[prova, prova-a-a]
Presenza sul web
idealmente, si dovrebbe cercare di essere presenti sul web ma capendo lo spazio in cui si sta operando e le sue regole, dare prima di chiedere, rispondere alla email di curiosi e clienti, offrire servizi e/o contenuti e punti di vista interessanti sul proprio sito e poi magari vendere.
Nei fatti, più spesso ci si comporta come gli arroganti ultimi arrivati che non capiscono nè lo strumento nè l’ambiente, e che vorrebbero solo vendere e senza seguire le regole di questo nuovo ambiente e senza offrire nulla a nessuno. Stranamente, spesso non si raccoglie molta simpatia.
Parlano di voi
anche se non siete presenti sul web – sempre meglio dirlo, per quanto possa sembrare ovvio. Idealmente, si capisce che è una grande opportunità di ascoltare e capire cosa dicono di sè i propri clienti, fare una analisi di mercato vera (e gratis), conversare con i propri clienti e aprire l’azienda al mercato e lasciare che anche i dipendenti possano parlare con i clienti senza eccessivi filtri.
Nei fatti, più spesso si fa di tutto per confondere le acque, pagare falsi post positivi e far finta che tutto vada bene. Come in tutti i processi di propaganda e mistificazione, dalla pubblicità in avanti, anche qui è tutto top down, parla solo il “responsabile della comunicazione” e spesso addirittura ci si sceglie una agenzia esterna, pur di non abbandonare i filtri e gli artifici a cui si è abituati.
Social media (vogliamo far finta di essere amati)
idealmente, l’azienda cercherà di essere utile, aperta al dialogo e interessante, e verrà premiata per questo sforzo, seguita in quanto opinion leader del proprio segmento di mercato (ma per davvero, non solo come da comunicato stampa!) e linkata. Più spesso, l’azienda non farà nulla di interessante, non si aprirà al web, userà Twitter in modalità top-down e addirittura in outsourcing per linkare a comunicati stampa anni ’50 che non interessano a nessuno e pagherà per falsi fan su Facebook pur di illudersi ancora una volta che tutto va bene e che si può continuare a fare come 30 anni fa.
Ieri sera a Palazzo Reale – ce ne saranno altri: ti aspettiamo! Riassunto: qui e qui. Video: qui. Le note positive: che questo evento ci sia stato; la grande partecipazione di pubblico; il fatto che vi sia un piano del Comune; l’assessore Maran, sereno e determinato, che mi ha fatto un’ottima impressione anche dal vivo; il Console dei Paesi Bassi, intervenuto, che va in ufficio in bici – noi, ti ricordo, abbiamo un Presidente della Provincia che ha fatto sapere a tutti che lui “vuole l’Audi”.
Le note negative: non sono sicuro di aver capito a cosa servono i prossimi 100-150 km di piste ciclabili, se l’obiettivo è di rendere tutti i 2.500 km di strade di Milano “percorribili in sicurezza in bici”, come ha detto Galli di Ciclobby. Obiettivo condivisibile, ma non ho capito a questo punto perchè mai i ciclisti invece di (o oltre a) 100km di nuove piste ciclabili (costose) non possano avere invece alcune strade minori tutte per sé – senza gas di scarico, grazie!
Altri lati negativi: la burocrazia, i tempi, i finanziamenti che bisogna raccattare un pezzo alla volta da Roma (“ah, se dipendiamo da Roma siamo messi bene”, sentito in sala); la mancanza, secondo me, di un piano strategico (quando fare cosa) e di marketing per vendere l’idea alla città; infine, qualche dubbio sul fatto che ce la si possa fare con un approccio così gentile, anche se questo della gentilezza è un po’ un marchio di fabbrica di Pisapia e dei suoi.
Il Presidente della Repubblica ha definito “grottesca” l’idea che possa esistere uno Stato autonomo Lombardo-Veneto, dimenticandosi, forse, di come il Ministro dell’Interno, il Ministro delle Riforme per il Federalismo e il Ministro della Semplificazione Normativa dell’attuale Governo a cui ha dato il suo ok siano espressione di un partito che punta, almeno a parole, esattamente a uno Stato autonomo tipo il Lombardo-Veneto più o meno allargato, comunque lo si voglia chiamare. Napolitano #fail.
