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Barbariga

Coordinate: 45°24′N 10°03′E
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Barbariga
comune
Barbariga – Stemma
Barbariga – Bandiera
Barbariga – Veduta
Barbariga – Veduta
Casette
Localizzazione
StatoItalia (bandiera) Italia
RegioneBERJAYA Lombardia
ProvinciaBERJAYA Brescia
Amministrazione
SindacoMarco Tinti (lista civica Rinascita Civica Barbariga-Frontignano) dal 10-6-2024
Territorio
Coordinate45°24′N 10°03′E
Altitudine81 m s.l.m.
Superficie11,34 km²
Abitanti2 297[1] (31-5-2026)
Densità202,56 ab./km²
FrazioniFrontignano
Comuni confinantiCorzano, Dello, Offlaga, Orzinuovi, Pompiano, San Paolo
Altre informazioni
Cod. postale25030
Prefisso030
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT017011
Cod. catastaleA630
TargaBS
Cl. sismicazona 3 (sismicità bassa)[2]
Cl. climaticazona E, 2 341 GG[3]
Nome abitantibarbarighesi[4]
PatronoSan Vito
Giorno festivo15 giugno
PIL(nominale) Barbariga
PIL procapite(nominale) BA
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Barbariga
Barbariga
Barbariga – Mappa
Barbariga – Mappa
Posizione del comune di Barbariga nella provincia di Brescia
Sito istituzionale

Barbariga (Barbariga in dialetto bresciano[5]) è un comune italiano di 2 297 abitanti[1] della provincia di Brescia in Lombardia. È famoso per la sua produzione di casoncelli, specialità locale da consumarsi asciutti e conditi con burro e salvia, e della Bariloca, pietanza a base di riso, gallina e funghi, legata alla storica risicoltura del territorio, praticata fino al XVIII secolo. Dal 2004, questi prodotti gastronomici sono tutelati con il marchio della Denominazione comunale d'origine.

Geografia fisica

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Il territorio è sito in un'area pianeggiante, un tempo occupato da una palude, bonificata con una rete di canali ancor presenti. Sul territorio vi sono alcuni fontanili (nella zona dei Morti di San Gervasio) da cui sgorga acqua che alimenta i canali stessi. Negli ultimi vent'anni sono stati scavati due pozzi principali: uno nei pressi del cimitero, che pesca l'acqua a una profondità di 170 metri e uno all'ingresso di Frontignano, che preleva ad una profondità di 190 metri. Il terreno è adatto alle colture di mais, perché abbastanza friabile ma capace di trattenere l'acqua.

Negli anni ottanta, nella zona chiamata "Valle di Co" dell'omonimo paese, sono stati effettuati degli scavi alla ricerca del gas metano, conclusi però senza esito.

Il clima a Barbariga è caldo e temperato, con piovosità significativa durante tutto l'anno.[6]

La temperatura media annuale è di 13,6 °C,[6] essendo luglio il mese con temperature più alte (29,2 °C)[6] e gennaio il mese con temperature più basse (-0,3 °C).[6]

La piovosità media annuale è di 1077 mm.[6] In particolare le piogge sono più scarse nel mese di gennaio (54 mm)[6] e più abbondanti nel mese di novembre (122 mm).[6]

[6] Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic InvPriEst Aut
T. max. media (°C) 79,214,018,022,427,129,228,623,518,112,17,47,918,128,317,918,1
T. min. media (°C) −0,30,33,47,311,916,619,119,014,910,85,60,80,37,518,210,49,1
Precipitazioni (mm) 545868931041008695115116122661782652813531 077

Origini e prime attestazioni archeologiche

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In principio Barbariga era totalmente paludosa. Fu il monastero dei Santi Cosma e Damiano a svolgere un'opera di bonifica agraria del territorio. Il loro unico ricordo resta vivo nel “Fienile delle Monache” e alcune aree di toponimi etimologicamente di origine paludosa, ancora conosciute, tra cui "Lama", "Lamazzi" e "Cantarane".

