close
Vai al contenuto

Tribunale della razza

Questa pagina è protetta dallo spostamento
Questa pagina è semiprotetta. Può essere modificata solo da utenti registrati
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
BERJAYA Voce principale: Leggi razziali fasciste.

Con tribunale della razza si indica una commissione del Ministero per l'interno del Regno d'Italia, avente il potere di dichiarare la non-appartenenza alla razza ebraica, sottraendo dall'applicazione delle leggi razziali; operò dal novembre 1939 al giugno 1943 sotto il governo Mussolini.[1][2]

Storia

Il decreto del 17 novembre 1938 aveva inizialmente istituito presso il Ministero dell'interno alcune commissioni, tra cui quella incaricata di valutare le "speciali benemerenze", dal cui riconoscimento – del tutto discrezionale – poteva dipendere o meno lo sconvolgimento della vita di quanti avessero fatto domanda di discriminazione.

La discriminazione equivaleva alla non-appartenenza alla razza ebraica, e doveva essere annotata in margine all'atto di nascita della persona.[1][3]

Inizialmente la commissione abilitata a concedere benemerenze eccezionali fu composta dal sottosegretario di stato Guido Buffarini Guidi, da un vice segretario del Partito Nazionale Fascista, il giurista Vincenzo Zangara, dal capo della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, il generale Luigi Russo, e dal direttore della Direzione generale per la demografia e la razza, Antonio Le Pera.[4]

Commissione interministeriale

Otto mesi dopo, si ritenne però di costituire una commissione interministeriale, comprendente magistrati, che desse un parere per temperare la discrezionalità del ministro dell'interno nel discriminare i soggetti in astratto assoggettabili alle leggi razziali.

Composizione

Era composta da un magistrato di grado 3°, con funzioni di presidente, da due magistrati di grado non inferiore al 5°, designati dal ministro di grazia e giustizia, e da due funzionari del Ministero dell'interno.[5]

Era ubicata presso la Direzione generale per la demografia e la razza (detta Demorazza) del ministero dell'Interno, ed emetteva pareri cui il ministro doveva conformarsi. Il presidente fu il giudice Gaetano Azzariti, che il 28 luglio 1943 sarà nominato dal presidente del consiglio Pietro Badoglio ministro di grazia e giustizia.[6] Gli altri due magistrati erano Antonio Manca e Giovanni Petraccone.

Accolse 104 delle 143 domande sottoposte al riguardo.[7] Piero Calamandrei ricordò nel suo Diario[8], a proposito del Tribunale della razza competente sull'arianità delle persone con atti segreti e decisioni inappellabili:

«Il prof. Redenti mi diceva il 1º marzo 1939 gli sconci che vi succedono: più di cinquanta domande di ebrei che chiedono di dimostrare di essere figli di puttane, cioè adulterini figli di padre ariano. E ci sono avvocati e funzionari che guadagnano fior di quattrini su queste speculazioni»

Note

  1. 1 2 Legge 13 luglio 1939, n. 1024, in materia di "Norme integrative del R. decreto-legge 17 novembre 1938-XVII, n. 1728, sulla difesa della razza italiana."
  2. Nicola Rondinone, Il diritto di fronte all'infamia nel diritto: a 70 anni dalle leggi razziali, Milano, Giuffrè, 2009, p. 195.
  3. Come da formula 211 approvata con decreto ministeriale 11 luglio 1939, pubblicato nel Supplemento ordinario alla Gazzetta ufficiale n. 239, su gazzettaufficiale.it, 12 ottobre 1939, p. 97. URL consultato il 6 novembre 2025.
  4. Roberto D'Orazio, L'archivio Zangara (PDF), Convegno in occasione dell'80º anniversario della prolusione di Vincenzo Zangara alla Sapienza, Università degli studi di Roma 'La Sapienza' – Facoltà di Scienze politiche, 29 novembre 2018, ISSN 2279-7238 (WC · ACNP). Ospitato su Nomos. Le attualità nel diritto, n. 3, 2018.
  5. Norme integrative del R. decreto-legge 17 novembre 1938-XVII, n. 1728, sulla difesa della razza italiana, in Gazzetta ufficiale del Regno d'Italia, n. 174, 27 luglio 1939. URL consultato il 29 marzo 2016 (archiviato dall'url originale l'8 aprile 2016). Ospitato su lex.unict.it.
  6. Gaetano Azzariti, in Dizionario biografico degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  7. Nicola Rondinone, Il "Tribunale della razza" e la magistratura, in Garlati e Vettor, p. 197.
  8. Piero Calamandrei, Diario, collana Argomenti, vol. I: 1939-1941, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2015, ISBN 9788863727739.

Bibliografia

  • Massimiliano Boni, Gaetano Azzariti: dal Tribunale della razza alla Corte costituzionale, in Contemporanea : rivista di storia dell'800 e del '900, anno XVII, n. 4, Bologna, Il Mulino, ottobre-dicembre 2014, pp. 577-607.
  • Silvia Falconieri, La legge della razza, Il Mulino, 2012.
  • Barbara Raggi, Baroni di razza. Come l'università del dopoguerra ha riabilitato gli esecutori delle leggi razziali, EIR, 2012.
  • Loredana Garlati e Tiziana Vettor (a cura di), Il diritto di fronte all'infamia nel diritto: a 70 anni dalle leggi razziali, Milano, Giuffrè, 2009.