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Gestione dei rifiuti

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BERJAYA Disambiguazione – Se stai cercando informazioni sul tema relative all'Italia, vedi Gestione dei rifiuti in Italia.
BERJAYA
Contenitori per la raccolta differenziata dei rifiuti

La gestione dei rifiuti, nell'ingegneria ambientale, riguarda l'insieme delle politiche, procedure o metodologie volte a gestire l'intero processo dei rifiuti, dalla loro produzione fino alla loro destinazione finale coinvolgendo quindi la fase di raccolta, trasporto, trattamento (smaltimento o riciclaggio) fino al riutilizzo dei materiali di scarto, solitamente prodotti dall'attività umana, nel tentativo di ridurre i loro effetti sulla salute umana e l'impatto sull'ambiente naturale.

Un interesse particolare negli ultimi decenni riguarda la riduzione degli effetti dei rifiuti sulla natura e sull'ambiente grazie alla possibilità di risparmiare e recuperare risorse naturali da essi e ridurre la produzione di rifiuti stessi attraverso l'ottimizzazione del loro ciclo di gestione.

Trattamento dei rifiuti

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Il trattamento dei rifiuti consiste nell'insieme di tecniche volte ad assicurare che i rifiuti, qualunque sia la loro sorte, abbiano il minimo impatto sull'ambiente. Può riguardare sostanze solide, liquide o gassose, con metodi e campi di ricerca diversi per ciascuno.

Le pratiche di trattamento dei rifiuti sono diverse tra paesi sviluppati e paesi in via di sviluppo, tra città e campagna e a seconda che i produttori siano residenziali, industriali o commerciali. Il trattamento dei rifiuti per gli utenti residenti e istituzionali nelle aree metropolitane è solitamente responsabilità delle autorità di governo locale, mentre il suo trattamento per utenti commerciali e industriali è solitamente responsabilità di colui che ha prodotto i rifiuti.

Per i non addetti alcuni termini potrebbero sembrare sinonimi. Di seguito le definizioni base semplificate.

Con il riutilizzo l'oggetto non diventa un rifiuto e viene impiegato di nuovo per la medesima funzione originale, senza subire trasformazioni se non un blando ricondizionamento (sanificazione o al limite ri-etichettatura).

Tramite il riciclaggio l'oggetto diventa un rifiuto e viene trattato per ottenere nuove materie prime da reinserire nel ciclo produttivo.

Il recupero è un'operazione complessiva che include il riciclaggio ma comprende anche il recupero energetico (termovalorizzazione).

Lo smaltimento è il destino di un rifiuto in assenza di riutilizzo o recupero.

Nell'ambito della gestione dei rifiuti particolare importanza riveste lo smaltimento, ossia la fase residuale del ciclo gestionale, che consiste in qualsiasi operazione diversa dal recupero, anche quando essa ha come conseguenza secondaria il recupero di sostanze o di energia. Questa operazione, che avviene principalmente in discarica, si esegue ogni qual volta non sia possibile recuperare o riciclare in altro modo i materiali di scarto: fra le attività di smaltimento rientrano il deposito sul o nel suolo, le iniezioni in profondità, lo scarico dei rifiuti solidi nell'ambiente idrico, il seppellimento nel sottosuolo marino, i trattamenti biologici o chimici che danno origine a evaporazione, essiccazione, incenerimento a terra o in mare e, infine, i depositi permanenti.

Lo smaltimento dovrebbe essere sempre preceduto da un'apposita verifica dell'impossibilità tecnico-economica di recuperare i rifiuti in altro modo e deve essere eseguito senza pericolo per la salute umana e per l'ambiente.

Il ciclo della raccolta differenziata

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Il simbolo internazionale per i materiali riciclabili

I rifiuti raccolti in maniera differenziata possono sostanzialmente essere trattati, a seconda del tipo, mediante due procedure:

  1. riciclaggio, per le frazioni secche;
  2. compostaggio, per la frazione umida.

Riciclaggio dei rifiuti

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BERJAYA Lo stesso argomento in dettaglio: Riciclaggio dei rifiuti e Raccolta differenziata.

