Giardini Colonna
| Giardini Colonna | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | Lazio |
| Località | Marino |
| Informazioni generali | |
| Condizioni | distrutto |
| Costruzione | XVI secolo |
| Distruzione | XIX secolo |
| Uso | verde privato |
| Realizzazione | |
| Proprietario | Colonna |
| Committente | Ascanio Colonna |
I Giardini Colonna sono stati un complesso architettonico monumentale di Marino.
Storia
[modifica | modifica wikitesto]La creazione e l'ampliamento
[modifica | modifica wikitesto]Il rinnovamento urbanistico del centro storico medioevale di Marino dopo le distruzioni subite nel 1501 e nel 1526, è dovuto ad Ascanio I Colonna, probabilmente in relazione al passaggio dell'imperatore Carlo V d'Asburgo per Marino nel 1536,[2] e fu proseguito dal figlio Marcantonio II Colonna.[3] La ricostruzione di Palazzo Colonna venne affidata ad Antonio da Sangallo il Giovane; la costruzione è rimasta incompiuta circa ad un quarto di quanto progettato dall'architetto, forse a causa della partenza di Marcantonio per l'incarico di Vicerè di Sicilia nel 1577.[3] Contestualmente alla costruzione del Palazzo, centro dell'abitato intorno a cui si svolgevano tutte le funzioni della vita cittadina,[4] fu apertura la "Strada Nuova" (Via Roma), "generatore dell'asse viario maestro",[5] intorno cui si disporranno i giardini.
Un giardino utilizzato dalla famiglia Colonna durante la permanenza a Marino per "cavalchare o iocare, caciare" esisteva già nel 1535;[6] nel 1566 Marcantonio Colonna concesse al cardinale Giovanni Ricci da Montepulciano, che aveva nominato suo procuratore generale e governatore del suo Stato, l'uso del Palazzo, del parco e della vigna di Marino, vita sua natural durante.[7] Il catasto dei beni dei Colonna a Marino,[8] iniziato nel 1566 ma contenente anche annotazioni relative ad anni successivi,[9] documenta che nel 1588 si incominciò il rinnovamento dei giardini per iniziativa del cardinale Ascanio Colonna,[9] subentrato al padre Marcantonio nella titolarità del feudo alla sua morte, avvenuta nel 1584. All'epoca degli inizi degli interventi commissionati dal cardinale si distinguevano un "Giardino Vecchio", dell'estensione di circa un rubbio di terreno (poco più di un ettaro e mezzo), costituito da una piattaforma affaciata a meridione verso la vallata delle Cave di Peperino, ed un "Giardino Nuovo", la parte più vasta, creato incorporando un terreno di proprietà della chiesa di San Giovanni Battista al rione Castelletto.[10]
I primi interventi nei giardini furono eseguiti sotto la direzione di un "Guglielmo architetto", non altrimenti identificato,[11] e del campomastro Marcantonio Pedechino: nel "Giardino Vecchio" furono piantumati alberi, seminati ortivi, spianati i viali, create distese verdi e collocate spalliere profumate; il "Giardino Nuovo" venne spianato, nettato, cinto da mura e furono piantati novanta olmi,[12] pioppi e spalliere di "melangoli".[13]
Tra il 1590 ed il 1596[1] furono realizzati i portali di ingresso ai giardini[13] (i cosiddetti "Archi del Paradiso") e la Porta Romana,[13] lungo la "Strada Nuova", demolita nel 1889, su cui era affissa l'iscrizione:
ET QUAE CUPIT OTIA VIRTUS
DEFICIETQ[UE] NIHIL SI MENS
NON DEFICIT AEQUA
MDLXXXXVI»
«Se desideri la tranquillità
e l'otium qui la troverai
non ti manca nulla se
hai una mente in salute
1596»
Negli stessi anni (1591-1593) fu realizzato il viadotto-ponte (moderna Via Costa Batocchi), sotto la direzione dell'architetto Gaspare Guerra;[14] nel 1595 furono eseguiti lavori nel casino, attestato per la prima volta dai documenti.[15] A partire dal 1599 lavorò al completamento dei giardini l'architetto Girolamo Rainaldi, sotto la cui direzione vennero creati il complesso architettonico del "Museo" e le numerose fontane, oltre a sistemare il verde, creando due labirinti.[16][17] Durante il periodo in cui il cardinale Ascanio si trovò in Spagna (1600-1605), dove ricoprì la carica di viceré d'Aragona, i lavori proseguirono sotto il controllo della sorella, Costanza Colonna.[18]
La fama degli interventi commissionati da Ascanio Colonna nei suoi giardini di Marino attirò l'attenzione dei suoi contemporanei: mentre il cardinale di trovava in Spagna, nell'autunno 1600, vennero in visita ai giardini, provenienti da Frascati, i cardinali Simeone Tagliavia d'Aragona, Paolo Emilio Zacchia e Ottavio Acquaviva d'Aragona[19] (quest'ultimo al tempo era proprietario della villa tuscolana oggi nota come Villa Grazioli).
