Beretta M15
| Pistola Beretta Brevetto 1915 | |
|---|---|
| Tipo | pistola semiautomatica |
| Origine | |
| Impiego | |
| Utilizzatori | Regio Esercito |
| Conflitti | prima guerra mondiale |
| Produzione | |
| Progettista | Tullio Marengoni |
| Date di produzione | 1915 - 1930 |
| Entrata in servizio | 1915 |
| Ritiro dal servizio | 1945 |
| Varianti | Beretta M1915/17 Beretta M1915/19 |
| Descrizione | |
| Peso | 850 g (M1915)
570 g (M1915/17) |
| Lunghezza | 171 mm (M1915)
150 mm (M1915/17) |
| Lunghezza canna | 95 mm (M1915)
85 mm (M1915/17) |
| Rigatura | 6 righe destrorse |
| Calibro | 7.65 mm |
| Tipo munizioni | 9mm Glisenti (M1915)
.32 ACP (M1915/17 e M1915/19) |
| Azionamento | chiusura labile a massa battente |
| Velocità alla volata | 280 m/s |
| Tiro utile | utile 30-60 m |
| Alimentazione | monofilare da 7 colpi (M1915)
monofilare da 8 colpi (M1915/17 e M1915/19) |
| Organi di mira | tacca di mira fissa e mirino |
| dati tratti da Pistole militari italiane - Regno di Sardegna e Regno d'Italia, 1814-1940[2] | |
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La pistola Beretta Brevetto 1915 o Beretta Modello 1915 è una pistola semiautomatica italiana della prima guerra mondiale e seconda guerra mondiale.
Storia
[modifica | modifica wikitesto]L'arma, ideata dal progettista capo Tullio Marengoni, fu brevettata dalla Fabbrica d'Armi Pietro Beretta il 29 giugno 1915 e fu subito adottata dal Regio Esercito, da poco più di un mese impegnato nella Grande Guerra.[3] Andava a sostituire le precedenti ordinanze, le rivoltelle Chamelot Delvigne 1874 e Bodeo Mod. 1889 e soprattutto le automatiche Glisenti Modello 1910 e Brixia Mod. 1913, non pienamente soddisfacenti. Inizialmente creata in calibro 9 mm Glisenti, venne poi prodotta in .32 ACP nelle versioni successive, per poi essere sostituita dalla Beretta M34. Il primo contratto di produzione per 5.000 armi tra la Beretta e il Ministero della Guerra fu stipulato l'11 novembre 1915, seguito da un secondo stipulato il 20 dicembre per altre 500 armi.[3] Alla fine del 1917 vennero ordinate altre 5.300 pistole, suddivise in due lotti, uno da 5.000 e uno da 3.00.[3] Tutte le pistole erano camerate per l'utilizzo della cartuccia 9 mm Glisenti, dotata di una carica di lancio di 4,6 gr di polvere infume tipo Rottweill a palla troncoconica.[3] La produzione del Mod.1915 si chiuse nel 1918, con una produzione totale di 15.670 armi, di cui 15.300 consegnate all'esercito italiano, e 370 vendute a privati.[3] Esse non riportano alcun punzone militare, in quanto il punzone RE fu adottato dalla successiva Mod.23.[3]
Caratteristiche
[modifica | modifica wikitesto]La canna è cilindrica, con un'estremità anteriore cilindrica sulla quale è fissato il mirino, mentre sotto all'estremità posteriore sporge il piolo di unione al fusto; l'anima presenta 6 righe destrorse con passo da 270 mm.[4][5]
Il carrello realizzato in acciaio a basso tenore di nickel 5% e cromo 1%, funge anche da otturatore; sul dorso presenta la finestra di espulsione, davanti alla quale è completamente aperto per accogliere la canna.[3] Dietro alla finestra di espulsione invece presenta la leva dell'estrattore ed infine la tacca di mira, con incastro a coda di rondine.[3] Dentro al carrello trova posto il percussore con la sua molla, mentre sulla superficie inferiore sono presenti anteriormente il manicotto nel quale si inserisce l'asta guidamolla della molla di ritorno; posteriormente è presente l'incavo per il movimento del cane.[6] Sul lato sinistro del carrello e riportata su due righe la scritta Pietro Berretta-Brescia-Casa Fondata nel 1690 Cal.9 Brevetto 1915.[5]
