Francesco Di Bartolo (incisore)

Francesco Di Bartolo (Catania, 17 gennaio 1826 – Catania, 2 febbraio 1913) è stato un incisore e pittore italiano, attivo a Napoli, Roma e Catania soprattutto nell'ambito dell'incisione calcografica.
Biografia
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Nato a Catania dal giureconsulto Antonino Di Bartolo e da Giuseppina Consoli (1794-1877), ricevette la prima formazione nella città natale. Fu nipote di Giacomo Di Bartolo, detto Bartulu, patriota, militare, oratore e tribuno catanese, protagonista della vita pubblica cittadina durante il Risorgimento.[1] Calcedonio Reina ricordò Francesco come «nipote del celebre capo del popolo».[1] Di Bartolo eseguì all'acquaforte un ritratto dello zio, intitolato Giacomo Di Bartolo, cittadino catanese.

Francesco, destinato dalla famiglia agli studi giuridici, manifestò invece una precoce inclinazione per le arti; rifiutò quindi di seguire la carriera paterna e, sotto la guida del pittore neoclassico siciliano Giuseppe Gandolfo, apprese soprattutto i fondamenti del disegno.

Nello stesso periodo avviò a Catania i primi esperimenti di calcografia su rame, in rapporto con autori locali di immagini devozionali.[2] Il celebre chirurgo Euplio Reina, amico di famiglia, ne riconobbe le capacità e ne sostenne l'avvio professionale, procurandogli la prima commissione a bulino, la Santa Marta, destinata all'ospedale omonimo di Catania, nel quale Reina svolgeva la propria attività di medico e benefattore.[3]

Poi, ottenendo con la Santa Marta un sussidio di 288 ducati annui, dal Decurionato di Catania, successivamente rinnovati per merito, nel 1854, il giovane Di Bartolo s'iscrisse all'Accademia di Belle Arti di Napoli, nella classe diretta da Tommaso Aloysio Juvara, che, condividendo la cattedra con Francesco Pisante, insegnava "il gran genere", ovvero il bulino classico, ma anche i "metodi diversi", ovvero tecniche[4] alternative dell'incisione. Qui Di Bartolo produsse la sua prima importante incisione a bulino, il Carlo V imperatore[5] da Jovita Garavaglia, e in particolare si appassionò all'acquaforte, che trovava più libera e congeniale alla propria ispirazione. Tommaso Aloysio Juvara[6] diede vita ad una classe ricca di talenti, creando una vera e propria Scuola, nella quale figuravano anche Saro Cucinotta e Gaetano Micale. Nel medesimo contesto, Di Bartolo partecipò al cantiere del San Carlo Borromeo, da Giuseppe Mancinelli, affiancando il maestro, lavorando a bulino e ultimando l'opera, pubblicata nel 1875.

La produzione calcografica di Di Bartolo, che concluse gli studi accademici nel 1860, ebbe molti consensi e l'artista restò a Napoli. Strinse amicizia, fra accademia e antiaccademia, con gli artisti di scuola partenopea come Filippo Palizzi, Domenico Morelli e Edoardo Dalbono, fu uno dei primi soci della Società Promotrice di Belle Arti di Napoli[7] e produsse alcuni dei suoi più noti lavori all'acquaforte, anche destinati ai soci sottoscrittori, come La leggenda delle sirene da Dalbono.

Da Palizzi tradusse vivaci scene di animali[8], e da Morelli, in particolare, Tasso e la principessa Eleonora d'Este e Gl'Iconoclasti, su commissione di Casa Savoia.

La casa Reale, nel 1864, gli commissionò anche il ritratto del re Vittorio Emanuele II, in occasione del passaggio della capitale da Torino a Firenze. Con queste prove, Di Bartolo entrò nel circuito delle commissioni ufficiali, dove la traduzione incisoria assumeva anche una funzione di rappresentazione dinastica e statale. Tuttavia, nello stesso tempo, preoccupato che l'avvento della fotografia "desse un crollo all'arte" dell'incisione di traduzione, nel 1863 aveva sottoposto la Sant'Agata a bulino e tre acqueforti da Palizzi al celebre incisore Luigi Calamatta, direttore dell'Accademia di Brera, "per avere un giudizio" e ne aveva ricevuto apprezzamento e incoraggiamento a proseguire con l'acquaforte più che col bulino[9]. Di Bartolo, allora, lavorò all'acquaforte con rinnovata lena. La pratica incisoria continuò ancora a lungo ad avere forza, prestigio e continuità[10]