Il riciclaggio comprende tutte le strategie organizzative e tecnologiche per riutilizzare come materie prime materiali di scarto altrimenti destinati allo smaltimento in discarica o distruttivo.

Soluzioni particolarmente efficienti come la raccolta differenziata porta a porta, ove adottate, permettono di incrementare notevolmente la percentuale di rifiuti riciclati.

Numerosi sono i materiali che possono essere riciclati: metalli, carta, vetro e plastiche sono alcuni esempi; vi sono tuttavia complessità associate ai materiali cosiddetti "poliaccoppiati" (cioè costituiti da più materiali differenti) come ad esempio flaconi di succhi di frutta o latte, nonché per oggetti complessi (per esempio automobili, elettrodomestici ecc.): non sono tuttavia problemi insormontabili e possono essere risolti con tecnologie particolari.

Particolare è il caso della plastica, che come noto esiste in molte tipologie differenti e può essere costituita da molti materiali differenti (PET, PVC, polietilene, ecc.). Tali diversi materiali vanno gestiti separatamente e quindi separati fra loro: questa maggior complicazione in passato ha reso l'incenerimento economicamente più vantaggioso del riciclo. Oggi tuttavia appositi macchinari possono automaticamente e velocemente separare i diversi tipi di plastica anche se raccolti con un unico cassonetto, pertanto l'adozione di queste tecnologie avanzate permette un vantaggioso riciclo.

Purtroppo in alcuni casi la plastica (in genere quella di qualità inferiore) viene comunque avviata all'incenerimento.

Compostaggio della frazione umida

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BERJAYA Lo stesso argomento in dettaglio: Compost.

Il compostaggio è una tecnologia biologica usata per trattare la frazione organica dei rifiuti raccolta differenziatamente (anche detta umido) sfruttando un processo di bio-ossidazione, trasformandola in ammendante agricolo di qualità da utilizzare quale concime naturale: da 100 kg di frazione organica si ricava una resa in compost compresa nell'intervallo di 30–40 kg.[1] Tramite digestione anaerobica viene ottenuto anche del biogas che può essere bruciato per produrre energia elettrica e calore; in tal modo è possibile diminuire il livello di emissioni inquinanti della discarica e migliorarne la gestione approfittando anche della conseguente diminuzione dei volumi legata al riciclo dell'umido.

Il compostaggio si differenzia dal TMB per il fatto di trattare esclusivamente l'umido e non il rifiuto indifferenziato, anche se il TMB può comprendere un processo simile al compostaggio (si veda sotto).

Il ciclo della raccolta indifferenziata

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I rifiuti raccolti indifferenziatamente sono naturalmente molto più difficili da trattare di quelli raccolti in modo differenziato. Possono essere seguite tre strade principali:

  1. trattamenti a freddo, ovvero separazione e parziale recupero di materiali, biostabilizzazione e conferimento in discarica;
  2. trattamenti a caldo, ovvero incenerimento tal quale o a valle di separazione e produzione di CDR e conferimento in discarica;
  3. conferimento diretto in discarica (oggi molto usato, ma certamente da evitarsi).

In ogni caso, è evidente che gli inevitabili residui di tali processi finiranno giocoforza in discarica.

Trattamento a freddo dei rifiuti

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BERJAYA Lo stesso argomento in dettaglio: Trattamento meccanico-biologico.
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Un impianto di separazione a freddo della componente secca per l'ulteriore recupero di materiali da riciclare

Scopo dei processi di trattamento a freddo dei rifiuti indifferenziati o residui - ossia i rifiuti che rimangono dopo la raccolta differenziata - è recuperare un'ulteriore parte di materiali riciclabili, ridurre il volume del materiale in vista dello smaltimento finale e stabilizzare i rifiuti in modo tale che venga minimizzata la formazione dei gas di decomposizione e il percolato. Da questi processi, fra i quali annoveriamo anche il compostaggio, si ricavano in genere sia materiali riciclabili sia biogas, cioè, in altre parole, metano.