La parte anteriore del fusto ospita la molla di recupero con la sua asta; essa impegna anteriormente il manicotto inferiore del carrello, mentre posteriormente contrasta con il piolo della sicura. Quest'ultimo funge anche da ritegno della canna, in quanto si inserisce in un incavo del piolo verticale presente sotto alla culatta.[3] L'impugnatura diritta, inclinata di appena 9° rispetto alla canna, con guancette zigrinate in noce, è un sol pezzo con il fusto ed il ponticello del grilletto[6] e contiene caricatore, catena di scatto, la molla del cane ed il ritegno del caricatore; quest'ultimo è posto sulla base dell'impugnatura, posteriormente.[5] La guancetta sinistra presenta un intaglio per il porta-correggiolo. Il caricatore, in lamiera d'acciaio, ha una capacità di 8-7 colpi ed è monofilare. Lateralmente presenta ampie fenestrature o grandi fori circolari. La suola che chiude il fondo sporge leggermente sul davanti per facilitare l'estrazione.[7]
Sono presenti due sicure: una è inserita sul retro del fusto: è costituita da un pezzo che, ruotando la levetta con bottone terminale zigrinato in modo da scoprire la S incisa sul fusto, va a penetrare in un incastro nella testa del cane, bloccandolo.[5] L'altra sicura si trova sul lato sinistro; esternamente è costituita da due bracci imperniati sul piolo che blocca la canna e la molla di ritorno; il braccio posteriore termina con un bottone zigrinato, quello anteriore con un dente.[5] Abbassando il bottone posteriore (scoprendo la S incisa sul fusto), il piolo blocca il grilletto e sblocca la canna (che così può essere smontata), mentre il dente del braccio anteriore va ad intercettare una delle due incisioni sul bordo inferiore del carrello.[5] Se aggancia l'incisione anteriore, trattiene il carrello in apertura.[5]
Il caricatore ha una capacità di 7 colpi.[5] Nel corso della produzione ne sono stati allestiti di due tipi. Inizialmente il caricatore presentava sei fori per il conteggio delle cartucce inserite, mentre successivamente e stata adottata una finestra ovale e lunga quanto il caricatore.[5]
Azione
[modifica | modifica wikitesto]Il funzionamento è a chiusura labile a massa battente, con cane interno. Afferrando il carrello sulle superfici laterali rigate, si arretra e si rilascia, camerando il primo colpo ed armando il cane.[5] Il grilletto, di forma lunata, tramite la catena di scatto rilascia il cane, che si abbatte sul percussore e causa la deflagrazione della cartuccia.[5] Il rinculo del carrello-otturatore è contrastato soltanto dall'inerzia della sua massa, dalla molla di recupero e dal cane con la sua molla (che viene così riarmato).[5] Queste resistenze ritardano l'apertura della camera di scoppio abbastanza da permettere al proiettile di lasciare la canna.[5] L'estrattore, solidale con il carrello, sfila il bossolo, che viene proiettato in alto dall'espulsore (inserito sul fusto).[8] La corsa retrograda del carrello viene frenata infine dalla molla ammortizzatrice di rinculo, a spire più larghe, che avvolge la molla di ritorno.[5] Quest'ultima infine richiama il carrello in batteria, camerando un nuovo colpo.[9][8] Esploso l'ultimo colpo, l'elevatore del caricatore intercetta il carrello, avvisando quindi che l'otturatore è aperto e l'arma scarica.[8]
Varianti
[modifica | modifica wikitesto]M1915/17
[modifica | modifica wikitesto]Questa versione è camerata in .32 ACP ed è stata pensata per il mercato civile e per eventuali clienti esteri poiché il 9 mm Glisenti era un calibro militare impiegato esclusivamente in Italia.[10]
