close
Vai al contenuto

Palazzo dei Lavori Pubblici

Coordinate: 45°04′25.68″N 7°41′03.48″E
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Palazzo dei Lavori Pubblici
BERJAYA
Localizzazione
StatoItalia (bandiera) Italia
Regione  Piemonte
LocalitàTorino
IndirizzoPiazza San Giovanni 5, 10100 Turin e Piazza San Giovanni 5
Coordinate45°04′25.68″N 7°41′03.48″E
Informazioni generali
CondizioniIn uso
Costruzione1957-1964
Inaugurazione1966
StileNeorealismo architettonico e moderno
Realizzazione
ArchitettoMario Passanti, Paolo Perona e Giovanni Garbaccio

Il Palazzo dei Lavori Pubblici, colloquialmente noto come Palazzaccio, è un edificio situato a Torino, in Piazza San Giovanni 5, di fronte alla Cattedrale di San Giovanni Battista e a breve distanza dalle Porte Palatine, progettato da Mario Passanti, Paolo Perona e Giovanni Garbaccio.

BERJAYA
Palazzo Richelmy, il palazzo che venne demolito durante gli anni Trenta per fare posto al Palazzo dei Lavori Pubblici.

La costruzione dell'edificio si colloca nel contesto dell'opera di riassetto urbanistico dell'area archeologica e monumentale di Torino voluta nella prima metà del Novecento dal regime fascista che aveva l'obiettivo nell'area di isolare la Porte Palatine e realizzare una nuova sede della provincia. Con quest'idea nel 1935 venne demolito il seicentesco Palazzo Richelmy - anche chiamato palazzo dei Portici - opera di Carlo o Amedeo di Castellamonte prospiciente la piazza del Duomo di Torino.[1][2][3]

Nonostante l'immediato bando di un concorso nel 1935 e di un secondo nel 1951, entrambi finiti in un nulla di fatto, fu il concorso del luglio 1956, bandito nel contesto del più ampio progetto di ricostruzione cittadina del 1954, per la progettazione di un edificio per gli Uffici dei Lavori Pubblici a portare alla progettazione dell'attuale edificio.[1][2] Al concorso partecipò buona parte del professionismo torinese tra i quali Annibale Rigotti, Giorgio Rigotti, Corbellie, Catalano, Faravelli, Tedesco Rocca, Pasqué, Guidugli, Zanmarchi, Ettore Sottsass, Cesare Bairati, Perona e Passanti.[1] Nonostante non fossero arrivati primi al concorso di tutti i progetti alla fine venne scelto quello del gruppo di Mario Passanti, Paolo Perona e Giovanni Garbaccio che presero l'incarico nel 1957; l'intera opera di redazione del progetto si rivelò lunga e faticosa, portando alla preparazione di quasi 300 tavole disegnate e con almeno dodici varianti dovute apportare tra il 1955 e il 1961 per rispondere alle contestazioni e dubbi arrivate rispettivamente dalla Soprintendenza ai Monumenti, dal soprintendente Gino Chierici e dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici e delle Belle Arti, preoccupati per l'inserimento volumetrico dell'opera di fronte alla cattedrale.[1] La varie modifiche all'opera portarono a un cospicuo ridimensionamento dell'idea originaria del gruppo di progettisti costretti a rinunciare anche alla facciata a finestra continua in favore di singole aperture distribuite in moduli precisi.[4][5]

L'edificio venne concluso nel 1964 per poi essere inaugurato due anni dopo, nel 1966.[2][3]

