Porchetta
| Porchetta | |
|---|---|
| Origini | |
| Luogo d'origine | |
| Regioni | Umbria Abruzzo Lazio Toscana Emilia-Romagna Marche Basilicata Veneto |
| Zona di produzione | Castelli Romani (Ariccia, Marino), Sabina e Cicolano, Maremma toscana e laziale, Tuscia viterbese, Toscana del sud, Umbria (Città di Castello, Umbertide, Costano, Grutti, Terni), Abruzzo (Avezzano, Campli, Ripa Teatina, Colledara, Penne), Marche, Romagna, Casentino, Basilicata, Campania (Sannio), Veneto (Treviso) |
| Dettagli | |
| Categoria | secondo piatto |
| Riconoscimento | P.A.T. |
| Settore | Carni fresche e loro preparazione |
La porchetta è un piatto tipico dell'Italia centrale e di alcune regioni settentrionali. Consiste in un maiale intero, svuotato, disossato, cotto allo spiedo o in forno e condito, la cui carne viene tradizionalmente servita in panini imbottiti.
Il metodo di preparazione si può applicare anche ad altre carni (agnello, coniglio, istrice) o pesci (carpa), da cui ad esempio il "coniglio porchettato" o "coniglio in porchetta".
Il suo consumo è tradizionalmente associato ai venditori ambulanti che si recano dov'è previsto un notevole afflusso di persone (feste paesane, fiere, mercati, sagre, ecc.).
Origine
[modifica | modifica wikitesto]Il luogo di elaborazione della ricetta della porchetta è a tutt'oggi incerto. Gli abitanti di Ariccia, nel Lazio, rivendicano la paternità della ricetta originaria. In Umbria si sostiene che sia nata a Norcia, famosa sin dai tempi dei romani per l'allevamento del maiale (da cui il sostantivo "norcino"). Nell'Alto Lazio la si fa risalire all'epoca degli Etruschi. Antichissima è la tradizione della porchetta di Campli in provincia di Teramo, dove sono state rinvenute prove nella vicina necropoli picena di Campovalano[senza fonte]. Molte sono le fonti che la porchetta abbia effettivamente origini nel comune di Poggio Bustone, in provincia di Rieti.
In Abruzzo a Campli già gli Statuti comunali del 1575, rinnovati per opera di Margherita d'Austria, contenevano numerose indicazioni sull'uso, la vendita e la cottura della porchetta. Analoghe rivendicazioni di primogenitura si riscontrano in località delle Marche. In un disegno di Leonardo da Vinci, RL12397, è stata rilevata una porchetta simile alle odierne, completa di segni di legatura.[1]
La porchetta è diffusa anche in Romagna e nel Ferrarese.
Nel novecento la porchetta ha avuto successo in Veneto, diffondendosi a Treviso[2] e Padova, diventando un prodotto familiarmente locale per i consumatori veneti.
Tradizione e sapori
[modifica | modifica wikitesto]Esistono due tipi fondamentali di condimento e quindi di gusto, dettati dalla tradizione.

Nella Toscana meridionale, nei Castelli Romani del sud, in Sabina e in altre aree del centro Italia, si aromatizza con il rosmarino (ramerino in toscano). Tipiche sono quelle laziali di Selci (P.A.T.) e quella di Ariccia (IGP): "la porca co un bosco de rosmarino in de la panza", come scrisse Carlo Emilio Gadda in Quer pasticciaccio brutto de via Merulana. Così come nella zona dei Castelli Romani e in particolare nei paesi di Ariccia, Cecchina e Marino si trovano dei locali caratteristici, chiamati "fraschette", dove si gustano porchetta e vino locali.
Nella Tuscia, in Umbria, nelle Marche e in Romagna invece si aromatizza col finocchio selvatico. Tipiche di questa tradizione sono le porchette che si preparano a Cellere, Soriano nel Cimino, Bagnaia, Vignanello, Vallerano e Sutri (Tuscia viterbese) e a Costano, in Umbria. In Abruzzo, la porchetta di Campli si differenzia e si distingue da quella preparata in altre zone per gli aromi, i tempi e i modi di cottura (non è utilizzato, ad esempio, il finocchio selvatico). Avezzano, nella Marsica, è un'altra zona di produzione della porchetta[3].
Produzione
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Per prepararla, l'artigiano sceglie un suino di un anno, del peso massimo di un quintale. Una volta ucciso e dissanguato, il maiale s'immerge in una caldaia d'acqua bollente per procedere alla depilazione. Quindi, accuratamente lavato, si apre, si eviscera, si disossa e si riempie di condimento: sale da cucina, pepe, teste d'aglio con tutta la camicia e, a seconda della tradizione, fegato e milza tagliati a tocchetti e manciate di rosmarino o di finocchio selvatico o anche amarene e mandorle.
Una volta imbottita di sapori, la porchetta viene infilzata con un bastone che fuoriesce dalla bocca e dall'altra estremità (utile anche per il trasporto), si lega con dello spago e si mette al forno. La cottura dura da cinque a otto ore, a seconda della mole dell'animale, e va controllata di tanto in tanto per constatare il progressivo rosolamento. La tradizione vuole che la porchetta sia arrostita nel forno a legna, anche se ormai si tende ad arrostire la porchetta in forni in acciaio inossidabile. In alcune località si preferiscono uccidere maiali più giovani, di sei o sette mesi, e poi cuocerli allo spiedo.
