Operazione Marte
| Operazione Marte parte del fronte orientale della seconda guerra mondiale | |||
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| Data | 25 novembre - 20 dicembre 1942 | ||
| Luogo | Saliente di Ržev, Unione Sovietica | ||
| Esito | Vittoria difensiva tedesca | ||
| Schieramenti | |||
| Comandanti | |||
| Effettivi | |||
| Perdite | |||
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Operazione Marte era la denominazione in codice della grande offensiva sferrata dall'Armata Rossa sovietica contro le forze tedesche della Wehrmacht schierate nel "saliente di Ržev", nel settore centrale del Fronte orientale, nella seconda guerra mondiale. Nella storiografia sovietica è indicata come seconda offensiva di Ržev-Syčëvka (Вторая Ржевско-Сычёвская операциа).
La battaglia si svolse dal 25 novembre al 20 dicembre 1942 nel settore di Ržev a ovest di Mosca quasi contemporaneamente all'operazione Urano sferrata dai sovietici dal 19 novembre 1942 nel settore di Stalingrado. Nonostante l'impiego di grandi forze di fanteria e carri armati, i sovietici, guidati personalmente dal generale Georgij Žukov, vice-comandante in capo dell'Armata Rossa, non riuscirono a raggiungere i loro obiettivi e al contrario, di fronte alla tenace resistenza delle esperte truppe tedesche guidate dal capace generale Walter Model, subirono ingenti perdite e vennero ripetutamente respinte senza ottenere risultati operativi sul campo[4].
l'operazione Marte quindi si concluse con un completo fallimento per i sovietici e con un importante successo difensivo della Wehrmacht che tuttavia dovette trattenere nel saliente di Ržev notevoli forze corazzate di riserva che non poterono essere inviate in rinforzo al settore di Stalingrado dove la situazione delle forze dell'Asse stava diventando sempre più critica[5].
L'operazione Marte, per molti anni trascurata dalla ricerca storiografica e ritenuta di secondaria importanza, è stata analizzata in profondità solo in tempi recenti; la battaglia viene ritenuta uno dei più rilevanti successi difensivi tedeschi sul Fronte orientale e l'unica grave sconfitta del maresciallo Žukov, anche se rimangono opinioni ampiamente discordanti tra gli esperti su molti aspetti della battaglia: la sua concezione originaria da parte dell'alto comando sovietico, i suoi obiettivi reali, la sua importanza strategica nel quadro complessivo della seconda offensiva d'inverno sovietica, le conseguenze di questi combattimenti per l'intero Fronte orientale e soprattutto per la battaglia di Stalingrado in quel momento in corso nel settore meridionale[6].
Seconda campagna d'inverno sul fronte russo
[modifica | modifica wikitesto]Combattimenti nel settore di Ržev
[modifica | modifica wikitesto]La città di Ržev, importante nodo di comunicazioni sull'alto corso del Volga, era stata trasformata nel corso della prima offensiva d'inverno sovietica sul Fronte orientale nel 1941-1942, in un importante piazzaforte dalle truppe tedesche della 9ª Armata al comando prima del generale Adolf Strauss e poi, dal 19 gennaio 1942, dell'energico e tenace generale Walter Model. La prima battaglia di Ržev era continuata violentissima e sanguinosa fino alla fine di febbraio 1942 ma le forze dell'Armata Rossa, al comando del generale Ivan Konev, non erano riuscite a conquistare frontalmente la posizione ed era anche fallita la manovra d'aggiramento in profondità sul fianco sinistro della 9ª Armata[7]. I tedeschi avevano quindi mantenuto le posizione a Ržev ed erano rimasti schierati su un pericoloso saliente di 200 chilometri di lunghezza fino alle posizioni sul Volga e di circa 60 chilometri di larghezza a copertura di Vjaz'ma e Smolensk[8].

Dopo alcune operazioni minori tedesche in primavera 1942, l'"operazione Hannover" e l'"operazione Seydlitz", che avevano permesso alla 9ª Armata di eliminare le truppe sovietiche rimaste isolate per mesi nelle sue retrovie dopo la battaglia d'inverno, e di rettificare e consolidare le linee sul lato occidentale del saliente, la battaglia era ripresa nel settore di Ržev all'inizio del mese di agosto 1942[9]. Il generale Georgij Žukov, comandante del Fronte occidentale che nell'inverno 1941-42 aveva vinto la battaglia di Mosca, diede inizio il 4 agosto 1942 alla cosiddetta prima offensiva di Ržev-Syčëvka, attaccando con quattro armate e 500 carri armati a est della piazzaforte tedesca sul Volga, contemporaneamente passarono all'attacco anche due armate del Fronte di Kalinin del generale Konev a nord di Ržev. La battaglia continuò fino all'inizio di settembre 1942 con accaniti combattimenti che misero in forte difficoltà la 9ª Armata al comando del generale Model[10]. Le linee tedesche furono sfondate e i sovietici avanzarono verso Syčëvka; il generale Model e il feldmaresciallo Günther von Kluge, comandante del Gruppo d'armate Centro allertarono ripetutamente l'alto comando di Adolf Hitler sulla situazione critica, richiedendo rinforzi di unità corazzate; mentre il generale Franz Halder, capo di stato maggiore dell'esercito tedesco, il 24 agosto richiese addirittura di battere in ritirata per evitare ulteriori perdite ed evacuare tutto il saliente di Ržev[11]. Il Führer tuttavia, rimproverò aspramente il generale Halder e proibì ogni ritirata[12]; alla fine il generale Model, con l'aiuto di cospicue riserve corazzate, riuscì a stabilizzare la situazione e, pur perdendo terreno a est della piazzaforte, mantenne il controllo di Ržev e del saliente[13].

