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Meloni: 'Un errore i nuovi dazi, l'ho detto a Trump'

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Meloni: 'Un errore i nuovi dazi, l'ho detto a Trump'

'Incomprensioni sulla Groenlandia, lavoriamo per evitare l'escalation'

18 gennaio 2026, 18:45

Redazione ANSA

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Meloni visita il cimitero di Seul,  'fianco a fianco per difendere libertà e pace ' - RIPRODUZIONE RISERVATA

Meloni visita il cimitero di Seul, 'fianco a fianco per difendere libertà e pace ' - RIPRODUZIONE RISERVATA

 E' la prima volta che lo dice in modo così netto. Anche se subito dopo cerca una spiegazione e invita tutti al "dialogo" per "evitare l'escalation". Giorgia Meloni, davanti alle telecamere, attribuisce per due volte un "errore" a Donald Trump, quello di avere minacciato dazi ai Paesi europei che stanno schierando truppe in Groenlandia. "Non lo condivido", aggiunge per essere più chiara. Ma si è trattato, nella sua lettura, solo di un misunderstanding. "Incomprensioni", le chiama la premier, che nonostante l'agenda di soli appuntamenti a porte chiuse, cambia programma e chiama la stampa che segue la sua lunga missione in Asia perché, complice il fuso orario, sono passate già troppe ore da quello che aveva minimizzato come atteggiamento "assertivo" del presidente americano, e il rischio di non ritorno nei già complicati rapporti euroatlantici impone di parlare.

Non rinuncia a cercare un ruolo di mediazione la premier, che racconta di avere trovato Trump "disponibile ad ascoltare" le ragioni europee. Sente anche il segretario generale della Nato Mark Rutte e, nel giro di contatti, anche gli altri leader europei, come rivela lei stessa. Perché crede che "in questa fase sia molto importante parlarsi". E' quel "lato umano" delle relazioni diplomatiche che giusto poche ore prima, a Tokyo, aveva elogiato come una via utile a rinsaldare i rapporti, a capirsi, e a trovare insieme le soluzioni a "problemi comuni" come è quello dell'Artico, area strategica per l'Europa tanto quanto per gli Stati Uniti. Se da parte Usa, la tesi della premier, "c'è una preoccupazione per un'ingerenza eccessiva su una zona strategica", dal lato europeo "c'è una volontà di aiutare ad affrontare questo problema". L'iniziativa europea, insomma, "non va letta in chiave anti-americana", come evidentemente è accaduto mentre in Asia era notte fonda, semmai "contro altri attori" come la Cina e la Russia. Gli stessi che preoccupano gli Stati Uniti. Ora quindi è il tempo di "abbassare la tensione, e di tornare a dialogare", insiste Meloni, e di "lavorare insieme per rispondere a una preoccupazione che ci coinvolge tutti".
La giornata, per la premier, era iniziata con l'omaggio ai caduti della guerra di Corea, un atto dovuto da parte di tutti i capi di Stato e di governo in visita nel Paese. "Fianco a fianco per difendere la libertà e la pace", aveva scritto nel libro d'onore del Seul National Cemetery, offrendo tre volte incenso come nella tradizione coreana, dove il tre è simbolico dell'unione tra terra, cielo e popolo. Poi l'incontro con la comunità imprenditoriale italiana, 120 aziende, per analizzare come rafforzare la presenza tricolore nel Paese asiatico (già inserito nel Piano italiano per l'Export, puntando su lusso, moda e cosmetica). E infine la scelta di chiamare i giornalisti per cercare di porre un argine a quel rischio "escalation" che, leggendo le dichiarazioni da entrambe le sponde dell'Atlantico, non sembra affatto ancora scongiurata.
In poco più di 7 minuti la premier condensa le risposte alle principali questioni aperte nei suoi giorni di missione all'estero. Non solo ufficializza l'invito al Board of Peace voluto da Trump per Gaza (se arriverà una convocazione nei prossimi giorni in Svizzera Meloni ci sarà perché l'Italia è pronta a "fare la sua parte") ma assicura anche che con la Lega "non c'è un problema politico" legato all'alta tensione in Groenlandia. Nonostante proprio il partito guidato da Matteo Salvini sia andato all'affondo contro quei "deboli d'Europa" con la "smania" di inviare soldati nelle stesse ore in cui lei predicava prudenza e spiegava che non c'erano intenti "divisivi" nel dispiegamento di truppe nell'Artico da parte dei paesi europei. 

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