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Sunday, 15 August 2010

Torno adesso da un servizio di fotografia aerea di alcune fattorie di FarmVille e rifletto sul fatto che se il radicalomentro storico fosse legato alla produttività dei contadini radicali io sarei molto più in basso in classifica, con appena 70mila punti al livello 33. Guardate invece che bella fattoria da centomila punti ha Mihai Romanciuc (livello 36), ricoperta com'è di un manto nevoso davvero rinfrescante in agosto:

BERJAYA

Ed ecco la bellissima fattoria dell'architetto Teresa Dentamaro, con 135.000 punti a livello 40...

BERJAYA

...e pure a livello 40 con 142.000 punti le ordinatissime siepi di John Patelli:

BERJAYA

Ma sono altri i campioni radicali della zappa: a 380.000 punti (livello 64), ecco i vigneti di Jolanda Casigliani...

BERJAYA

...e a 415.000 punti (livello 68), le granaglie di Alessandro Depetro...

BERJAYA

...per continuare con i meloni di Mauro Suttora, a quota 543.000 (livello 76), che però ha ammesso di avere barato taroccando il sistema.

BERJAYA

...e concludere con la campionessa Roswitha Flaibani, 725.000 punti al livello 86. Se qualcuno ha più punti (o comunque vuole segnalare quanti punti ha) si accomodi nei commenti

BERJAYA

Tuesday, 13 July 2010

Nell'agosto del 2008 qui nel blog dei radicalometri e consimili strumenti radiscopici confrontammo il numero di risultati che si ottenevano su Google per una decina di animali radicani. Due anni dopo lo stesso confronto è sorprendente: evidentemente Google ha fatto le pulizie, soprattutto di cappati e capezzoni, e ad avere migliorato sono solo in tre...

Bonino da 570.000 a 310.000 (-46%)
Pannella da 442.000 a 235.000 (-47%)
Cappato da 291.000 a 60.800 (-79%)
Capezzone da 261.000 a 65.800 (-75%)
Bordin da 46.200 a 36.600 (-21%)
Bandinelli da 31.500 a 45.600 (+45%)
Suttora da 14.700 a 28.000 (+90%)
Litta Modignani da 13.100 a 6.980 (-47%)
Palazzolo da 7.470 a 20.200 (+170%)
Strik-Lievers da 4.235 a 3.580 (-15%)

Totale campione da 1.681.205 a 812.560 (-51.7%)

Tuesday, 6 July 2010

Piccole novità del blog nel menù in cima: il nuovo link BEST porta a una selezione dei 150 post più popolari per numero di commenti, e l'aggiornato link BOOKS porta a una piccola biblioteca dei libri dei miei amici (soprattutto le mie amiche). Sono libri veri, di carta palpabile, in alcuni casi molto seri, che si comprano da persone realmente esistenti nelle librerie. Se invece preferisci leggere gratis la migliore collezione mondiale di narrativa radicale surreale, resta la letteratura sottosopra nella barra laterale.

Wednesday, 30 June 2010

BERJAYA
Aggiornamento semestrale del Radicalometro storico

Suttora (140 citazioni, +8) conclude ancora in testa il primo semestre grazie a otto puntate del nuovo tormentone narrativo Dolore Radicale, che comporta l'avanzamento anche di Granzotto (quarto a 126, +8), Cappato (quinto a 122, +8), Capezzone (ottavo a 71, +8), e in misura minore Pannella (terzo a 128, +5), Crocicchio (undicesimo a 57, +3) e Bonino (dodicesima a 54, +3). Pressoché invariati gli altri nell'alta classifica: Welby sempre secondi a 133, Callegari sesta a 91, Tosoni settimo a 75, Dupuis nono a 66, Patelli decimo a 63. Di scarsa rilevanza le variazioni in media classifica. Lista completa a questo LINK

BERJAYA

Wednesday, 26 May 2010

Radical Pain - Dolore Radicale - Capitolo 8

(i precedenti: 1-2-3-4-5-6-7)

Giurista maestro di Dupuis all'università di Lovanio, Gabriel Mudaeus perse la testa nel tentativo di spostamento della sua statua (la sua, non quella di Dupuis), come testimoniano queste immagini provenienti dalla cittadina belga di Brecht (la sua, non quella di Dupuis), da non confondersi (o forse sì, perché no?) con l'omonimo drammaturgo.



In sintonia con la mia precedente segnalazione sulla statua della Vergine Maria, tutti i quotidiani europei titolavano univoci e cubitali in prima pagina

L'IMMOBILIARISTA SUTTORA CONDANNATO DALLA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELLA STATUA
Le reazioni politiche. Cappato: attentato demolitore alla giustizia umanista. Capezzone: frattura interna alla testa dell'opposizione dipietrista. Dupuis: vorrei essere tenuto fuori da queste puttanate. Pannella disneianamente equanime in ordine alfabetico: cough, sgrunt, umpf, zzzz...


Egli Dupuis era sconvolto dalla distruzione del suo ante-maestro fiammingo cui seguì il compaesano gesuita Leunardus Lessius, prossima vittima di statuicidi, mentre nella sua caverna nelle Montagne dei Rospi Mutanti il Granzotto si aggiornava sulla sua stessa autobiografia opera del Cominelli.... Da Milano a Pordenone, il Granzotto convise con Dora Pezzilli sulla montana via Monte Pelmo, la marittima via Lignano e infine, dove lei ancora abita tuttora, in via, ahinoi, via Goldoni.

Commediografo italiano nato a Venezia nel 1707, Carlo Goldoni lascia la sua carriera giuridica per il teatro, raggiungendo il primo successo nel 1734 con la tragedia Belisario. All'età di quarantun'anni entra a far parte, come poeta drammatico, nella compagnia di Gerolamo Medebac di Venezia, rappresentando la sua prima commedia scritta interamente, La donna di Garbo (1743). Per la stessa compagnia e per il Teatro Sant'Angelo, il Goldoni scrisse numerose commedie, attuando quella riforma parzialmente cominciata nel 1738 con il Momolo cortesan. Con tale riforma, esposta nel Teatro Comico nel 1751, l'autore si propone di restituire dignità letteraria al teatro contrapponendo alle buffonesche improvvisazioni della commedia dell'arte il brioso e garbato studio dei costumi della sua commedia di carattere. Prendendo spunto dalla vita quotidiana ne rinnova la trama facendo uso di un linguaggio che evidenzia l'aspetto realistico delle situazioni create dai suoi personaggi oramai privi di maschere. Nel 1762 si trasferisce a Parigi a dirigere la Commédie Italienne; fu poi insegnante di italiano alle figlie di Luigi XV. Morirà a Parigi nell'anno 1793 lasciando la sua eredità spirituale a Roberto Granzotto.

8. continua

Friday, 2 April 2010

Radical Pain – Dolore Radicale – Capitolo 7

(i precedenti: 1-2-3-4-5-6)

Da quando si era dato al giornalismo radiofonico, Mauro Suttora doveva alzarsi presto il mattino per presentarsi prima delle 7.30 in corso Sempione, dove il redattore Lanfranco Palazzolo si stava già rischiarando la gola per scatarrargli in un occhio (era il suo modo di augurargli il buon giorno) e rivolgersi agli ascoltatori per annunciare il palinsesto.

"Buongiorno agli ascoltatori di Radio radicane dagli studi di via Emanuele Filiberto"

"Ecco sì, via Emanuele Filiberto, per favore"

"No no, è proprio una cosa toponomastica"

"Ma quando mai, se è ancora vivo, purtroppo, come fa ad avere intitolata una via??"

"Come purtroppo? Guarda che l'amore vince sempre sull'odio..."

"...e sull'invidia. Ma casomai sarà corso Vittorio Emanuele, o viale Regina Margherita, o via Principe Amedeo..."

"Suttora, ti richiamo al rispetto della mia cultura..."

"...e della mia religione"

"E quale sarebbe?"

"Sono agnostico"

"E qual'è il dio degli agnostici"

"E che ne so? Sono agnostico!"