Nell'attuale territorio di Barbariga, i ritrovamenti archeologici sono scarsi: per l'età preistorica è attestato un unico rinvenimento, costituito da un'ascia in porfido verde proveniente da Frontignano. Per l'età romana, invece, non sono censiti reperti significativi; tuttavia, nel territorio di Dello, a breve distanza dal confine con Barbariga, è stata scoperta una necropoli in località "Offrenghino", nella quale sono presenti tombe a incinerazione del I e del II secolo a.C.

Epoca medioevale

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Si hanno informazioni più generose del comune a partire dal XI e il XII secolo, quando sorse a Barbariga una fortificazione lungo l'asse viario est-ovest, circondata da un fossato perimetrale e probabilmente da strutture murarie, che diedero il nome alla contrada a nord-est del castello, definita “contrada dello Spalto”. Più che per difesa, la struttura venne utilizzata regolarmente per le riunioni e l'amministrazione del comune tra il Medioevo e l'età moderna. Del castello, che già ad inizio Settecento era stato trasformato in zona residenziale privata, rimangono pochissime tracce materiali.[7]

Fin dal XIV secolo la vita religiosa di Barbariga fu particolarmente intensa, come attestato dalla presenza di ben sette edifici di culto nel territorio. Accanto alla chiesa parrocchiale dei Santi Vito, Modesto e Crescenzia, alla Disciplina di San Pietro Martire e al santuario campestre di Santa Maria del Ducco, esistevano anche: la chiesa di San Rocco, l'oratorio dei Santi Gervasio e Protasio e gli oratori campestri di Santa Margherita e San Michele, da tempo scomparsi. Il culto stesso di san Vito, celebrato ogni anno il 15 giugno, era anticamente invocato contro i pericoli dei serpenti, suggerendo l'esistenza di un’area originariamente infestata da rettili.[8]

Epoca moderna

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La chiesa parrocchiale del paese venne sostituita tra il 1751 e il 1773 con la nuova chiesa, sempre dedicata ai santi Vito, Modesto e Crescenzia, più alla portata della popolazione, che al tempo era in costante aumento.[8] Dalla metà del Settecento, il parroco Gerolamo Dionisi (1724-1804) registrò nelle sue cronache (1762-1792) due episodi di mobilitazione collettiva nel territorio. In quel tempo si manifestò un sensibile aumento della mortalità, attribuito alla coltivazione del riso, ufficialmente vietata, nei campi della Feroldina, di proprietà dei nobili Valossi.

Descrivendo l'elevata mortalità registrata nella parrocchia, il sacerdote scrisse:

«...morirono in essa [nella parrocchia di Barbariga] in quest’anno solo tante persone quante in sì breve spazio di tempo in 130 anni addietro [...] non sono mai morte.»

Dionisi lasciò anche una dettagliata testimonianza delle conseguenze sociali dell'epidemia:

«Era cosa terribile ed al sommo compassionevole vedere nelle famiglie languenti e meste un infermo per necessità servire all’altro; le campagne di molti in parte divenute sterili ed infeconde per la mancanza d’agricoltori sani e valevoli a coltivarle, la Chiesa abbandonata e priva di gente nelle sacre funzioni, i sacri bronzi funesti segni di continuo porgon all’orecchio o di comunioni da farsi o di morti seguite, le strade frequentate solo di processioni e più volte ai luoghi lontani andavo col viatico a sacramentare un infermo e ritornavo facendo il funerale ad un altro già morto.»[9]

La tensione provocata dalla vicenda sfociò il 10 maggio 1762 (giorno dei Santi Gordiano ed Epimaco, allora patroni del paese) in una sollevazione popolare contro le risaie della Feroldina. Secondo la cronaca di Dionisi, la popolazione si radunò dopo il suono della campana maggiore e si diresse verso i campi coltivati:

«...sortirono quasi dalle proprie case da una parte e dall’altra del paese, ed uniti ed affollati insieme andarono sull’ora chiara e calda del mezzogiorno inferociti, e uomini e donne e giovani e vecchi, con zappe con badili, ed altri rurali istromenti alla volta della Feroldina...».