Nonostante il fallimento finale, l'offensiva del generale Žukov ebbe importanti conseguenze strategiche: costrinse l'alto comando tedesco a inviare di rinforzo alla 9ª Armata alcune Panzer-Division che di conseguenza non poterono essere inviate nel settore meridionale del Fronte orientale dove era in corso la cruciale avanzata del generale Friedrich Paulus verso Stalingrado, e inoltre intralciò i piani tedeschi che prevedevano una offensiva del Gruppo d'armate Centro a partire dal 11 agosto 1942 per attaccare il saliente di Suchiniči a sud di Ržev[14]. I tedeschi diedero ugualmente inizio alla cosiddetta operazione Wilberwind, nonostante la contrarietà del feldmaresciallo von Kluge, ma l'attacco dovette essere rapidamente sospeso a causa dell'aspra resistenza sovietica e della critica situazione in corso nel saliente di Ržev attaccato dai generale Žukov e Konev[15].
Alla fine di agosto 1942, mentre si esaurivano temporaneamente i combattimenti nel saliente di Ržev, Stalin e la dirigenza politico-militare sovietica erano totalmente concentrati sulla drammatica battaglia in corso nel settore di Stalingrado che aveva raggiunto una fase particolarmente critica per l'Armata Rossa il 23 agosto con l'arrivo delle unità corazzate tedesche sulle rive del Volga, a nord della città. Stalin era estremanente preoccupato e temeva una rapida sconfitta e la caduta di Stalingrado; il 27 agosto egli prese la sorprendente decisione di nominare il generale Žukov vice comandante supremo e vice commissario del popolo alla Difesa. Il generale Žukov venne immediatamente richiamato a Mosca dove il generale giunse la sera del 29 agosto ed ebbe subito un colloquio con il dittatore[16]. Stalin descrisse la situazione estremamente critica a Stalingrado e incaricò il suo nuovo vice comandante in capo di recarsi immediatamente a sud per organizzare e dirigere una serie di attacchi sul fianco del cuneo tedesco che aveva raggiunto il Volga per allegerire la sua pressione e supportare le forze sovietiche respinte dentro la città. Il generale Žukov quindi abbandonò il settore del saliente di Ržev, cedette il comando del Fronte occidentale al generale Konev e raggiunse subito il settore di Stalingrado dove dal 3 settembre 1942 avrebbe diretto gli attacchi di allegerimento urgentemente richiesti da Stalin sul fianco delle forze del generale Paulus[17].
Nel mese di settembre, mentre iniziavano e diventavano progressivamente sempre più logoranti i combattimenti urbani tra i soldati tedeschi e sovietici all'interno dell'abitato in rovina di Stalingrado, il generale Žukov, oltre a dirigere i sanguinosi e sterili attacchi di supporto nel settore meridionale, fu impegnato, insieme a Stalin ed altri alti ufficiali dello Stavka, nel complesso lavoro di valutazione e controllo della situazione strategica sul Fronte orientale e nella pianificazione dettagliata delle operazioni previste per l'imminente campagna d'inverno 1942-1943.
Piani e preparativi sovietici
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Nelle sue memorie, il maresciallo Žukov afferma che nella riunione del 12-13 settembre 1942 al Cremlino, sarebbe state prese per la prima volta le decisioni strategico-operative fondamentali che avrebbero determinato la vittoria sovietica sul Fronte orientale; in questa occasione egli e il generale Aleksandr Vasilevskij, il capo di stato maggiore generale dell'Armata Rossa, avrebbero presentato a Stalin il loro progetto di una cosiddetta "altra soluzione" per cambiare l'esito della battaglia nel settore Don-Stalingrado[18]. A partire da quella famosa riunione, il generale Žukov e il generale Vasilevskij avrebbero continuamente controllato e organizzato i piani dettagliati e i preparativi concreti per la famosa "offensiva dei tre fronti" che poi sarebbe diventata la decisiva operazione Urano che in pochi giorni a partire dal 19 novembre 1942 avrebbe portato all'accerchiamento dell'armata del generale Paulus, cambiando per sempre l'andamento della guerra all'est[19]. Il maresciallo Žukov nelle sue memorie non fa alcun riferimento alla pianificazione in quel periodo di una offensiva nel settore del saliente di Ržev; soltanto all'inizio di novembre 1942, secondo il maresciallo Žukov, sarebbe stato deciso, in accordo con Stalin, di programmare anche una quasi contemporanea offensiva di diversione nel settore centrale del fronte, di cui avrebbe assunto la direzione lo stesso generale Žukov, per impegnare le riserve tedesche e impedire un rafforzamento dello schieramento nemico nell'area di Stalingrado[20]. Il maresciallo Vasilevskij a sua volta nelle proprie memorie sostanzialmente conferma la ricostruzione del maresciallo Žukov e afferma che egli ricevette l'incarico di coordinare le operazioni dell'offensiva dei "tre fronti" nel settore Don-Stalingrado, mentre Žukov si trasferì a nord per controllare l'offensiva di diversione del Fronte occidentale e del Fronte di Kalinin nel saliente di Ržev[21].