"Cioè ignorante, come ho sempre sostenuto. Veniamo al palinsesto, va ora in onda la rassegna stampa del direttore Massimo Bordin, seguirà per tutto il giorno il requiem di Mozart intervallato da brevi interventi di Marco Pannella"

Con questo simpatico siparietto tra Palazzolo e Suttora si aprivano ogni mattina le trasmissioni di Radio radicane per consentire al direttore di cominciare in ritardo la rassegna stampa.

"Buongiorno agli ascoltatori di Radio radicane con la rassegna stampa quotidiana. Cominciamo subito con un breve articolo di Bondinelli sul Foglio"

Suttora: "Ma come Bondinelli? E' Bondi o Bandinelli?"

Bordin: "Un incrocio"

"Ma che orrore! Povero Angiolo"

"C'è di peggio, ecco sul Mattino di Padova un incrocio tra Suttora e Tosoni, un articolo a firma del collega Suttosoni"

"Ma che schifo! E' raccapricciante! E'..." protestò reiteratamente Suttora mentre Bordin rendeva edotti gli ascoltatori del titolo del Mattino di Padova

SUTTORA CONDANNATO IN CASSAZIONE
Il giornalista playboy dovrà pagare gli alimenti anche alla sesta ex moglie. Il vittorioso divorzista Granzotto ottiene per Madonna anche il gigantesco ranch di Farmville. Il radicale Cappato: “Giusta sentenza”. Capezzone accusa: “Magistratura eversiva”.

Nicolino Tosoni da Clauzetto, ma residente ad Albignasego, fu da questa seconda località violentemente proiettato indietro proprio tra i monti di Clauzetto dalla potentissima eiaculazione di Armando Crocicchio, il cui martello pneumatico usava traforarlo ogni lunedì da mezzanotte a mezzogiorno per concludere sempre puntualissimo schizzandogli nell'orifizio posteriore una raffica di spermatozoi grossi come rospi, che il Tosoni spendeva le successive dodici ore nell'espellere dolorosamente saltellanti dalla cavità, o meglio caverna, anale.

A poca distanza sulle alpi orientali, l'eroico leader metalmeccanico liberale Granzotto spendeva il suo tempo familiarizzando con i rospi sulle Montagne dei Rospi Mutanti, dove si era esiliato per sei mesi (così lui credeva) per simulare la propria dipartita ad opera del sicario Londradical, che ne aveva barattato il granzotticidio con il reciproco cappaticidio da parte di Suttora, il quale aveva a sua volta contrattato con Bonino il cappaticidio da parte di costei in cambio di eliminarle tutti i 2029 capezzoni italiani servendosi di un alligatore, la qual cosa al ritmo di tre capezzoni al giorno avrebbe richiesto quasi due anni, all'insaputa del povero Granzotto, ignaro che avrebbe dovuto trascorrere altri due inverni tra i rospi, che erano mutanti per evidenti ragioni di trattamento tosoniano anale.

In cotanta letteratura anale, il lettore si chiederà ansiosamente dove fosse andato ad abitare il Granzotto negli anni ottanta secondo la monumentale biografia opera del Cominelli, che Londradical continuava a leggere avidamente.

Dopo via Metastasio il Granzotto trascorse ancora un anno a Milano, trasferendosi però in via Val Lagarina. Il nome Vallagarina o Val Lagarina (Lagertal in tedesco) identifica l'ultimo tratto tra i monti della valle percorsa dal fiume Adige. Il limite superiore è fissato comunemente all'altezza dei "Murazzi", stretta della valle poco a nord del paese di Besenello, circa 10 km a sud di Trento; a nord di essa la valle prende il nome di Val d'Adige. Il limite inferiore è lo sbocco in pianura Padana del fiume presso la Chiusa di Ceraino. Le parti più a nord della valle in cui scorre l'Adige sono chiamate Val Venosta tra le sorgenti e Merano, e Val d'Adige tra Merano e l'inizio della Vallagarina. Come la Val d'Adige, anche la Vallagarina è di origine glaciale. Dal punto di vista orografico la valle separa le Prealpi Bresciane e Gardesane ad ovest dalle Prealpi Venete ad est. La valle è caratterizzata dalla presenza di vari forti costruiti a difesa dell'Impero Austroungarico sul finire del XIX secolo. Nella parte nord della valle, in località Lavini di Marco presso Rovereto, sono visibili le orme di dinosauri della specie Camptosaurus (erbivoro) e Dilophosaurus (carnivoro) che vi vissero nel periodo Triassico (circa 200 milioni di anni fa). La stessa località è citata da Dante Alighieri nel Canto XII dell'Inferno a causa degli enormi massi causati da una grande frana che si abbatté sulla sinistra orografica dell'Adige, causando a un antenato del Granzotto, tale Lagarino Granzotto, un violento mal di testa.

7. continua

Thursday, 25 March 2010

Radical Pain – Dolore Radicale – Capitolo 6

(i precedenti: 1-2-3-4-5)


“Cia’ Ma’, ti informo che hai un alligatore nella station wagon”

“Grazie, lo so, è perciò che ho dovuto prendere una station wagon, Agenore è lungo quattro metri”

Londradical lo squadrò interrogativo, ma Suttora non gli rispondeva che con un sorriso smagliante e gli occhi illuminati di soddisfatta genialità luciferina, mentre dal vicino stadio olimpico di Bocca di strada risuonavano i cori dei milioni di tifosi accorsi per il derby tra i confinanti Bocca di strada di Mareno di Piave e Bocca di strada di Santa Lucia di Piave, che Suttora seguiva ascoltanto estasiato.

Ma Londradical era tifoso dell’Arsenal, una squadra minore, e si rassegnò ad attendere l’intervallo per interrogare Suttora sull’alligatore, che controllava preoccupato con un occhio mentre l’altro gli cadde nell’attesa su un vecchio titolo del Gazzettino…

SUTTORA CONDANNATO IN CASSAZIONE
Il giornalista playboy dovrà pagare gli alimenti anche alla sesta ex moglie. Il vittorioso divorzista Granzotto ottiene per Madonna anche il gigantesco ranch di Farmville. Il radicale Cappato: “Giusta sentenza”. Capezzone accusa: “Magistratura eversiva”.

… e il pensiero gli corse al Granzotto confinato sulle Montagne dei Rospi Mutanti. Arrivato finalmente l’intervallo della partita, con gli ospiti del Bocca di strada di Mareno di Piave in vantaggio sul Bocca di strada di Santa Lucia di Piave, Londradical sbottò scuotendo l’amico dall’ipnosi calcistica:

“A Ma’, non vorrei suonare scortese, ma perché volevi vedermi tanto urgentemente e soprattutto, sia detto con la masima calma e rinnovandoti le mie migliori espressioni di stima e considerazione, cosa cazzo ci fa un cazzo di alligatore lungo quattro cazzi di metri nella tua cazzo di station wagon?”

“Amilcare pesa due cazzi di tonnellate, la Polstrada mi ha multato per sporgenza della coda”

“Ma non si chiama Agenore?”

Inutile, Londradical avrebbe dovuto attendere il secondo tempo della storica partita tra il Bocca di strada di Mareno di Piave e il Bocca di strada di Santa Lucia di Piave, rassegnandosi a sbirciare con un occhio la coda dell’alligatore sporgere fuori dal portellone della station wagon, mentre l’altro occhio gli cadeva su un titolo della Tribuna di Treviso che aveva l’impressione di avere già letto da qualche parte:

SUTTORA CONDANNATO IN CASSAZIONE
Il giornalista playboy dovrà pagare gli alimenti anche alla sesta ex moglie. Il vittorioso divorzista Granzotto ottiene per Madonna anche il gigantesco ranch di Farmville. Il radicale Cappato: “Giusta sentenza”. Capezzone accusa: “Magistratura eversiva”.

Londradical era costernato. Il suo pensiero ricorrendo al Granzotto sulle Montagne dei Rospi Mutanti, sentì il bisogno di rivolgersi per telefono al suo psichiatra friulano, il dottor Loperfido.

