Atena Promachos
| Atena Promachos | |
|---|---|
| Autore | Fidia |
| Data | metà V secolo a.C. (anni 460–450 a.C.)[1] |
| Materiale | bronzo |
| Altezza | c. 750[2] cm |
| Ubicazione | scomparsa, Atene |
| Coordinate | 37°58′18.48″N 23°43′32.52″E |
La statua di Atena Promachos (Ἀθηνᾶ Πρόμαχος, "Atena che combatte in prima linea") era una colossale rappresentazione della dea fusa in bronzo da Fidia,[3][4] che in epoca classica e romana era collocata nell'area tra i Propilei e il Partenone sull'Acropoli di Atene, lungo il margine occidentale del grande cortile monumentale.[5][6]
Era una delle tre statue principali della dea presenti nell'Acropoli, assieme all'Athena Lemnia e all'Atena Parthenos.
Storia
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La statua, ricordata dalle fonti antiche come "grande Atena di bronzo", era opera del grande scultore Fidia e fu dedicata come decima "dai Persiani sbarcati a Maratona", secondo la testimonianza di Pausania (1.28.2).[4]
La collocazione cronologica dell'opera è generalmente posta nella metà del V secolo a.C. (anni 460–450), ma la datazione e l'identificazione dei rendiconti epigrafici IG I³ 435, tradizionalmente collegati alla statua, sono state riesaminate criticamente, mettendo in dubbio l'associazione diretta con la Promachos.[1]
La statua rimase celebre in epoca classica e romana e nel tardoantico fu trasferita a Costantinopoli, dove le fonti bizantine (De signis di Niceta Coniata) ricordano la distruzione di una grande Atena in bronzo durante i tumulti del 1203; l'identificazione con la Promachos è spesso proposta ma non è certa secondo la critica moderna.[7][8][9]
Descrizione
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La statua colossale era collocata nell'area tra i Propilei e il Partenone sull'Acropoli, lungo il margine occidentale del grande cortile monumentale, come ricostruito dagli studi topografici e dalle tracce del basamento.[5][6]
L'altezza della statua è stimata in circa 7,5 metri, per un totale di 9 m compreso il basamento, che misurava circa 1,50 m in altezza.[2][10] Il piano superiore del basamento su cui poggiava la statua era un quadrato di lato circa 5,26 m (pari a sedici piedi attici), come ricostruito sui resti delle fondazioni.[11] La mole di bronzo brillava al sole ed era scorta dai marinai che entravano nel porto del Pireo, come ricordato dallo stesso Pausania (I, 28, 2), che riferisce che "la punta della lancia e il cimiero dell'elmo" erano visibili ai naviganti non appena doppiato il capo Sunio.[4]
L'aspetto della statua si deduce da riproduzioni sulle monete di epoca romana e dalla descrizione di Pausania: rappresentava la dea Atena armata con una lancia appoggiata alla spalla destra e una figura alata, forse una Nike, nella mano corrispondente; uno scudo era imbracciato o appoggiato alla sua sinistra: Pausania (I, 28, 2) lo descrive come decorato da una scena di centauromachia eseguita a sbalzo da Mys su disegno di Parrasio.[4][12]
Influenza nell'arte
[modifica | modifica wikitesto]La statua bronzea dell'Atena dell'Acropoli non fu il "prototipo" assoluto del tipo iconografico promachos: la figura di Atena avanzante armata è attestata già in età arcaica e classica, ad esempio nelle raffigurazioni sui vasi panatenaici e in bronzetti votivi anteriori all'opera di Fidia.[13][14] Ciò premesso, la colossale Atena Promachos sull'Acropoli divenne un riferimento canonico per l'immagine pubblica della dea guerriera, anche per la sua posizione e visibilità strategica nel cuore del programma monumentale classico della città.[15]
In età ellenistica il tipo di Atena Promachos fu adottato con larga diffusione nelle emissioni di monete di varie zecche e dinastie, segno della fortuna e della leggibilità politico-ideologica del modello.[16] Esemplare, tra gli altri, il bronzo di Pirro con Atena Promachos coniato a Siracusa (278–276 a.C.), conservato al British Museum.[17]
Il successivo trasferimento dell'opera a Costantinopoli e la sua fama nell'età bizantina contribuirono a plasmare la ricezione medievale dell'antico e il modo in cui le grandi statue classiche furono percepite, ricordate e discusse nelle fonti tardoantiche e medio-bizantine.[18][19]
In età contemporanea l'iconografia di Atena armata e avanzante è stata ripresa nell'ambito del neoclassicismo e dell'identità nazionale greca, come testimonia la statua su colonna di Leonidas Drosis davanti all'Accademia di Atene, che rielabora il medesimo schema iconografico (dea con lancia e scudo).[20]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 Foley-Stroud, 2019, pp. 87–153
- 1 2 Martin-McAuliffe - Papadopoulos, 2012, pp. 332–333
- ↑ (EN) Andrew Stewart, Phidias, su Oxford Classical Dictionary (online), Oxford University Press, 2015.
