Antonio Gambacorti Passerini
Antonio Gambacorti Passerini (Monza, 14 giugno 1903 – Cibeno, 12 luglio 1944) è stato un partigiano italiano.

Biografia
[modifica | modifica wikitesto]Origini e formazione
[modifica | modifica wikitesto]Antonio Gambacorti Passerini nacque a Monza il 14 giugno 1903, ultimo di quattro figli.[1] Dopo gli studi secondari si iscrisse all'Università degli Studi di Torino, dove conseguì la laurea in Scienze economiche. Intenzionato a intraprendere la carriera di commercialista, non poté esercitarla per il rifiuto di aderire al Partito Nazionale Fascista. Aprì quindi a Monza una cartoleria, che divenne anche luogo di incontro per simpatizzanti antifascisti.[2]
Attività antifascista
[modifica | modifica wikitesto]Alla fine del 1942 promosse a Monza la nascita del Fronte d'Azione Antifascista, che riuniva militanti di diversa formazione politica, tra i quali Aldo Buzzelli, Carlo Casanova, Amedeo Ferrari, Luigi Fossati, Enrico Farè e Fortunato Scali.[1] L'organizzazione curò la pubblicazione del periodico clandestino Pace e Libertà, stampato in una casa di sua proprietà a Olgiate Calco.[3]
Il 25 luglio 1943 partecipò alle manifestazioni popolari di Monza seguite alla caduta del regime fascista, rafforzando il proprio ruolo nella nascente Resistenza italiana.[4]
Resistenza in Brianza
[modifica | modifica wikitesto]Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 intensificò le attività clandestine, percorrendo la Brianza in bicicletta per collegare i diversi nuclei partigiani. Contribuì alla costituzione dei primi gruppi del Corpo volontari della libertà e delle Brigate Matteotti, aderendo al Partito Socialista di Unità Proletaria.[5]
Arresti e deportazione
[modifica | modifica wikitesto]Il 12 novembre 1943 fu arrestato a Milano e rimase in carcere fino al 6 febbraio 1944.[1] Tornato in libertà, proseguì l'attività politica, ma il 15 marzo 1944 fu nuovamente catturato insieme a Davide Guarenti e Carlo Prina in seguito alla delazione di un infiltrato. Detenuto a Monza, il 24 maggio venne trasferito al Carcere di San Vittore di Milano con la matricola 2169.[2]
Il 9 giugno 1944 fu deportato al Campo di Fossoli, campo di transito nei pressi di Carpi, dove ricevette la matricola 1607.[5]
L'eccidio di Cibeno
[modifica | modifica wikitesto]Il 12 luglio 1944 fu tra i 67 prigionieri fucilati al poligono di tiro di Cibeno, in rappresaglia a un'azione partigiana.[6] Tra le vittime vi furono anche i monzesi Carlo Prina, Enrico Arosio, Ernesto Messa e Davide Guarenti.
Il corpo di Gambacorti Passerini fu gettato in una fossa comune contrassegnata con il numero 34. Dopo la Liberazione la salma venne riconosciuta dal fratello Gino e nel maggio 1945 traslata a Monza, dove fu sepolta nel Campo della Gloria del Cimitero di Monza.[2][1]
Memoria e riconoscimenti
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Il suo nome è inciso sul Monumento ai Caduti in piazza Trento e Trieste e in altre lapidi cittadine dedicate alla Resistenza italiana.[1] Il Comune di Monza gli ha dedicato una via e presso la sua abitazione è stata apposta una lapide commemorativa.[2]
Nel 2024 è stata collocata una pietra d'inciampo in via Gambacorti Passerini 9, nell'ambito di un progetto di memoria civica dedicato alle vittime dell'eccidio di Cibeno.[7]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 3 4 5 Antonio Gambacorti Passerini, su Associazione Nazionale Partigiani d'Italia (ANPI). URL consultato il 25 agosto 2025.
- 1 2 3 4 Antonio Gambacorti Passerini (PDF), su Centro Studi Fossoli. URL consultato il 25 agosto 2025.
- ↑ Storie e volti ribelli (PDF), su ANPI Monza e Brianza. URL consultato il 25 agosto 2025.
- ↑ Antonio Gambacorti Passerini, su Memoriale Digitale della Resistenza. URL consultato il 25 agosto 2025.
- 1 2 Antonio Gambacorti Passerini, su Memoriale Digitale della Resistenza. URL consultato il 25 agosto 2025.
- ↑ Settant'anni dalla strage di Fossoli, su Arengario Monza. URL consultato il 25 agosto 2025.
- ↑ L'eccidio del Cibeno, quattro pietre per non dimenticare, su Il Giorno, 11 luglio 2024. URL consultato il 25 agosto 2025.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- "Monza: dall'Armistizio alla Liberazione. (1943-1945)" Pietro Arienti, ed. Bellavite (2015), ISBN 978-88-7511-256-1
- "Quando cessarono gli spari: 23 aprile-6 maggio 1945: la liberazione di Milano" Giovanni Pesce, ed. Feltrinelli, ISBN 978-885883531-9
- "Nel nome di Matteotti: materiali per una storia delle Brigate Matteotti in Lombardia, 1943-45" Libero Cavalli e Carlo Strada, ed. Angeli (1982)
Altri progetti
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Antonio Gambacorti Passerini, in Donne e Uomini della Resistenza, Associazione Nazionale Partigiani d'Italia.