l dato è tanto più significativo se si considera che Di Bartolo entrò anche nel sistema dell'editoria illustrata napoletana, partecipando all'impresa degli Usi e costumi di Napoli e contorni descritti e dipinti di Francesco de Bourcard, in due volumi, 1857 e 1866, una delle più importanti opere editoriali illustrate dell'ambiente partenopeo ottocentesco, nella quale l'incisione continuava a svolgere una funzione decisiva di traduzione, divulgazione e circolazione delle immagini. Vi illustrò due capitoli con due incisioni all'acquaforte, poi anche colorate, dai disegni originali di Teodoro Duclère: "Il castagnaro" e "Il paludano", nel secondo volume, edito nel 1866[11].
Il suo lavoro gli procurò fama e gli fece anche ottenere il posto di professore onorario "con soldo" nell'Accademia di Belle Arti partenopea, dove aveva studiato.

Nel frattempo, proseguiva incessantemente a lavorare ai suoi rami, ancora all'acquaforte, nell'arte del ritratto e rendendo i ritratti le proprie effettive "opere originali", che lo avrebbero reso celebre e richiesto dai più svariati regnanti e personaggi illustri del suo tempo, fino alla fine della sua vita.

Fu rinomato ritrattista dei regnanti di Casa Savoia, fra cui il re Umberto I [12] e la regina Margherita[13], che lo insignirono di numerose onorificenze, e di svariati uomini illustri del suo tempo, fra cui Camillo Benso conte di Cavour e i ministri Cesare Correnti e Salvatore Majorana Calatabiano. Dall'Accademia di Belle Arti, nel 1872 passò alla Regia Calcografia dello Stato a Roma, al seguito del Maestro Aloysio Juvara che vi era stato chiamato dal Ministro dell'Istruzione pubblica Cesare Correnti per il riordino e la riforma dell'Istituto e che ne era stato poi nominato condirettore con Paolo Mercuri. Ivi il Di Bartolo lavorò a importanti commissioni ministeriali, dunque alle sue più rilevanti incisioni a bulino, come L'Amor sacro e l'Amor Profano da Tiziano, la Madonna con putto dal Murillo e la Madonna delle Arpie da Andrea del Sarto.

Vi rimase anche quando, per problematiche e rivalità interne all'Istituto, il suo maestro Aloysio Juvara si suicidò, nel 1875[14], proseguendo a lottare e a lavorare in un ambiente spesso ostile, producendo capolavori grafici come il disegno de Il Giudizio Universale[15] di Michelangelo, che non gli fu concesso di tradurre in incisione all'acquaforte.
Nella primavera del 1876, durante gli anni trascorsi alla Regia Calcografia di Roma, Di Bartolo si trovava a Catania, dove ospitò nella propria casa Pedro II d'Alcantara, imperatore del Brasile. Di Bartolo ne aveva inoltre eseguito il ritratto, oggi non rintracciato.[16] Accompagnò l'imperatore all'Università di Catania, dove Pedro II assistette in incognito a una lezione di Mario Rapisardi sull'ultimo libro del De Monarchia di Dante, e gli fece da guida nelle escursioni sull'Etna.[17] Di Bartolo ritrasse e ospitò nella propria casa catanese anche il Bey di Tunisi.[16]

In quegli anni la sua posizione in ambiente romano si rafforzò ed il riconoscimento gli giunse anche con la chiamata del ministro dell'industria, Agricoltura e Commercio Salvatore Majorana Calatabiano a far parte dell'organizzazione artistica del giovane stato italiano in vista dell'Esposizione Universale di Parigi, che si tenne nel 1878 ed alla quale Di Bartolo partecipò come giurato.[18] Non vi comparve dunque soltanto come artista espositore, ma come figura incaricata di rappresentare la competenza italiana nel campo delle arti applicate e delle industrie artistiche. La nomina lo collocò nel cuore dell'organizzazione italiana dell'evento, entrò nella macchina statale di giurìe, classificazioni, relazioni e rappresentanze nazionali attraverso cui il giovane Regno d'Italia presentava all'Europa la propria immagine artistica e industriale.[19]