Il principale tipo di trattamento a freddo è il trattamento meccanico-biologico (TMB). Esso separa la frazione organica e i materiali riciclabili: permette quindi un'ulteriore riduzione dell'uso delle discariche e degli inceneritori, il tutto con emissioni inquinanti nettamente inferiori rispetto a tali impianti. In Germania, ad esempio, impianti TMB sono diffusi da circa una decina d'anni.

Il TMB può essere utilizzato anche per produrre CDR (combustibile derivato dai rifiuti). In questo caso dovrebbe essere rimosso solamente l'umido e i materiali non combustibili (vetro e metalli), mentre carta e plastica sarebbero confezionati in "ecoballe" da incenerire: in questo modo il trattamento a freddo si può intrecciare con quello termico.

Trattamento termico dei rifiuti

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Fra i processi di trattamento a caldo (o termico) dei rifiuti, si distinguono tre processi di base:

  1. Combustione (incenerimento)
  2. Pirolisi
  3. Gassificazione

Tutte queste tecnologie producono residui, a volte speciali, che richiedono smaltimento, generalmente in discarica.

Incenerimento e termovalorizzazione

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BERJAYA Lo stesso argomento in dettaglio: Termovalorizzatore e Combustibile derivato dai rifiuti.

L'incenerimento è una tecnologia consolidata che permette di ottenere energia elettrica e fare del teleriscaldamento sfruttando i rifiuti indifferenziati o il CDR. Questi vengono bruciati in forni inceneritori e l'energia termica dei fumi viene usata per produrre vapore acqueo che, tramite una turbina, genera energia elettrica. La quantità di energia elettrica recuperata è piuttosto bassa (19-25%), mentre quella termica è molto maggiore. Tale energia recuperata è da confrontarsi con quella necessaria al riciclaggio, che a sua volta si compone di vari fattori: la separazione, il trasporto alle rispettive fonderie o industrie di base, la fusione o trattamento fino alla produzione del materiale base, uguale a quello vergine.

Gli inceneritori con recupero di energia sono chiamati termovalorizzatori. I rifiuti, prima di essere inviati all'inceneritore, devono subire alcuni trattamenti per eliminare i materiali non combustibili e la parte umida. Il Combustibile Derivato dai Rifiuti (CDR) è un combustibile solido triturato secco ottenuto dal trattamento dei rifiuti solidi urbani (RSU) raccolto generalmente in blocchi cilindrici denominati ecoballe.

Il funzionamento di un termovalorizzatore può essere schematizzato:

  • le ecoballe che arrivano dagli impianti di selezione sono conservate in un'area esterna dell'impianto. Per mezzo di un carroponte, i materiali sono inseriti nel forno attraverso la tramoggia.
  • I forni più diffusi sono dotati di griglie mobili che consentono di muovere i rifiuti durante la combustione.
  • Il calore prodotto dalla combustione serve a far vaporizzare l'acqua di una caldaia per produrre vapore riscaldato.
  • Il vapore mette in rotazione una turbina accoppiata a un alternatore: si trasforma così l'energia termica in energia elettrica.
  • L'acqua calda può anche essere utilizzata per il teleriscaldamento.
  • Le ceneri vengono raccolte e smaltite in speciali discariche.
  • I fumi sono filtrati allo scopo di eliminare gli agenti inquinanti, quindi vengono rilasciati nell'atmosfera attraverso il camino.[2]

Pirolisi e gassificazione

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BERJAYA Lo stesso argomento in dettaglio: Pirolisi e Gassificatore.

La pirolisi e la gassificazione sono dei trattamenti termici dei rifiuti che implicano la trasformazione della materia organica tramite riscaldamento a temperature variabili (a seconda del processo da 400 a 1200 °C), rispettivamente in condizioni di assenza di ossigeno o in presenza di una limitata quantità di questo elemento. Gli impianti che sfruttano tali tecnologie, piuttosto che fondarsi sulla combustione, attuano la dissociazione molecolare ottenendo in tal modo molecole in forma gassosa più piccole rispetto alle originarie (syngas) e scorie solide o liquide.