Dopo il rientro a Roma, al cardinale Ascanio fu riconosciuto da papa Paolo V il titolo di duca di Marino.[20] Morì nel 1608. Dopo il periodo di signoria di Marcantonio IV, detto "Il Connestabilino", divenne duca Filippo I Colonna, il quale eseguì importanti lavori nel feudo, realizzando tra l'altro le ville di Belpoggio e Bevilacqua. Nei giardini in questo periodo furono aggiunti il gioco della pallacorda (1627) ed un avancorpo nel casino del "Giardino Vecchio" (1630),[21] e vennero manutenuti i condotti delle fontane.[22]
La decadenza ottocentesca
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Dopo il 1770, l'intero sistema delle ville colonnesi gravitante intorno alla cittadina di Marino si avviò rapidamente al degrado, intaccato da alienazioni ad affittuari occasionali.[23]
Anche il complesso dei giardini venne concesso in affitto e ridotto ad area seminativa ed orti, come risulta nel Catasto gregoriano. L'intera proprietà all'inizio dell'Ottocento era amministrata da un fedecommesso: la particella 2010 era occupata da una "fontana", la 2011 da "muri diroccati", la 775 era una "casa ad uso di magazzino con corte", i Granai Colonna, la 778 era una "casa di proprio uso", cioè l'antico Casino, mentre le particelle 776, 777 e 779, corrispondenti all'antico "Giardino Nuovo", erano terreni seminativi. La famiglia Batocchi fu per un periodo affittuaria degli orti, lasciando il toponimo alla moderna Via Costa Batocchi.
Il 15 maggio 1877 fu votato in Consiglio comunale un "piano di ampliamento" della città di Marino verso la località San Rocco e nell'area degli ex-giardini ormai Orti Colonna.[24] Il sindaco, Sigismondo Zelinotti, il 16 ottobre 1877 scrisse al principe Giovanni Andrea Colonna chiedendo la disponibilità all'"amichevole acquisto" dell'area degli Orti, "allo scopo di costruirvi un mattatoio, un lavatoio aperto, un piccolo passeggio nonché di svilupparvi un nuoo tratto di starada obbligatoria in surrogazione di quella, la quale ttualmente si distende al Piazzale di S. Agostino, alla nominata Port Romana, che per la sua troppo ripoda pendenza rende l'accesso al paese molto difficile e pei veicoli in specie anche pericoloso".[25] Nel 1879 il Comune di Marino eseguì l'esproprio dell'area del "Giardino Nuovo", riconoscendo al principe una indennità di espropriazione di 11.660 lire.[26] Il progetto di correzione della "strada obbligatoria detta Romana", che fu effettivamente realizzato (moderne Viale Massimo d'Azeglio - Viale Giuseppe Mazzini), era stato redatto dall'ingegnere Luigi Pellini, e comprendeva anche lo spostamento della stazione della tranvia Portonaccio-Ciampino-Marino in un'area posta a sinistra di Via Giuseppe Garibaldi, coincidente con il sito dell'attuale Piazzale degli Eroi.[27] Il mattatoio sarà realizzato in un'area diversa da quella degli ex-giardini nel 1888.[28] Nel corso dei lavori "di correzione" fu anche alzata la quota stradale di Via Costa Batocchi,[29] decontestualizzando i portali dei vecchi giardini.