“Dr Loperfido, lei non si chiama veramente così?”

“Come no! E faccio anche lo psichiatra, ah ah!”

“Non può essere, ai miei tempi gli psichiatri da quelle parti si chiamavano Basaglia…”

“I tempi sono cambiati, ah ah!, adesso noi psichiatri friulani ci chiamiamo tutti Loperfido, ah ah! Comunque mi dica, ha bisogno di un ansiolitico, una benzodiazepina, un alligatore?”

“Un che?!?”

“Se ha bisogno di un alligatore ho qui per lei il buon Adalberto, ma lo venga a prendere col rimorchio per la coda altrimenti la Polstrada le fa la multa per sporgenza squamosa”

Non osando troncare la coda dell’alligatore, Londradical troncò la comunicazione con Loperfido, mentre finalmente finiva il match tra il Bocca di strada di Mareno di Piave e il Bocca di strada di Santa Lucia di Piave, con un pareggio che riapriva il campionato mondiale, e Suttora si riprendeva dall’ipnosi. Ne approfittò per affondare:

“Allora Ma’, come la mettiamo con Adalberto?”

“Come fai a sapere che si chiama Adalberto?!”

“Sei in cura anche tu con Loperfido, eh? Non ce n’è mica tanti di psichiatri friulani che oltre all’elettrochoc di danno l’alligatore in omaggio”

"Ok, lo ammetto, l'alligatore mi serve per i capezzoni"

Incredulo, Londradical lo guardava con un occhio interrogativo, con un altro occhio controllando l'alligatore e il terzo occhio che gli cascava su titolo del Corriere del Veneto:

SUTTORA CONDANNATO IN CASSAZIONE
Il giornalista playboy dovrà pagare gli alimenti anche alla sesta ex moglie. Il vittorioso divorzista Granzotto ottiene per Madonna anche il gigantesco ranch di Farmville. Il radicale Cappato: “Giusta sentenza”. Capezzone accusa: “Magistratura eversiva”.

E mentre il pensiero gli andava all'eroe metalmeccanico liberale confinato sulle Montagne dei Rospi Mutanti, Suttora improvvisamente si riebbe e spiegò:

"Giacinto può sbafare fino a tre capezzoni al giorno"

"Ma non si chiama Adalberto?"

"Lascia stare i dettagli. Giacinto ingerisce tre capezzoni al giorno e il bello è che ne eiette l'escremento risultante direttamente sulle autostrade delle Autovie Venete, anche se devo pagare la multa alla Polstrada"

"Ma perché tutto questo?"

"Veniamo al dunque"

"Sarebbe ora"

"La Bonino mi ha offerto di far fuori Cappato se io in cambio le elimino 2029 capezzoni"

"E ti pare un buon affare?!?"

"Al ritmo di tre capezzoni al giorno l'alligatore è garantito per digerire tutti i capezzoni in meno di due anni"

"E se i capezzoni si riproducessero ulteriormente? Ci hai pensato?"

"Osservazione banale. Si riproducono altrettanto rapidamente gli alligatori, ognuno dei quali ripulisce il pianeta di tre capezzoni al giorno"

"E le multe della Poltrada?"

"Un piccolo danno collaterale"

"Cazzo! Ma non eravamo d'accordo che tu eliminassi Cappato in cambio di io sopprimere Granzotto?"

"Bonino mi ha offerto di prendersi cura del Cappato se io le sopprimo i capezzoni, e con l'alligatore è facile. Al ritmo di tre capezzoni al giorno ci metto meno di due anni"

Sempre più costernato, Londradical richiamò il dr Loperfido, il quale si dimostrò poco solidale:

"E' colpa della sua amica Miss Welby, che scrive queste puttanate nel web. Si rivolga a lei"

Ma invece di importunare la sua sorellina incestuosa, Londradical cercò conforto nella monumentale biografia del Granzotto opera del Cominelli...

Tornato a Milano il Granzotto andò ad abitare in via Metastasio, nome grecizzato di Pietro Trapassi, il poeta italiano (Roma 1698 - Vienna 1782) figlio di un modesto negoziante, Felice Trapassi, e di Francesca Galastri, che ancor fanciullo suscitò per la vivacità dell’ingegno e la facile vena estemporanea l’interesse del Gravina, che lo adottò, lasciandolo alla morte erede della sua biblioteca e del suo patrimonio (1718). Fu educato dal maestro a una severa disciplina di studi umanistici, e dal filosofo e pedagogista cartesiano Gregorio Caloprese al gusto della sottile indagine psicologica. Nel 1714 prese gli ordini minori, nel 1718 entrò in Arcadia col nome di Artino Corasio e nel 1719 si trasferì da Roma a Napoli per dedicarsi all’attività forense, che presto abbandonò. Aveva già pubblicato i primi componimenti, di ispirazione graviniana e a Napoli compose epitalami e azioni teatrali a sfondo idillico-mitologico (Endimione, 1720; Gli Orti Esperidi, 1721; Angelica, 1721; Galatea, 1722), in cui si colgono echi della fluente musicalità tassesca e marinista. Protetto dalla cantante Marianna Benti Bulgarelli, detta la Romanina, che lo presentò a compositori come A. Scarlatti e Porpora (dal quale fu istruito nella musica), scrisse per lei Didone abbandonata (1724), primo esempio di melodramma in cui il testo acquista dignità poetica e autonomia creativa nei confronti della musica, mentre la situazione drammatica, fondata sul contrasto tra dovere e passione, si stempera in un tono amabile di commedia, culminante nella melodiosa sentenziosità delle ariette. Fu un grande successo. Seguirono, più organici nella struttura, ma gravati da un’insistenza su toni eroici e solenni cui l’autore era condotto dall’emulazione col teatro francese, i melodrammi Siroe (1726), Catone in Utica (1728), Ezio (1728), Semiramide riconosciuta (1729), Alessandro nelle Indie (1729), Artaserse (1730). Nell’agosto 1729, per interessamento di Marianna Pignatelli, contessa d’Althann, cui Metastasio fu legato da tenera amicizia, venne chiamato come poeta cesareo alla corte di Vienna, in sostituzione di Apostolo Zeno. Ligio al governo paternalistico di Carlo VI, in cui vedeva incarnate le proprie aspirazioni all’ordine e a una moderata libertà, visse un periodo di intenso fervore creativo. Dal 1730 al 1740 compose le sue opere migliori, animate da una tenue, ma autentica vena di poesia: quel patetismo tenero e commosso che ignora i conflitti aspri delle passioni, ma finemente ne sottolinea gli aspetti più trepidi e delicati (Demetrio, 1731; Adriano in Siria, 1732; L’asilo d’amore, 1732; Olimpiade, Demofoonte, 1733; La clemenza di Tito, 1734; Achille in Sciro, 1736; Attilio Regolo, composto nel 1740 e rappresentato nel 1750). Il periodo che seguì fu di declino: stanchezza, sfiducia nelle proprie facoltà poetiche, rifiuto degli sviluppi più audaci dell’Illuminismo (non accettò di collaborare all’Enciclopedia), isolamento diffidente e malinconico. Unico conforto, l’affetto filiale della sua terza Marianna, la Martinez, figlia del cerimoniere della nunziatura pontificia, presso il quale Metastasio alloggiò durante tutto il periodo della sua residenza viennese. In quegli anni, oltre a non pochi mediocri melodrammi (Il re pastore, 1751; L’eroe cinese, 1752; Ruggiero, ovvero l’eroica gratitudine, 1771) scrisse cantate, feste teatrali e le canzonette La palinodia (1746) e La partenza (1746), assai ammirate, insieme con la Libertà, di precedente stesura (1733), per il nitido disegno psicologico e la grazia cantabile del verso. Compose inoltre alcune opere teoriche (La poetica d’Orazio tradotta e commentata, 1749, poi ripresa dal 1768 al 1773; Estratto dell’arte poetica d’Aristotile e considerazione sulla medesima, 1773, pubblicata nel 1780-1782; Osservazioni sul teatro greco), intese a giustificare, secondo i canoni della poetica arcadico-razionalistica, la novità del suo melodramma, riscattato dalle stravaganze del gusto barocco e ricondotto, in ossequio alle proposte programmatiche già formulate dal Gravina e dallo Zeno, al modello dell’antica tragedia greca musicata e cantata (le ariette sarebbero il corrispondente dei cori), ma senza eccesso di crudezze e con limitato rispetto delle "unità". In effetti, egli mirò a fare del melodramma una rappresentazione che unisse alla nobiltà e alla moralità del soggetto l’attrattiva di uno spettacolo fastoso e leggiadro. Con la sua copiosa produzione (ventisette melodrammi, otto azioni sacre, circa quaranta tra azioni e feste teatrali, oltre agli innumerevoli madrigali, idilli, canzonette, poesie sacre), Metastasio riuscì amabile interprete del mondo settecentesco nelle sue esigenze di decoro, nella sua nostalgia del grandioso, nella sua sensibilità idillica e sospirosa, cui prestò un linguaggio lucido e scarno, aperto alle sottolineature del canto. La diagnosi sottile dei sentimenti, l’indugio sulle perplessità dello spirito, un’emotività talora intensa ma sempre nitidamente espressa e determinata furono le qualità della sua poesia, in cui confluì tutta l’esperienza melodica e psicologica dell’Arcadia. Essa apparve molle negli affetti e povera d’ideali agli uomini di un’età nuova, ricchi di più vigoroso sentire, ma conservò inalterato il suo valore di alta letteratura, e l’esempio di un discorso poetico semplice e perspicuo, destinato a lasciare una sua traccia anche nella formazione di artisti assai più intensamente ispirati, come appunto il Granzotto.