La documentazione presente negli archivi sovietici tuttavia non conferma la ricostruzione dei marescialli Žukov e Vasilevskij; secondo alcuni storici le sessioni di pianificazione decisive per la programmazione delle operazioni invernali sovietiche avrebbero avuto luogo non il 12-13 settembre, giorni in cui non risultano incontri di Stalin con i suoi generali, ma il 26 settembre 1942[22]. In questa occasione il generale Žukov avrebbe proposto a Stalin di sferrare una grande offensiva contro il saliente di Ržev, denominata "operazione Marte", per distruggere finalmente il raggruppamento di forze tedesche che era ancora schierato minacciosamento sull'alto corso del Volga, a circa 100 chilometri da Mosca. Il generale Žukov riteneva possibile sferrare due offensive strategiche di pari importanza, contemporaneamente, sia a Stalingrado che a Ržev. L'Armata Rossa schierava quasi 2 milioni di uomini, 3.300 carri armati, 24.000 cannoni e 1.100 aerei nel settore centrale del Fronte orientale e secondo il generale Žukov sarebbe stata in grado di distruggere il Gruppo d'armate Centro, grazie anche alla disponibiità nelle retrovie del fronte di Mosca di altre armate pienamente equipaggiate e di una serie di corpi meccanizzati in approntamento[23]. Con queste forze aggiuntive, in caso di successo dell'operazione Marte, il generale Zukov prevedeva di sferrare una seconda offensiva, denominata "operazione Giove", per avanzare su Vjaz'ma e poi su Smolensk, la strada più diretta verso occidente[24][25].
Stalin era molto interessato a respingere definitivamente i tedeschi lontano da Mosca; egli quindi approvò sostanzialmente i piani del generale Žukov assegnandogli l'organizzazione e la direzione della operazione Marte, che avrebbe dovuto iniziare a metà ottobre, e della successiva operazione Giove, prevista per due-tre settimane più tardi. Stalin autorizzò anche l'operazione Urano nel settore di Stalingrado, che sarebbe stata diretta dal generale Vasilevskij con inizio a metà novembre, e la operazione Saturno, prevista per l'inizio di dicembre. Un peggioramento delle condizioni climatiche costrinse a rinviare l'inizio dell'operazione Marte dal 12 ottobre, come era stato inizialmente stabilito, al 28 ottobre, e il 21 ottobre generale Žukov si recò al quartier generale del Fronte di Kalinin per controllare i preparativi; nel frattempo lo Stavka aveva preparato e diramato il 10 ottobre le direttive definitive con le indicazioni dettagliate operative per il Fronte Occidentale e per il Fronte di Kalinin[26].
Il piano operativo per l'operazione Marte prevedeva un offensiva combinata sui due lati del saliente di Ržev da parte dell'ala destra del Fronte occidentale e dell'ala sinistra del Fronte di Kalinin; la 9ª Armata tedesca doveva essere accerchiata e distrutta, la piazzaforte di Ržev sarebbe stata liberata e la linea ferroviaria Mosca-Velikie Luki sarebbe tornata disponibile[27]. Il Fronte occidentale del generale Ivan Konev avrebbe attaccato sul lato orientale del saliente con la 20ª Armata e la 31ª Armata, supportate da due corpi corazzati e un corpo di cavalleria che, dopo lo sfondamento sarebbero avanzati verso Syčëvka; contemporaneamente il Fronte di Kalinin del generale Maksim Purkaev avrebbe attaccato il lato occidentale del saliente di Ržev con la 41ª Armata, supportata da due corpi meccanizzati a sud di Belyj e con la 22ª Armata, rinforzata da un altro corpo meccanizzato, lungo la valle del fiume Lučosa; le forze mobili sovietiche avrebbero dovuto avanzare rapidamente verso est e congiungersi con le unità del Fronte occidentale provenienti da Syčëvka, completando l'accerchiamento della 9ª Armata[28]. Era previsto infine un attacco secondario della 39ª Armata a nord del saliente, nel settore del fiume Tudovka. Dopo la distruzione delle forze tedesche, le armate sovietiche si sarebbero rapidamente raggruppate in preparazione della successiva operazione Giove; in questa seconda offensiva era previsto l'intervento in direzione di Vjaz'ma di altre due armate, di due corpi corazzati supplementari e potenzialmente anche dell'intera 3ª Armata corazzata[29]. In totale, l'operazione Marte avrebbe impegnato 667.000 soldati e circa 1.900 mezzi corazzati, che sarebbero stati rinforzati per l'eventuale operazione Giove da altri 415.000 uomini e 1.265 carri armati[30]; nel complesso lo Stavka prevedeva l'impiego di 31 brigate corazzate, 54 reggimenti di artiglieria, 30 battaglioni mortai, 23 reggimenti anticarro, 20 battaglioni del genio, un reggimento e 18 battaglioni mortai pesanti Katjusa[31].
Durante il mese di ottobre il generale Žukov si spostò continuamente tra il fronte di Ržev e il settore Don-Stalingrado controllando, insieme al generale Vasilevskij, i preparativi e la pianificazione sia dell'operazione Marte che dell'operazione Urano; in questa fase il generale prese due importanti decisioni. A causa delle continue piogge, il generale Žukov, dopo aver consultato i generali Konev e Purkaev, richiese e ottenne da Stalin l'autorizzazione a rinviare ulteriomente l'operazione Marte che alla fine venne definitivamente stabilita con inizio il 25 novembre; di conseguenza l'offensiva sarebbe iniziata dopo l'operazione Urano che venne programmata alla fine per il 19 novembre; in questo modo era possibile che i tedeschi avrebbero dovuto indebolire il settore di Ržev per rinforzare invece il settore di Stalingrado[32]. Inoltre il generale Žukov decise di ritirare il 2º Corpo meccanizzato, inizialmente assegnato alla 41ª Armata, per lasciarlo in riserva a disposizione per un eventuale attacco su Velikie Luki e poi su Smolensk, secondo il piano "Giove"[33]. Con Stalin, il generale sembrò piuttosto fiducioso sulle possibilità di successo dell'operazione Marte; il 16 novembre egli ritornò a Mosca da dove controllò l'inizio, al mattino del 19 novembre 1942, dell'operazione Urano; nella stessa serata partì in aereo per Toropec, quartier generale del Fronte di Kalinin[34].