In confronto agli odierni inceneritori i rendimenti energetici possono essere maggiori se il syngas ottenuto viene bruciato in impianti ad alto rendimento e/o ciclo combinato (dopo opportuni trattamenti per eliminare eventuali residui, fra cui polveri, catrami e metalli pesanti a seconda del rifiuto trattato), mentre l'impatto delle emissioni gassose risulta sensibilmente ridotto.[3] In particolare il rendimento in produzione elettrica può arrivare, a detta di alcuni produttori, a oltre il doppio del più moderno inceneritore (si veda gassificatore).

Nonostante la tipologia di rifiuti trattabili sia (per alcuni tipi di impianto) la stessa degli inceneritori, sono pochi gli impianti di questo genere che trattano rifiuti urbani tal quali: molto spesso infatti riguardano frazioni merceologiche ben definite quali plastiche, pneumatici, scarti di cartiera, scarti legnosi o agricoli oppure biomasse in genere. Questi impianti più specifici sono maggiormente diffusi. Ciò nonostante vi è chi ritiene che gli impianti di pirolisi e di gassificazione siano destinati a sostituire in futuro gli attuali inceneritori anche per i rifiuti urbani, diffondendosi ulteriormente e divenendo i principali trattamenti termici di riferimento.

Va anche osservato che in genere gli impianti di pirolisi e/o gassificazione sono più piccoli degli inceneritori, cioè ciascun impianto tratta un minor quantitativo di rifiuti. Questo comporta alcuni vantaggi: anzitutto si evita il trasporto dei rifiuti per lunghe tratte, responsabilizzando ciascuna comunità locale in merito ai propri rifiuti (smaltiti in loco e non "scaricati" a qualcun altro). In secondo luogo la flessibilità e la minor taglia degli impianti permette facilmente di aumentare la raccolta differenziata e ridurre il quantitativo di rifiuti totali, politiche difficilmente attuabili con inceneritori da centinaia di migliaia di tonnellate annue che necessitano di alimentazione continua. Infine anche i costi di realizzazione e i tempi di ammortamento dovrebbero essere inferiori.

Sistema integrato

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La "gestione integrata" indica un sistema volto a gestire l'intero processo dei rifiuti (comprendente produzione, raccolta, trasporto, trattamento, destinazione finale) con le finalità di recupero energetico e delle materie prime, e dunque di minimizzare la frazione destinata alla discarica, le cui attività - finanche la realizzazione e gestione degli impianti - sono affidate a un unico soggetto.

Tra imprese e soggetti addetti alla gestione dei rifiuti, con il termine "prodotto" s'intende il rifiuto (materia prima, semilavorato, prodotto finito, a seconda dello stadio di lavorazione).

Per quanto riguarda il recupero, esistono progetti e associazioni che si occupano dello scambio di beni e prodotti usati (per esempio Freecycle).

Confronto europeo

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Gestione dei rifiuti solidi urbani in Europa – 2015[4]
NazioneRicicloIncenerimentoDiscaricaCompostaggio e digestione
Austria26%39%3%32%
Belgio35%44%1%20%
Francia22%35%26%17%
Germania49%32%0%19%
Italia29%21%30%20%
Paesi Bassi25%47%1%27%
Regno Unito28%32%23%17%

È altresì rilevante la quota di esportazioni di rifiuti che impegna spesso un paese povero a farsi carico delle fonti di inquinamento che i produttori non vogliono avere vicino a casa propria; in particolare, la normativa internazionale non disciplina in modo puntuale l'affondamento delle chiatte in acque internazionali, considerate una "terra di nessuno".