A Parigi Di Bartolo partecipò nella duplice veste di espositore nella sezione d'incisione e di giurato. Il suo nome risulta legato alla Classe XVII, relativa ai mobili a buon mercato e ai mobili di lusso, e alla Classe XVIII, dedicata ai lavori di tappezziere e di decoratore; i giurì delle due classi decisero infatti di riunirsi per la connessione esistente tra le industrie considerate. Di Bartolo redasse la relazione ufficiale Industria dell'intaglio in legno, intarsio e mosaico in Italia, inserita negli Annali del Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio – Esposizione Universale del 1878 in Parigi, pubblicati a Roma nel 1879, occupandosi in particolare della parte artistica delle industrie comprese nelle due classi.[19]

L'incarico documenta il riconoscimento non solo artistico, ma anche tecnico e istituzionale di Di Bartolo, chiamato a valutare la produzione italiana in una sede internazionale nella quale arte, industria, decorazione e moderna organizzazione dell'immagine erano poste a diretto confronto.
La partecipazione parigina ebbe inoltre un seguito ufficiale. Conclusi i lavori dell'Esposizione, Di Bartolo ricevette un riconoscimento sovrano per le benemerenze acquisite durante la manifestazione, insieme alla medaglia commemorativa inviata dal Governo francese.[19] L'episodio conferma il ruolo assunto dall'incisore non soltanto come autore di opere esposte, ma come rappresentante della cultura artistica italiana in un contesto internazionale regolato da giurie, relazioni ministeriali e gerarchie istituzionali.

In tutte le Mostre Nazionali e straniere Di Bartolo faceva figurare le sue splendide incisioni, in particolare quelle all'acquaforte, conquistando premi e medaglie d'oro. La sua presenza espositiva è documentata fin dalla Mostra di Belle Arti nel Real Museo Borbonico di Napoli del 1859, dove espose sei incisioni e ottenne una medaglia d'argento; dall'Esposizione Universale di Parigi del 1867, dove presentò Gl'Iconoclasti da Morelli; dalla Prima Mostra Italiana di Belle Arti di Parma del 1870, nella quale ottenne un'altra medaglia d'argento;

dall'Esposizione Universale di Vienna del 1873, dove i lavori inviati furono premiati con medaglia di bronzo; dalla Promotrice di Palermo del 1876, nella quale il Ritratto del Conte di Cavour gli valse la medaglia d'oro; dall'Esposizione di Messina del 1882. All'Esposizione Mondiale Vaticana di Roma del 1888 ottenne la medaglia d'oro con l'incisione in rame del Papa, Il S. Padre Leone XIII.[20]
Per le sue opere fu apprezzato in Francia, in Germania e in Inghilterra; numerose accademie lo vollero tra i soci onorari. Una parte significativa della sua produzione grafica è oggi documentata anche nelle raccolte del British Museum, che conserva undici fogli collegati al suo corpus, fra cui i ritratti incisi di Tommaso Aloysio Juvara, Filippo Palizzi, Domenico Morelli, Giulio Monteverde, Eleuterio Pagliano, Stefano Ussi, Francesco Saverio Altamura, Giovanni Dupré e Cesare Correnti, oltre alla Leggenda delle sirene da Edoardo Dalbono[21][22]

In Russia, l'Accademia Imperiale di Pietroburgo lo nominò professore onorario.[20] Il riconoscimento pietroburghese non va inteso come un generico attestato estero: l'Accademia Imperiale di Pietroburgo era una delle maggiori istituzioni artistiche dell'Impero russo, centro ufficiale della formazione e della legittimazione degli artisti. L'inserimento di Di Bartolo tra i suoi professori onorari attesta dunque la considerazione raggiunta dalla sua opera incisoria fuori dall'ambito italiano, in un circuito accademico europeo nel quale il prestigio del disegno, della traduzione incisoria e del ritratto manteneva pieno valore istituzionale.