Le difese tedesche nel saliente di Ržev
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Il colonnello Reinhard Gehlen, l'efficiente e stimato responsabile del servizio informazioni dell'esercito tedesco per il Fronte orientale, Fremde Heeres Ost, a partire dall'estate 1942 aveva presentato valutazioni ampiamente discordanti sui possibili piani offensivi sovietici per la campagna invernale 1942-43; in un primo tempo il 29 agosto aveva indicato che probabilmente il nemico avrebbe attaccato il Gruppo d'armate Centro, in particolare nel settore di Ržev, in un secondo momento invece aveva ipotizzato che i sovietici avrebbero concentrato le loro forze principali nel settore meridionale di Stalingrado, quindi il 17 settembre era tornato ad indicare il settore centrale del fronte e in particolare il saliente di Ržev come il piu probabile obiettivo dell'offensiva invernale sovietica[35]. Altre fonti segrete sembravano confermare le valutazioni del colonnello Gehlen; la famosa spia "Max", attiva all'interno del massimo livello del potere sovietico, comunicò che il 4 novembre 1942 si era svolta una conferenza segreta al Cremlino dei dirigenti sovietici che avevano deciso di passare all'offensiva nel Caucaso, a Voronež, a Leningrado e a Ržev; tra i possibili obiettivi non era stato indicato il settore di Stalingrado[36]. Il colonnello Gehlen, riteneva che i sovietici non avessero forze sufficienti per sferrare due offensive contemporaneamente durante l'inverno; egli quindi, almeno fino alla seconda settimana di novembre, continuò a identificare nel settore del Gruppo d'armate Centro, l'obiettivo dell'offensiva principale nemica.
Il generale Walter Model, il comandante della 9ª Armata dal gennaio 1942, condivideva le valutazioni del generale Gehlen; egli disponeva anche delle notizie fornite dal colonnello Buntrock, capo del servizio informazioni della sua armata, che il 29 ottobre aveva confermato che i sovietici sembravano concentrare le forze nel saliente di Ržev in preparazione di una offensiva a tenaglia per distruggere la 9ª Armata e poi proseguire in direzione di Smolensk[37]. Il generale Model era un ufficiale esperto, tenace e combattivo, coraggioso protagonista in molte battaglie difensive superate con successo dalle sue truppe; egli non sottovalutava i rischi della situazione delle sue forze e temeva un nuovo attacco che avrebbe potuto mettere in crisi lo schieramento tedesco come si era verificato nei sanguinosi combattimenti di agosto 1942[38]. Il comandante della 9ª Armata aveva cercato di rinforzare le linee, preparare le sue truppe e portare avanti le riserve disponibili; contemporaneamente aveva allertato il feldmaresciallo von Kluge, comandante del Gruppo d'armate Centro.

La 9ª Armata schierava quattro corpi d'armata per difendere il saliente di Ržev: a est, nel settore dei fiumi Vazuza e Osuga, era posizionato il 39° Panzerkorps del generale Hans-Jürgen von Arnim con tre divisioni fanteria e la 5. Panzer-Division in prima schiera, rinforzati dalla 9. Panzer-Division che si trovava in riserva nella zona di Syčëvka. Nel settore più a ovest, tra la città di Ržev e il fiume Osuga, era schierato il XXVII Corpo d'armata del generale Walter Weiss con sei divisioni di fanteria e la 14ª Divisione motorizzata in riserva; la punta del saliente fino alla valle del fiume Lučosa era difesa dal XXIII Corpo d'armata del generale Carl Hilpert con tre divisioni fanteria e la Panzergrenadier-Division Großdeutschland in riserva; infine il lato occidentale del saliente tra il fiume Lučosa e la città di Belyj era difeso dal 41° Panzerkorps del generale Josef Harpe con altre tre divisioni fanteria e una divisione cavalleria SS[39]. Il generale Model disponeva inoltre della 1. Panzer-Division schierata come riserva d'armata al centro del saliente[40]. Nel complesso la 9ª Armata era bene organizzata nel saliente di Ržev; erano disponibili riserve di munizioni ed equipaggiamenti, le posizioni difensive erano accuratamente preparate e l'artiglieria erano pronta; il generale Model disponeva in totale di 270.000 soldati e circa 650 mezzi corazzati; inoltre alcuni giorni prima del 25 novembre, disertori sovietici informarono il comando tedesco dell'imminente offensiva dell'Armata Rossa, indicando il giorno e l'ora dell'attacco iniziale[41].