- 1 2 3 4 Pausanias, 1.28.2
- 1 2 Stevens, 1936a, pp. 443–520
- 1 2 Stevens, 1936b, pp. 1–8
- ↑ Jenkins, 1947, pp. 31–33
- ↑ Mango, 1963, pp. 53–75
- ↑ Spingou, 2022
- ↑ Raubitschek - Stevens, 1946, pp. 109, 111
- ↑ Raubitschek - Stevens, 1946, p. 109
- ↑ Havelock, 1980, pp. 25–38
- ↑ Athena (entry), su Classical Art Research Centre – University of Oxford, University of Oxford.
- ↑ Statuette of Athena Promachos (EAM X 6447), su Acropolis Museum, Hellenic Ministry of Culture & Sports – Acropolis Museum.
- ↑ Martin-McAuliffe - Papadopoulos, 2012, pp. 342–347
- ↑ Havelock, 1980, pp. 41–42
- ↑ Coin: Pyrrhus, King of Epirus — reverse: Athena Promachos, su The British Museum Collections, The Trustees of the British Museum.
- ↑ Mango, 1963, p. 69
- ↑ Spingou, 2022, pp. 182–183
- ↑ Athena Promachos (Academy of Athens), su War Museum of Athens – Military Tourism, Hellenic War Museum.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) Elizabeth Foley e Ronald S. Stroud, A Reappraisal of the Athena Promachos Accounts from the Acropolis (IG I³ 435), in Hesperia, vol. 88, n. 1, 2019, pp. 87–153, DOI:10.2972/hesperia.88.1.0087.
- (EN) Christine Mitchell Havelock, The Archaistic Athena Promachos in Early Hellenistic Coinages, in American Journal of Archaeology, vol. 84, n. 1, 1980, pp. 25–38, DOI:10.2307/504393.
- (EN) R. J. H. Jenkins, The Bronze Athena at Byzantium, in The Journal of Hellenic Studies, vol. 67, 1947, pp. 31–33.
- (EN) Birte Lundgreen, A Methodological Enquiry: The Great Bronze Athena by Pheidias, in The Journal of Hellenic Studies, vol. 117, 1997, pp. 190–197.
- (EN) Cyril Mango, Antique Statuary and the Byzantine Beholder, in Dumbarton Oaks Papers, vol. 17, 1963, pp. 53–75.
- (EN) Samantha L. Martin-McAuliffe e John K. Papadopoulos, Framing Victory: Salamis, the Athenian Acropolis, and the Agora, in Journal of the Society of Architectural Historians, vol. 71, n. 3, 2012, pp. 332–361, DOI:10.1525/jsah.2012.71.3.332.
- Pausania, Description of Greece 1.28.2 (trad. W.H.S. Jones), su Theoi Project (testo da Loeb Classical Library), Harvard University Press / Theoi, 1918.
- (EN) A. E. Raubitschek e Gorham P. Stevens, The Pedestal of the Athena Promachos (PDF), in Hesperia, vol. 15, n. 2, 1946, pp. 107–114, DOI:10.2307/146884.
- (EN) Foteini Spingou, Classicizing visions of Constantinople after 1204: Niketas Choniates' De signis reconsidered (PDF), in Dumbarton Oaks Papers, vol. 76, 2022.
- (EN) Gorham P. Stevens, The Periclean Entrance Court of the Acropolis of Athens, in Hesperia, vol. 5, n. 4, 1936, pp. 443–520.
- (EN) Gorham P. Stevens, The Pedestal of the Athena Promachos (PDF), in Hesperia, 1936, pp. 1–8.
- (DE) Gerhard Zimmer, Die große bronzene Statue der Athena. Eine Werkstatt des Phidias am Südabhang der Akropolis, in Athenische Mitteilungen, 136/137 (2021/2022), 2021, pp. 241–362, DOI:10.34780/dzj17z51.
Voci correlate
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) Andrew Stewart, Phidias, su Oxford Classical Dictionary (online), Oxford University Press, 2015.