Alla fortuna espositiva si affiancò così un riconoscimento accademico internazionale, coerente con la circolazione della sua opera e con il ruolo assunto dall'artista nelle esposizioni e nelle istituzioni artistiche del secondo Ottocento. Rimase a lavorare alla Regia Calcografia fino a quando, per maturità di anni, dopo aver venduto le proprie lastre napoletane all'Istituto, perché non si disperdessero, per il prezzo simbolico di diecimila lire,[23] a fine secolo rientrò definitivamente a Catania, nella villa del quartiere di Cibali, dove mantenne rapporti con Mario Rapisardi, Calcedonio Reina, Giovanni Verga, Gaetano Ardizzoni e molti altri, non solo catanesi.[23]

Nella sua città gli venne affidata la direzione del Museo Civico e la Presidenza del Consiglio della Scuola d'Arti e Mestieri.[23] Fece parte autorevole del Comitato esecutivo della II Esposizione Agricola Siciliana, nel 1907, a Catania. Dopo la chiusura dell'esposizione ottenne un diploma di medaglia d'oro per l'efficace concorso prestato e ricevette un'ennesima onorificenza; secondo Musumeci, nella stessa occasione ne rifiutò altre due perché già in suo possesso.[23] Fu anche primo Presidente del Circolo Artistico e componente di varie commissioni.[23]
Non cessò di lavorare, nonostante la vista non lo accompagnasse quasi più, dedicandosi alle ultime incisioni e soprattutto alla pittura di nature morte, che esponeva senza destinarle al mercato, riservandole ai parenti come doni di nozze o di importanti ricorrenze.[23]
Francesco Di Bartolo si spense lunedì 2 febbraio 1913, in seguito ad una sincope, intervenuta come complicanza di una broncopolmonite. Aveva ottantasette anni.[23] È sepolto nel Cimitero di Catania, nella tomba di famiglia da lui stesso progettata e fatta costruire, in marmo bianco, in terra, all'ombra di una grande croce anch'essa di marmo bianco, che svetta tutt'oggi sul sacro sacello, nel Viale S. Paolo e non in quello degli Uomini Illustri, secondo sua volontà.[23]
Famiglia, dimore e tradizione genealogica
[modifica | modifica wikitesto]Antonino Di Bartolo, genitore di Francesco, fu padre di una generazione nella quale si distinsero artisti, avvocati, ingegneri, patrioti e uomini impegnati nella vita civile catanese.[1]

Salvatore Di Bartolo, il maggiore, e il fratello, l’avvocato Gaetano Di Bartolo, furono entrambi ritratti all’acquaforte da Francesco; Gaetano e Giacomo, l’ingegnere, furono inoltre effigiati in due oli su tela attribuiti ad Antonino Gandolfo.



Gaetano divenne un avvocato di amplissima fama, ricordato come Principe del Foro catanese. Un altro fratello, Paolo, fu veterano delle patrie battaglie e orafo; coltivò inoltre per passione la floricoltura. Giacomo, ingegnere, fu progettista dell'acquedotto di Casalotto, opera destinata a entrare stabilmente nel sistema idrico del territorio catanese. Le carte relative al progetto sono conservate nelle Biblioteche Riunite «Civica e A. Ursino Recupero» di Catania sotto il suo nome.[24] Il sistema di Casalotto continua tuttora a operare nell'area catanese.[25] Giacomo sposò Anna Carnazza Puglisi, figlia del giurista e patriota Gabriello Carnazza Puglisi.[1]
Nella memoria familiare si conservò anche la consuetudine di un'alternanza, attraverso più generazioni, fra professioni giuridiche e tecniche, in particolare fra avvocati e ingegneri, insieme alla ripetizione ricorrente dei nomi Paolo, Giacomo e Gaetano, caratteristica tipica delle famiglie siciliane di forte coscienza genealogica.[1]
La famiglia Di Bartolo possedeva un palazzo in via di Sangiuliano a Catania. Francesco Di Bartolo acquistò inoltre la villa di Cibali, destinata a diventare uno dei principali luoghi della memoria domestica e artistica della famiglia.[1]