6. continua

Saturday, 6 March 2010

Radical Pain – Dolore Radicale – Capitolo 5

(i precedenti: 1-2-3-4)

A ottant’anni suonati l’arzilla esponente radicale Emma Bonino ne aveva viste di tutti i colori nella vita, ma non poteva credere ai suoi occhi vedendone una color giallo ocra. Era proprio una vomitevole cravatta giallo ocra quella che si vedeva in televisione, ma com’era possibile che dietro la cravatta e tutto attorno ci fosse lui, il cavalier Capezzone, se lei stessa poche ore prima l’aveva crivellato come un colabrodo col suo vecchio ma fidato kalashnikov che aveva conservato come cimelio della guerra afgana e non l’aveva mai tradita? Ripresasi dallo stupore l’assalì un atroce sospetto e si fiondò sul web a verificare: ebbene sì, ahilei, c’erano nell’Italia del 2030 ben 2030 Daniele Capezzone, tutti rigorosamente implementati – riportava puntiglioso l’elenco telefonico – con cravatta giallo ocra degli stilisti omopatavini Manera & Pisani. Per farli fuori tutti al ritmo di un Capezzone per capitolo, si rassegnò sconsolata la leader nonviolenta, avrebbe dovuto sottoporsi ad altri 2029 capitoli di questa storia. Già che era collegata diede un’occhiata alle ultime notizie sul TgCom di Liguori, che da giorni e giorni riportava in apertura l’ultima notizia:

SUTTORA CONDANNATO IN CASSAZIONE
Il giornalista playboy dovrà pagare gli alimenti anche alla sesta ex moglie. Il vittorioso divorzista Granzotto ottiene per Madonna anche il gigantesco ranch di Farmville. Il radicale Cappato: “Giusta sentenza”. Capezzone accusa: “Magistratura eversiva”.

Sgrunt… ancora quei Cappato e Capezzone che tanto avevano dato pena all’arzilla vecchietta, ma il nome di Suttora, quel nome che da mezzo secolo i software di Bill Gates correggevano automaticamente in Tuttora, le evocò più felici ricordi editoriali e decise immediatamente di ciattarlo per proporgli un patto di sangue:

“Tuttora, sono Emma per proporti un patto di sangue…”

“Mi chiamo Suttora, cambia software, ma dimmi”

“Se mi aiuti a eliminare un centinaio di capezzoni, io in cambio ti faccio fuori Cappato”

“Come fai a sapere che voglio accoppare Cappato?”

“Per via della mia famosa agendina coi numeri di telefono importanti. Allora ci stai?”

“It’s a deal” – rispose entusiasta Suttora, per il quale sarebbe stato molto più semplice ed anche gioioso eliminare un centinaio di capezzoni, dei quali era ghiotto. Ma avrebbe dovuto informare il sicario Londradical del cambiamento di programma e già che era collegato lo ciattò immediatamente:

“Londradical, sono Tuttora, dobbiamo incontrarci”

“Ti chiami Suttora, cambia software ed esci dalla A27 a Conegliano per Bocca di strada, dove tra le tante osterie la più visibile sulla strada principale è il bar Mozart. Domattina alle sette”

“Bocca di strada?!? Ma è una località o una prostituta?”

“Entrambe, ed anche un blog, sii puntuale

L’occasione era perfetta, il loro incontro sarebbe passato inosservato nella grande folla che fin dalle prime luci dell’alba si accalcava per il derby calcistico tra il Bocca di strada di Santa Lucia di Piave e il Bocca di strada di Mareno di Piave, che si sarebbe giocato nello stadio dei primi, mentre sui secondi Londradical ebbe ad apprendere molte cose attingendo alla monumentale biografia del Cominelli sul Granzotto, che spiegava come questi avesse vissuto a Mareno di Piave in via Emilia e in via Toscana:

Si chiamava via Emilia e qualche anno dopo fu cambiato il nome in via Toscana. Questo perché con lo sviluppo edilizio dalla via Emilia partì una nuova strada che divenne via Emilia per cui bisognò ribattezzare il pezzettino restante di ex Emilia (come vedremo più avanti, non sarebbe stata la prima volta nella vita del Granzotto che gli veniva cambiato il nome della via in cui abitava).

L’Emilia e la Toscana sono due grandi regioni italiane con molte cose in comune: le dimensioni, i caratteri fortemente distintivi ed evoluti delle culture autoctone, gli storici motivi di orgoglio dei rispettivi capoluoghi amici e rivali sulle due sponde dell’appennino, l’importanza strategica a giuntura delle due italie. Tornando nel Veneto, a parte qualche reperto rinvenuto in zona appartenente all’epoca romana, è comunque a partire dal Medioevo che si hanno informazioni più dettagliate circa Mareno di Piave e il suo territorio. Nell’anno 1009 venne eretto l’Hospitale accanto alla Chiesa di S. Maria di Piave, in località Talpone. La struttura, sorgendo sulla via Ungheresca, era meta di riposo per i pellegrini diretti verso luoghi santi. Una bolla papale del 1187 riporta alle dipendenze del suddetto anche la Chiesa di S. Pietro (e Paolo) di Mareno. Era questo il periodo delle prime bonifiche della zona operate dai monaci benedettini, che continuarono i lavori anche dopo la piena del Piave del 1368. Negli stessi anni i benedettini dell’Hospitale ricevettero da Alessandro III le contermini cappelle di S. Dalmazio della Cittadella e di S. Michele di Ramera (de Ramaria). Nel 1306 eressero la chiesa di Soffratta. Nel 1490 l’oratorio di S. Maria di Betlehem in Borgo Cittadella passò alle Monache Agostiniane di S. Maria degli Angeli di Murano. Duecento anni dopo, circa, queste vi costruirono nelle vicinanze un edificio monacale che occuparono fino al 1810. In età medioevale Mareno di Piave seguì le sorti politiche di Conegliano durante la sanguinosa guerra che afflisse la Marca Trevigiana nel corso dei secoli XII, XIII e XIV. Nel 1388 l’intero territorio venne assoggettato alla Serenissima, rimanendovi fedele fino al 1797, anno della supremazia napoleonica sulla Repubblica di S. Marco. Il 23 Ottobre 1866 il Veneto venne annesso al Regno d’Italia con plebiscito. L’attuale toponimo di Mareno di Piave venne istituito con Regio Decreto il 10 novembre 1887 e nell’estate del 1975 vi sbarcò il Granzotto.