A Smolensk, quartier generale del Gruppo d'armate Centro il feldmaresciallo von Kluge era particolarmente allarmato per la situazione strategica complessiva sul Fronte orientale; egli era stato informato dell'offensiva sovietica iniziata il 19 novembre 1942 sul fronte meridionale e temeva di dover presto trasferire, su ordine del comando supremo, le sue preziose riserve mobili verso il settore di Stalingrado che era in grande difficoltà. Il feldmaresciallo inoltre aveva informazioni che il generale Žukov non si trovava nel settore di Stalingrado ed ipotizzava che il famoso generale sovietico si trovasse nel suo fronte per sferrare un'altra offensiva contro il saliente di Ržev[42]. Il comandante del Gruppo d'armate Centro quindi iniziò a mettere in allarme le sue riserve strategiche; la 19. Panzer-Division e la 20. Panzer-Division erano schierate a sud di Velikie Luki e vicino a Veliž, mentre la 12. Panzer-Division iniziò a muovere da Orël verso nord; con queste forze mobili il feldmaresciallo von Kluge riteneva di poter far fronte ad una situazione di pericolo in caso di offensiva nemica[43].
L'offensiva sovietica
[modifica | modifica wikitesto]L'attacco del Fronte occidentale
[modifica | modifica wikitesto]L'offensiva del Fronte occidentale del generale Ivan Konev sul lato orientale del saliente di Ržev ebbe inizio al primo mattino del 25 novembre 1942 con un pesante fuoco di artiglieria che si prolungò per novanta minuti; l'attacco venne sferrato in condizioni climatiche sfavorevoli con neve e nuvole basse che intralciarono fortemente il tiro dell'artiglieira sovietica. Nonostante il grande volume di fuoco che colpì pesantemente le linee tedesche del 39° Panzerkorps del generale von Arnim, i difensori riuscirono a resistere e mantennero le loro posizioni principali in attesa dell'attacco della fanteria[44]. L'assalto dei sovietici venne condotto con coraggio e determinazione attraverso il corso ghiacciato del fiume Vazuza ma le divisioni della 20ª Armata del generale Kirjuchin subirono forti perdite sotto il tiro delle postazioni difensive tedesche; l'attacco non ebbe successo nel settore della 31ª Armata del generale Polenov e sul fianco destro della 20ª Armata dove la 102ª Divisione fanteria tedesca organizzò una difesa efficace e respinse tutti gli assalti; anche l'attacco sul fianco sinistro della 20ª Armata venne fortemente contrastato dalla 78ª Divisione fanteria e dalla 5. Panzer-Division che mantennero le posizioni e distrussero molti carri armati nemici[45]. La 20ª Armata sovietica invece raggiunse alcuni successi al centro dove venne sfondata il primo giorno la posizione principale tedesca; alcuni reparti della 78ª Divisione fanteria e della 5. Panzer-Division cedettero; i sovietici avanzarono e costituirono un'ampia testa di ponte oltre il fiume Vazuza; lo stesso quartier generale della 5. Panzer-Division rischiò di essere travolto[46].

Nella notte il generale Konev, nonostante il limitato terreno disponibile nella testa di ponte conquistata sul Vazuza, prese la decisione di far intervenire subito le sue riserve; i nuovi piani prevedevano la concentrazione e l'attacco immediato del 6° Corpo corazzato del generale Pol' Matisovič Arman con 170 carri armati, seguito dietro dal 2° Corpo di cavalleria della Guardia del generale Vladimir V. Krjukov. Le riserve di fanteria, la 1ª Divisione fucilieri della Guardia e l'8° Corpo fucilieri della Guardia, si sarebbero a loro volta concentrate nella testa di ponte per supportate l'avanzata delle unità meccanizzate; in totale sarebbero entrati in azione 30.000 fucilieri, 10.000 cavalieri e 200 mezzi corazzati; i generale Konev e Kirjuchin non tennero conto della ristrettezza di spazio e della carenza di vie di comunicazione logistiche per sostenere forze così numerose[47]. A causa della scarsita di strade disponibili e per il peggioramento del tempo con neve abbondante, i movimenti e i preparativi delle unità meccanizzate sovietiche subirono grandi ritardi e solo alle 14.00 il 6° Corpo corazzato iniziò il suo attacco dalla testa di ponte in direzione della strada maestra Ržev-Syčëvka. Nel frattempo il comando tedesco del 39° Panzerkorps cercava di rafforzare lo schieramento delle sue forze e portava avanti le riserve della 9. Panzer-Division per affrontare il nuovo assalto[48]. Il tardivo attacco del 6° Corpo corazzato mise in forte difficoltà i tedeschi, i carri sovietici avanzarono e raggiunsero la strada maestra, ma subirono perdite elevatissime di fronte alla tenace resistenza tedesca e ai primi contrattacchi sui fianchi delle riserve, oltre la metà dei carri armati furono messi fuori uso; inoltre le unità di cavalleria e fucilieri, rimasti indietro, non entrarono in azione, e, a causa del maltempo, gli aerei e l'artiglieria sovietica non poterono intervenire in modo decisivo[49]. La sera del 26 novembre il generale Žukov raggiunse il posto di comando della 20ª Armata e si incontrò con i generali Konev e Kirjuchin; egli criticò aspramente i due ufficiali per gli errori e ordinò perentoriamente di riprendere al più presto l'attacco oltre la strada maestra[50].