So, Chrome will overtake Firefox by the end of 2011 and IE by the end of 2012? [it looks likely]
Non bastasse quel mondo chiuso e privato di quel signore che ama le ciabatte di plastica che ha largamente prosciugato i siti indipendenti di ogni tipo, ora ci si mette anche Amazon. Il Kindle Fire non è solo l’unico altro tablet – ammesso e non concesso che esista una tale categoria – che abbia un senso, ma un autentico nuovo mondo in cui i contenuti sono tenuti in cache da Amazon, e poi mostrati su hardware Amazon, con un browser Amazon e con pubblicità di Amazon, al punto che non so bene che senso abbia più parlare di “ragnatela”. D’altronde, ormai siamo sicuri che i russi non lanceranno un attacco nucleare, e non importa più molto che l’ordine per il contrattacco possa arrivare comunque a destinazione. Qui l’unica cosa che conta, ormai, è far arrivare i “contenuti” al utente consumatore finale. Film in streaming e, ovviamente, pubblicità. Sit back and enjoy the show :-/
“I costi dell’Open Source” avrebbe fatto ancora più scena, ma mi sembra che possa bastare anche così. Prima, però, una domanda: tu il Mac l’hai comprato con la garanzia estesa a 3 anni? Ovviamente copre qualsiasi problema e anche le p.iva etc, vero? (se lo compri da FNAC, come privato te lo garantiscono 2 anni anche senza questa extra tangente, ma come p.iva no).
Già, sta per succedere. D’altronde, ho un T40 con la stessa ram del mio smartphone che non uso (mi tengo stretto il Nokia C5), il lettore ottico rotto, una batteria che dura circa 60 secondi, un sistema operativo (Jaunty) che non riceve aggiornamenti da un anno e sul quale non girano più neppure le ultime uscite di Opera e Chrome – Epiphany, però, va benissimo; quanto a Firefox, sono fermo al 3.6.
Nell’ultimo anno e mezzo circa ho comprato provato a comprare e poi rivenduto come meglio ho potuto due Thinkpad usati su eBay sui quali le nuove (ai tempi) versioni di Ubuntu davano problemi, e comprato e rimandato subito al mittente un Vaio (batteria che ballava) e un notebook prodotto apposta per Ubuntu (batteria ad alta capacità che sporgeva, ma dalle foto non si vedeva).
E il tutto per cosa? Per provare a usare hardware che varia dall’orribile al brutto e un sistema operativo che fa di tutto per scimmiottare OS X, e che sembra più interessato a puntare – senza alcuna possibilità di vincere, visto anche il divario in fatto di hardware – al 20% degli utenti Apple invece che all’1% degli utenti Windows? Insomma, direi che è ora, e che ho dato fin troppo.
Tranne che per la mancanza di risciò e vacche per le strade – meglio, di vacche è pieno, ma di tipo diverso – il traffico a Milano oggi sembra Bombay. Davvero non capisco come possa un Assessorre al Traffico non essere d’accordo con la chiusura totale al traffico dell’attuale zona Ecofars.
Quanto alla crisi, a guardarsi in giro per Milano direi che è solo crisi di identità di un popolo la cui preoccupazione principale pare essere sapere come sarà cool vestirsi la prossima stagione…
Io sono sempre stato contrario a questa idea, ma ha cambiato idea anche Pisapia? Vedo che nel nuovo Piano Quinquennale (certi vizi non li si perdono mai, eh ;-) si parla di 100 km di piste ciclabili per un costo totale di 30 milioni di Euro, il che vuol dire 300.000 Euro al km, che è la forchetta più bassa del costo, se l’articolo è corretto, delle piste ciclabili in sede dedicata, tipo quelle “elettorali” messe su dalla Moratti un mese prima delle elezioni intorno ai Giadinetti di Porta Venezia.
Niente biciclette sui marciapiedi, quindi? Io non ci ho mai creduto, ma loro hanno cambiato idea? Si sono resi conto che sui marciapiedi ci sono le auto parcheggiate dei milanesi, e guai a chi le tocca? Secondo Ciclobby con gli stessi soldi si potrebbero fare 1500 km di “piste” sui marciapiedi.
Meglio ancora, quanto costerebbe chiudere del tutto un pezzo di città al traffico delle auto e dedicarla solo alle bici per prova, senza cambiare neppure la sede stradale, per sei mesi o un anno? Si potrebbe iniziare dalla Cerchia dei Bastioni, dove passano (passavano?) i tram 29 e 30, e poi aggiungere da 5 a 10 piste o strade solo per le bici a raggiera dalle periferie verso la nuova Cerchia dei Bastioni al 100% solo bici, sfruttando anche pezzi di piste ciclabili e/o parchi già esistenti.
Troppo facile?
Per capirci: serve una grande strada solo ciclabile che è il cerchio in blu su questa cartina – la circonvallazione interna è doppia: una rimane per le auto, e quella dove passa il tram, solo tram e bici; quello che abbiamo adesso sono solo quei patetici pezzettini di pista ciclabile in nero…
In cosa può diventare il numero 1? Search? No (Google). Libri? No (Amazon). Video? No (YouTube). Amici? No (Facebook). Film? No (Amazon, Apple o Netflix – a meno di comprare Netflix). Musica? No – a meno di comprare Spotify. News su un certo numero di categorie, tipo Finance o Sport? Forse, ma bisogna sbrigarsi, altrimenti Yahoo! finirà per rimanere solo un attore B2B che vende pubblicità.
Sarà anche un paese di merda, ma è pur sempre il mio paese. L’ho comprato tanti anni fa, quindi o qualcuno se lo ricompra in contanti, o col piffero che lo lascio gratis.
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