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Pretare

Coordinate: 42°47′55.2″N 13°18′01.4″E
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Pretare
frazione
Localizzazione
StatoItalia (bandiera) Italia
RegioneBERJAYA Marche
ProvinciaBERJAYA Ascoli Piceno
ComuneBERJAYA Arquata del Tronto
Territorio
Coordinate42°47′55.2″N 13°18′01.4″E
Altitudine920 m s.l.m.
Abitanti175[1] (2001)
Altre informazioni
Cod. postale63096
Prefisso0736
Fuso orarioUTC+1
Patronosan Rocco
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Pretare
Pretare

Pretare è una frazione del comune di Arquata del Tronto, posta alle falde del versante meridionale del monte Vettore, in provincia di Ascoli Piceno, nella regione Marche, ed appartiene all'ente territoriale della Comunità montana del Tronto. Il suo territorio è attraversato dal tracciato del Sentiero europeo E1.

Il paese è noto per aver dato i natali al biologo Angelo Ruffini.

Origine del nome

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Il toponimo deriva, con molta probabilità, dalla locale parola dialettale “preta” con cui si indica la pietra, essendo le immediate vicinanze del borgo molto pietrose.

Cronologia storica essenziale

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  • 1798 - Nel testo del Tomo 1 della Collezione di carte pubbliche, proclami, editti, ragionamenti ed altre produzioni tendenti a consolidare la rigenerata Repubblica Romana si trova menzione di Arquata e di Pretare nell'elenco dei paesi appartenenti al Dipartimento del Tronto del Cantone di Acquasanta.[2]
  • 1831 - Nel testo dell'Indice di tutti i luoghi dello Stato Pontificio colla indicazione della rispettiva Legazione o Delegazione in che sono compresi nel Distretto Governo e Comune da cui dipendono le Diocesi alle quali sono essi soggetti e coll'epilogo in fine dei Distretti e Governi di ciascuna Legazione o Delegazione desunto dall'ultimo riparto territoriale ripromesso coll'Editto del 5 luglio 1831 questo paese risulta come: «Frazione di Arquata soggetta a quel Governo: Distretto, Delegazione e Diocesi di Ascoli. Anime 599.»

Terremoto del Centro Italia del 2016 e del 2017

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Il centro abitato è stato colpito dai terremoti avvenuti negli anni 2016 e 2017 che ne hanno causato la parziale distruzione. Non si sono registrate vittime a causa dei crolli degli edifici.

Monumenti e luoghi d'interesse

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Architetture religiose

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  • Chiesa di Santa Maria Vetere
  • Chiesa di San Rocco
  • Chiesa del Crocifisso