Waste Management

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I vari interventi dell'Unione Europea in materia di rifiuti che si sono susseguiti nel corso dell'ultimo decennio sono culminati nella Direttiva quadro sui rifiuti 2008/98/CE, modificata successivamente dalla Direttiva UE 2018/851. La disposizione interviene a precisare concetti basilari quali le definizioni di prevenzione[N 1], riutilizzo[N 2], riciclaggio[N 3], smaltimento e rifiuto, e stabilisce un quadro giuridico per il trattamento dei rifiuti nell'Unione Europea, studiato in modo da proteggere sia l'uomo sia l'ambiente, sottolineando l'importanza di adeguate tecniche di prevenzione, riutilizzo e riciclaggio dei rifiuti stessi.[5]

Elementi fondamentali della Direttiva in questione sono:

1. il principio di minimizzazione degli impatti negativi sull'ambiente e sulla salute umana nel trattamento dei rifiuti, che consente, grazie a una corretta politica di gestione, di ridurre tanto i prelievi di materie prime quanto l'utilizzo del patrimonio naturale come collettore di rifiuti finali;

2. il principio “chi inquina paga” o di responsabilità estesa al produttore (EPR);

3. il principio di gerarchia dei rifiuti, il quale esplicita che le soluzioni adottabili nella gestione dei rifiuti sono, in ordine di priorità decrescente:

  • prevenzione della produzione dei rifiuti;
  • riutilizzo;
  • riciclo (incluso il compostaggio) e altri metodi di recupero come la combustione dei rifiuti con gli inceneritori per generare energia;
  • smaltimento in discarica, il metodo più economico ma anche il peggiore per l'ambiente e la salute.

Una corretta politica dei rifiuti deve operare secondo questa scala di priorità, abbandonando gli ultimi gradini in favore dei primi;

4. i principi di prossimità ed autosufficienza, pensati per obbligare ciascuna comunità a farsi carico dei rifiuti prodotti, al fine di evitare che qualche territorio, in una situazione economica sfavorevole, possa divenire luogo di discarica di altri Stati.[6]

A tale proposito la Direttiva 2008/98/CE impone a ogni Stato membro di provvedere alla realizzazione di piani di gestione dei rifiuti che, integrati da un programma di prevenzione, devono contenere:

  • tipologia, quantità e fonte dei rifiuti prodotti all'interno del territorio nazionale e previsioni sui flussi di rifiuti;
  • politiche generali di gestione;
  • indicazioni relative ai sistemi di raccolta, smaltimento e recupero, incluse valutazioni di futura creazione di nuovi impianti o di chiusura dei presenti.[5]

La Direttiva UE 2018/851 modifica la disposizione sopra riportata con la finalità di rafforzarne la massimizzazione del riciclaggio e del riutilizzo dei rifiuti, riflettendo l'obiettivo UE di passare a un'economia circolare.[7] I paesi dell'Unione devono prediligere modelli di produzione e consumo sostenibili, in particolare incentivando lo studio e l'uso di prodotti durevoli, riutilizzabili e riparabili o che possano essere aggiornati e concentrarsi sui prodotti contenenti materie prime, nel tentativo di allontanarsi progressivamente dal modello del consumismo.[7]

Tra gli obiettivi perseguiti dalla normativa europea rientrano:

  • la riduzione del 50% dello spreco alimentare globale pro capite nella vendita al dettaglio e delle perdite alimentari lungo le catene di produzione e di approvvigionamento entro il 2030;
  • la diminuzione del contenuto di sostanze pericolose in materiali e prodotti;
  • l'interruzione della produzione di rifiuti che confluiscono nel mare;
  • il riciclaggio di almeno il 55% dei rifiuti urbani entro il 2025, di almeno il 60% entro il 2030 e del 65% entro il 2035;
  • l'istituzione, entro il 1º gennaio 2025, della raccolta differenziata dei tessili e dei rifiuti pericolosi generati dalle famiglie;
  • la garanzia che, entro il 31 dicembre 2023, i rifiuti organici siano raccolti separatamente o riciclati alla fonte.[7]

Secondo le statistiche relative al 2017, i metodi di gestione dei rifiuti variano a seconda degli Stati membri.[8] In particolare:

1. nei paesi dell'est e del sud Europa l'utilizzo delle discariche rappresenta ancora il metodo più utilizzato:

  • Malta, Cipro e la Grecia conferiscono più dell'80% dei rifiuti in discarica;
  • Bulgaria, Croazia, Slovacchia e Romania più del 60%;
  • Spagna e Portogallo circa il 50%.