La villa, circondata da un vasto giardino, possedeva anche una serra, nella quale Paolo Di Bartolo coltivava le proprie piante. Nella memoria familiare essa fu ricordata come dimora di grande dignità e prestigio, capace di ospitare personalità di alto rango; vi furono ospitati, fra gli altri, nel 1876 l'imperatore Pietro II del Brasile, il Bey di Tunisi e lo scultore Giulio Monteverde, presente a Catania in occasione della collocazione e dell'inaugurazione del monumento a Vincenzo Bellini.[1]
Francesco raccolse notizie genealogiche, ricordi, opere e testimonianze della famiglia Di Bartolo, custodendone e studiandone la storia.[1] La tradizione genealogica da lui coltivata faceva risalire la famiglia ai di Bartolo di Toscana e ne sottolineava l'antica nobiltà, accresciuta, nella memoria familiare, da meriti artistici e da alleanze matrimoniali con famiglie nobili.[1]
In tale ricostruzione figuravano in particolare Taddeo di Bartolo e Giovanni di Bartolo da Siena, orafo, scultore e cesellatore, autore del celebre busto reliquiario di Sant'Agata, commissionato nel XIV secolo dal vescovo Marziale e conservato nella cattedrale di Catania.[26][27]

Francesco firmò abitualmente le proprie incisioni con la forma «F. di Bartolo», con la particella minuscola, secondo una consuetudine che la tradizione familiare ricondusse alla continuità genealogica del nome e, in particolare, alla memoria dei di Bartolo toscani, a cominciare da Taddeo di Bartolo.[1]
Sempre nella tradizione familiare, i Di Bartolo erano ricordati anche come antichi mercanti di pietre preziose in rapporto con l'Oriente, circostanza che conferiva un valore simbolico particolare alla scelta di Giacomo Di Bartolo di dedicarsi al commercio dei gioielli e, più tardi, alla donazione di una perla a Sant'Agata.[1]
La famiglia conservò inoltre memoria di un proprio blasone, coincidente con quello registrato per i Di Bartolo o Bartoli di Sicilia nel Nobiliario di Sicilia di Antonino Mango di Casalgerardo.[28]

