Ayman al-Zawahiri
| Ayman al-Zawahiri | |
|---|---|
| Emiro generale di al-Qāʿida | |
| Durata mandato | 16 giugno 2011[1] – 31 luglio 2022 |
| Predecessore | Osama bin Laden |
| Successore | Saif al-Adel |
| Vice-emiro di al-Qāʿida | |
| Durata mandato | 1988 – 16 giugno 2011 |
| Predecessore | carica istituita |
| Successore | Abu Khayr al-Masri |
| Emiro della Jihad islamica egiziana | |
| Durata mandato | 1991 – 1998 |
| Predecessore | Muḥammad ʿAbd al-Salām Faraj |
| Successore | organizzazione fusa con al-Qāʿida |
| Dati generali | |
| Partito politico | al-Qāʿida |
| Titolo di studio | Laurea in medicina |
| Università | Università del Cairo |
| Professione | medico |
| Ayman al-Zawahiri | |
|---|---|
| Nascita | Kafr el-Dawar, 19 giugno 1951 |
| Morte | Kabul, 31 luglio 2022 |
| Cause della morte | Omicidio mirato |
| Etnia | egiziano |
| Religione | Islam sunnita |
| Dati militari | |
| Forza armata | |
| Anni di servizio | 1980 - 2022 |
| Grado | Emiro generale |
| Guerre | Guerra in Afghanistan Guerra nel Pakistan nord-occidentale |
| Comandante di | al-Qāʿida |
| voci di militari presenti su Wikipedia | |
Ayman Muḥammad Rabīʿ al-Ẓawāhirī (in arabo ايمن محمد ربيع الظواهري?; Kafr el-Dawar, 19 giugno 1951 – Kabul, 31 luglio 2022[2]) è stato un terrorista egiziano.
Nato in una notabile famiglia egiziana che annovera magistrati, letterati e medici, Ayman al-Ẓawāhirī, oltre che medico egli stesso, era anche scrittore e poeta. Dal 2011 al 2022 è stato a capo del gruppo terroristico islamico al-Qāʿida in seguito alla morte di Osama bin Laden, dopo essersi impegnato, in un video pubblicato l'8 giugno 2011, a continuare il suo operato.
Biografia
[modifica | modifica wikitesto]Gioventù
[modifica | modifica wikitesto]Ayman al-Ẓawàhiri nacque a Kafr el-Dawar (governatorato di Buhayra) in un'importante famiglia della borghesia cairota residente nel quartiere di Maadi del Cairo (Egitto). Suo padre era il prof. Muhammad al-Shāfiʿī al-Ẓawāhirī, uno dei più rinomati dermatologi egiziani, suo nonno materno era ʿAbd al-Wahhāb ʿAzzām, uno dei letterati più in vista dell'Egitto monarchico e suo zio materno era ʿAbd al-Raḥmān ʿAzzām Pascià, il primo segretario generale della Lega Araba.
La sua gioventù fu caratterizzata dallo studio. Un suo ritratto è contenuto nell'intervista concessa a Francesco Battistini del Corriere della Sera dalla sorella Heba Moḥamed al-Ẓawāhirī, docente universitaria e oncologa al National Cancer Institute del Cairo. Heba descrive il fratello come un "timido".[3] Suo padre fu un farmacista e suo nonno uno Shaykh di al-Azhar, autore di alcune apprezzate pubblicazioni verso l'inizio del XX secolo. Tuttavia gli eventi lo spinsero in una direzione assai più radicale (probabilmente dopo la guerra dei sei giorni del 1967). A 14 anni raggiunse le file dei Fratelli Musulmani ( al-Ikhwān al-Muslimūn ), un gruppo militante di matrice islamica, e divenne uno studente e un seguace di Sayyid Qutb. Al-Ẓawāhirī studiò "comportamento", "psicologia" e "farmacologia" come parte del suo curriculum mirante a conseguire il diploma di laurea in medicina nell'Università del Cairo.
Militanza fondamentalista
[modifica | modifica wikitesto]Nel 1979 entrò a far parte del gruppo islamico assai più radicale, definito Jihād, in cui alla fine divenne uno dei principali organizzatori e reclutatori. Fu fra le centinaia di arrestati a seguito dell'assassinio del presidente Anwar al-Sadat, ma le autorità egiziane non furono in grado di dimostrare alcun collegamento fra lui e l'assassinio, tanto da essere rilasciato dopo aver scontato una piccola pena per possesso illegale di armi.