2. Francia, Irlanda, Slovenia, Italia e Lussemburgo smaltiscono circa un terzo dei rifiuti nelle discariche, ma utilizzano anche gli inceneritori e riciclano più del 40% dei rifiuti domestici;

3. paesi quali Belgio, Paesi Bassi, Svezia, Danimarca, Finlandia, e, soprattutto, Germania e Austria, gestiscono i rifiuti urbani attraverso l'utilizzo di inceneritori e metodi di riciclo tanto che qui lo smaltimento in discarica è quasi inesistente.[8]

Nel febbraio 2021, il Parlamento europeo ha votato un nuovo piano di azione, chiedendo misure aggiuntive per raggiungere un'economia a “zero emissioni di carbonio”, libera da sostanze tossiche e completamente circolare entro il 2050.[8]

Scelte di gestione a fronte dell'emergenza COVID-19

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L'emergenza sanitaria dovuta al coronavirus esercita una pressione senza precedenti su molte attività economiche, anche indispensabili al nostro benessere, quale una corretta gestione dei rifiuti.

Il 14 aprile 2020 la Commissione Europea ha emanato un documento contenente delle linee guida necessarie agli Stati membri per affrontare in maniera sicura la crisi dei rifiuti durante l'emergenza pandemica. Il tema centrale è quello della gestione ottimale dei rifiuti urbani provenienti dalle strutture sanitarie e la loro pericolosità, senza trascurare la tutela della salute e della sicurezza degli operatori. A tal proposito, gli Stati membri e i gestori di rifiuti in tutta l'UE hanno effettuato notevoli sforzi per garantire la continuità del servizio, la cui interruzione comporterebbe un sovraccarico dell'infrastruttura di raccolta e trattamento ed ulteriori rischi per la salute.

La Commissione europea ha anche istituito la Coronavirus Response Investment Initiative e, più recentemente, lo State Aid Framework per fornire agli stessi stati finanziamenti e liquidità immediati, in vista delle spese loro richieste per contrastare l'emergenza.[9]

Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) riconosce la necessità di misure specifiche per la prevenzione e il controllo delle infezioni per persone in isolamento fiduciario con sospetto o conclamato contagio da coronavirus. In particolare:

  • un sacchetto dei rifiuti individuale deve essere collocato nella stanza del paziente;
  • i fazzoletti di carta e le mascherine di protezione usati dal paziente devono essere immediatamente gettati nel sacchetto dei rifiuti, collocato nella stanza del paziente;
  • i guanti e le mascherine respiratorie utilizzati dagli operatori sanitari e dagli addetti alle pulizie devono essere gettati, immediatamente dopo l'utilizzo all'uscita dalla stanza, in un secondo sacchetto dei rifiuti collocato accanto alla porta della stanza del paziente;
  • i sacchetti dei rifiuti devono essere chiusi prima di essere rimossi dalla stanza del paziente e sostituiti frequentemente; non devono mai essere svuotati in un altro sacchetto. I sacchetti chiusi dei rifiuti provenienti da pazienti possono essere gettati direttamente nei rifiuti indifferenziati;
  • dopo aver manipolato i sacchetti dei rifiuti, occorre osservare un'igiene rigorosa delle mani, utilizzando acqua e sapone o disinfettanti a base alcolica per le mani.

I rifiuti dei servizi sanitari, dei laboratori e delle attività correlate associati a pazienti affetti da coronavirus dovrebbero essere manipolati e trattati conformemente alla Direttiva 2008/98/CE in materia di rifiuti pericolosi e alle disposizioni nazionali applicabili a questa categoria di rifiuti infettivi.[10] Gli Stati membri, infine, devono garantire un'adeguata pianificazione delle capacità di trattamento e di stoccaggio dei rifiuti sanitari e in caso di interruzioni del servizio di smaltimento e incenerimento è fondamentale che tali rifiuti siano stoccati temporaneamente in modo sicuro, utilizzando contenitori sigillati e disinfettati collocati in zone protette, con accesso limitato al solo personale autorizzato.

