Volador
Il Volador (plurale Voladores) nella tradizione tolteca riportata dallo scrittore Carlos Castaneda, che l'avrebbe appresa dallo sciamano Don Juan Matus, è una presunta entità inorganica, cosciente ed evoluta che gli sciamani dell'antico Messico osservarono sullo sfondo del campo energetico umano e, secondo tale tradizione, si nutre della «lucentezza della consapevolezza» di ciascun individuo.
Contesto
[modifica | modifica wikitesto]Il Volador (letteralmente "colui che vola") viene descritto da Castaneda come «un predatore che è arrivato dalle profondità del cosmo» e che «assume il dominio della nostra vita»[1]. Secondo Don Juan Matus, esso diventa visibile solo a chi è in grado di percepire direttamente il campo energetico e di entrare in uno stato di silenzio interiore: «Gli antichi sciamani vedevano il predatore. Lo chiamavano quello che vola, perché si muove a balzi nell'aria. Non è un bello spettacolo. È un'ombra nera di un'oscurità impenetrabile, che salta nell'aria. E poi atterra. Gli sciamani dell'antico Messico non amavano pensare al momento in cui fece la sua comparsa sulla Terra. Credevano che ci fosse stato un tempo in cui l'uomo era un essere completo, con una mirabile vista interiore e una consapevolezza che oggi sembrano leggende mitiche. Poi tutto questo finì e l'uomo è ora un essere indebolito»[2].
Gli sciamani toltechi ritenevano che tali entità agissero come parassiti della consapevolezza: «gli sciamani vedono i neonati come sfere di energia luminosa, interamente coperte da una patina lucente, una specie di pellicola di plastica che aderisce strettamente al bozzolo di energia. È di questa patina luminosa di consapevolezza che si alimentano i predatori, e quando un essere umano raggiunge l'età adulta, tutto ciò che di essa resta è un bordo sottile che va dalla cima della testa alla punta dei piedi. Proprio l'esilità di tale bordo consente al genere umano di continuare a vivere, benché faticosamente»[3]. Questo processo viene descritto come un impoverimento progressivo dell'“uovo energetico” umano, la cui luminosità diminuirebbe nel corso della vita: «Come in sogno, lo sentii spiegare che, per quanto sapeva, l'uomo è l'unico essere vivente dotato della patina luminosa di consapevolezza. Di conseguenza, è una facile preda per una consapevolezza di ordine diverso, come quella del predatore. Fece poi l'affermazione più sconvolgente che avesse mai fatto. Disse che quel sottile bordo di consapevolezza è l'epicentro dell'egocentrismo in cui l'uomo è irrimediabilmente intrappolato. Facendo leva proprio sul nostro egocentrismo, l'unico aspetto consapevole rimastoci, i predatori creano fiammate di consapevolezza che poi procedono spietatamente a consumare. Ci danno problemi futili per forzare tali fiammate a emergere e, in questo modo, ci fanno sopravvivere per continuare a nutrirsi della fiammeggiante energia delle nostre pseudo-preoccupazioni»[3].
Secondo il racconto di Castaneda, i Voladores influirebbero anche sul contenuto mentale dell'individuo: «I predatori ci hanno dato la loro mente, che è diventata la nostra. La mente dei predatori è barocca, contraddittoria, tetra, ossessionata dal timore di essere smascherata. Benché tu non abbia mai sofferto la fame, sei ugualmente vittima dell'ansia da cibo e la tua altro non è che l'ansia del predatore, sempre timoroso che il suo stratagemma venga scoperto e il nutrimento gli sia negato. Tramite la mente che, dopotutto, è la loro, i predatori instillano nella vita degli uomini ciò che più gli conviene, garantendosi un certo livello di sicurezza che va a mitigare la loro paura.»[4] Tale mente “installata” viene associata da Don Juan a pensieri ricorrenti, emozioni disturbanti e schemi di comportamento automatici, considerati non originari dell'essere umano.
In tale sistema di credenze, la perdita di consapevolezza non è soltanto un impoverimento energetico, ma una limitazione della libertà umana: l'essere umano, ridotto a un livello minimo di energia consapevole, rimarrebbe confinato in una percezione ordinaria del mondo, incapace di vedere la propria reale condizione.
Tuttavia, secondo gli sciamani toltechi la disciplina interiore può rendere l'individuo “inappetibile” per il predatore. Il mantenimento di uno stato di attenzione non egoico, distaccato dagli impulsi emotivi e dalle abitudini reattive, costituirebbe un possibile metodo di resistenza: «la disciplina strema in modo incommensurabile la mente aliena. Ed è appunto attraverso la disciplina che gli sciamani sconfiggono l'installazione estranea»[5].
In questo quadro teorico, i Voladores vengono talvolta interpretati come una forma esterna di “eggregora parassita”: non una creazione collettiva umana, ma una presenza autonoma che agisce sulla psiche individuale e collettiva, alimentandosi delle sue energie emotive e mentali. Tale interpretazione differisce dalle egregore classiche proprio per l’origine non-umana attribuita ai predatori.
Note
[modifica | modifica wikitesto]Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Carlos Castaneda, Il lato attivo dell'infinito, Rizzoli, 1998.
- Carlos Castaneda, Il potere del silenzio, Rizzoli, 1987.
- Carlos Castaneda, L'arte di sognare, Rizzoli, 1993.
- Carlos Castaneda, La ruota del tempo, Rizzoli, 1998.
- Florinda Donner, Essere nel sogno, Il Punto d'incontro, 2018.
- Taisha Abelar, Il passaggio degli Stregoni, Il Punto d'incontro, 2019.