Le carte araldiche e genealogiche raccolte da Francesco Di Bartolo andarono disperse nel furto subito dalla famiglia nel 1959 nella villa di Cibali; la ricostruzione è pertanto affidata alla memoria familiare tramandata dai discendenti e ai riscontri rintracciabili nei repertori storici.[1]
Nel 2026, in occasione del bicentenario della nascita, la storica dell'arte e ultima discendente di Francesco e della famiglia Di Bartolo, pronipote dell'ingegnere Giacomo e di Anna Carnazza Puglisi, Natalia Di Bartolo, proprietaria e curatrice della collezione privata di opere dell'artista, gli ha dedicato un corpus di studi sulla produzione incisoria, grafica e pittorica. Il suo lavoro è volto anche a ricostruire, per quanto consentito dalle fonti superstiti, le lacune documentarie determinate nel tempo dall’incuria, dalle dispersioni e dal furto subito.[23]
Nel repertorio, la famiglia «Bartolo (Di) o Bartoli» è registrata fra quelle che godettero nobiltà a Messina nel XVI secolo e, secondo il Galluppi, possedettero la signoria del castello di Vizzini; nella Mastra nobile del Mollica è inoltre ricordato un Francesco Di Bartulu nel 1590.[28]
Lo stemma è descritto come spaccato da una fascia in divisa d'argento orlata di rosso: nel primo campo, d'azzurro, un monte di tre cime d'oro sormontato da una colomba volante d'argento e accompagnato nel capo da tre stelle dello stesso; nel secondo campo, anch'esso d'azzurro, una corona d'alloro d'oro.[28]
Il ritrattista ritratto
[modifica | modifica wikitesto]- Francesco Di Bartolo ritratto da Giuseppe Boschetto, Napoli, 1857 ca.
- Francesco Di Bartolo ritratto da Giulio Monteverde, Roma, 1877.
- Francesco Di Bartolo ritratto da Antonino Gandolfo, bozzetto, Catania, 1890 ca.
- Francesco Di Bartolo ritratto da Antonino Gandolfo, Catania, 1890 ca.
- Francesco Di Bartolo ritratto da Antonino Gandolfo, bozzetto su tela, 1890 ca.
- Francesco Di Bartolo ritratto da Antonino Gandolfo, disegno, 1900 c.a.[29]
- Francesco Di Bartolo ritratto da Calcedonio Reina, Catania 1891
- Francesco Di Bartolo ritratto da Giulio Moschetti, bozzetto in gesso per una statua non realizzata, 1895 ca.
- Francesco Di Bartolo ritratto da Alessandro Abate, 1895 c.a.
- Francesco Di Bartolo ritratto da Alessandro Abate, Roma 1895 ca.
- Ritratto fotografico di Francesco Di Bartolo, 1905.
- Francesco Di Bartolo ritratto da Francesco Longo Mancini, Catania, 1905.
- Francesco Di Bartolo ritratto dal fotografo Grita sulla scalinata della sua villa di Cibali a Catania, 1905 ca..
Opere
[modifica | modifica wikitesto]- Opere scelte
- Francesco Di Bartolo, Gl’Iconoclasti, da Domenico Morelli, 1863, incisione all'acquaforte, Collezione Natalia Di Bartolo.
- Francesco Di Bartolo, Asinello, capro e capretto con gallina, da Filippo Palizzi, incisione all'acquaforte, Napoli 1860 c,a, Collezione Natalia Di Bartolo.
- Francesco Di Bartolo, Ritratto di Camillo Benso conte di Cavour, acquaforte, 1872, Archivio Storico della città di Torino.
- Tommaso Aloysio Juvara / Francesco Di Bartolo, San Carlo Borromeo, da Giuseppe Mancinelli, Napoli, 1875, incisione a bulino, Collezione Natalia Di Bartolo.
- Francesco Di Bartolo, L'Amor sacro e l'Amor profano, da Tiziano, incisione a bulino per la Regia Calcografia, 1877, Collezione Natalia Di Bartolo.
- Francesco Di Bartolo, Madonna con putto, da Murillo, incisione a bulino, Collezione Natalia Di Bartolo.
- Francesco Di Bartolo, Il Giudizio Universale da Michelangelo, disegno a carboncino, 1884, Istituto Centrale per la Grafica, Roma.
- La Madonna delle Arpie, da Andrea del sarto, incisione a bulino, 1889, Collezione Natalia Di Bartolo.
- Francesco Di Bartolo, Frutta e ortaggi, olio su tela, 1880 circa, Collezione Natalia Di Bartolo.
- Francesco Di Bartolo, Cacciagione e ortaggi, olio su tela, 1880 circa, Collezione Natalia Di Bartolo.
- Francesco Di Bartolo, Gatto, incisione all'acquaforte, 1870 ca., Collezione Privata.
Elenco parziale:
- Sant'Agata[30] da Francesco Guarino, disegno e incisione a bulino.
- La leggenda delle sirene da Edoardo Dalbono, acquaforte.[21]
- Vari soggetti di animali, da Filippo Palizzi[31], incisioni all'acquaforte.
- Testa di gatto, incisione originale all'acquaforte.