Analogo episodio si ripeté nel 1768, quando la semina di nuove piantagioni di riso nei fondi del Fenil Corno e della stessa Feroldina provocarono un’ulteriore sollevazione popolare.[10]

Nell’Ottocento si registra, sia a Barbariga che a Frontignano, l'espandersi di pellagra, tubercolosi, vaiolo e colera, in particolare nelle ondate del 1855, 1868 e ancora nel 1885. Vennero in aiuto Ercole Paroli, medico di Barbariga, e il fratello Mauro, parroco del paese, che istituì nel 1879 un fondo di soccorso facendo distribuzione di razioni per gli indigenti.

Tra il 1887 e il 1890 l'antico santuario di Santa Maria del Ducco fu demolito e sostituito dall'edificio attuale, orientato a mezzogiorno, su progetto dell'architetto Carlo Melchiotti e per iniziativa del parroco Mauro Paroli, preservando l'affresco quattrocentesco della Madonna con Bambino.

Nel 1901 si diffuse l'afta epizootica attraverso l'acqua del vaso Barbaresca, spingendo il sindaco di Barbariga, Giovanni Battista Zucchi, a edificare una locanda sanitaria per il ricovero dei malati in via Brescia. Tra il 1905 e il 1906 fece ingresso anche l’illuminazione pubblica per le vie del paese, in precedenza esistente solo in alcuni edifici privati.[7]

Parallelamente si registrò una crescita demografica che si rifletté sul sistema scolastico: le classi elementari risultavano sovraffollate e nel 1912 è documentata la richiesta di suddivisione delle sezioni; vennero inoltre attivati corsi serali per l'istruzione degli adulti.

Con Regio Decreto 11 novembre 1927, n. 2202, il comune di Frontignano fu aggregato a Barbariga; l'unione divenne effettiva a partire dal 1° gennaio 1928.[7]

Durante il ventennio fascista l'agricoltura conobbe un ulteriore sviluppo, anche in relazione alla "battaglia del grano" avviata nel 1924. Il censimento agricolo registrava 19 aziende per un totale di 1.137 piò coltivati. Persistettero tuttavia difficoltà sociali, come dimostra la presenza di circa 50 famiglie indigenti.

La seconda guerra mondiale aggravò la situazione economica e sociale: già nel 1940 il bilancio comunale presentava difficoltà, mentre tra il 1942 e il 1943 si diffuse il tifo nonostante la presenza di sei pozzi artesiani. Il conflitto comportò inoltre carenze alimentari, riduzione della manodopera e perdite tra la popolazione. Nel secondo dopoguerra si avviò una fase di ricostruzione e potenziamento dei servizi.

Al censimento del 4 novembre 1951 la popolazione complessiva raggiungeva 2.555 abitanti. Furono rafforzate le strutture scolastiche e assistenziali, in un contesto di progressiva ripresa. Nel 1953 venne istituito il "Ricovero vecchi della parrocchia di Barbariga", grazie alle donazioni testamentarie di Maria Bonetti e Antonio Uccelli e con il contributo continuo dei parrocchiani. La direzione politico-morale della Fondazione venne affidata alle suore Orsoline di Somasca, mentre il ruolo del presidente era ricoperto di diritto dal parroco del paese. Nel 1977 la struttura originale venne ulteriormente ampliata con una nuova ala.[7]

Tra il 1971 e l'inizio degli anni Ottanta fu costruita la nuova sede municipale, mentre nel 1976 venne sistemata la nuova piazza Aldo Moro, riqualificando l’area del centro amministrativo.[7]

Alla fine del XX secolo l’economia locale conservava una forte base agricola, con circa 150 aziende agricole e 102 aziende di allevamento bovino. Nel 1993 le imprese complessive erano 136, attive nei settori agricolo, manifatturiero, edilizio, commerciale e dei servizi, mentre si sviluppava la zona industriale lungo la strada provinciale.[7]