Nello stesso anno vennero deliberato l'abbattimento delle vecchie mura e la demolizione di Porta Giordana ("di niun decoro alla strada ed ai fabbricati con i quali si attacca")[30] e di Porta Romana. Per interessamento di Antonio Mercuri, ispettore onorario per la Soprintendenza, e del professor Ermilio Lazzaro, all'epoca direttore dell'Istituto statale d'arte Paolo Mercuri (1932-1939), l'epigrafe in latino che si trovava sopra la porta venne ricollocata nel 1935 sulla facciata del fabbricato all'angolo tra Via Roma e Viale Massimo d'Azeglio, adiacente alla porta demolita, accompagnata da un'epigrafe in travertino che ne spiega l'origine.[31]
Nel 1642, durante la pulizia dei condotti che portavano l'acqua alla fontana del giardino, nel praticello presso la torre detta "delli piccioni", fu rinvenuto uno scheletro "con una bellissima testa giovane con tutti li denti".[32]
L'urbanizzazione
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La parte centrale dell'ex-"Giardino Nuovo", ora circondata da quattro strade, nel 1898 fu destinata alla costruzione di un edificio scolastico.[33] Più tardi vi furono realizzati la scuola dell'infanzia e primaria "Massimo d'Azeglio" e la scuola media "Giacomo Carissimi". Negli anni Trenta, fu realizzata la palestra della Gioventù Italiana del Littorio, oggi utilizzata dall'Istituto comprensivo statale. L'edificio, ancora oggi noto come "ex-GIL", nal 2024 è stato trasferito dal patrimonio regionale a quello comunale.[34] Dal 1987 nel locale al piano terra dell'edificio ha sede il centro sociale autogestito "Ipo'".[35]
Nel 1904 l'ingegnere Achille Grandi chiese di edificare due villini, oltre al proprio, nel relitto dell'area ex-Orti Colonna, a destra della nuova strada.[36] Il Consiglio comunale concesse gratuitamente il permesso a costruire, uno per anno, quelli che ben presto divennero i tre "Villini Grandi". In uno dei villini, chiamato "Il Ghibellino", in Viale Giuseppe Mazzini n. 7, visse Giuseppe Ungaretti tra il 1931 ed il 1934;[37] nel periodo marinese il poeta eseguì la stesura finale dell'opera "Sentimento del tempo" (1933). Nel 1910 l'avvocato Edoardo Pompei ottenne la concessione per costruire un villino accanto ai tre preesistenti, pagando 2 lire al metro2.[38]
Nel corso degli anni Sessanta anche l'area dell'ex-Giardino Vecchio è stata completamente urbanizzata, con la costruzione del grande fabbricato che ospita la galleria commerciale "Il Paradiso", memoria degli antichi giardini, e delle palazzine di Via Costa Batocchi.
L'unica struttura rimasta dei vecchi giardini è il Casino, il quale, dopo un periodo di abbandono, fu acquistato e ristrutturato dallo scrittore Alberto Moravia intorno al 1960.[39] Moravia vendette in seguito la struttura allo scultore Umberto Mastroianni, che ebbe a dichiarare:
Mastroianni visse nel Casino Colonna dal 1968 fino alla sua morte, avvenuta nel 1998.[40] Nel 1983 il maestro ha ricevuto a Marino la visita del presidente della Repubblica Sandro Pertini.[40]
Descrizione
[modifica | modifica wikitesto]«Il Casino Colonna situato all'ingresso di Marino, a dodici miglia da Roma, è uno di quegli edifici che una modesta apparenza ha sottratto alla celebrità: [...] si potrebbe paragonare questa costruzione ad un bambino abbandonato di cui il più rinomato architetto vorrebbe essere il padre. [...] Nella semplicità del suo impianto e nella bellezza degli elementi decorativi impiegati, si riconosce il genio dei tanti uomini celebri che l'Italia ci ha fornito a modello.»