5. continua
Radical Pain – Dolore Radicale – Capitolo 4
(i precedenti: 1 -2 -3)

La notte scorsa il sicario Londradical fu disturbato al telefono da Londra dalla sua ex moglie per via della Chestita Baba Marta, vale a dire il tradizionale augurio bulgaro del primo marzo, e mai occasione fu più augurale in quanto il sicario Londradical si trovava in quel momento in una riunione del Pd e dopo avere ascoltato i relatori stava per cremarli tutti sul posto insieme agli incolpevoli astanti. L’ex moglie l’ha abilmente distratto costringendolo a rifugiarsi nel cesso del centro sociale per poterle parlare al telefono, e questa gli ha detto che lo chiamava perché assediata dalle coccinelle.

Le coccinelle sono un problema serio in Gran Bretagna, in quanto da qualche anno questa apparentemente benevola specie che tutti amiamo come simpatico portafortuna si riproduce esponenzialmente colà in quantità impressionanti ed impestanti che affliggono gli umani (o quasi umani come l’ex moglie di Londradical) e minacciano altre specie. Fatto sta, non ci crederete, è meglio una telefonata della vostra ex moglie piuttosto che una presentazione Powerpoint di una esponente locale del Pd.

Ti credo, ti credo, direte voi. E io credo a voi: se c’è una cosa che non ho mai potuto sopportare in tanti anni di onorata carriera di prostituta del telemarketing, c’è questa dannata fottuta abitudine dei manager di farvi periodicamente una inutilissima presentazione Powerpoint. I dirigenti d’azienda di tutto il mondo sono dei coglioni pazzeschi - come dimostra l’andamento dell’economia globale -, ma tutti preparatissimi e laureati nelle migliori università dove imparano a farvi una presentazione Powerpoint dell’andamento dell’economia globale, locale, transnazionale e fantascientifica. Ma mai che si possa trovare un politico disposto ad andare a lavorare come i comuni mortali invece di fare una presentazione Powerpoint. Quella dell’esponente del Pd proiettava sul muro alle sue spalle il titolone della settimana:

SUTTORA CONDANNATO IN CASSAZIONE
Il giornalista playboy dovrà pagare gli alimenti anche alla sesta ex moglie. Il vittorioso divorzista Granzotto ottiene per Madonna anche il gigantesco ranch di Farmville. Il radicale Cappato: “Giusta sentenza”. Capezzone accusa: “Magistratura eversiva”.

Londradical avrebbe trovato la soluzione: cremare in una fossa comune tutti gli utilizzatori di Powerpoint, fucilare nel petto quelli di Excel (se riesci a capirlo godi dell’onore delle armi), e crocifiggere senza pietà quelli di Outlook, i peggiori pervertiti bastardi masochisti ignari della webmail. Tra gli antesignani di costoro c’era Damiano Chiesa, ove il Granzotto trovò dimora in una omonima via del quale, ed a proposito del quale stesso lascio la parola a Cominelli nella sua monumentale biografia del Granzotto…

Damiano Chiesa era di Rovereto. Allo scoppiar della guerra si trovava a Torino, dove studiava ingegneria. Arruolatosi volontario, presto si guadagnò il grado di sottotenente d'artiglieria e mentre il padre veniva internato a Katzenau Damiano veniva ricercato dall'autorità militare che contro di lui aveva spiccato mandato di cattura per tradimento e diserzione. Fatto prigioniero a Castel Dante il 18 maggio del 1916, quattro giorni dopo che era stata sferrata l'offensiva Strafexpedition, e riconosciuto da alcuni soldati austriaci, fu immediatamente dal tribunale da campo condannato a morte per impiccagione ai sensi dell'art. 334 del codice penale militare, ma la sua giovane età - 23 anni fece sì che la richiesta del Chiesa di aver commutata la pena in quella della fucilazione fosse accettata. La sentenza fu eseguita il 19 maggio nella fortezza di Trento. Un anno dopo Benito Mussolini, che - quando visse a Trento - era stato redattore del giornale di Cesare Battisti, commemorando lo stesso Damiano Chiesa così scriveva:

"Dopo un anno - e questi anni sembrano lunghi come secoli - basta ritornare col pensiero a quell'episodio di gloria imperitura e d'infamia senza nome, per sentire ancora in tutte le fibre più profonde dell'essere un brivido d'angoscia. Nell'illusione cui si abbandona qualche volta lo spirito viene fatto di domandarsi: E' storia o leggenda ? È storia. Di ieri, di oggi e sarà di domani, se l'impero degli Absburgo non sarà fatto saltare come un anacronismo tirannico cui è venuta a mancare ogni giustificazione di vita. Bisogna accostarsi alla guerra con purità di pensieri e di opere. La guerra per tutto lo strazio che impone ai popoli, non deve essere oggetto della bandiera che essi fanno sventolare e non può essere motivo di esibizione letteraria. Bisogna accostarsi al martirio con devozione raccolta e pensosa, come il credente che si genuflette dinanzi all'altare di un Dio. Commemorare significa entrare in quella comunione di spiriti che lega i morti ai vivi, le generazioni che furono a quelle che saranno, il dolore aspro di ieri al dovere ancora più aspro di domani. Commemorare significa fare un esame di coscienza, scandagliare fino all'ultimo l'anima nostra e poi chiedere a noi stessi: "Saremmo noi, che pure lo indichiamo agli altri, capaci di seguire quell'esempio? Saremmo noi pronti ad affrontare liberamente e deliberatamente il sacrificio estremo, pur di contribuire al trionfo di un ideale". Questo esame ci dà tutta la bellezza, l'altezza morale, sovrumana quasi, attinta da Cesare Battisti, il giorno in cui lui decise - conscio di ciò che l'attendeva - di andare incontro, con il passo fermo e pesante dell'Alpino, ai carnefici di Vienna. E costoro non lo risparmiarono. Non ebbero, per lui, nessuna pietà. Né Egli la sollecitò, né l'avrebbe accettata. Ferito in combattimento poteva salvarsi, e non volle! Prima di cadere prigioniero, poteva sopprimersi, e non volle! Poteva chiedere di essere giustiziato in un altro modo, meno barbaro. Non volle. Ma quale idea lo esaltava, quale forza lo sosteneva? A suggello di quale apostolato lui sorrideva tranquillo al patibolo? Il Cristianesimo, che ha visto in questa guerra il fallimento del precetto evangelico della fraternità fra tutti gli uomini, non ha dato al mondo nessuno dei suoi adepti che abbia avuto il coraggio di un gesto di negazione e di rivolta. Il socialismo meno ancora. Queste idee non hanno spinto nessuno al sacrificio. Hanno subito la tempesta in stato di rassegnazione e di impotenza. Nessun cristiano, nessun socialista è andato alla morte in nome del cristianesimo e del socialismo. Spettacolosa aridità, morale e storica, del misticismo cattolicizzato e del materialismo storico dogmatizzato. Un'idea è al tramonto, quando non trova più nessuno capace di difenderla anche a prezzo della vita. Cesare Battisti non è morto nel nome del cristianesimo o in nome del socialismo qual è comunemente inteso e praticato: è morto in nome della Patria. L'internazionalismo degli ultimi cinquant'anni di storia europea aveva ormai cacciato fra le anticaglie ideologiche la nozione di Patria. Il socialismo tedesco aveva dilatata artificiosamente la classe al disopra delle frontiere e non era che una manovra pangermanista. Ma la patria viveva. Quando nell'agosto del 1914 la Germania iniziò la sua impresa di saccheggio e di crimini le patrie minacciate si raccolsero in se stesse, tesero tutte le loro energie, centuplicarono la loro capacità di lotta; milioni di uomini, che avevano creduto e giurato nella classe, andarono ai confini; la classe fu sommersa nella Nazione, la Patria tornò ad essere una realtà insopprimibile ed eterna. Non si spiega diversamente il fatto che milioni di uomini siano corsi a combattere e a morire, se non spinti da qualche cosa di superiore, che ha fatto tacere tutte le altre voci, tutti gli altri interessi, tutti gli altri amori, tutti gli altri istinti, compreso quello primordiale della conservazione. Non basta un regolamento di disciplina o un articolo del Codice Militare a determinare un fenomeno così grandioso! E l'idea di Patria che ha avuto i suoi soldati e i suoi martiri, la sua consacrazione di sangue, il suo suggello di gloria. Guglielmo Oberdan offerse all'Italia la sua giovinezza per dare all'Italia Trieste. Cesare Battisti, dopo venticinque anni, rinuncia con ferreo stoicismo, alla sua forte virilità per dare Trento all'Italia. Ora o non più. Cogliere l'attimo storico, o morire. Ma dalle Alpi bianche di neve e vermiglie di sangue, dalle rive dell'Isonzo che assiste alla rinascita dell'Italia, dalle pietraie orride del Carso, dal petto dei vivi, dalle fosse innumerevoli dei morti, il grido di Cesare Battisti è stato udito, è stato raccolto, è diventato battaglia. Ora o non più .... Il tragico dilemma è inciso a caratteri indelebili nel cuore del popolo italiano .... La forca di Battisti come la Croce del Golgota è alta sull'orizzonte, mentre tutto intorno la tempesta infuria. Ma il sereno verrà. Già qualche spiraglio di azzurro s'intravede tra le nuvole. Il meriggio solatìo non è lontano. Presto, le nuove generazioni d'Italia andranno al Colle di San Giusto e al Castello di Trento per compiervi il rito della ricordanza e della purificazione".