Contemporaneità

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Nel 2004 il casoncello e la Bariloca di Barbariga ottengono la Denominazione Comunicale d'Origine (De.Co), mentre nel 2005 viene costituita la Pro Loco di Barbariga, associazione che organizza la Fiera del Casoncello De.Co. (che si svolge annualmente nell'ultimo fine settimana di settembre) e altre iniziative rivolte alla promozione culturale e turistica del territorio.[11]

Nei primi decenni del Duemila, il comune di Barbariga ha avviato un significativo rinnovamento delle infrastrutture pubbliche. Tra il 2015 e il 2016 viene riqualificata completamente la piazza Aldo Moro, finanziata con fondi statali, realizzando nuovi spazi pubblici, parcheggi, aree verdi e una fontana. Nel 2017 si segnala un intervento di riqualificazione del centro sportivo comunale, con investimenti per il miglioramento delle strutture. Nel 2022 è stata inaugurata la nuova farmacia Pietro Marchi in piazza Aldo Moro, rafforzando il ruolo della piazza come polo dei servizi. Nel 2023 la sede comunale si trasferisce da piazza Aldo Moro all'edificio storico di Palazzo Acqui, in via Roma 31. Tra il 2025 e il 2026 vi è anche uno sviluppo dei servizi sociosanitari: viene realizzata e avviata la nuova Casa della Comunità "Rosa e Mario Baiguera" in piazza Aldo Moro, al posto del precedente edificio municipale, parallelamente ai lavori di riqualifica e rinnovo della "Fondazione Bonetti Uccelli ONLUS" in via Cesare Battisti.

«Partito: nel primo d'azzurro, allo sperone d'oro, posto in sbarra con in basso la sua rotella in guisa di stella a dieci punte, al capo d'Angiò; nel secondo, d'oro alla torre di rosso, merlata alla guelfa e aperta di nero. Ornamenti esteriori da Comune.»

Lo stemma, privo di concessione ufficiale, è liberamente adottato ed usato dal Comune. Lo sperone da cavaliere è un'arma parlante ripresa dal blasone della famiglia bresciana dei Masperoni[12], mentre il capo d'Angiò allude all'antica appartenenza del comune alla fazione guelfa. La torre ricorda il già citato castello, di cui esistono pochissimi resti, fondato probabilmente nel XII secolo e diventato il nucleo primigenio della paese.[13]

Il gonfalone è un drappo di azzurro.

Monumenti e luoghi d'interesse

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Chiesa dei Santi Vito, Modesto e Crescenzia

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Su progetto di Antonio Marchetti, la chiesa si presenta con facciata a due ordini e interno a due campate ritmato da lesene, risolte, come il presbiterio, con copertura a vela, e l'abside schiacciata, molto simile al progetto della chiesa di Paderno Franciacorta, attribuito al padre Giovanni Battista Marchetti.

Bernardino Carboni, Angelo Orlandi, Sante Cattaneo, Carlo Moreschi, Giovanni Tellaroli, Antonio Tagliani, Pietro e Angelo Peduzzi sono alcuni fra gli artisti-artigiani che, in un secolo circa, completano l'apparato decorativo e architettonico.[7]

Le opere principali sono:

  • L'ultima cena (1791), dipinta da Sante Cattaneo per l'altare del Santissimo Sacramento;
  • Ezzelino da Romano ammonito da sant'Antonio (1870), eseguito da Giuseppe Ariassi per l'altare di Sant'Antonio da Padova;
  • Madonna col Bambino e sant'Antonio da Padova (1689-1690), dipinta da Giovanni Battista Rovetta;
  • L'Adorazione della Croce (1789), dipinta da Paolo Rossini.[7]
BERJAYA
Interno della chiesa dei Santi Vito, Modesto e Crescenzia di Barbariga