È altresì opportuno adottare adeguate precauzioni sotto il profilo delle misure in materia di salute e sicurezza sul luogo di lavoro, quali, ad esempio, adeguare l'organizzazione del personale al fine di evitare il contagio tra squadre di lavoro, rispettare il distanziamento sociale, fornire ai lavoratori dispositivi di protezione individuale (DPI) e disinfettanti adeguati.[10]

Migliorare la gestione dei rifiuti a livello locale, e incentivare così l'economia circolare, è possibile anche grazie a strumenti di governance innovativi, come il PAYT (“Pay-as-you-throw”, “Paga per quello che butti”) e il KAYT (“Know-as-you-throw”, “Conosci quello che butti”).

Il PAYT, modello di tariffazione puntuale utilizzato per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, prevede che gli utenti paghino in base alla quantità di rifiuti che hanno effettivamente prodotto e fornisce incentivi alla raccolta dei rifiuti riciclabili e alla riduzione di quelli indifferenziati. La prevenzione della produzione di rifiuti, il loro riuso e una migliore separazione alla fonte diventano così economicamente più convenienti e aumentano la responsabilità dei cittadini.[11] La tariffa è composta da una quota fissa, a copertura dei costi di esercizio e gestione rifiuti, e una quota variabile, correlata alla quantità di rifiuti effettivamente prodotti; l'utente paga soprattutto in proporzione ai rifiuti che produce e quindi viene premiata la capacità di non produrli affatto.[12] Per l'implementazione del sistema pay-as-you-throw sono necessari la misurazione della quantità di rifiuti prodotti, uno strumento identificativo dell'utente che genera il rifiuto e la definizione del costo di tariffazione, basato sulla quantità dei rifiuti raccolti e dei servizi effettivamente forniti.[13]

Il sistema know-as-you-throw (KAYT), che può essere considerato come integrativo del PAYT o, più semplicemente, come una alternativa alla tariffazione puntuale, è stato sviluppato nell'ambito del Progetto Horizon 2020 Waste4think[N 4], con l'obiettivo di ridurre i rifiuti urbani, fornendo ai cittadini strumenti di conoscenza e persuasione. Il comportamento dei cittadini che fanno la raccolta differenziata può infatti essere migliorato semplicemente informandoli meglio e in modo più continuativo, mediante strumenti tecnologici, incontri con addetti al servizio e incentivi di carattere economico e sociale.[11]

Note esplicative

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  1. Con prevenzione si intendono le misure prese prima che una sostanza, un materiale o un prodotto sia diventato un rifiuto, che riducono la quantità dei rifiuti, gli impatti negativi dei rifiuti prodotti sull'ambiente e la salute umana oppure il contenuto di sostanze pericolose in materiali e prodotti. In Direttiva 2008/98/CE, art. 3, comma 12.
  2. Con riutilizzo si intende qualsiasi operazione attraverso la quale prodotti o componenti che non sono rifiuti sono reimpiegati per la stessa finalità per la quale erano stati concepiti. In Direttiva 2008/98/CE, art. 3, comma 13.
  3. Con riciclaggio si intende qualsiasi operazione di recupero attraverso cui i materiali di rifiuto sono ritrattati per ottenere prodotti, materiali o sostanze da utilizzare per la loro funzione originaria o per altri fini. In Direttiva 2008/98/CE, art. 3, comma 17.
  4. Progetto Waste4think, finanziato nell'ambito del programma Horizon 2020, programma quadro europeo per la ricerca e l'innovazione, ha come obiettivo la sensibilizzazione di cittadini, aziende e amministrazioni pubbliche nei confronti della necessità di diminuire l'impatto ambientale e di considerare i rifiuti urbani come una risorsa. Le attività in corso vanno dall'introduzione della tariffazione puntuale in base alla produzione dei rifiuti, all'educazione ambientale in scuole ed in istituzioni pubbliche, al recupero di rifiuti nell'ottica di una valorizzazione degli scarti. In Ars Ambiente, “Il progetto europeo H2020 Waste4Think”, 2020.