4. continua

Monday, 1 March 2010

Radical Pain – Dolore Radicale – Capitolo 3
(i capitoli precedenti: qui il primo e qui il secondo)

Dovete sapere che per tenersi in forma a sessant’anni il presidente del consiglio commendator Cappato Brambilla si esercita col suo stretto collaboratore Crocicchio in maniera analoga all’ispettore Clouseau col suo assistente orientale in un bel film dei vostri tempi, la Pantera rosa. Crocicchio tenta di aggredire Cappato in tutti i modi, frequentemente col lancio di oggetti pesanti quali busti in marmo di sé stesso e del leader, con notevoli danni a Palazzo Chigi, per le riparazioni permanenti del quale è stato istituito un fondo speciale della Protezione civile.

Cappato si difende come può dalla furia omicida del suo più stretto collaboratore, l’esercitarsi col quale gli ha permesso però di sopravvivere ai numerosi attentati che comporta la sua responsabilità, tanto che negli ultimi 25 anni è sfuggito a centinaia di tentativi di cappaticidio ad opera dello sfigatissimo sicario Londradical che nel tormentato processo ha ucciso miliardi di incolpevoli altri animali in tutto il mondo. Si tratta di una vicenda ben nota sulla quale è già stato scritto molto, ma mai abbastanza, ed ecco perché siamo nuovamente, mestamente, ad occuparcene con l’arrivo a Palazzo Chigi del presidente esperantista Giurgiu Paganu. Intercettato in pieno torace da un busto volante tirato da Crocicchio, l’accademico moldavo se la caverà con qualche costola fratturata, commentando l’incidente col potere di sintesi della sua abituale esclamazione – Merdon!
Archiviato Paganu, gli impegni del premier per la giornata prevedono:

h 11. Palazzo Chigi. Incontro di carattere asessuato col ministro Checca Pavone sulla bozza di decreto per lo sblocco dei finanziamenti della cassa del mezzogiorno per il restauro del ponte sullo stretto e della monarchia

h 13. Palazzo Chigi. Pranzo di lavoro di carattere bisessuale con le opposizioni

h 16. Padova. Incontro di carattere omosessuale col ministro dell’interno Tosoni per inaugurazione esposizione fieristica universale del sado-maso gay.

h 18. Bocca di strada. Incontro clandestino di carattere eterosessuale con la nobildonna Concetta Quattrotetta Granzotto

h. 21. Via della Panetteria. Debriefing di carattere pansessuale con S.E. il ministro plenipotenziario del consiglio di presidenza del senato del transpartito radicale transnazionale nonviolento, etc.

h. 00. Seduta di pranoterapia di carattere transessuale chez Miss Welby

Arriva finalmente l’ora di pranzo e Cappato ordina alle cucine di servire direttamente il ministro Checca Pavone agli ospiti delle opposizioni, che gradiscono affamati e formulano una proposta bipartisan per l’istituzionalizzazione di un evento che incarna lo spirito di collaborazione di maggioranza e opposizione unite nel cannibalismo ministeriale per il bene del Paese. Partenza per Padova, col solito Crocicchio ma anche Suttora che gli sta incollato registrando orari, abitudini, dettagli del velivolo e del personale di scorta, e non può fare a meno di notare che tra Cappato e il ministro Tosoni sembra esserci del tenero, ma in realtà mentre finge di corteggiarlo il premier sta freddamente calcolando quanti esponenti dell’opposizione potrebbe sfamare sacrificando un cotanto ministrone.

Conclusa frettolosamente la cerimonia di inaugurazione Cappato è presto libero di dileguarsi verso Bocca di strada dalla nobildonna Concetta Quattrotetta Granzotto che lo attende sbrodolante, possederla selvaggiamente sotto gli occhi del fido Crocicchio eretto e turgido come un suo busto e di Suttora che con malcelato disagio si rivolge al premier:

“Sciur commenda, mi rodo dall’invidia perché non sono mai riuscito a trombare l’ambitissima nobildonna Concetta Quattrotetta Granzotto e tutte le mie ex mogli sapevano quanto mi sarebbe dannatamente piaciuto togliermi lo sfizio. Permette?”

Cappato: “Se è per fare dispetto alle ex mogli non posso che comportarmi da gentiluomo solidale. La prego, si introduca nella nobildonna Concetta Quattrotetta Granzotto e ci resti pure tutta la notte. Io torno a Roma da Pannella. A domani”.

Suttora fu costretto a scegliere: stare incollato a Cappato per cogliere il momento migliore per farlo fuori, oppure coronare il suo sogno erotico di possedere una nobildonna con quattro tette. Potremmo non sapere mai cosa scelse di fare, a meno che io non lo scriva, ma a questo ci devo pensare. Nel frattempo Bob Granzotto, che come si è potuto dedurre è stato piantato dalla nobildonna Concetta Quattrotetta Granzotto che non aveva nessuna intenzione di trasferirsi per mesi nelle Montagne dei Rospi Mutanti, ebbene Bob Granzotto nelle montagne tra i rospi ammazzava il tempo sfogliando un giornale che aveva trovato abbandonato lungo il cammino. In prima pagina il suo trionfo:

SUTTORA CONDANNATO IN CASSAZIONE
Il giornalista playboy dovrà pagare gli alimenti anche alla sesta ex moglie. Il vittorioso divorzista Granzotto ottiene per Madonna anche il gigantesco ranch di Farmville. Il radicale Cappato: “Giusta sentenza”. Capezzone accusa: “Magistratura eversiva”.

