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Squadra e compasso

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BERJAYA
Squadra e Compasso sovrapposti, con la lettera G nel mezzo.

L'abbinamento di squadra e compasso è un simbolo iconografico dell'arte medievale, oltre che uno dei più noti emblemi della massoneria: insieme con il Libro della legge sacra, la squadra e il compasso compongono le grandi luci della “libera muratorìa”.

BERJAYA
L'abbinamento di squadra e compasso è un simbolismo ricorrente da tempo nelle arti, come in questa illustrazione medievale degli Elementi di Euclide, dove compaiono in mano ad una figura magistrale femminile.

Composto da due utensili da lavoro dell'architetto e dei muratori, tale simbolo affonda le sue radici nelle corporazioni di arti e mestieri medievali, spesso come attributo principale della Geometria, una delle sette arti liberali del quadrivio. Talora veniva raffigurato nei dipinti rinascimentali come prerogativa di figure allegoriche dell'alchimia, oppure di sapienti, filosofi, astronomi, per indicare la misurazione e la comprensione delle leggi naturali.

Uno dei suoi simbolismi rimanda al tentativo di quadratura del cerchio, essendo il compasso associato alla rotondità spirituale del cielo, e la squadra alla solida materialità della terra, al fine di conciliare tra loro questi due opposti.[1]

In età moderna il loro uso congiunto si lega direttamente alla massoneria cosiddetta operativa, che lo attribuisce alla figura leggendaria di Hiram Abif. I simboli vennero congiuntamente utilizzati insieme in quest'ambito già a partire dal XVII secolo, ma è solamente nel secolo successivo che essi vengono effettivamente codificati, insieme agli altri simboli massonici.

Utilizzo massonico

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Nel complesso simbolismo massonico, essendo la massoneria basata su insegnamenti non dogmatici, non v'è interpretazione ufficiale per alcuno di questi simboli. La squadra è talora detta rappresentare la materia, ed il compasso lo spirito o la mente.[1] Ancora, la squadra può esser detta rappresentare il mondo del concreto, o la misura della realtà oggettiva, mentre il compasso rappresenta l'astrazione, un giudizio soggettivo, ed insieme possono anche simboleggiare l'opera creativa di Dio o del Grande Architetto.[1]

Il compasso può essere sottoposto, sovrapposto o intrecciato alla squadra, a voler significare l'interdipendenza fra i due; posizioni diverse indicano anche gradi differenti. Squadra e Compasso vengono spesso accompagnati dalla lettera G, simbolo anch'esso non unanimemente interpretato: in Italia, ad esempio, è spesso intesa come lettera iniziale dell'acronimo G.A.D.U. (Grande Architetto dell'Universo); nel mondo anglosassone il riferimento è alla parola inglese God (in italiano: Dio) ma la lettera G può essere interpretata anche come geometria, quale scienza sacra su cui si fonda l'ordine cosmico.

Testimonianze nell'Età dei Lumi

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Dalla Relazione della Compagnia de' Liberi Muratori (1746) attribuita a Valerio Angiolieri Alticozzi (ma di cui sono autori l'abate lucchese Carlo Antonio Giuliani e l'abate aretino Francesco Cecchi[2]) si apprende che la stanza del Gran Maestro della loggia fiorentina era adornata da «una gran pietra rozza, una Squadra, una Scure e un Archipendolo» e che al «collo del Venerabile, appesi ad un nastro azzurro» pendevano «un Compasso, una Squadra, una Cazzuola d'oro, ovvero di rame dorato».[3]

Galleria d'immagini

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  1. 1 2 3 Paolo Enrico de Faveri, I simboli massonici disvelati: Inedite speculazioni, Roma, Mediterranee, 2017, p. 122.
  2. A. Di Ricco, Comico e satira nel Settecento e nel primo Ottocento (PDF), su italianisti.it, 2017, p. 195.
  3. V. Angiolieri Alticozzi, Relazione della Compagnia de' Liberi Muratori, Napoli, 1746, pp. IX, XLI.
  • Angelo Sebastiani, Simbolismo e linguaggio segreto nella tradizione massonica, Hermes Edizioni, 2000, ISBN 978-88-7938-177-2.
  • Umberto Gorel Porciatti, Simbologia massonica: massoneria azzurra, Atanòr, 2009, ISBN 978-88-7169-089-6.
  • Domenico V. Ripa Montesano Vademecum di Loggia, 2009, Roma, Edizione Gran Loggia Phoenix, ISBN 978-88-905059-0-4.

Voci correlate

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Altri progetti

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