Dei giardini oggi non resta quasi più nulla.[41] Oltre a quanto emerge dalla documentazione dei lavori eseguiti, conservata presso l'Archivio Colonna, il loro aspetto si può desumere dalla descrizione fattane dagli architetti francesi Charles Percier e Pierre-François-Léonard Fontaine nella loro rassegna di ville celebri di Roma e dintorni, pubblicata nel 1809,[42] la quale però contiene delle inesattezze.[17]
I riferimenti cui sono stati accostati per similitudine i Giardini Colonna di Marino sono gli Orti Farnesiani sul Palatini, i giardini del Palazzo del Quirinale, il "giardino d'inverno" di Palazzo Farnese a Caprarola,[16] e la Villa Lante a Bagnaia.
Il Casino Colonna
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Il casino ha una pianta molto semplice: un salone o "camerone" affacciato verso la vallata a sud, cui si accadeva da un corridoio che separava altre due stanze, comunicanti solo con il salone. Più tardi fu aggiunto un avancorpo al piano terra verso nord. Al primo piano, l'edificio comunica con il livello superiore dei giardini attraverso un ponticello,[43] che scavalca un viale probabilmente coincidente con l'antico tracciato della Via Romana,[44] che dalla porta cittadina proseguiva verso le moderne vie dei Fienili e delle Pietrare, prima della rettifica attraverso il viadotto-ponte (Via Costa Batocchi).
Il piano terra era interamente decorato ad affreschi, solo parzialmente conservati. La volta a padiglione del salone è decorata a grottesche, che richiamano lo stile della Sala di Daniele del Palazzo del Laterano;[44] al centro dello specchio della volta campeggia lo stemma del cardinale Ascanio, attorniato da bandiere con la mezzaluna islamica, richiamo alla battaglia di Lepanto (7 ottobre 1571) cui partecipò il padre del cardinale. Nelle lunette del salone sono riprodotte le quattro Virtù cardinali (Prudenza, Giustizia, Temperanza, Fortezza). Sulle pareti del salone è dipinto un colonnato aperto immaginario, con riferimenti floreali alle rose (omaggio all'emblema araldico della madre del cardinale, Felice Orsini),[44] e la rappresentazione del paesaggio reale della vallata sottostante, in particolare del fontanile d'Ammonte. La decorazione del corridoio riprende sulle pareti il tema architettonico, mentre nella volta è affrescato un coro di angeli musicanti, accostati per somiglianza a quelli della cupola della cappella di San Francesco in Santa Maria in Trastevere.[44]
Gli affreschi sarebbero stati realizzati in tre fasi, tra il 1586 ed il primo decennio del XVII secolo;[43] più precisamente, sulla base dello studio delle Virtù, è stato fissato un termine post quem per la decorazione della volta del salone al 1591.[45] La riproduzione del fontanile d'Ammonte, realizzato nel 1598 su concessione proprio del cardinale Ascanio, consente di datare post quem quella rappresentazione.[45] Le fonti d'archivio documentano che alla decorazione pittorica lavorarono Scipione Quintili, tale Antonio Tedesco ed altre maestranze non altrimenti note ("Jacopo pittore" e "il Pittore di Cave").[45]
Il recupero degli affreschi fu effettuato nel 1960 durante il periodo in cui Alberto Moravia fu proprietario dell'edificio. Umberto Mastroianni, durante il suo periodo di permanenza nel casino (1968-1998), collocò nel giardino pertinente al casino una fontana ornamentale in peperino e le sue sculture "Uomo" (1942), "Omaggio a Copernico" (1971) e "Macchina sacrale" (1988).