- Una contadinella di spalle[32], incisione all'acquaforte.
- San Carlo Borromeo[33], da Giuseppe Mancinelli, incisione a bulino firmata insieme al maestro Juvara.
- Gl'iconoclasti, da Domenico Morelli[34], incisione all'acquaforte.
- I veneti all'annuncio della pace a Villafranca, da Nicola Parisi, incisione all'acquaforte.
- S. M. Vittorio Emanuele II, incisione all'acquaforte.
- Ritratto ufficiale di Camillo Benso conte di Cavour[35] a figura intera, incisione all'acquaforte.
- L'Amor sacro e l'amor profano[36] da Tiziano, incisione a bulino
- La Madonna con putto[37] da Murillo, incisione a bulino.
- Il Giudizio Universale[15] da Michelangelo, disegno a carboncino.
- La Madonna delle Arpìe[38], da Andrea del Sarto incisione a bulino, 1889.
- La Regina Margherita di Savoia, incisione all'acquaforte.
- Ritratti di Tommaso Aloysio Juvara, Ussi, Altamura, Palizzi, Eleuterio Pagliano, Morelli, Monteverde, Dupré, Correnti, Salvatore Majorana Calatabiano, Dusmet e molti altri, tutti all'acquaforte con ritocchi a bulino.
- Disegni "a tutto effetto" e schizzi.
- Dipinti: paesaggi partenopei[39] e numerose nature morte.
Onorificenze
[modifica | modifica wikitesto]Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 Natalia Di Bartolo, Francesco Di Bartolo (1826-1913), incisore e pittore, su OperaeOpera. URL consultato il 19 luglio 2026.
- ↑ Natalia Di Bartolo, LE MATRICI GIOVANILI INEDITE DI FRANCESCO DI BARTOLO: 1853-1854 - OperaeOpera, su operaeopera.com, 11 febbraio 2026. URL consultato il 20 giugno 2026.
- ↑ Natalia Di Bartolo, SANTA MARTA (1853) di Francesco Di Bartolo - OperaeOpera, su operaeopera.com, 29 marzo 2026. URL consultato il 20 giugno 2026.
- ↑ Natalia Di Bartolo, Le tecniche dell'incisore calcografo e le altre tecniche della stampa - OperaeOpera, su operaeopera.com, 17 marzo 2026. URL consultato il 20 giugno 2026.
- ↑ Natalia Di Bartolo, FRANCESCO DI BARTOLO: dalla Santa Marta al Carlo V imperatore - OperaeOpera, su operaeopera.com, 21 marzo 2026. URL consultato il 20 giugno 2026.
- ↑ Natalia Di Bartolo, TOMMASO ALOYSIO JUVARA, MAESTRO di FRANCESCO DI BARTOLO, su operaeopera.com, 19 giugno 2026. URL consultato il 20 giugno 2026.
- ↑ Natalia Di Bartolo, Francesco Di Bartolo a Napoli: Accademia e Promotrice alla prova delle fonti coeve - OperaeOpera, su operaeopera.com, 27 aprile 2026. URL consultato il 20 giugno 2026.
- ↑ Natalia Di Bartolo, FRANCESCO DI BARTOLO, PALIZZI e la GABBIA CRITICA degli ANIMALI - OperaeOpera, su operaeopera.com, 18 aprile 2026. URL consultato il 20 giugno 2026.
- ↑ Natalia Di Bartolo, Francesco Di Bartolo a Napoli - OperaeOpera, su operaeopera.com, 27 aprile 2026. URL consultato il 25 giugno 2026.
- ↑ Natalia Di Bartolo, FRANCESCO DI BARTOLO incisore: I RITRATTI come OPERE ORIGINALI - OperaeOpera, su operaeopera.com, 17 maggio 2026. URL consultato il 20 giugno 2026.
- ↑ Natalia Di Bartolo, IL CASTAGNARO e IL PALUDANO di Francesco Di Bartolo in “Usi e costumi di Napoli e contorni” - OperaeOpera, su operaeopera.com, 7 aprile 2026. URL consultato il 6 luglio 2026.
- ↑ Nascita di una nazione. Immagini del Risorgimento italiano nelle raccolte dell’Archiginnasio, su badigit.comune.bologna.it. URL consultato il 18 maggio 2026.
- ↑ Natalia Di Bartolo, Francesco Di Bartolo e Casa Savoia: ritratti incisi per il Regno d’Italia, su operaeopera.com, 4 luglio 2026. URL consultato il 6 luglio 2026.
- ↑ Natalia Di Bartolo, TOMMASO ALOYSIO JUVARA, su operaeopera.com, 19 giugno 2026. URL consultato il 25 giugno 2026.
- 1 2 Natalia Di Bartolo, Francesco Di Bartolo incisore: il Giudizio Universale negato, su operaeopera.com, 20 luglio 2026. URL consultato il 21 luglio 2026.
- 1 2 Giuseppina Freni, ricerche su Francesco Di Bartolo, circa 1955.
- ↑ Mario Rapisardi, Epistolario, a cura di Alfio Tomaselli, Catania, F. Battiato, 1922, p. XIV.
- ↑ Natalia Di Bartolo, Francesco Di Bartolo giurato all'Esposizione Universale di Parigi del 1878, su operaeopera.com, 27 giugno 2026.
- 1 2 3 Natalia Di Bartolo, Francesco Di Bartolo giurato all'Esposizione Universale di Parigi del 1878, su OperaeOpera, 27 giugno 2026. URL consultato il 6 luglio 2026.