Poco lontano da quelle montagne del bellunese, a valle Londradical proseguiva nella lettura della monumentale biografia di Granzotto opera del Cominelli:

Nel 1966 non accadde alcunché. Nel 1967 il Granzotto si trasferisce con la famiglia da Milano a Pordenone, l’antica Portus Naonis e moderna Porno Eden, per la precisione in viale Michelangelo Grigoletti, il pittore nato a Rorai Grande di Pordenone il 29 agosto 1801 da Teresa de Michieli ed Osvaldo Grigoletti. La sua è una famiglia rurale e numerosa, legata in modo particolare al clero medio. Vista la sua inclinazione alla pittura, negli anni '20, con l'aiuto di uno zio parroco, si iscrive all'Accademia di Belle Arti di Venezia. A quei tempi l'accademia era diretta da Leopoldo Cicognara, teorico e convinto assertore delle idee neoclassiche e molto amico di Antonio Canova. Grigoletti, quindi, compie gli studi in un momento in cui Venezia è in crisi per la fine della Repubblica, e questa crisi si fa sentire anche nel campo artistico in cui le teorie neoclassiche non riescono ad affermarsi, visto l'indirizzo pittorico che la città aveva avuto nel corso dei secoli. Comunque, nei disegni del Grigoletti, queste nuove teorie sono ben visibili, basti guardare gli studi di nudo e i particolari anatomici, eseguiti in modo "accademico" per vari anni, e la neoclassica opera d'esordio "Giove che accarezza Amore" del 1824. Grigoletti contemporaneamente si avvicina anche alla pittura romantica che sente più congeniale nella manifestazione di sentimenti interiori, colori più tenui, paesaggi più dolci, chiaroscuri più delicati, sguardi languidi. Per la sua formazione pittorica romantica concorrono più fattori: l'incontro con alcuni maestri dell'epoca, tra cui Hayez, ed i suoi viaggi. Quello compiuto a Roma, come studio, gli serve per conoscere l'opera degli artisti romani e per completare la sua cultura pittorica. Da questo momento, gli anni trenta, le committenze si susseguono in modo vertiginoso, sia dalle città italiane che dall'estero. Dipinge di tutto: dalle Pale d'altare, come l'assunta nella cattedrale di Esztergom in Ungheria, del 1854, sette volte più grande di quella di Tiziano, ai ritratti di nobili, ai paesaggi. Diventa famoso e in circa quarant'anni di attività dà vita ad alcuni dei ritratti più splendidi dell'Ottocento italiano: Il ritratto dei Genitori, La famiglia Fossati, Andrea Galvani, Virginia Saltorelli, I due Foscari, la Signora Bianca F., non sono che una piccola parte della produzione pittorica in cui il maestro è riuscito a cogliere psicologicamente l'espressione e le caratteristiche di ogni singolo personaggio. Suoi allievi dell'Accademia sono stati Giacomo Favretto, Federico Zandomeneghi e Tranquillo Cremona. Muore a Venezia l'11 febbraio 1870.

3. continua

Friday, 26 February 2010

Capitolo 2 (per il primo clicca qui).

Avevamo lasciato Cappato ad allisciarsi i baffi veri e Suttora a sogghignare sotto i baffi finti per gli imminenti, ingenti guadagni che prospettava. Più o meno nello stesso periodo Granzotto e Londradical, al bar Mozart davanti a un prosecco sfogliando la stampa mattutina, facevano anche loro due conti.

“Ricapitoliamo, Granzotto: fase uno: ti nascondiamo per qualche mese nelle Montagne dei Rospi Mutanti, dove ti facciamo anche un po’ di chirurgia plastica che ne hai bisogno, e quando si calmano le acque te ne esci dalle montagne con un’altra faccia e un altro nome. Fase due: trovare un cadavere da arrostire bene e spacciarlo per il tuo in un incidente con una Fiesta rossa difettosa…”

“La mia non è difettosa!” protestò Granzotto indignato

“Lascia stare, la difettiamo noi e ci mettiamo dentro un cadavere della tua corporatura ben arrostito, così tutti crederanno che tu sia morto e Suttora farà il suo scoop ma lo ricatteremo per l’omicidio tuo e di Cappato, del quale fra l’altro l’allocco mi solleva dall’incombenza. Una situazione vincente, eh eh!”

“Vincente quanti schei?” indagò Granzotto intrigato

“Calcolando un milione di copie a venti euri, fa dieci milioni a testa”

“Non gli lasci niente? Lo vuoi vedere sul latrico?”

“Leggo che ci avete già pensato tu e Madonna in tribunale” – replicò sarcastico Londradical agitandogli sotto le verruche il titolone del giorno:

SUTTORA CONDANNATO IN CASSAZIONE
Il giornalista playboy dovrà pagare gli alimenti anche alla sesta ex moglie. Il vittorioso divorzista Granzotto ottiene per Madonna anche il gigantesco ranch di Farmville. Il radicale Cappato: “Giusta sentenza”. Capezzone accusa: “Magistratura eversiva”.

“Gli manderò dei regali per la sua micro-fattoria in prigione” - continuò il sicario con tono sprezzante – “un po’ di attrezzi da giardinaggio per i suoi momenti di evasione, come ringraziamento per avermi risolto il cappaticidio con un altro colpevole, eh eh!”

“Va bene, ci sto, ma a una condizione: la nobildonna Concetta Quattrotetta Granzotto viene con me nelle Montagne dei Rospi Mutanti a cambiare nome e faccia anche lei”.

“Incrementa un po’ le spese e occorre un cadavere supplementare, ma è un bel gesto di beneficenza. Detto tra noi, come la vivete voi due questa faccenda delle quattro tette? Pensate di approfittare del bisturi per tornare a un modello tradizionale a due tette?”

“Abbiamo 6 tette in due, basta toglierne tre alla nobildonna Concetta Quattrotetta Granzotto e avremo equamente diviso le tette a metà. Adesso partiamo per le montagne. Ci vediamo tra qualche mese per avere la mia parte”

“Come ti riconoscerò?”

“Ti troverò io. Addio sicario Londradical”

“Addio Granzotto, occhio ai rospi”

Gli raccomandò il sicario tornando alla lettura della biografia di Granzotto del Cominelli, che rivelava a sorpresa:

Colgo l’occasione di questa biografia per rivelare che Granzotto è mio figlio. Cattolico gravido di sensi di colpa con la mia compagna comunista gravida del Granzotto medesimo lo abbandonammo prima della nascita nell’abortista Mangiagalli, dove il feto catto-comunista fu rinvenuto in un cassonetto dall’immigrato netturbino veneto signor Granzotto, che gli diede una famiglia portandolo a casa dalla moglie in via Barnaba Oriani, situata nell’invidiabile posizione tra lo spaghetti-svincolo autostradale di Milano-Certosa, il gasometro, le ferrovie e il cimitero maggiore.

Già, Barnaba Oriani. Figlio di un muratore, egli stesso mio antenato, grazie ai monaci della Certosa poté studiare presso gli adeguatamente denominati Barnabiti del Collegio San Alessandro (oggi liceo Beccaria). Prese i voti sacerdotali e, come astronomo, diresse per molti anni l'osservatorio di Brera. Nella sua opera l’Agostini - un autore a me totalmente sconosciuto che però costituisce l’occasione per un nome in più in questa biografia e perlomeno ho la scusa che abitava proprio in via Oriani presso la Certosa -, spiega che la via è ricca di storia perché vi sorgevano la casa di Oriani, con relativa targa, e quella in cui era stato ospitato nientemeno che Petrarca qualche secolo prima. Purtroppo la lucrosa frenesia edilizia ha fatto piazza pulita delle vecchie cascine storiche e possiamo solo fare riferimento a un quadro che dipinse il padre di Agostini a illustrare la via nel 1964, in preveggenza dell’imminente venuta di Granzotto sul pianeta. Quando Napoleone stabilì la repubblica in Lombardia, Oriani rifiutò assolutamente di ripugnare la monarchia, per cui il nuovo governo modificò specialmente per lui il giuramento di fedeltà per tenerlo nella sua posizione all’osservatorio di Brera e lo fece presidente della commissione sul nuovo sistema di pesi e misure. Quando la repubblica fu trasformata in impero napoleonico, Oriani fu decorato della Legione d’Onore, fatto conte e senatore, e insieme a De Cesaris incaricato di misurare l’arco del meridiano tra gli zenith di Tabar Giordano a Rimini e Daniele Capezzone a Roma (tanto per aggiungere un paio di nomi). Di lui mi formai sulle opere "Effemeridi di Milano", l’eminente astrologo prevedendo la cometa Cominelli, e "Istruzione sulle misure e sui pesi", un evidente richiamo alle mie biografie.