Il Giardino Vecchio
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Sappiamo che tra "Giardino Nuovo" e "Vecchio" c'era un dislivello, colmato da "scale che scendeno à basso", due rampe di scale, tutt'ora esistenti.[44] Dalla corrispondenza tra il cardinale Ascanio Colonna e Girolamo Rainaldi siamo a conoscenza di alcune delle componenti architettoniche dei giardini. In particolare, nel 1599, il Rainaldi era impegnato nella sistemazione del "Museo" nel "Giardino Vecchio", probabilmente un locale a loggia sulle cui pareti erano dipinti Apollo e le Muse, sormontato da un parapetto a balaustra.[16][17]
Sul lato del giardino presso le mura di Marino esisteva una fontana "dei Baluardi",[17] collocata in mezzo a due baluardi delle mura (ancora riconoscibili tra i fabbricati moderni), uno rivolto verso la vallata, l'altro prossimo alla Porta Romana. La fontana era decorata con "palle" e maschere di leone.[16] Altre fontane la cui esistenza è attestata nel Giardino Vecchio furono la fontana "delle tre conchiglie", dotata di una peschiera rotonda e di una grotta sottostante, allieatata da "bollori";[16] la fontana "del cavallo Pegaseo", racchiusa in un chiosco o padiglione,[16][17] una fontana "dei Platani" (analoga a quelle esistenti nei giardini del Quirinale, a Villa Celimontana e negli Orti Farnesiani);[16] una "cascata grande", una "fontana tonda" decorata da "4 mascharetti", una cappella ed il "Concerto" delle quattro peschierette con scogli nel Giardino "segreto"[16] (giardino formale adiacente al casino).
Nel "Giardino Vecchio" è attestato anche un "Poggio dei cedri".[17]
Il Giardino Nuovo
[modifica | modifica wikitesto]Nel "Giardino Nuovo" i documenti attestano la presenza di una "fontana grande" (ancora esistente al tempo della redazione del Catasto gregoriano) decorata con "vasetti delli bullori"; c'erano poi statue raffiguranti cani, una fontana "degli Olmi", una fontana "dell'imbrecciata" ed una fontana "delle Quattro Sirene". Quest'ultima potrebbe essere stata disegnata dal fontaniere napoletano Giovanni Antonio Nigrone, come attestato da un disegno acquerellato destinato al cardinal Colonna per una fontana "in marina" conservato presso la Biblioteca nazionale Vittorio Emanuele III di Napoli.[46]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 Checchi, p. 222 nt. 58
- ↑ Armati, pp. 38-44
- 1 2 Calabrese, p. 12
- ↑ Paris, p. 144
- ↑ Calabrese, p. 23
- ↑ Checchi, p. 215 nt. 23
- ↑ Tomassetti, p. 213
- ↑ Archivio Colonna, III KC 2, Catasto di Marino.
- 1 2 Checchi, p. 214
- ↑ Checchi, pp. 216-217; Calabrese, p. 15, che però inverte l'identificazione dei giardini.
- ↑ Checchi, p. 217 nt. 38
- ↑ Checchi, p. 218 nt. 41
- 1 2 3 Checchi, p. 219
- ↑ Checchi, p. 220
- ↑ Checchi, p. 221
- 1 2 3 4 5 6 7 8 Checchi, pp. 222-223
- 1 2 3 4 5 6 Calabrese, p. 15
- ↑ Checchi, p. 224
- ↑ Checchi, p. 223
- ↑ Tomassetti, p. 216
- ↑ Tomassetti, p. 233
- ↑ Calabrese, p. 25
- ↑ Calabrese, p. 32
- ↑ Rufo-Fanasca-Rufo, p. 31.
- ↑ Rufo-Fanasca-Rufo, p. 32.
- ↑ Rufo-Fanasca-Rufo, p. 35.
- ↑ Rufo-Fanasca-Rufo, p. 34.
- ↑ Rufo-Fanasca-Rufo, pp. 63-64.
- ↑ Onorati 2005, p. 112
- ↑ Rufo-Fanasca-Rufo, p. 61.
- ↑ Rufo-Caracci-Fanasca-Scialis, pp. 241-242
- ↑ Tomassetti, p. 233 nt. 3
- ↑ Rufo-Fanasca-Rufo, p. 102.
- ↑ Marino – La palestra Ex Gil delle scuole D’Azeglio e Carissimi è ora di proprietà comunale, su castellinotizie.it. URL consultato il 20 settembre 2025.