Chiesa di Santa Gemma

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La piccola fabbrica religiosa, di proprietà privata, è stata eretta fuori dal tessuto urbano del paese, nella zona alle falde del monte Vettore denominata Santa Gemma,[3][4] nei pressi del sito dell'omonima Dogana: l'antica architettura militare appartenuta alla storica Rocca di Arquata. La chiesa è stata costruita nel corso della prima metà del XX secolo, nelle immediate vicinanze su cui insisteva il precedente edificio consacrato[5][6] dedicato alla stessa santa Gemma di Saintonge, vergine martorizzata in Aquitania e di cui si trovano tracce documentali risalenti ai secoli X e al XVI. L'immobile ecclesiastico più antico è nominato negli Statuti di Arquata del 1574 con la tradizione di assegnare ogni anno un cero da ardere: «Alla Ecclesia di S. Gemma, et S. Alterana nel dì della loro Festività un Ciro di prezzo di Bolognini dece del mese di Luglio…» [7][8] L'attuale luogo di culto riveste una particolare importanza perché è censito tra i siti naturalistici di interesse antropologico del patrimonio culturale italiano ed elencato tra i beni ambientali e paesaggistici.[9] La chiesa apre la sua semplice facciata intonacata con un unico varco d'ingresso sormontato da una finestra ad arco. L'interno si allunga nell'aula liturgica di circa 12 metri quadrati.[3] Dalle relazioni delle visite pastorali, conservate presso l'Archivio diocesano di Ascoli Piceno, compiute dal finire del XVI secolo fino ai nostri giorni, si apprende che nell'anno 1587, insieme alla frazione di Pretare, è passata dall'autorità dell’Arcidiocesi fermana alla diocesi ascolana. Dalle ispezioni e dall'esame dell'interno si ricorda la visita di Girolamo Bernerio, all'epoca vescovo di Ascoli, avvenuta nel 1595/96 che rilevava la necessità di ristabilire l'altare dotandolo di tovaglie, candelieri, croci, pallio, cartagloria e pedana unitamente al restauro delle pareti. Il religioso ordinava di tenerla sempre chiusa e di aprirla solo in occasione delle funzioni. In seguito, le relazioni di altre visite descrivono in modo ancora più dettagliato l'interno e le consistenze degli arredi, degli ornamenti liturgici e di altri beni rivelando la presenza di due affreschi distinti che ritraevano la Beata Vergine tra due angeli e, superiormente, la figura di santa Gemma tra le fiamme. Si trovano indicazioni particolareggiate della presenza di una piccola nicchia scavata sul muro laterale, protetta da una grata di ferro chiusa a chiave, che accoglieva in una cassetta originariamente lignea, in seguito ricoperta da una lamina, il reliquiario contenente alcune ciocche dei capelli della santa accostate ad un piccolo dipinto che la ritraeva vestita con un abito monastico o eremitico. In varie visite pastorali, avvenute in tempi diversi e successivi, sono state disposte: la riparazione e il livellamento del pavimento, la "dealbatura" (imbiancatura) delle pareti, la sistemazione del tetto e della vela del campanile. Nell'anno 1745 il vescovo ascolano ordinava di chiudere con pietre e calce arenaria il varco che metteva in comunicazione la chiesa con la mansione, un ambiente convertito in stalla, appartenuto all'adiacente dogana. Nell'anno 1869 la Cappellania di Santa Gemma è passata in regime di jus patronato alla famiglia Cossetti della Villa di Arquata con l'obbligo di restaurare entro un anno: tetto, pareti, pavimento, porta, campana e finestre a pena dell'interdezione alle celebrazioni senza permesso del vescovo. Le visite pastorali tacciono e si interrompono per alcuni anni e non riportano informazioni sulla chiesa che probabilmente è crollata prima del 1897. Nella visita pastorale del 1939 è riportata la demolizione del sacro edificio che sarà ricostruito nel 1949 e diverrà cappellania privata della famiglia Funari di Pretare che contrarrà l'obbligo di manutenzione. Per tradizione vi si celebrava messa una volta all'anno nella data del 26 luglio. Per questa ragione è nota anche con il nome di: «Cappella dei Funari».[10] In tempi passati, per gli abitanti di Pretare era consuetudine recarsi nei giorni del Lunedì dell'Angelo e dell'Ottava di Pasqua, nei pressi della chiesetta per compiere scampagnate come rito di buon auspicio. Nel rispetto della tradizione, tramandata oralmente, si consumava una merenda con cibi particolari come la Bambola, o la Signora, per le femmine e lo Scarsello per i maschi. Entrambi erano preparati con l'impasto steso della pizza. La Bambola era ritagliata e modellata seguendo le fattezze di una sagoma dai connotati femminili, all'altezza della pancia recava un uovo quale simbolo di prosperità e di rinascita. Lo Scarsello, più semplice ed essenziale, aveva forma rettangolare.[11]

L'antica fornace

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BERJAYA
La fornace

I resti dell'antica fornace sono situati fuori del centro abitato e sono visibili salendo per la tortuosa strada che dal centro di Pretare raggiunge il valico di Forca di Presta. Hanno l'aspetto di una torre tronca a pianta quadrata, realizzata in conci di pietra e mattoni rossi. Alla base si evidenzia il vuoto costituito dall'arco.

Ormai dimessa, era stata costruita vicino alla fonte della materia prima, la pietra calcarea. Il terreno che la circonda testimonia con la sua forma concava l'erosione di origine fluvio-glaciale con la presenza depositi rocciosi. Nella vicina zona della Valle dell'Acero, si osservano gli indizi di una trascorsa erosione fluviale con accumuli di depositi morenici. L'utilizzo del sito industriale consisteva nella calcinazione delle rocce per la produzione di calce viva. Questo processo avveniva mediante il riscaldamento della pietra calcarea a temperature di circa 800 °C con il fine di eliminare la componente volatile e l'acqua di combinazione, inoltre per decomporre bicarbonato e carbonati. Il caricamento della roccia all'interno della camera di cottura avveniva dall'alto e la calce ottenuta era scaricata verso il basso, senza mai interrompere il funzionamento del forno.

La calce, è un legante utilizzato nell'edilizia e conosciuto fin dai tempi antichi. Trova largo impiego impastato con sabbie inerti per la costituzione di malte aeree, o malte idrauliche se impastato con la pozzolana.

Mulino ad acqua

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Lungo il Fosso delle Pianelle, a quota 890 m s.l.m. vi è un mulino ad acqua di cui non si conosce l'anno di fabbricazione. È stato di proprietà di Lorenzo Piermarini che lo ha acquistato dopo essere tornato dall'America ed in seguito lo ha ceduto a Lorenzo Marini che lo ha gestito fino a metà del XX secolo. Dopo un periodo di abbandono Il figlio dell'ultimo proprietario lo ha restaurato e trasformato in abitazione. Dell'antica struttura, eretta in stile liberty, rimangono: la vasca, le macine ed altri elementi degli ingranaggi.[12]

Architetture militari

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Nel paese, in località Santa Gemma, vi era la torre-dogana. Il presidio apparteneva al sistema difensivo delle torri di avvistamento della Rocca di Arquata.

