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Barca solare di Cheope

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Barca solare di Cheope
BERJAYA
Resti della barca
Descrizione generale
TipoBarca solare
Destino finaleSepolta sotto la sabbia
StatoEsposta nel Grande museo egizio
Caratteristiche generali
Lunghezza43,4 m
Larghezza5,9 m
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La barca solare di Cheope è una delle imbarcazioni più antiche del mondo. Perfettamente intatta, fu sigillata in una fossa accanto alla piramide di Cheope intorno al 2500 a.C., durante la IV dinastia egizia.

Precedentemente conservata nel museo delle barche solari progettato dall'architetto italiano Franco Minissi, nell'agosto 2021 è stata trasferita definitivamente nel Grande museo egizio di Giza.[1]

L'imbarcazione fu scoperta dagli archeologi nel 1954 nella piana di Giza, in una fossa sul lato sud della Grande Piramide. Racchiusa in una camera ermeticamente sigillata, la barca era scomposta in 1224 pezzi il cui legno si era conservato intatto per più di 4600 anni: per la sua ricostruzione sono occorsi 13 anni. Lunga circa 43 metri, ha cinque remi per lato più due a poppa, con funzione di timoni.

Poco dopo fu scoperta un'altra barca che però, a causa delle cattive condizioni di conservazione, è stata lasciata all'interno della fossa navicolare originaria.

Problemi ancora irrisolti

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Una delle domande alle quali si è cercato di dare risposta è quale fosse la funzione di queste imbarcazioni. Nei rilievi dell'Antico Egitto sono spesso raffigurate barche simili: ne è esempio un modello di barca trovato in una tomba di Deir el-Bersha, che reca la riproduzione di una mummia in viaggio verso la sepoltura. Gli egittologi propendono nel credere che anche il sovrano Cheope sia stato trasportato verso la tomba su un'imbarcazione funeraria simile, ma non si spiegano come mai sarebbe stata sepolta a così poca distanza da un'altra barca dello stesso tipo, oltre che tagliata in 1224 pezzi.

A questi interrogativi non si è riusciti a dare una risposta, considerando anche che le “barche solari” sono presenti fin dalle prime dinastie e si ritrovano anche nella IV; mancano invece nella III (Huni) e nel primo sovrano della IV (Snefru).

Simbologia religiosa

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I "Testi delle piramidi", scritti a partire dalla fine della V dinastia, fanno riferimento a due visioni dell'oltretomba egizio:

  • la prima, più antica e risalente alla I dinastia, descrive una rinascita stellare del sovrano e del fatto che il suo ka sarebbe diventato un "luminoso" della Duat, come una stella della costellazione di Orione;
  • la seconda, più recente, indicava l'oltretomba ad occidente, dove ogni giorno il Sole (personificato nel dio Atum) tramonta: i testi risentono della teologia di Ra, secondo cui il sovrano, dopo la sua rinascita, avrebbe seguito l'orbita del Sole in processione dietro le barche sacre degli dei.

Tutti gli egittologi sono concordi nel ritenere che questo culto diventò importante soprattutto con Chefren. Viene, dunque, a cadere l'ipotesi della "barca solare"; infatti, se prima di Chefren le anime dei sovrani erano destinate, come dicono i "Testi delle piramidi", a volare nella Duat, nella regione di Orione, per rinascere luminosi come stelle, riesce difficile definire il ruolo di una “barca solare”. Allo stato attuale delle conoscenze, legate alla casualità dei ritrovamenti archeologici, l'egittologia non è in grado di dare risposte certe.

Galleria d'immagini

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  1. Rodolfo Calò, Il Cairo, spostata la 'barca solare' di Cheope, su ansa.it, 7 agosto 2021. URL consultato l'8 agosto 2021.

Voci correlate

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Altri progetti

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