Nonostante le risolute indicazioni del generale Žukov, nei due giorni seguenti, 27 e 28 novembre, le truppe sovietiche del Fronte occidentale ebbero ancora grandi difficoltà logistiche e subirono pesanti perdite; non fu possibile allargare l'area dello sfondamento, mentre l'indebolito 6° Corpo corazzato rimase fermo il 27 novembre per riorganizzarsi e far affluire i rifornimenti. I tedeschi mantennero il controllo sui due fianchi e respinsero tutti gli attacchi dei fucilieri, mentre gli aerei della Luftwaffe e l'artiglieria colpirono duramente le unità sovietiche[51]. Le difficili condizioni meteorologiche continuarono ad intralciare le operazioni offensive sovietiche; in particolare il 2° Corpo di cavalleria della Guardia perse molto tempo negli spostamenti e solo il 28 novembre riuscì finalmente a ricongiungersi con il 6° Corpo corazzato. Nella notte del 27-28 novembre finalmente il 6° Corpo corazzato del generale Arman riprese ad avanzare e questa volta ebbe successo; le brigate corazzate raggiunsero e superarono la strada maestra e proseguirono verso ovest; la cavalleria subì forti perdite ma alcuni reparti riuscirono ugualmente ad avanzare insieme ai mezzi corazzati[52]. I resti del 6° Corpo corazzato, sceso a circa 40 carri armati, e una parte del 2° Corpo di cavalleria alla fine del 28 novembre si trovavano a ovest della strada maestra ma quasi isolati dal resto della 20ª Armata, esposti ai contrattacchi tedeschi e con precarie vie di collegamento con le retrovie. Il generale Žukov, informato dei successi del Fronte di Kalinin sul lato occidentale del saliente di Ržev, ritenne in un primo momento che le truppe del Fronte occidentale avrebbero dovuto perseverare e mantenere le posizioni quasi isolate a ovest della strada maestra; in un secondo momento tuttavia egli, temendo che i resti del 6° Corpo corazzato e della cavalleria avrebbero rischiato di essere tagliati fuori e distrutti, diede ordine al generale Konev di far ripiegare le truppe a est della strada maestra[53].
Sfondamento del Fronte di Kalinin
[modifica | modifica wikitesto]Avanzata a sud di Belyj
[modifica | modifica wikitesto]L'offensiva del Fronte di Kalinin del generale Purkaev ebbe inizio alle ore 09.00 del 25 novembre 1942; nel settore a sud di Belyj era schierata la 41ª armata del generale German Tarasov che passò all'attacco con le divisioni fanteria dell'eccellente 6° Corpo di fucilieri della Guardia. L'attacco, preceduto da un potente sbarramento d'artiglieria, venne sferrato da masse di fanteria equipaggiata con tute bianche invernali, sotto una leggera nevicata, ed ebbe successo; le difese tedesche dell'inesperta 2. Luftwaffen-Feld-Division, una delle nuove divisioni campali costituite da settembre 1942 con personale proveniente dai pletorici reparti non combattenti della Luftwaffe, vennero completamente sfondate[54]. I fucilieri sovietici superarono rapidamente la prima linea difensiva tedesca e poi attaccarono e travolsero anche la seconda linea; solo piccoli gruppi isolati di soldati tedeschi organizzarono nuclei di resistenza per rallentare l'avanzata e evitare un crollo completo. Una divisione e due brigate sovietiche avanzarono direttamente verso est in direzione del fiume Nača, mentre a nord dell'area di sfondamento principale la 150ª Divisione fucilieri ebbe maggiori difficoltà e venne trattenuta dalla tenace difesa tedesca a protezione dell'accesso da sud all'importante piazzaforte di Belyj[55]. Al cader della notte del 25 novembre, primo giorno dell'offensiva, il generale Tarasov diede ordine al generale Michail Dmitrevič Solomatin, comandante del potente 1º Corpo meccanizzato, di iniziare a muovere i suoi carri armati ed entrare in battaglia avanzando energicamente in profondità[56].

La situazione del 41° Panzerkorps era divenuta subito critica a causa del cedimento di due reggimenti della 2. Luftwaffen-Feld-Division e di un reggimento della 246ª Divisione fanteria; il generale Harpe prese misure immediate per cercare di controllare la situazione, mentre il generale Model si recò al posto di comando del 41° Panzerkorps per concordare le decisioni tattiche[57]. Era essenziale difendere ad oltranza la fortezza di Belyj a nord dello sfondamento e coprire le linee a est del fiume Nača; il generale assegnò di rinforzo la 1. Panzer-Division; inoltre venne richiamato a sud un kampfgruppe della Divisione Grossdeutschland. Le disposizioni dei generali Model e Harpe prevedevano che due gruppi della 1. Panzer-Division avrebbero dovuto sbarrare l'accesso a Belyj da sud, mentre altri reparti della 1. Panzer-Division avrebbero cercato di difendere a est la linea del fiume Nača; il generale Model inoltre richiese al Gruppo d'armate Centro l'assegnazione di una ulteriore divisione di rinforzo[58].
Il 26 novembre alle ore 10.00 il generale Solomatin mise in movimento i suoi carri armati, oltre 220 mezzi corazzati, verso est; mentre le divisioni fucilieri del generale Tarasov riprendevano gli attacchi da sud verso Belyj di fronte alla tenace resistenza tedesca, il 1° Corpo meccanizzato raggiunse subito importanti successi. Le deboli difese tedesche erano già in parte disgregate e i carri armati sovietici poterono avanzare rapidamente, superarono il fiume Vena e proseguirono verso il fiume Nača. Le truppe tedesche erano quasi scomparse in questo settore, mentre a sud di Belyj invece i nuovi attacchi della 41ª Armata vennero respinti e il generale Tarasov nella notte ordinò al generale Solomatin di continuare ad avanzare verso est ma il comandante della 41ª Armata decise di dirottare una parte delle sue forze meccanizzate verso nord e nord-est per aggirare il caposaldo di Belyj da est[59]. Nel frattempo il generale Harpe aveva cercato di consolidare e rafforzare le posizioni del 41° Panzerkorps; elementi della 1. Panzer-Division del generale Walter Krüger e della Divisione Grossdeutschland riuscirono a respingere i nuovi attacchi a Belyj, mentre altri kampfgruppen improvvisati della 1. Panzer-Division erano in movimento per contrastare l'avanzata del generale Solomatin. Nel frattempo il comando del Gruppo d'armate Centro era intervenuto nella battaglia assegnando di rinforzo al generale Model il XXX Corpo d'armata del generale Maximilian Fretter-Pico; questa formazione avrebbe preso il controllo della 19. Panzer-Division e della 20. Panzer-Division e stabilizzato la situazione a Belyj, inoltre stava anche per intervenire la 12. Panzer-Division di cui era previsto l'arrivo sul campo di battaglia entro il 30 novembre[60].