I due altari della seconda campata, quello dedicato al Santissimo Sacramento a sinistra e quello alla Madonna del Rosario a destra, sono interamente in marmo e realizzati negli anni Settanta del XVIII secolo dal lapicida Angelo Orlandi su disegno di Bernardino Carboni. Nella prima campata, l’altare a destra di Sant’Antonio da Padova presenta il basamento e il piedestallo, sempre dell’Orlandi, in marmo di Carrara e la parte superiore, realizzata dopo dai fratelli Angelo e Pietro Peduzzi. L'altare del Crocifisso, nella prima campata a sinistra, è interamente realizzato in scajola e presenta la medesima soluzione formale dell'altare di Sant’Antonio da Padova, seppur con differenti motivi decorativi, modellati dalla bottega Peduzzi. Infine, l'altare maggiore, delimitato dal coro ligneo, dalle cantorie affacciate sul presbiterio e dalle balaustre marmoree che lo separano dalla navata a sala unica, costituisce il fulcro prospettico dell'intera chiesa ed è impreziosito dalla maestosa pala di Ponziano Loverini, Il rinvenimento dei corpi dei santi Vito, Modesto e Crescenzia.[7]

L'organo della chiesa parrocchiale di Barbariga, collocato nel presbiterio in cornu Evangelii, fu costruito nel 1862 dall'organaro pavese Angelo Amati in sostituzione di un precedente strumento settecentesco dei Serassi, risultando uno dei principali esempi di organaria ottocentesca locale.[7]

La seguente lista raccoglie i parroci di Barbariga fino ai giorni nostri: Bresciano Nazari (1361), Gerardo Zanchi (1532), Gianfrancesco Zanchi (1565), Cesare dei Conti di Caleppio (1565), Lodovico Manenti (1567), Francesco Pio (1570-1591), Andrea Salvini (1591-1629), Marco Antonio Bonari (1630-1643), Giovanni Antonio Rizzini (1644-?), Giovanni Giacomo Bolzoni (1645-1657), Giulio Prandini (1657-1660), Francesco Felcini (1660-1668), Virgilio Acquisti (1668-1705), Francesco Fava (1706-1758), Girolamo Dionisi (1758-1804), Giacomo Zigliani (1806-1857), Mauro Paroli (1858-1914), Pietro Rossi (1914-1938), Luigi Pizzocaro (1938-1948), Luigi Ziletti (1948-1972), Costante Duina (1972-1983), Fausto Botticini (1983-2017), Alberto Tomasini (2017-presente).[7]

Disciplina di San Pietro martire

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Le origini dell’edificio risalgono probabilmente alla fine del Medioevo. Una mattonella in laterizio inserita nella muratura esterna dell’abside reca l’iscrizione della data 1º agosto 1500 e i nomi Zilian e Franciscus, probabilmente riferibili ai maestri muratori responsabili della costruzione o di una fase di rinnovamento della chiesa. La struttura originaria apparteneva alla tradizione delle chiese tardo gotiche lombarde, con un’aula coperta da una struttura lignea e archi trasversali di sostegno.

Le visite pastorali del XVI secolo documentano la presenza dell’altare maggiore, dell’altare del Corpus Domini e successivamente dell’altare della Madonna del Rosario, realizzato dopo il 1570. In seguito alla visita apostolica di san Carlo Borromeo furono prescritti interventi di sistemazione degli altari. Nel 1596 il maestro Giuseppe Corte ricevette l’incarico di costruire la cappella del Santissimo Sacramento, contribuendo alla trasformazione dell’edificio secondo il gusto rinascimentale e barocco.

BERJAYA
Disciplina di San Pietro Martire

Nel XVII secolo la chiesa fu arricchita da nuovi apparati artistici. Sono documentati interventi dello scultore Giovanni Battista Ginammi e del doratore Pietro Chiodo, mentre nel 1704 la confraternita del Rosario commissionò a Domenico Corbarelli un prezioso paliotto in commesso marmoreo destinato all’altare.

Alla fine del Seicento il parroco Virgilio Acquisti promosse una profonda ristrutturazione della chiesa: parte della navata medievale venne demolita e l’aula fu ampliata con nuove campate, caratterizzate da archi trasversali trasformati in una particolare struttura simile a una serliana. In questo periodo furono realizzati nuovi spazi per gli altari e per le devozioni locali, tra cui quello dedicato a sant’Antonio da Padova.