Negli anni ottanta si recò in Afghanistan per partecipare con i Mujāhidīn alla resistenza contro l'occupazione sovietica. Lì incontrò Osāma bin Lāden, che stava costituendo una struttura chiamata Maktab al-Khidamat (MAK, ossia "Ufficio di Servizi"). Entrambi operarono sotto la guida del palestinese ʿAbd Allāh Yūsuf al-ʿAzzām ma quando più tardi il MAK fu chiuso, al-Zawāhirī si unì a Bin Lāden nell'organizzazione del gruppo chiamato al-Qāʿida (La Base).
Nel 1990 al-Ẓawāhirī ritornò in Egitto, dove proseguì a sospingere l'organizzazione del Jihād Islamico su posizioni sempre più oltranziste, mettendo a frutto l'esperienza cumulata in Afghanistan. Nel 1996 era considerato la più credibile minaccia e il più letale terrorista in grado di colpire gli USA nei suoi interessi. Un avviso emanato a quel tempo - di cui però non si ha traccia documentabile - avrebbe specificato che l'attentato suicida sarebbe stata la più probabile forma di attacco organizzata contro gli interessi statunitensi.
Alla fine del 1996, al-Ẓawāhirī fu arrestato in Daghestan e incarcerato in Russia per 6 mesi dai Servizi Federali per la Sicurezza dopo aver provato apparentemente a reclutare combattenti "jihadisti" in Cecenia. Secondo il portavoce di tale Servizio, Sergei Ignatchenko, "Aveva quattro passaporti, con quattro diversi nomi e quattro diverse attestazioni di cittadinanza. Abbiamo cercato di condurre una verifica in ognuna di queste nazioni ma non è stato possibile avere nessuna conferma su di lui. Non potevamo trattenerlo per sempre e così lo abbiamo portato al confine con l'Azerbaigian e lo abbiamo rilasciato". Nel 1997 fu ritenuto responsabile del massacro di 62 turisti stranieri nella città egiziana di Luxor, per il quale ricevette una condanna a morte in contumacia nel 1999 da un tribunale militare egiziano.
Il 23 febbraio 1998 emise con Osāma bin Lāden una fatwā dal titolo "Il Fronte Islamico Mondiale contro gli ebrei e i crociati", un importante passo per ampliare il fronte della loro lotta su scala globale. Il 25 settembre 2001, l'Interpol emise un ordine di arresto a carico di al-Ẓawāhirī in risposta agli attacchi terroristici dell'11 settembre a New York e Washington, contro il World Trade Center e, nelle immediate vicinanze della capitale statunitense, il Pentagono.
Il 10 ottobre 2001 al-Zawàhiri comparve in una prima lista redatta dall'FBI statunitense sui 22 terroristi maggiormente ricercati dall'FBI, comunicata al pubblico dal Presidente degli USA George W. Bush. Nel dicembre 2001 al-Ẓawāhirī pubblicò il libro Fursān taḥt Rāyat al-Nabī' (Cavalieri sotto la bandiera del Profeta), in cui esponeva l'ideologia di al-Qāʿida:[4][5] estratti in inglese di esso sono disponibili online.[6]
A seguito dell'invasione statunitense dell'Afghanistan, dove sia al-Ẓawāhirī rimane non chiarito. Sembra che egli possa stare con Bin Lāden nella regione frontaliera fra l'Afghanistan e il Pakistan. Il 3 dicembre 2001, attacchi aerei sono stati condotti per colpire un insieme di caverne vicino a Jalalabad. La moglie di al-Ẓawāhirī, ʿAzza, e i loro tre figli si dice siano morti in tali attacchi. Nel maggio del 2004, il governo pakistano annunciò che egli si era arreso nell'"area tribale" montagnosa al confine pakistano-afghano, insieme a 50-100 irriducibili combattenti di al-Qāʿida.
Malgrado vi fossero state perdite significative, non fu scoperta alcuna traccia riconducibile alla sua persona. Si crede ora che egli non sia mai stato presente nella zona o che sia fuggito alla trappola tesagli non appena avviati i combattimenti. Il 13 gennaio 2006, la CIA lanciò un attacco aereo su Damadola, un villaggio pakistano presso la frontiera afghana, dove si credeva che si trovasse al-Ẓawāhirī. L'attacco aereo uccise otto uomini, cinque donne e cinque bambini, ma non al-Ẓawāhirī; molte delle vittime furono inumate senza essere identificate.
Funzionari governativi anonimi statunitensi affermarono che alcuni militanti stranieri di al-Qāʿida furono uccisi e il governo dell'area tribale di Bajawr confermarono che almeno quattro di essi risultassero fra i caduti nell'azione. Proteste anti-americane esplosero in tutto il Paese e il governo pakistano condannò l'attacco USA e la perdita di vite innocenti. Il 30 gennaio un nuovo video fu fatto circolare in cui si mostrava al-Ẓawāhirī illeso. Il video parlava dell'attacco aereo ma non rivelava se al-Ẓawāhirī fosse stato presente nel villaggio in quei momenti.