Sotto la pressione dei generali Purkaev e Žukov che premevano per continuare l'offensiva con la massima energia, il generale Tarasov il 27 novembre riprese gli attacchi da sud verso Belyj, e contemporaneamente diede ordine al generale Solomatin di accelerare la sua avanzata verso est. La battaglia di Belyj continuò per tutto il giorno; gli attacchi dei fucilieri della 41ª Armata furono di nuovo respinti e i tedeschi, rinforzati con il kampfgruppe Kassnitz e il kampfgruppe Wietersheim, si difesero con efficacia, inflissero pesanti perdite al nemico e sferrarono anche contrattacchi locali. A metà mattina il generale Solomatin più a sud iniziò l'avanzata verso est con due brigate mccanizzate del 1° Corpo meccanizzato; nonostante la carenza di strade, la distruzione da parte tedesca dei ponti sui corsi d'acqua, la fitta nebbia e la densa foresta, i carri armati sovietici avanzarono rapidamente verso est e sud-est e raggiunsero il fiume Nača, una brigata riuscì subito ad attraversare il fiume ed a proseguire la marcia verso il fiume Vop. Le altre due brigate del generale Solomatin stavano avanzando più a nord ma incontrarono maggiore resistenza e non poterono raggiungere il fiume; inoltre il generale Tarasov disperse in parte la potenza d'urto del 1° Corpo meccanizzato, inviando a nord un'altra brigata meccanizzata con l'obiettivo di aggirare il caposaldo di Belyj e attaccarlo da est. Nel campo tedesco la situazione era ancora difficile; a Belyj i reparti della Divisione Grossdeutschland e della 1. Panzer-Division continuavano a respingere tutti gli attacchi sovietici, ma a sud le difese tedesche erano quasi inesistenti; solo i reparti della 1. Panzer-Division al comando del colonnello von der Meden erano in avvicinamento per cercare di tamponare la falla.
Battaglia nella valle della Lučosa
[modifica | modifica wikitesto]La controffensiva tedesca
[modifica | modifica wikitesto]Bilancio e conclusione
[modifica | modifica wikitesto]L'offensiva, strategicamente fallita, si trasformò in una serie di combattimenti particolarmente sanguinosi, specie per le truppe sovietiche; le forze tedesche, solidamente schierate a difesa dall'abile generale Walther Model e dotate di cospicue riserve corazzate, riuscirono a contenere gli sfondamenti iniziali delle unità meccanizzate sovietiche e, favoriti anche dal maltempo e dall'impraticabilità delle strade che rallentò l'avanzata, contrattaccarono con successo, accerchiando numerose formazioni nemiche e infliggendo perdite particolarmente pesanti all'Armata Rossa.
Storicamente, l'operazione Marte, costituisce parte delle cosiddette "battaglie di Ržev", che avvennero presso Ržev, Sychevka e Vjaz'ma dal gennaio 1942 al marzo 1943. Le battaglie divennero conosciute come massacro di Ržev (Ржевская мясорубка) per l'alto numero di perdite e per i sostanziali e ripetuti fallimenti strategici sovietici.
Nel 1999 lo storico statunitense David Glantz, in una delle sue opere più famose e controverse, ha sostenuto che l'offensiva nei progetti dello Stavka era altrettanto, se non più, importante della simultanea operazione Urano sul fronte di Stalingrado, e che la sua minimizzazione (da parte della storiografia sovietica) in attacco di diversione per sostenere l'operazione a Stalingrado fu un espediente propagandistico per mascherare il suo completo fallimento.
In realtà già all'epoca dei fatti sembra che Stalin considerasse l'operazione Marte principalmente un'offensiva di diversione per attirare le riserve tedesche e favorire la riuscita dell'operazione Urano; nel messaggio riservato inviato dal dittatore sovietico al presidente Franklin Roosevelt il 28 novembre 1942 Stalin scrisse che "nel settore di Stalingrado" i sovietici avevano ottenuto "qualche successo" e che era stato deciso di "iniziare operazioni sul fronte centrale per impedire all'avversario di trasferire le proprie forze a sud"[61].
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ J. Lopez, Žukov. Il martello dell'est, p. 501.
- ↑ C.Bellamy, Guerra assoluta, p. 627. I dati si riferiscono alle forze realmente impiegate nella battaglia; le forze complessive sovietiche disponibili, incluse le riserve dello Stavka, ammontavano a 1 900 000 soldati, 3 300 carri armati e 1 100 aerei, v. C.Bellamy, Guerra assoluta, p. 611.
- ↑ G.Scotoni, L'Armata Rossa e la sconfitta italiana, p. 170.