BERJAYA
Interno della disciplina di San Pietro Martire di Barbariga

Nel XVIII secolo il parroco Francesco Fava avviò il progetto della nuova chiesa parrocchiale di Barbariga, realizzata con l’intervento dell’abate Gian Battista Marchetti. Dopo la consacrazione della nuova parrocchiale, nel 1754 l’antico edificio venne destinato alla confraternita dei disciplini di San Pietro Martire. Il parroco Gerolamo Dionisi descrisse nella sua cronaca la trasformazione della vecchia chiesa in oratorio: furono demolite alcune parti della struttura, compreso l’antico oratorio dei disciplini, mentre l’edificio superstite venne adattato con nuovi sepolcri, restauri interni e il trasferimento dell’altare proveniente dalla scuola del Rosario. Nel 1775 l’oratorio venne nuovamente officiato dalla confraternita.

La struttura attuale conserva elementi appartenenti a diverse epoche. Il presbiterio presenta caratteri tardo gotici riconducibili agli inizi del Cinquecento, mentre l’aula mostra le trasformazioni seicentesche. La facciata, probabilmente rinnovata alla fine del XVII secolo, presenta una composizione con paraste e frontone triangolare, mentre i restauri hanno riportato alla luce parti delle murature originarie in cotto.

Nel 1919 il parroco Rossi intervenne sull’edificio modificandone alcuni elementi in occasione della nuova dedicazione alla Madonna dopo la prima guerra mondiale. Tra il 1987 e il 1989 la chiesa fu sottoposta a un importante restauro che permise il recupero della struttura, delle decorazioni interne e di alcuni frammenti di affreschi, tra cui parti dei Misteri del Rosario.

Tra le opere conservate nella chiesa spicca il paliotto dell’altare maggiore realizzato da Domenico Corbarelli nel 1704, uno dei principali esempi della produzione barocca della bottega dei Corbarelli. L’opera, realizzata con marmi policromi e pietre dure, presenta una decorazione con motivi vegetali, fiori, frutti e piccoli uccelli, secondo il caratteristico gusto del commesso marmoreo bresciano del primo Settecento.

Santuario della Santa Maria del Ducco

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Vi sono tre ipotesi sulla misteriosa etimologia del nome di questo antico santuario campestre:

  1. Secondo la prima, il nome deriverebbe dall’antica famiglia nobiliare dei Ducco, originari di Trenzano.[14]
  2. La seconda ipotesi è sostenuta dalle fonti storiche e toponomastiche che registrano il nome della cappella già nel 1410 come "de Vuo", successivamente "de Du" o "de Duno". Il toponimo è probabilmente collegato alla forma dialettale bresciana "d'ù" (latinizzata in D'uno), diffusa anche in località della Valle Camonica e della Valle Sabbia, come per Ono San Pietro e Ono Degno.[10]
  3. Un'ulteriore ipotesi riconduce "de Vuo" al latino vadum ("guado"), in riferimento alla natura originariamente paludosa e ricca di acque sorgive del territorio, da cui nasce un corso d'acqua che alimenta il laghetto di Scarpizzolo e il torrente Strone.[10]

Il santuario campestre si trova a circa mezzo chilometro a ovest dell'abitato di Barbariga, lungo la strada per Frontignano. Non esistono molti documenti né tradizioni certe sull'origine di questo antico luogo di culto, tuttavia la sua presenza si registra per la prima volta nel 1171 nel distretto ecclesiastico della pieve di Dello. Dedicato alla Madonna de medio augusto, cioè all'Assunta (15 agosto), il santuario è da sempre stato oggetto di profonda devozione mariana dagli abitanti di Barbariga.[7]

BERJAYA
Santuario campestre di Santa Maria del Ducco

Nel principio del XIX secolo, quando il governo napoleonico impose l'editto di Saint-Claude (1804) vietando la sepoltura dei morti nei centri abitati, il popolo di Barbariga decise di trasferire i propri defunti dall'antico cimitero accanto alla chiesa di San Pietro Martire ed iniziare a seppellirli attorno al santuario di Santa Maria del Ducco. La prima sepoltura in questo nuovo cimitero avvenne l'11 marzo 1811, con la salma di un neonato di sette mesi.[15]