Note bibliografiche

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  1. Dati che si possono evincere dai numeri indice Archiviato il 29 settembre 2007 in Internet Archive. di questo documento, a pag. 8.
  2. riferimento bibliografico: G. Paci e R. Paci, Progettare e fare Tecnologia, Zanichelli
  3. Si veda il Rapporto conclusivo della commissione per le migliori tecnologie di gestione e smaltimento dei rifiuti (archiviato il 27 settembre 2007) e questo articolo (archiviato il 17 giugno 2009), entrambi del Ministero dell'Ambiente italiano
  4. Copia archiviata, su appsso.eurostat.ec.europa.eu. URL consultato il 13 giugno 2017 (archiviato il 15 dicembre 2017).
  5. 1 2 “La gestione integrata dei rifiuti” (PDF), su cliclavoro.gov.it. URL consultato il 6 maggio 2021 (archiviato il 4 maggio 2021).
  6. “La gestione integrata dei rifiuti” (PDF), su cliclavoro.gov.it. URL consultato il 6 maggio 2021 (archiviato il 4 maggio 2021).
  7. 1 2 3 Direttiva (UE) 2018/851 del Parlamento europeo e del Consiglio, su eur-lex.europa.eu. URL consultato il 6 maggio 2021 (archiviato il 13 settembre 2020).
  8. 1 2 3 “Gestione dei Rifiuti nell'UE: i dati più recenti. Infografica”, su europarl.europa.eu. URL consultato il 6 maggio 2021 (archiviato il 4 maggio 2021).
  9. “Gestione dei rifiuti durante la emergenza COVID-19: linee guida della Commissione europea e primi finanziamenti”, su 4clegal.com. URL consultato il 6 maggio 2021 (archiviato il 6 maggio 2021).
  10. 1 2 “Gestione dei rifiuti nel contesto dell'emergenza coronavirus” (PDF), su ec.europa.eu. URL consultato il 6 maggio 2021 (archiviato il 4 maggio 2021).
  11. 1 2 “Rethinking municipal tariff system to improve urban waste governance”, su rethinkwaste.eu. URL consultato il 6 maggio 2021 (archiviato il 12 maggio 2021).
  12. “La tariffa puntuale: Pay As You Throw (PAYT)”, su meritocrazia.eu. URL consultato il 6 maggio 2021 (archiviato il 4 maggio 2021).
  13. “Pay as you throw – Systems for municipal waste management: italian experiences ad a new proposal” (PDF), su eemj.icpm.tuiasi.ro. URL consultato il 6 maggio 2021 (archiviato il 4 maggio 2021).
  • Robert Perry e Dow. W. Green, Perry's Chemical Engineers' Handbook, 8ª ed., McGraw-Hill, 2007, ISBN 0-07-142294-3.
  • Ars Ambiente, Il progetto europeo H2020 Waste4Think, 2020.
  • Beccali G., Cellura M. e Mistretta M., “Managing municipal solid waste. Energetic and environmental comparison among different management options”, in The International Journal of Life Cycle Assessment, 2001.
  • Commissione Europea, “Gestione dei rifiuti nel contesto dell'emergenza coronavirus”, 2020.
  • Commissione Europea, Direzione Generale Ambiente, “L'UE e la gestione dei rifiuti”, in Ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle Comunità Europee, 2000.
  • De Cicco M., “La tariffa puntuale: Pay As You Throw (PAYT)”, in Ambiente ed Energia, Blog&News, 2019.
  • De Santi F., “Gestione dei rifiuti durante la emergenza COVID-19: linee guida della Commissione europea e primi finanziamenti”, 2020.
  • Direttiva (UE) 2018/851 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 maggio 2018, che modifica la Direttiva 2008/98/CE relativa ai rifiuti.
  • EEA, “Managing Municipal solid Waste”, in Report, 2013.
  • Parlamento Europeo, “Gestione dei rifiuti nell'UE: i dati più recenti. Infografica”, in Statistiche sulla gestione dei rifiuti in Europa, Infografica, 2021.
  • Petrucci F., “Emergenza Covid-19, la guida Ue per la gestione dei rifiuti”, in ReteAmbiente, 2020.
  • “Rethinking municipal tariff systems to improve urban waste governance”, in Rethink Waste Eu, 2020.

Voci correlate

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Altri progetti

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