Studi-e-Ricerche-n.-8_4-Roscini-Vitali.pdf.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Paola Ciancio Rossetto, Circo Massimo. Architetture, funzioni, culti, ideologia, in Bullettino della Commissione Archeologica Comunale di Roma, Supplemento 19, L'Erma di Bretschneider, Roma, 2008.
- Paola Ciancio Rossetto, Jean-Claude Golvin, La ricostruzione architettonica del Circo Massimo. Dagli scavi alla maquette elettronica, in J. Nelis-Clément, J.-M. Roddaz (a cura di), Le cirque romain et son image, Ausonius Éditions, Bordeaux, 2008, pp. 209-221.
- P. Ciancio-Rossetto, "Circus Maximus", in Lexicon Topographicum Urbis Romae, Roma, 1993
- J.H. Humphrey, Roman circuses, Berkeley, 1986.
- J.-P. Thuillier, Le Sport dans la Rome Antique, Paris, 1997
- Carl W. Weber, La maggior pista per gare sportive del mondo, in Panem et circenses, la politica del divertimento di massa nell'Antica Roma, Garzanti, 1986.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
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Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Circo Massimo
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Circo Massimo, su Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. URL consultato l'11 dicembre 2019.
- La sistemazione del Circo massimo scheda sugli usi medioevali e moderni del Circo
- Il Mitreo del Circo massimo, su sites.google.com. URL consultato il 23 gennaio 2013 (archiviato dall'url originale il 17 agosto 2014).
- Rai Arte, La riqualificazione del Circo Massimo, in Il portale di RAI Cultura dedicato all'arte e al design. URL consultato il 14 dicembre 2016.
- Ricostruzione virtuale in 3D del Circo Massimo - www.italyrome.info
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