Roy Childs

Roy Alan Childs Jr.[1] (Buffalo, 4 gennaio 1949 – Miami, 22 maggio 1992) è stato un saggista e oratore statunitense, tra le figure di riferimento del libertarismo e dell'anarcocapitalismo negli Stati Uniti durante gli anni Sessanta e Settanta del Novecento, movimento che contribuì a popolarizzare tramite la sua collaborazione con la rivista Libertarian Review e il lavoro di critico e recensore per la casa editrice Laissez Faire Books.[2]
Biografia
[modifica | modifica wikitesto]Roy Childs nacque a Buffalo il 4 gennaio 1949 e cominciò già in giovinezza a interessarsi del pensiero libertario e individualista, al punto che, giunto al liceo nel 1962, aveva già letto vari classici di queste correnti di pensiero. Nel 1965 Roy lesse il libro di Ayn Rand La fonte meravigliosa e lo trovò così sconvolgente rispetto alle sue credenze religiose da dare fuoco alla propria copia. Si riavvicinò comunque al pensiero randiano leggendo successivamente Antifona e La rivolta di Atlante. In questo periodo entrò in contatto anche con L'azione umana di Ludwig von Mises, rimanendone affascinato, e dichiarò che Discovery of Freedom di Rose Wilder Lane - ricevuto in regalo il Natale precedente il suo diciassettesimo compleanno - fu il libro che più contribuì a renderlo libertario.[1]
Nel 1966, dopo il diploma, si iscrisse all'Università di New York a Buffalo con l'obiettivo di ottenere un dottorato e diventare successivamente professore universitario. Nello stesso anno si interessò agli studi di Robert LeFevre e nel 1967 ottenne una borsa di studio che gli consentì di partecipare gratuitamente ai corsi del professore, sul quale fece un'ottima impressione durante l'estate del 1967. Durante questo corso Childs pubblicò il suo primo articolo, The Contradiction in Objectivism, nel quale giungeva alla stessa conclusione a cui era arrivato Murray Rothbard un decennio prima: l'oggettivismo, portato alle sue conseguenze logiche, doveva condurre all'anarchia e non allo Stato minimo[1].
In questo periodo Childs fu tra i giovani libertari che si unirono a Murray Rothbard e Robert Liggio nel tentativo del movimento anarcocapitalista di operare una svolta a sinistra e di allearsi con la New Left,[3] risultando tra quei pensatori che ritenevano che la teoria della proprietà anarcocapitalista implicasse che buona parte dei titoli di proprietà esistenti non fosse valida e che ogni rivoluzione ne avrebbe comportato una ridiscussione, collocandosi così nella componente più a sinistra del movimento.[4]
Nel 1969 Childs inviò a una rivista di ispirazione oggettivista uno scritto intitolato Open letter to Ayn Rand,[1][5] nel quale tentava di riconciliare le posizione randiane con quelle rothbardiane; questa lettera non ricevette mai una risposta da parte di Rand.[6]
L'attività accademica libertaria di Childs fu accompagnata dall'attività di conferenziere e oratore di dibattiti in tutti gli Stati Uniti. Nel 1977 un suo intervento colpì Charles Koch che nel 1977 gli affidò la direzione della rivista di critica letteraria The Libertarian Review. Nel 1984 alla chiusura della rivista Childs rimase a Washington collaborando con il Cato Institute fino al 1984 quando cominciò a collaborare con Laissez Faire Books. In questo periodo Childs soffrì di gravi di problemi di salute per via della sua obesità. Il 22 maggio 1992 morì in un ospedale di Miami per delle complicazioni causate da un programma di perdita di peso a cui si era sottoposto. Alla sua morte il Cato Institute gli intitolò la sua biblioteca della sede di Washington mentre i suoi carteggi personali sono conservati nella Hoover Institution for War and Peace Studies dell'università di Stanford.[7].
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 3 4 Jeff Riggenbach, The Story of Roy A. Childs Jr. (1949–1992), su Ludwig von Mises Institute, 21 febbraio 2011. URL consultato il 2 aprile 2026 (archiviato dall'url originale il 7 novembre 2011).
- ↑ Hamowy, p. 61
- ↑ Adamo, p. 214.
- ↑ Adamo, p. 229.
- ↑ Roy A. Childs Jr., An Open Letter to Ayn Rand, in Rational Individualist, Agosto 1969. URL consultato il 1º marzo 2026.
- ↑ Iannello, p. 4.
- ↑ Hamowy, p. 62
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Ronald Hamowy (a cura di), The Encyclopedia of Libertarians, Thousand Oaks, Sage Publications, 2008, ISBN 978-1-4129-6580-4.
- Pietro Adamo, L'anarchismo americano nel Novecento - da Emma Goldman ai Black Block, San Giuliano Milanese, FrancoAngeli, 2016, ISBN 978-8891742759.
- Nicola Iannello, Il libertarianism: saggio bibliografico, in Etica & Politica / Ethics & Politics, V, n. 2, EUT Edizioni Università di Trieste, 2003. URL consultato il 24 febbraio 2026 (archiviato dall'url originale il 7 ottobre 2024).
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