- ↑ Il nome è in realtà un acronimo di "Iniziativa Proletaria Organizzata", che gioca sull'espressione dialettale "i po'" ("guarda un po'"). Marino. Sgombero dell’I Pò? Forte denuncia e appassionata testimonianza di uno dei fondatori: Coriolano Giorgi, su paconline.it. URL consultato il 20 settembre 2025.
- ↑ Rufo-Fanasca-Rufo, pp. 131-132.
- ↑ Ugo Onorati, Gli anni di Ungaretti a Marino. Momenti della vita quotidiana attraverso documenti anagrafici, scambi epistolari e altre testimonianze, in Ungaretti a Marino. Giornata di ricordi e onoranze, Marino 1990, pp. 29-30.
- ↑ Rufo-Fanasca-Rufo, p. 164.
- ↑ Rufo, p. 111.
- 1 2 Umberto Mastroianni, cittadino onorario di Marino, nel 20° anniversario della morte (di Ugo Onorati), su bellaterra.cat. URL consultato il 16 settembre 2025.
- ↑ Checchi, p. 233
- ↑ Percier-Fontaine, Plance LXIII
- 1 2 Calabrese, p. 19
- 1 2 3 4 5 Calabrese, p. 20
- 1 2 3 Checchi, p. 230
- ↑ Checchi, p. 223; Napoli, Biblioteca Nazionale, Ms. XII. G. 59-60.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Charles Percier e Pierre-François-Léonard Fontaine, Choix des plus célèbres maisons de plaisance de Rome et de ses environs, Parigi, 1809. URL consultato il 20 settembre 2025.
- Giuseppe Tomassetti, La Campagna Romana antica, medioevale e moderna, vol. IV, rist., Roma, 1976 [1910].
- Ferdinando Calabrese, Marino e i Colonna (1500 - 1800), Roma, De Luca Editore, 1981.
- Vittorio Rufo, Marino. Immagini di una città, Ciampino, Banca di Roma, 1991. ISBN non esistente
- Maria Antonietta Visceglia, Il viaggio cerimoniale di Carlo V dopo Tunisi, in Carlos V y la quiebra del humanismo politico en Europa (1530-1558), Madrid, Sociedad Estatal para la Conmemoración de los Centenarios de Felipe II y Carlos V, 2001, pp. 133-172. URL consultato il 10 settembre 2025.
- Carlo Armati, Interventi urbanistici a Marino in occasione della visita di Carlo V, in Il Tesoro delle Città. Strenna dell'Associazione Storia della Città, II, Roma, Edizioni Kappa, 2004, pp. 38-44.
- Ugo Onorati, La Piazza del Borgo alle Grazie, oggi Piazza Garibaldi, in Castelli Romani. Vicende - uomini - folclore, XLV (XIII n.s.), n. 4, luglio-agosto 2005, pp. 110-112.
- Tiziana Checchi, Le committenze del cardinale Ascanio Colonna a Marino. I giardini e il barco, in Giardini storici. Artificiose nature a Roma e nel Lazio (a cura di Cecilia Mazzetti di Pietralata), Roma, Gangemi Editore, 2009, pp. 213-234.
- Vittorio Rufo, Dania Fanasca; Valerio Rufo, Una storia in Comune (1870-1926), Marino, Comune di Marino, 2011. ISBN non esistente
- Matteo Giansanti, Marino e la via Castrimeniense, Marino, Archeoclub "Colli Albani", 2021.
- Vittorio Rufo, Alessio Caracci, Edoardo Scialis e Dania Fanasca, Una Storia in Comune. Marino - L'ascesa del Regime dal 1927 al 1935, II, Marino, Comune di Marino, 2023.
- Martina Denni, I percorsi del potere. Il cardinale Girolamo I Colonna fra strategia famigliare, Papato e Spagna, Roma, Università degli Studi di Roma "La Sapienza", 2024.
- Ugo Onorati, Borgo Garibaldi. Storia, archeologia, arte, monumenti e personaggi di un quartiere di Marino, Marino, 2025.
Voci correlate
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