BERJAYA
Interno del santuario di Santa Maria del Ducco di Barbariga

Presentandosi troppo angusta l'area del nuovo cimitero, nel 1873 il comune di Barbariga acquistò una porzione del terreno dal nobile Carlo Arici, permettendo di quasi raddoppiare l'estensione del camposanto. Questo venne suddiviso tra un orto comunale gestito dal custode, un lotto destinato a Frontignano (che vi seppellì i propri defunti fino al 1911) e la restante parte riservata alla comunità di Barbariga e al santuario stesso.[7]

L'antico oratorio mariano, tuttavia, si ergeva in un angolo a sbieco, presentando segni di continuo deperimento. Per questo motivo, nel 1872 ne fu stabilito il suo abbattimento e la costruzione di un nuovo santuario in una posizione più armonica e centrale. Tale proposta venne concessa con il Decreto vescovile dell'8 giugno 1872. Successivamente, si avviò la raccolta delle offerte necessarie ad affrontare l'ingente spesa, dapprima depositate in un libretto della Banca Popolare di Brescia, con i primi versamenti a partire dal 30 agosto 1873; il conto fu poi chiuso con le riscossioni concluse il 14 novembre 1889. All'inizio dello stesso anno venne inoltre aperto un registro delle offerte, con il quale i singoli membri della popolazione si impegnavano a versare le somme promesse nell'arco di cinque anni.[15]

Nel febbraio del 1889 venne quindi demolito l'antico santuario e il nuovo fu quasi completato entro lo stesso anno, progettato dall'architetto Carlo Melchiotti in stile neogotico. L'edificio fu inaugurato ufficialmente il 18 agosto 1890 con la consacrazione del prevosto di S. Agata, don Francesco Volpi, mentre la prima messa fu celebrata dal parroco Mauro Paroli, promotore della costruzione.[15]

All'interno del santuario si conserva un affresco strappato di fine Quattrocento, raffigurante la Vergine col Bambino tra angeli, aggiunti in epoca successiva, inserito in una elegante cornice seicentesca placcata in oro. Al tempo della costruzione del nuovo santuario, l'affresco venne distaccato dal muro dell'antica cappella di Santa Maria del Ducco dal pittore Giuliano Volpi e rimase nella parrocchiale fino al termine dei lavori. Il 10 agosto 1890 fu trasferito nel nuovo edificio, accompagnato solennemente dalla popolazione.[7]

L'esterno del santuario è circondato da un portico colonnato ad archi, collegato a quello del camposanto, che oggi accoglie le lapidi e le epigrafi di undici sacerdoti nativi di Barbariga o legati alla comunità: padre Ignazio Alghisi, don Mauro Paroli, don Pietro Rossi, don Luigi Ziletti, Mons. Luigi Pizzoccaro, don Giuseppe Potieri, padre Francesco Milini, don Giuseppe David, don Teodoro Redondi, don Angelo Uberti e padre Luigi Andeni.[7]

Evoluzione demografica

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Abitanti censiti[16]

BERJAYA

Lingue e dialetti

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Nel territorio di Barbariga, accanto all'italiano, è parlata la lingua lombarda prevalentemente nella sua variante di dialetto bresciano.

Il patrono del paese è San Vito, festeggiato il 15 giugno, cui corrisponde una tradizionale sagra e una solenne processione.[7]

Dal 2004, inoltre, è stata introdotta la "Fiera del casoncello", evento nato con l'obiettivo di promuovere e far conoscere i casoncelli De.Co, specialità tipica locale e prodotta in sei botteghe artigianali del paese, insieme ad altri prodotti tradizionali della Bassa Bresciana.[11]

Tra le tradizioni gastronomiche di Barbariga figura anche la Bariloca, specialità locale riconosciuta come De.Co., a base di riso, gallina nostrana e funghi chiodini, cucinata lentamente con brodo e aromi. Ancora oggi è una pietanza della cucina rurale del territorio, proposta nelle trattorie locali e in eventi stagionali.[17]