- 1 2 Enrico Giannelli, Artisti napoletani viventi: pittori, scultori ed architetti: opere da loro esposte, vendute e premii ottenuti in esposizioni nazionali ed internazionali, prefazione di Eduardo Dalbono, Napoli, Tipografia Melfi & Joele, 1916, pp. 568-569.
- 1 2 Natalia Di Bartolo, La leggenda delle sirene. Francesco Di Bartolo da Edoardo Dalbono, su OperaeOpera, 3 aprile 2026. URL consultato il 13 luglio 2026.
- ↑ Natalia Di Bartolo, Francesco Di Bartolo incisore: i ritratti come opere originali, su OperaeOpera, 17 maggio 2026. URL consultato il 13 luglio 2026.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 Natalia Di Bartolo, Corpus di saggi per il Bicentenario di Francesco Di Bartolo (1826-2026), FRANCESCO DI BARTOLO (1826-1913), Incisore e pittore - OperaeOpera, su operaeopera.com. URL consultato il 20 maggio 2026.
- ↑ Biblioteche Riunite «Civica e A. Ursino Recupero» di Catania, carte di Giacomo Di Bartolo, documentazione relativa all'acquedotto di Casalotto.
- ↑ Storia, su Acque di Casalotto. URL consultato il 18 luglio 2026.
- ↑ Elisabetta Campolongo, Giovanni di Bartolo da Siena, su Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 18 luglio 2026.
- ↑ Le reliquie, su Basilica Cattedrale di Sant'Agata. URL consultato il 18 luglio 2026.
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- ↑ Mario Rapisardi, Scherzi: versi siciliani, a cura di Alfio Tomaselli, Catania, Etna, 1933.
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- ↑ Natalia Di Bartolo, Francesco Di Bartolo, Contadinella di spalle: acquaforte del 1871 - OperaeOpera, su operaeopera.com, 14 aprile 2026. URL consultato il 17 giugno 2026.
- ↑ Natalia Di Bartolo, FRANCESCO DI BARTOLO incisore: il SAN CARLO BORROMEO, soglia di Roma - OperaeOpera, su operaeopera.com, 22 maggio 2026. URL consultato il 20 giugno 2026.
- ↑ Natalia Di Bartolo, Corpus di saggi per il Bicentenario di Francesco Di Bartolo (1826-2026), GL’ICONOCLASTI di FRANCESCO DI BARTOLO, storia integrale di un capolavoro da Morelli., su operaeopera.com. URL consultato il 5 maggio 2026.
- ↑ Natalia Di Bartolo, Corpus di saggi per il Bicentenario di Francesco Di Bartolo (1826-2026), Il RITRATTO di CAVOUR di FRANCESCO DI BARTOLO incisore - OperaeOpera, su operaeopera.com, 3 giugno 2026. URL consultato il 9 giugno 2026.
- ↑ Natalia Di Bartolo, FRANCESCO DI BARTOLO incisore: L’AMOR SACRO E L'AMOR PROFANO alla Regia Calcografia, su operaeopera.com, 16 giugno 2026. URL consultato il 17 giugno 2026.
- ↑ Natalia Di Bartolo, Francesco Di Bartolo incisore e la Madonna con putto dal Murillo, su operaeopera.com, 12 luglio 2026. URL consultato il 12 luglio 2026.
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Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Natalia Di Bartolo, Corpus fondante e Corpus di saggi per il Bicentenario della nascita di Francesco Di Bartolo 1826-2026.
- Ugo Matini, Dizionario degli artisti italiani viventi, pittori, scultori e architetti, a cura di Angelo De Gubernatis, Firenze, Tipi dei successori Le Monnier, 1889.
- Enrico Giannelli, Artisti napoletani viventi: pittori, scultori ed architetti: opere da loro esposte, vendute e premii ottenuti in esposizioni nazionali ed internazionali, Napoli, Tipografia Melfi & Joele, 1916, pp. 567-569.
- N. S. Belyaev, Honorary Free Associates of the Imperial Academy of Arts. Brief biographical guide, San Pietroburgo, Russian Academy of Sciences, 2018.
- Mario Rapisardi, Scherzi: versi siciliani, a cura di Alfio Tomaselli, Catania, Etna, 1933.
Altri progetti
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Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Francesco Di Bartolo
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Francesco Di Bartolo nel Catalogo generale dei Beni Culturali, Istituto centrale per il catalogo e la documentazione.
- Francesco Di Bartolo nelle collezioni dell'Istituto Centrale per la Grafica.
- Francesco Di Bartolo nel catalogo del British Museum.
- Di Bartolo, Natalia Francesco Di Bartolo, incisore e pittore catanese, L’Idea Magazine, 5 October 2015
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 24873347 · ISNI (EN) 0000 0000 0311 1591 · SBN BA1V002028 · ULAN (EN) 500698525 · BNF (FR) cb14968194w (data) |
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