Consumo
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La porchetta dev'essere consumata il giorno stesso dell'acquisto. Tiepida esprime al massimo il suo sapore e l'aroma delle spezie, le parti più gustose sono quelle grasse. La freschezza si riconosce dalla croccantezza della crosta ovvero la pelle del maiale. Essa è tradizionalmente servita in panini imbottiti di porchetta e crosta. Se non si consuma subito, l'affettato di porchetta può essere conservato in frigo, per poi tirarlo fuori un'ora prima per riportarlo a temperatura ambiente.
Preparazione con altre carni
[modifica | modifica wikitesto]In Romagna il metodo di preparazione della porchetta è applicato anche alla carne di coniglio, ottenendo il "coniglio porchettato" o "coniglio in porchetta", una ricetta tipica dei paesi dell'entroterra[4].
Dopo aver eliminato la testa, il coniglio viene aperto, eviscerato - tenendo da parte il fegato - e disossato. Dopo averlo lavato e asciugato con uno strofinaccio, si riempie di condimento: 20 g di sale da cucina misto a pepe nero, spicchi d'aglio, strutto, fegato tagliato a tocchetti e manciate di finocchio selvatico, distribuendo il tutto per la lunghezza del coniglio. Una volta imbottito di sapori, viene chiuso con ago e filo, salato e pepato e disposto in una casseruola, a cui si aggiunge strutto e vino bianco. La casseruola viene posta in forno già caldo a 180°, lasciando cuocere per almeno un'ora e avendo cura di rigirare la carne ogni mezzora. Pochi minuti prima di toglierlo dal forno, viene irrorato di succo di limone e del rimanente vino bianco[5]. In alternativa, cuocere in forno caldo a 200° per mezzora e terminare la cottura a 150° per 1 ora e mezzo e, se troppo asciutto, bagnarlo con del vino e del brodo[4].
Si serve accompagnato da patate arrosto (cotte insieme alla carne) ed erbette saltate o insalata mista.
Sagre
[modifica | modifica wikitesto]Le sagre della porchetta si svolgono in diverse località d'Italia, anche molto distanti tra loro. A Sant'Antonio Abate la sagra è abbinata a una fiera campionaria. A Campli, dove la sagra si svolge in agosto (un concorso gastronomico tenutosi a Venezia nel 2009 conferì il riconoscimento di "miglior porchetta italiana")[6] la porchetta ha origini antiche, essendo citata negli Statuti di Campli del 1575, suffragate anche dal rinvenimento di tracce di maiali nella limitrofa Necropoli di Campovalano. Altre importanti e note sagre si tengono ad Ariccia[7] (inizio settembre), Costano (metà agosto), Monte San Savino (settembre), San Terenziano-Gualdo Cattaneo (maggio)[8], Poggio Bustone (si tiene dal 1930 la prima domenica di ottobre), Selci (dal 1950 ogni seconda domenica di agosto) e Monterado, nel secondo fine settimana di maggio.
Galleria d'immagini
[modifica | modifica wikitesto]- Vetrina con porchetta e lampredotto a Firenze
- Un venditore ambulante a Spoleto
- Venditore ambulante in provincia di Roma
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Antonio Zambetta, I mille volti di Leonardo - Leonardo oltre il visibile
- ↑ Prodotti tipici Treviso - Porchetta trevigiana, su prodottitipici.com (archiviato dall'url originale il 5 settembre 2008).
- ↑ Alimentare: Abruzzo, porchetta di Venditti sbarca su Forbes, su ansa.it, ANSA, 29 ottobre 2022. URL consultato il 22 maggio 2025.
- 1 2 Coniglio in porchetta | Ricetta della Tradizione Romagnola | Romagna a Tavola ©, su Romagna a Tavola. URL consultato il 29 aprile 2023.
- ↑ Alessandro Molinari Pradelli, La cucina dell'Emilia-Romagna in 450 ricette tradizionali, collana La cucina regionale italiana, Roma, Newton & Compton, 2003 [1998], p. 178, ISBN 88-8289-927-6.
- ↑ Porchetta di Campli, su porchettadicampli.it. URL consultato il 22 agosto 2008 (archiviato dall'url originale il 4 ottobre 2008).
- ↑ Administrator, Sagra della Porchetta di Ariccia 2014, in Comune di Ariccia la patria della Porchetta. URL consultato il 7 gennaio 2017 (archiviato dall'url originale il 6 gennaio 2017).
- ↑ Porchettiamo l'evento delle porchette d'Italia.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Livio Jannattoni, La cucina romana e del Lazio, Roma, Newton Compton, 1991.
- Italo Arieti, Tuscia a tavola, Viterbo, Primaprint, 1987.
- Paolo Andreocci, Le ricette di nonna Angelina, Vetralla, Davide Ghaleb editore, 2006.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
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Wikizionario contiene il lemma di dizionario «Porchetta PAT»
Wikimedia Commons contiene immagini o altri file sulla Porchetta PAT
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Porchétta, su Vocabolario Treccani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- porchétta, su sapere.it, De Agostini.
| Controllo di autorità | Thesaurus BNCF 28139 |
|---|
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