Leggenda delle fate

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Il luogo è conosciuto anche per "La leggenda della strada delle fate", un racconto legato alla presenza dell'oracolo della Sibilla Appenninica, e della strada che, secondo la tradizione, queste fiabesche creature hanno impresso sul fianco del monte Vettore.

La narrazione vuole che un tempo le fate, che abitavano nella Grotta della Sibilla, si siano fermate più a lungo a danzare con i giovani di Pretare e che per non essere sorprese all'alba fuggirono con tanta sollecitudine da lasciare le loro impronte sulla montagna, creando così la loro strada.

A Pretare, nel giorno della festa di san Rocco si fa rivivere quest'antica leggenda. Un gruppo di giovani fanciulle, vestite da fate, raggiunge la piazza del paese e dà inizio alle danze.[13]

Il Caso Caponi

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Nell'anno 1993 il paese è stato un punto d'interesse degli ufologi in seguito ai diversi incontri ravvicinati che avrebbe avuto Filiberto Caponi con una creatura aliena che avrebbe poi immortalato in alcune fotografie scattate con una Polaroid.

Nel 2011, nell'ambito degli eventi del Festival dell'Appennino, presso l'antica fornace, si è tenuto uno spettacolo della Compagnia dei Folli dedicato al 150º anniversario dell'Unità d'Italia.

  1. Dati Censimento ISTAT 2001, su dawinci.istat.it. URL consultato il 26 ottobre 2008 (archiviato dall'url originale il 26 novembre 2011).
  2. Collezione di carte pubbliche, proclami, editti, ragionamenti ed altre produzioni tendenti a consolidare la rigenerata Repubblica Romana - Dipartimento del Tronto – Cantone di Acquasanta, su books.google.it. URL consultato il 26 maggio 2019.
  3. 1 2 G. Lalli, op. cit., pag. 22.
  4. S. e D. Felli, op. cit., pag. 84.
  5. S. e D. Felli, op. cit., pag. 97.
  6. Santa Gemma, Pretare, Arquata del Tronto, AP - Fonte orale: Religiosa, Ciclo dell'anno, su culturaitalia.it. URL consultato il 1º gennaio 2026.
  7. Statuti, et reformanze della Communità della Nobil Terra d'Arquata, Stampati in Roma, MDLXXIIII
  8. G. Lalli, op. cit., pp. 22-23.
  9. Santa Gemma, Pretare, Arquata del Tronto, AP - Fonte orale: Religiosa, Ciclo dell'anno, su regione.marche.it. URL consultato il 1º gennaio 2026.
  10. S. e D. Felli, op. cit., pp. 84-97.
  11. Santa Gemma - Sito naturalistico di interesse antropologico - Fonte orale, su camminoterzoparadiso.it. URL consultato il 1º gennaio 2026.
  12. Mulini del Bacino Tronto – Mulino di Pretare, su fermoimmagine.info. URL consultato il 31 maggio 2019 (archiviato dall'url originale il 31 maggio 2019).
  13. La Leggenda delle Fate, su pretare.altervista.org. URL consultato il 1º giugno 2019.
  • Statuti, et reformanze della Communità della Nobil Terra d'Arquata, Stampati in Roma, MDLXXIIII
  • Luigi Perego Salvioni, Collezione di carte pubbliche, proclami, editti, ragionamenti ed altre produzioni tendenti a consolidare la rigenerata Repubblica Romana, Roma, 1798.
  • Indice di tutti i luoghi dello Stato Pontificio colla indicazione della rispettiva Legazione o Delegazione in che sono compresi nel distretto governo e Comune da cui dipendono le Diocesi alle quali sono essi soggetti e coll'epilogo in fine dei Distretti e Governi di ciascuna Legazione o Delegazione desunto dall'ultimo riparto territoriale ripromesso coll'Editto del 5 luglio 1831, 1836, Dalla Tipografia Camerale, 1836.
  • Narciso Galiè e Gabriele Vecchioni Arquata del Tronto - il Comune dei due Parchi Nazionali, Società Editrice Ricerche s. a. s., Via Faenza 13, Folignano (AP), Stampa D'Auria Industrie Grafiche s.p.a., Sant'Egidio alla Vibrata (TE), Edizione marzo 2006, pp 19, 111 ISBN 88-86610-30-0;
  • Gabriele Lalli, Ottocento arquatano. Storie, fatti e misfatti., Colonnella (TE), Associazione Arquata Potest, 2018. ISBN 978-88-6497-101-8
  • Silvestro Felli e Daniele Felli, La vita è un reato, Gemona del Friuli (UD), Rosso cooperativa sociale, 2023. ISBN 978-88-7562-292-3

Voci correlate

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Altri progetti

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Collegamenti esterni

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