Venne adottata la prima volta dal Regio Esercito e dalla Regia Marina nel 1917, quando venne fornito un primo lotto di 10 000 pezzi. La produzione bellica terminò nel 1921, quella civile continuò invece ancora a lungo. Negli anni quaranta del XX secolo infine un lotto di 1 500 armi venne inviato all'Esercito Finlandese (marcato SA, Suomen Armejia).[10] La “Modello 1917” venne accettata dal Ministero della Guerra il 14 settembre del 1917, e venne stipulato il 12 ottobre successivo un primo contratto che prevedeva la fornitura di 10.000 armi, ognuna dotata di due caricatori di scorta.[10] La prima Mod.17 nota è la 15.649, ma la vera produzione dovrebbe essere iniziata col numero 16.000 circa. L’ultima matricola nota è la 71.744 e la produzione dovrebbe essere terminata intorno al 1921, continuando ben oltre la fine della guerra (soprattutto per il mercato civile) ed arrivando ad un totale di circa 55.700 pezzi.[10] Un lotto venne anche destinato alla Regia Marina e marchiato con un punzone recante la sigla RM ed il disegno di un’ancora.[10] Negli anni quaranta del XX secolo infine un lotto di 1 500 armi venne inviato all'Esercito Finlandese (marcato SA, Suomen Armejia).[10]
La pistola è più piccola, più leggera e semplificata rispetto al modello base.[1] L'impugnatura diritta, inclinata di appena 9° rispetto alla canna, ha le guancette rigate verticalmente invece che zigrinate.[1] Il ponticello del grilletto non è ovale ma rotondo. Manca la sicura posteriore sul carrello, mentre è presente quella sul lato sinistro che oltre a fungere da sicura bloccando il grilletto, funziona anche da perno di smontaggio e da leva hold open. Mancano inoltre la molla ammortizzatrice di rinculo e l'espulsore, che viene sostituito nella sua funzione dal percussore.[1] Il caricatore monofilare contiene 8 colpi invece che 7.[1] Per il resto disegno e meccanica sono invariati: il carrello è completamente aperto superiormente ed anteriormente; infatti il mirino è fresato direttamente sulla canna.[1] La tacca di mira invece è inserita a coda di rondine sul carrello, dietro alla finestra di espulsione, che è superiore.[1] Il funzionamento è a chiusura labile a massa battente.[1]
M1915/19
[modifica | modifica wikitesto]Questa versione, progettata da Tullio Marangoni, è camerata in 6,35, e venne immessa sul mercato a partire dal 30 gennaio 1920.[1] Differisce principalmente dai Mod.1915/1917 per avere il carrello chiuso anteriormente, percussore lanciato al posto del cane interno, sicura che blocca il grilletto, sicura dorsale sul dorso dell’impugnatura (inizialmente non c’era), tacca di mira realizzata nel vivo sul carrello.[1] Il caricatore monofilare ospitava 8 colpi.[1]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 Exordinanza.
- ↑ Salvatici 1985, p. 109-117.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 Storia & Battaglie n.158, giugno 2015, p. 51.
- ↑ Salvatici 1985, p. 109.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 Storia & Battaglie n.158, giugno 2015, p. 52.
- 1 2 Salvatici 1985, p. 113.
- ↑ Salvatici 1985, p. 117.
- 1 2 3 Storia & Battaglie n.158, giugno 2015, p. 53.
- ↑ Salvatici 1985, p. 118.
- 1 2 3 4 5 6 Exordinanza.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Enrico L. Appiano, Pistole e Revolver, notizie tecniche e storiche, La Spezia, F.lli Melita Editori, 1973.
- (EN) Ralph A. Riccio, Italian small arms of the First and Second World Wars, Atglen, Schiffer Publishing Ltd., 2014, pp. 24-25.
- Luciano Salvatici, Pistole militari italiane - Regno di Sardegna e Regno d'Italia, 1814-1940, Firenze, Editoriale Olimpia, 1985.
- (EN) Jay Barclay Wood, Beretta Automatic Pistols, Atglen, Stackpole Books, 1985, pp. 25-30, ISBN 0-8117-0425-4.
- Periodici
- Armi italiane della 1a guerra Mondiale (5a Parte), in Storia & Battaglie, n. 158, Vicchio, Luca Poggiali Editore, giugno 2015.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
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Wikimedia Commons contiene immagini o altri file sulla Beretta M1915
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Beretta 1915-17, su Exordinanza. URL consultato il 25 agosto 2025.
- Pistola Beretta Modello 1915, su Vecio. URL consultato il 25 agosto 2025.
- Evoluzione delle pistole Beretta dal 1915 al 1951, su Exordinanza. URL consultato il 25 agosto 2025.
- Pistola Beretta Mod. 1915, su Historiadelasarmasdefuego. URL consultato il 25 agosto 2025.