- ↑ J. Lopez, Žukov. Il martello dell'est, pp. 504-505.
- ↑ J. Lopez, Žukov. Il martello dell'est, p. 504.
- ↑ J. Lopez, Žukov. Il martello dell'est, pp. 498-506.
- ↑ P. Carell, Operazione Barbarossa, pp. 437-453.
- ↑ R. Cartier, La seconda guerra mondiale, pp. 485-490.
- ↑ AA.VV., Germany and the secondo world war, vol. VI, pp. 954-957.
- ↑ J. Lopez, Žukov. Il martello dell'est, pp. 476-477.
- ↑ J. Lopez, Žukov. Il martello dell'est, pp. 477-478.
- ↑ D. Irving, La guerra di Hitler, p. 608.
- ↑ J. Lopez, Žukov. Il martello dell'est, p. 477.
- ↑ J. Lopez, Žukov. Il martello dell'est, pp. 477-478.
- ↑ D. Irving, La guerra di Hitler, pp. 607-608.
- ↑ J. Lopez, Žukov. Il martello dell'est, pp. 481-483.
- ↑ J. Lopez, Žukov. Il martello dell'est, pp. 483-485.
- ↑ J. Erickson, The road to Stalingrad, pp. 389-390.
- ↑ D. Glantz, Endgame at Stalingrad book one, pp. 20-52.
- ↑ D. Glantz, Zhukov's greatest defeat, pp. 17-18.
- ↑ D. Glantz, Zhukov's greatest defeat, p. 18.
- ↑ J. Lopez, Žukov. Il martello dell'est, pp. 487-493.
- ↑ D. Glantz, Zhukov's greatest defeat, pp. 18-19.
- ↑ D. Glantz, Zhukov's greatest defeat, p. 20.
- ↑ J. Lopez, Žukov. Il martello dell'est, p. 499.
- ↑ D. Glantz, Zhukov's greatest defeat, pp. 20-22.
- ↑ D. Glantz, Zhukov's greatest defeat, p. 22.
- ↑ D. Glantz, Zhukov's greatest defeat, pp. 22-24.
- ↑ D. Glantz, Zhukov's greatest defeat, p. 24.
- ↑ C. Bellamy, Guerra assoluta, p. 627.
- ↑ D. Glantz, Zhukov's greatest defeat, p. 24.
- ↑ D. Glantz, Zhukov's greatest defeat, pp. 30-31.
- ↑ D. Glantz, Zhukov's greatest defeat, p. 31.
- ↑ J. Lopez, Žukov. Il martello dell'est, pp. 497-498.
- ↑ D. Glantz, Zhukov's greatest defeat, pp. 32-33.
- ↑ D. Glantz, Zhukov's greatest defeat, p. 37.
- ↑ D. Glantz, Zhukov's greatest defeat, pp. 33-34.
- ↑ D. Glantz, Zhukov's greatest defeat, pp. 31-32.
- ↑ D. Glantz, Zhukov's greatest defeat, p. 34.
- ↑ D. Glantz, Zhukov's greatest defeat, pp. 34-35
- ↑ J. Lopez, Žukov. Il martello dell'est, p. 501.
- ↑ D. Glantz, Zhukov's greatest defeat, pp. 44-45
- ↑ D. Glantz, Zhukov's greatest defeat, pp. 69-74
- ↑ D. Glantz, Zhukov's greatest defeat, pp. 77-82.
- ↑ D. Glantz, Zhukov's greatest defeat, pp. 82-85.
- ↑ D. Glantz, Zhukov's greatest defeat, pp. 85-87.
- ↑ D. Glantz, Zhukov's greatest defeat, pp. 86-87.
- ↑ D. Glantz, Zhukov's greatest defeat, pp. 89-91.
- ↑ D. Glantz, Zhukov's greatest defeat, pp. 91-93.
- ↑ D. Glantz, Zhukov's greatest defeat, pp. 94-95.
- ↑ D. Glantz, Zhukov's greatest defeat, pp. 96-97.
- ↑ D. Glantz, Zhukov's greatest defeat, pp. 102-106.
- ↑ D. Glantz, Zhukov's greatest defeat, pp. 109-110.
- ↑ D. Glantz, Zhukov's greatest defeat, pp. 110-115.
- ↑ D. Glantz, Zhukov's greatest defeat, pp. 114-115.
- ↑ D. Glantz, Zhukov's greatest defeat, p. 114.
- ↑ D. Glantz, Zhukov's greatest defeat, p. 115.
- ↑ D. Glantz, Zhukov's greatest defeat, pp. 115-117.
- ↑ D. Glantz, Zhukov's greatest defeat, pp. 119-122.
- ↑ D. Glantz, Zhukov's greatest defeat, pp. 122-126.
- ↑ Altamente confidenziale, il carteggio segreto di Stalin con Churchill, Roosevelt, Atlee, Truman, vol. II, p. 44.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Chris Bellamy, Guerra assoluta, Einaudi 2010
- David M. Glantz, Zhukov's Greatest Defeat: The Red Army's Epic Disaster in Operation Mars, 1942 (1999). ISBN 0-7006-0944-X.
Altri progetti
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Operazione Marte, su battlefield.ru. URL consultato il 30 gennaio 2008 (archiviato dall'url originale il 17 settembre 2009).
- Operazione "Marte" - La Seconda Offensiva a Rzhev. Novembre-dicembre 1942, su rkkaww2.armchairgeneral.com. URL consultato il 30 gennaio 2008 (archiviato dall'url originale il 4 marzo 2010).