Il 3 marzo 2008, pubblica sul Net il libro al-Tabrīʾa (L'Assoluzione): una risposta alle critiche del suo sodale, Imām al-Sharīf, ora terrorista islamista pentito e incarcerato al Cairo. Questo libro costituisce la più recente dichiarazione ufficiale di al-Qāʿida. A partire dal 16 giugno 2011 fino alla sua morte era a capo di al-Qāʿida in seguito alla morte di Osama bin Laden, ucciso dal commando dei Navy SEAL.
Video messaggi
[modifica | modifica wikitesto]- Ai primi di settembre del 2003 un video mostra al-Ẓawāhirī e Bin Lāden che camminano insieme, come pure un audiotape fatto avere alla rete televisiva del Qatar al-Jazīra.
- Un altro video è consegnato il 9 settembre 2004, in cui si preannunciano nuovi attacchi.
- Il 4 agosto 2005, compare in un video attaccando Tony Blair e la politica estera del suo governo sull'attentato alla metropolitana di Londra del 7 luglio 2005.
- Il 1º settembre 2005 il network televisivo al-Jazīra manda in onda un videomessaggio di Mohammed Sidique Khan, uno degli attentatori della metropolitana londinese. Il suo messaggio è seguito da un altro video di al-Ẓawāhirī, che attacca ancora Blair per l'attentato alla metropolitana di Londra.
- Il 7 dicembre 2005 un'intervista di 40 minuti che risale a settembre è messo su Internet preceduto da un video di lunghezza non verificabile. Vedere sotto per il collegamento.
- 6 gennaio 2006, al-Ẓawāhirī dice che il piano del presidente statunitense Bush di far rientrare truppe dall'Iraq significa che Washington è stata sconfitta in quel Paese. Al-Ẓawāhirī si dice abbia detto: «Bush, devi confessare che sei stato sconfitto in Iraq e in Afghanistan e che lo sarai presto in Palestina». Al-Ẓawāhirī inviò anche le sue condoglianze al popolo del Pakistan, colpito dal catastrofico terremoto del 2005 in Kashmir.
- 30 gennaio 2006 - In un video mandato in onda da Al-Jazeera, si burla di Bush e lo chiama il "Macellaio di Washington". Il video prova anche che egli non è stato ucciso in un recente attacco aereo in Pakistan. Al-Ẓawāhirī promette che il prossimo attacco terroristico colpirà il suolo statunitense. CNN Transcript.
- 27 aprile 2006 - Il numero due di al-Qāʿida, Ayman al-Ẓawāhirī, dice che la branca irachena della rete del terrore ha avuto successo nel 'colpire le spalle' del corpo militare USA con centinaia di attacchi dinamitardi suicidi, in un video che è stato l'ultimo di una serie di nuovi messaggi dei leader di al-Qāʿida.
- 9 giugno 2006 - In un video messo in onda dalla rete televisiva Al-Jazeera, elogia il lavoro del capo di al-Qāʿida in Iraq, Abū Musʿab al-Zarqāwī nel momento in cui questi è stato ucciso in un bombardamento con due ordigni da 500 libbre ciascuno in una villetta isolata a Baʿqūba (Iraq). Nel successivo comunicato annuncia l'attuazione di un imminente attacco terroristico sia a New York sia a Londra.
- 7 luglio 2006 - Un anno dopo gli attentati ai treni di Londra, al-Ẓawāhirī rivela che due degli attentatori suicidi erano stati addestrati da al-Qāʿida.
- 27 luglio 2006 - al-Ẓawāhirī esprime tutto il suo sostegno ai rivoltosi della Striscia di Gaza e del Libano del Sud.[7]
- Aprile 2011 - sollecita i musulmani a combattere la NATO e gli USA in Libia in seguito alla loro aggressione militare contro lo Stato africano.
Taglia offerta dagli USA
[modifica | modifica wikitesto]- Il Dipartimento di Stato statunitense offrì una taglia fino a 25 milioni di dollari per informazioni in grado di condurre direttamente alla cattura o alla condanna di Ayman al-Ẓawāhirī. Era ricercato dal 7 agosto 1998 per le bombe collocate nelle ambasciate statunitensi di Dar es Salaam (Tanzania) e di Nairobi (Kenya).