Amministrazione

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Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1947 2 giugno 1951 Paolo Fappani Sindaco
3 giugno 1951 9 giugno 1956 Daniele Bresciani Sindaco
10 giugno 1956 19 novembre 1960 Pietro Maianti Sindaco
20 novembre 1960 7 dicembre 1964 Paolino Bordogni Sindaco
8 dicembre 1964 11 dicembre 1976 Battista Santina Sindaco
28 febbraio 1977 6 maggio 1990 Francantonio Frosio DC Sindaco
6 giugno 1990 23 aprile 1995 Giovanni Varinelli DC Sindaco
24 aprile 1995 14 giugno 2004 Stefano Scalvenzi PPI Sindaco
14 giugno 2004 26 maggio 2014 Marco Marchi lista civica Insieme per il futuro Sindaco
26 maggio 2014 10 giugno 2024 Giacomo Fausto Uccelli lista civica Insieme per il futuro Sindaco
10 giugno 2024 in carica Marco Tinti lista civica Rinascita Civica Barbariga-Frontignano Sindaco

[18]

La principale squadra di calcio della città è F.C. Barbariga 1987 che milita nel girone F lombardo di Seconda Categoria. La società in realtà è stata costituita nel 2008, ma ha mantenuto la data di fondazione originaria, dopo la chiusura della prima società avvenuta nel 2001.

Nella città sono disponibili molteplici impianti sportivi, vi sono due campi di calcio, uno a 11 giocatori ed uno a 7 giocatori, ed una palestra polivalente che permette di svolgere anche le attività di tennis, pallavolo, beach volley e pallacanestro.

  1. 1 2 Bilancio demografico mensile anno 2026 (dati provvisori), su demo.istat.it, ISTAT.
  2. Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
  3. Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
  4. Comune di Barbariga : Amministrazione comunale e sindaco - Comune di Barbariga e città, Brescia, Lombardia, su www.comune-italia.it. URL consultato il 5 agosto 2026.
  5. Toponimi in dialetto bresciano, su brescialeonessa.it.
  6. 1 2 3 4 5 6 7 8 climate-data.org, su it.climate-data.org.
  7. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 Gabriele Archetti (a cura di), Barbariga e Frontignano. Uomini, terre e società, Brescia, 2014, p. 266, 147, 327, 331, 332, 268, 298, 163, 148, 92
  8. 1 2 Barbariga - Enciclopedia Bresciana di Mons. Antonio Fappani, su enciclopediabresciana.it.
  9. Paolo Guerrini, Fonti per la storia bresciana, volume III.
  10. 1 2 3 Mons. Paolo Guerrini (a cura di), Le cronache bresciane inedite dei secoli XV-XIX, III, Brescia, 1929, p. 264.
  11. 1 2 Fiera del Casoncello di Barbariga, su fieradelcasoncello.it.
  12. Stemma della famiglia Masperoni di Brescia: d'argento, a due caprioli rossi, al palo dello stesso, attraversante; al capo di verde, caricato di uno sperone d'oro; alias: d'argento, a due caprioli di rosso, attraversanti sopra un palo dello stesso; col capo di verde, caricato di uno sperone d'oro (in Giovan Battista di Crollalanza, Dizionario storico-blasonico, vol. 2, Pisa, Giornale Araldico, 1888, p. 102).
  13. Marco Foppoli, Barbariga, in Stemmario Bresciano, Provincia di Brescia / Grafo, 2011, p. 69, ISBN 978-88-7385-844-7.
  14. Giancarlo Piovanelli, Stemmi e notizie di famiglie bresciane.
  15. 1 2 3 Centenario santuario Santa Maria del Ducco: 1890-1990, s.l. 1990, pp. 8, 10, 22, 25.
  16. Dati tratti da:
  17. Bariloca De.Co. di Barbariga, su visitbrescia.it.
  18. Storia amministrativa dell'ente - Barbariga, su Ministero dell'Interno - Anagrafe degli Amministratori Locali e Regionali, Ministro dell'Interno.

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