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Confessione di fede

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Per confessione o professione di fede s'intende l'affermazione, in forma più o meno articolata, da parte di una chiesa cristiana, di un raggruppamento di cristiani del contenuto della propria fede e delle sue implicazioni. L'esigenza di precisare e proclamare il contenuto della propria fede lo si ravvisa ogni qual volta si ritenga che forze ideologiche o culturali estranee (all'esterno o anche all'interno delle chiese) possano pregiudicare l'integrità della fede o dell'identità cristiana così com'è stata trasmessa. La confessione di fede, inoltre, come sintesi del contenuto della fede cristiana, assume pure una valenza didattica (prendendo la forma di catechismi) oppure formulando delle tesi e contro-tesi.

BERJAYA Lo stesso argomento in dettaglio: Simbolo degli apostoli e Simbolo niceno-costantinopolitano.

Nel Nuovo Testamento il termine ὁμολογὶα (homologia) può essere collegato nel senso di "confessione" all'Evangelo o alla fede; il verbo ὁμολογέω (homologeō) ha come oggetto sia la fede che il peccato. Sotto l'impatto della persecuzione, le necessità della patristica creano la figura del "confessore".

Nei primi secoli di storia del Cristianesimo, la Regula Fidei giocò un ruolo importante nella formulazione dei primi credo, a partire da quella apostolico e da quello niceno. La Regola Fidei era una insieme di verità di fede ritenute fondamentali dalla salvezza, tramandate oralmente e che dovevano essere credute vere da tutti i cristiani. La Regula Fidei non possedeva inizialmente una forma scritta, sebbene la sua autorità fosse paragonabile a quella di un testo sacro scritto: il Credo niceno può considerarsi un'espressione autorevole della Regula Fidei. Ippolito di Lione ( Adversus Haereses) affermò che esisteva una vera e sana interpretazione della Bibbia che aveva origine negli Apostoli ed era tramandata dalla successione apostolica contro gli eretici.[1]

Mentre gli esempi più antichi del Simbolo degli apostoli, ancora in forma interrogativa[non chiaro], avevano nel II secolo un uso "confessionale" al momento del battesimo, l'inserimento di un credo dichiarativo nella liturgia sembra aver avuto luogo nel 473 quando Pietro Fullo, Patriarca di Antiochia (471-488) e aderente al monofisismo, introdusse il Credo di Nicea per confondere ciò che aveva richiesto il Concilio di Calcedonia.

"Confessione" in questo senso dichiarativo include pure le formule protestanti ortodosse, di cui la Confessione di Augusta (1530) è il primo esempio.

Le confessioni di fede nel Protestantesimo

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BERJAYA Lo stesso argomento in dettaglio: Cinque sola, Tre formule di unità e Status confessionis.

Dal senso di confessio intesa come dichiarazione di ciò che si crede, sorge l'uso del termine nelle chiese della Riforma, cioè professioni di fede per definire la fede in contrapposizione particolarmente al Cattolicesimo ma anche rispetto alle persuasioni dei gruppi settari.

Nelle chiese della Riforma tali confessioni non erano intese come alternativa degli antichi credo ecumenici (ad esempio, il Simbolo degli apostoli o il credo niceno-costantinopolitano), ma come affermazioni di come i credo tradizionali dovevano essere compresi. Loro scopo era quello di rendere chiaro ciò che significa proclamare che "Gesù è il Signore", e mostrare come questa affermazione possa solo essere fatta alla luce della dottrina della giustificazione per fede. Si trattava di confessioni della Chiesa e non di singoli teologi.

La prima confessione di questo tipo è la Confessione di Augusta del 1530 e, fra le ultime, la Confessione di fede di Westminster del 1643 che diventa il formulario della Chiesa di Scozia nel 1689. Nel Protestantesimo si fa uso pure della locuzione Status confessionis per indicare quando una chiesa, in particolari contesti e circostanze, è costretta a confessare esplicitamente la propria fede per riaffermarla di fronte a ciò che la potrebbe pregiudicare.

I decreti del Concilio di Trento (1545-1563) possono essere intesi come una "risposta" confessionale del Cattolicesimo ai principi della Riforma protestante come enunciati dalle varie confessioni protestanti.

Bisogna pure aggiungere che la Dichiarazione teologica di Barmen (1934), documento fondamentale della chiesa confessante tedesca, non è strettamente parlando una "confessione", dato che non cerca di distinguere una chiesa da un'altra, ma la fede cristiana dalla sua negazione.

Anglicanesimo

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I Trentanove articoli di religione della comunione anglicana non sono una dichiarazione confessionale nel senso sopra delineato. Non erano tanto l'opera di teologi che definivano una posizione confessionale, quanto il tentativo di conciliare punti di vista confessionali diversi nell'interesse di un'unità ecclesiale complessiva. In ogni caso questi articoli non sono vincolanti per le diverse province della comunione anglicana.

Elenco delle confessioni di fede

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Della chiesa antica

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Le confessioni di fede della chiesa antica sono:

Anche l'Adversus haereses(II sec.) di sant'Ireneo contiene una professione di fede pressoché completa.[4]

Delle chiese luterane

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Le confessioni di fede delle chiese luterane sono:

Delle chiese riformate

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  1. La Regula Fidei: Una Guida Viva di Fede e Unità, su Catholicus.eu Italiano, 24 novembre 2024. URL consultato il 4 giugno 2025.
  2. Deur 26,4-10, su La Parola - La Sacra Bibbia in italiano in Internet.
  3. Tirannio Rufino, Credo di Aquileia, citato in Commentarius symboli apostolorum
  4. Adv. Haer. libro I, 10,1-3. Citazione: " la Chiesa, sparsa in tutto il mondo, fino agli ultimi confini della terra, ricevette dagli Apostoli dei loro discepoli la fede nell'unico Dio, Padre onnipotente, che fece il cielo, la terra e il mare e tutto ciò che in essi è contenuto (cf. At 4,24, su laparola.net.). La Chiesa accolse la fede nell'unico Gesù Cristo, Figlio di Dio, incarnatosi per la nostra salvezza. Credette nello Spirito Santo che per mezzo dei profeti manifestò il disegno divino di salvezza: e cioè la venuta di Cristo, nostro Signore, la sua nascita dalla Vergine, la sua Passione, la Risurrezione dei morti, la sua Ascensione corporea al cielo e la sua venuta finale con la gloria del Padre. Allora, verrà per "ricapitolare tutte le cose" (cf. Ef 1,10, su laparola.net.) e risuscitare ogni uomo, perché dinanzi a Gesù Cristo, nostro Signore e Dio e Salvatore e Re secondo il beneplacito del Padre invisibile, "ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra" (cf. Fil 2,10, su laparola.net.), e ogni lingua lo proclami ed egli pronunzi su tutti e il suo giudizio insindacabile. "
  • Romeo Fabbri (cur.), Confessioni di fede delle chiese cristiane, EDB, Bologna 1996
  • Pietro Bolognesi (cur.), Dichiarazioni evangeliche. Il movimento evangelicale 1966-1996; EDB, Bologna 1997

Voci correlate

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Collegamenti esterni

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