Uccisione
[modifica | modifica wikitesto]Al-Ẓawāhirī è stato ucciso dai droni statunitensi il 31 luglio 2022 mentre, secondo indiscrezioni, era ospite in una casa di proprietà dell'aiutante di uno dei maggiori esponenti dei talebani, Sirajuddin Haqqani.[8][9][10]
Il portavoce talebano Zabihullah Mujahid ha condannato l'azione USA contro il capo di al-Qāʿida, definendola una violazione dei princìpi internazionali.[11]
Dal canto suo, il segretario di Stato statunitense Antony Blinken ha invece sottolineato il fatto che l'aver dato ospitalità e rifugio a Kabul al capo di al-Qāʿida Ayman al-Ẓawāhirī rappresenta una violazione degli accordi di Doha.[12]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ (EN) Al-Qaeda's remaining leaders, 16 giugno 2015. URL consultato il 1º gennaio 2020.
- ↑ Marco Valsania, Il capo di al-Qaida al-Zawahiri ucciso da un drone a Kabul. Biden: giustizia fatta, su ilsole24ore.com. URL consultato il 1º agosto 2022.
- ↑ Francesco Battistini, "La sorella del nuovo Osama: 'Mio fratello Al Zawahiri, così timido e silenzioso'", Corriere della Sera del 12 giugno 2011
- ↑ (EN) Dr John Calvert, Islamism: A Documentary and Reference Guide, Bloomsbury Academic, 2008, ISBN 978-0-313-33856-4. URL consultato il 3 agosto 2025.
- ↑ (EN) Military Review: Ayman Al-Zawahiri's Knights under the Prophet's Banner: the al-Qaeda Manifesto, su www.findarticles.com. URL consultato il 3 agosto 2025 (archiviato dall'url originale il 25 gennaio 2007).
- ↑ Extracts from Al-Jihad Leader Al-Zawahiri's New Book, su faculty.msb.edu. URL consultato il 3 agosto 2025 (archiviato dall'url originale il 17 luglio 2006).
- ↑ Al Jazeera trasmette un video di Al Zawahiri, su La Stampa, 27 luglio 2006. URL consultato il 9 novembre 2022 (archiviato il 9 novembre 2022).
- ↑ Alessandro D'Amato, La soffiata, l’attacco con il drone, la taglia da 25 milioni: così è morto al-Zawahiri, in Open, 2 agosto 2022. URL consultato il 2 agosto 2022.
- ↑ Guido Olimpio, Così hanno scoperto al-Ẓawāhirī: tradito dall’abitudine di stare ogni tanto in balcone. Gli 007 Usa hanno creato un modello della sua casa, in Corriere della Sera, 3 agosto 2022. URL consultato il 3 agosto 2022.
- ↑ (EN) Joseph Trevithick, How The CIA’s Hit On Terror Kingpin Zawahiri Went Down, su The War Zone, 2 agosto 2022. URL consultato il 3 agosto 2022.
- ↑ Ucciso leader di al-Qaeda al-Zawahiri, in adnkronos, 1º agosto 2022. URL consultato il 2 agosto 2022.
- ↑ Blinken: "Al Zawahiri a Kabul violazione accordi Doha", in adnkronos, 2 agosto 2022. URL consultato il 2 agosto 2022.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Jean-Pierre Milelli (cura), Al-Qaeda I testi, Roma-Bari, Laterza, 2006.
- Jean-Pierre Milelli (trad), L'absolution, Villepreux, 2008.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
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Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Ayman al-Zawahiri
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- New Yorker story about Ayman, by Lawrence Wright, su newyorker.com. URL consultato il 29 aprile 2019 (archiviato dall'url originale il 9 aprile 2014).
- Rewards for Justice - Most Wanted Terrorists, su rewardsforjustice.net.
- Fatwa from World Islamic Front for Jihad against Jews and Crusaders. - Statement with bin Laden, 23 febbraio 1998
- Nimrod Raphaeli's Biography of al-Zawahiri. from Terrorism and Political Violence 14:4 (Winter 2002) 1-22.
- FBI's Ayman al-Zawahiri "Most Wanted Terrorists" poster, su fbi.gov.
- Al-Zawahiri: US faces Afghan, Iraq defeat. URL consultato il 18 luglio 2018 (archiviato dall'url originale il 19 giugno 2006). (Aljazeera, 09 September 2004)
- Excerpts and video footage released December 1, 2005 from the September 2005 interview, su memri.org.
- CNN's report on the January 2006 al-Zarqawi video tape, su cnn.com.
- USA Director of National Intelligence: Letter from al-Zawahiri to al-Zarqawi, su dni.gov. URL consultato il 29 luglio 2006 (archiviato dall'url originale il 16 aprile 2006).
- Extracts from Knights Under the Prophet's Banner, su findarticles.com. URL consultato il 29 luglio 2006 (archiviato dall'url originale il 28 gennaio 2007).
- Biografia su ANSA.it, su ansa.it.
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