Già a partire dalla sua inaugurazione l'opera entrò al centro di un dibattito critico e cittadino nel merito del suo impatto estetico su piazza San Giovanni, cosa che che gli valse il soprannome popolare di "Palazzaccio".[2][3] Nel corso del tempo ci furono varie ipotesi che volevano mascherarne o nasconderne il prospetto tra le quali quella risalente agli anni Settanta di Roberto Gabetti, Giancarlo De Carlo e Valeriano Varaldo, un successivo studio sempre di Gabetti nel 1999 per schermare l'edificio con una alberatura e la suggestione avanzata nel 2002 da Aimaro Isola, Giovanni Durbiano e Luca Reinerio nel contesto dei lavori che la città stava attraversando in vista dei XX Giochi olimpici invernali per la creazione di un colonnato perimetrale.[4] Nonostante il vivace dibattito occorso in questo periodo l'idea del colonnato venne abbandonata e tra il 2003 e il 2005 l'edificio fu oggetto solo di un intervento di restauro conservativo della struttura in calcestruzzo armato e di pulitura delle murature in laterizio, mantenendone l'assetto originario.[5][2][3]

BERJAYA
Vista dell'edificio dal campanile del Duomo di Torino.

L'edificio si presenta con una pianta ad "H" composta da due maniche principali parallele collegate tra loro con un corpo di fabbrica centrale. Nei piani superiori la volumetria si articola con degli arretramenti e una coronata da un parapetto, soluzione che ha l'obiettivo di diminuire l'impatto visivo dell'edificio e di allinearne l'altezza a quella tradizionale degli altri edifici storici affacciati su piazza San Giovanni la quota della cortina sulla piazza con l'altezza tradizionale degli edifici storici circostanti.[2]

Prospiciente la piazza si sviluppa un ampio porticato rialzato su una breve gradinata, scandito da dieci campate e concluso ai lati da due lievi sbalzi.[3] Il linguaggio architettonico dell'edificio è basato sul contrasto materiale e cromatico tra la struttura portante - a telaio in calcestruzzo armato a vista - e i mattoni pieni paramano.[4][5] L'ultimo piano presenta una balaustrata traforata realizzata con mattoni posti di taglio i quali hanno funzione decorativa e alleggeriscono il profilo dell'edificio verso il cielo.[4][2] I prospetti laterali presentano soluzioni differenti per conformarsi al tessuto urbano: su via IV Marzo la pareti risultano sagomate a sfaccettatura esagonale per preservare le linee prospettiche verso il Duomo, mentre verso nord il prospetto si presenta rettilineo per raccordarsi con il previsto, ma mai realizzato, Museo d'Antichità e in corrispondenza dell'atrio di ingresso e della sala consiliare, l'edificio presenta vetrate a doppia altezza e aperture di maggiori dimensioni che interrompono la scansione regolare delle finestre della facciata principale.[5][3]

  1. 1 2 3 4 Giusti e Tamborrino, p. 296.
  2. 1 2 3 4 5 6 7 RITRATTI_03: PASSANTI, PERONA, GARBACCIO – Uffici dei Lavori Pubblici TORINO, su inarchpiemonte.it. URL consultato il 31 luglio 2026 (archiviato dall'url originale il 22 agosto 2025).
  3. 1 2 3 4 5 6 Alessandro Martini e Maurizio Francesconi, «L'edificio più odiato di Torino». La storia del «Palazzaccio» di piazza San Giovanni e il dilemma: abbatterlo, abbellirlo o nasconderlo?, in Corriere della Sera, 6 giugno 2026. URL consultato il 31 luglio 2026 (archiviato dall'url originale il 31 luglio 2026).
  4. 1 2 3 4 Giusti e Tamborrino, p. 297.
  5. 1 2 3 4 Ientile
  • Maria Adriana Giusti e Rosa Tamborrino, Guida all'architettura del Novecento in Piemonte (1902-2006), Torino, Allemandi & C., 2008, ISBN 9788842216384.
  • Rosalba Ientile, Tempestività dell'intervento e autenticità, in La conservazione del calcestruzzo armato nell'architettura contemporanea. Monumenti a confronto, Quaderni di 'Ananke, n. 2, Alinea, 2010, ISBN 9788860555793.

Altri progetti

[modifica | modifica wikitesto]