2. continua

Tuesday, 23 February 2010

È un uomo potente, in questa nostra Italia del 2030, il commendator Marco Cappato Brambilla, come è ufficialmente conosciuto il premier dopo l’autoconferimento dell’onorificenza per meriti di statista e dopo il turbolento matrimonio con Michela Vittoria Cappato Brambilla, la ormai ex first lady che l’ha piantato per il suo grande avversario di sempre, quel cavalier Capezzone rinvigorito dai sondaggi e dalla ritrovata eterosessualità di mezza età, come è oggi universalmente conosciuto il fenomeno capezzonico di illuminazione, ritrovamento del sé e miracolosa guarigione nutrendo Fede.

È un altro uomo molto potente anche Armando Crocicchio, come sempre inseparabile al suo fianco, già assistente parlamentare e storico braccio destro di Cappato, ne è anche il fidato stalliere e l’unico altro uomo cui sia concesso avvicinarsi al bene prezioso più caro al commendatore: la stalla di cavalli campioni di polo che alleva nel Parco di Monza sequestrato al precedente capo di governo, che in una mossa a dir poco spericolata il giorno prima della scadenza del suo mandato vi aveva esteso per decreto la sua proprietà.

Come ogni domenica mattina da un quarto di secolo, Crocicchio e il premier conducono assonnati la rassegna stampa di Radio radicale, il cui unico ascoltatore è rimasto il leader dell’opposizzone Capezzone, che puntualmente replica via Velino e in questa maniera la cosa esce sui giornali in modo che il direttore Bordin abbia qualcosa da leggere nella rassegna stampa per il resto della settimana e concluderla discutendone a colpi di tosse col centenario Pannella e sempre più spesso anche Stanzani, più raramente Bandinelli. Insomma, normale tran tran di partito, ora torniamo in diretta. Siccome in questa notizia della Tribuna di Treviso era citato Cappato, questi la fa leggere a Crocicchio, trionfante:

SUTTORA CONDANNATO IN CASSAZIONE
Il giornalista playboy dovrà pagare gli alimenti anche alla sesta ex moglie. Il vittorioso divorzista Granzotto ottiene per Madonna anche il gigantesco ranch di Farmville. Il radicale Cappato: “Giusta sentenza”. Capezzone accusa: “Magistratura eversiva”.

Il leader radicale ascolta allisciandosi i baffi – che nessuno in Italia sapeva spiegarsi perché fosse presa a Capezzone e Cappato questa disgustosa mania di competere anche in peli facciali di tutte le fogge – senza sapere lui che proprio il soggetto Suttora del titolo stava per attentare alla sua vita per erogazione di cappaticidio. Sarà la volta buona o un altro fallimento? Riuscirà Mauro Suttora là dove il sicario Londradical ha sempre miseramente fallito? La risposta è: Boh, ecco intanto il primo capitolo.

Capitolo 1

Il giornale della sera prima addormentato su un tavolino del bar titolava inequivocabile:

SUTTORA CONDANNATO IN CASSAZIONE
Il giornalista playboy dovrà pagare gli alimenti anche alla sesta ex moglie. Il vittorioso divorzista Granzotto ottiene per Madonna anche il gigantesco ranch di Farmville. Il radicale Cappato: “Giusta sentenza”. Capezzone accusa: “Magistratura eversiva”.

“Giornalisti d’immerda” risputando l’arancia nello spritz al Campari imprecò Mauro Suttora, il cui vero obiettivo non erano i colleghi ma il rivale in amore Bob Granzotto, verso il quale aveva sempre covato invidia per il suo spregiudicato successo, e il rabbioso risentimento gli si rinfocolava alla rilettura sul Foglio della monumentale biografia di Granzotto scritta dal Cominelli con la mucca Martinenga, che inevitabilmente gli richiamava alla mente la moglie dell’acerrimo nemico, l’ambitissima nobildonna Concetta Quattrotetta Granzotto che lui non era mai riuscito a trombare e tutte le sue ex mogli sapevano quanto gli sarebbe dannatamente piaciuto togliersi lo sfizio.

Suttora avrebbe voluto ammazzare Granzotto, che il giorno prima in tribunale l’aveva pure ridotto in bancarotta, ma non poteva! Tutti avrebbero sospettato subito di lui! Avrebbe pertanto accoppato Cappato. Avrebbe proposto un patto allo sciagurato sicario Londradical, che attentava vanamente alla sua vita da talmente tanto tempo ormai che Cappato stesso era diventato calvo. Gliel’avrebbe sgozzato lui il dannato cappone, se Londradical in cambio avesse eliminato Granzotto. Londradical al telefono accettò subito con entusiasmo – It’s a deal! – e cominciò a darsi da fare elaborando un articolato piano di granzotticidio

1. Granzotto si sposta in Fiesta rossa, stesso modello dello stesso colore per tutta la vita, comprata nuova sette volte ad ogni restyling dando dentro la vecchia. Si potrebbero sabotare tutte le Fiesta rosse in produzione in Europa quest’anno e consigliargli di cambiare l’auto. Ipotesi macchinosa.
2. Granzotto ama molto la moglie: rapire la nobildonna Concetta Quattrotetta Granzotto e minacciare di squartarla se Granzotto non si suicida immolandosi per lei.
3. Assoldare Granzotto pagandolo profumatamente per raccogliere rospi di notte sul ciglio della provinciale di fondovalle e traghettarli in sicurezza al torrente. Procedere quindi con autotreno dei servizi ambientali.
4. Convincere Cappato che Granzotto lo vuole morto per fare in modo Cappato lo elimini preventivamente. Fare presto a parlare con Cappato prima che Suttora lo faccia fuori…

E così via per molte pagine in centinaia di ipotesi il professionista del delitto perfetto. Intanto anche Suttora si dava da fare con Cappato: lo seguiva dappertutto con la scusa di dover vivere con lui qualche giorno per documentarne l’attività in un numero speciale di Oggi – Tuttocappato – 150 pagine a colori di Cappato in volo, alla radio, in pigiama per soli venti euri, e su ogni pagina il comodo video-trafiletto interattivo con traduzzone in capezzone per comparare al body scanner ogni dettaglio di Capezzone e Cappato. Corri in edicola!

Eh eh, quell’allocco del sicario Londradical non l’avrebbe mai sospettato, ma con l’esclusiva di quel duplice omicidio Suttora avrebbe guadagnato venti milioni di euri, e poi avrebbe anche denunciato Londradical come colpevole di entrambi il granzotticidio ed il cappaticidio, che peraltro era notorio perseguisse avidamente, così l’unico testimone sarebbe stato in galera, e lui ricchissimo. Eh eh, sogghignava sotto i baffi finti mentre svoltava divertito dall’uscita del Parco Merduca che dava sul Largo Mucca Martinenga chiedendosi che cosa avrebbe architettato Londradical per eradicare Granzotto dal pianeta prima che lui lo vendesse alle autorità con un formidabile scoop in un milione di copie a 20 euri ciascuna.

E anche Londradical in quel momento stava leggendo la monumentale biografia del Cominelli sul Granzotto, che Suttora gli aveva consigliato di scaricare per documentarsi sul suo nuovo obiettivo. Esordiva l’alpestre ma erudito biografo::

Ci sono anni che vengono ricordati nella Storia per un singolo evento straordinario - come quelli dello sbarco sulla luna o della caduta del muro di Berlino -, altri anni insignificanti che non vengono ricordati affatto e, per mantenere la media, anni rarissimi in cui di eventi straordinari se ne verificano ben due. Il vento soffiava antiautoritario nel 1965, che sarebbe stato ricordato come l’anno in cui avvennero sia il concepimento del Granzotto che, nove mesi più tardi, la sua nascita il mattino presto di giovedì 16 dicembre alla clinica Mangiagalli di Milano.

Medico ostetrico nato a Mortara (Pavia) nel 1850, Luigi Mangiagalli nel 1902 fu deputato del Regno, poi nel 1922 eletto sindaco di Milano, ma soprattutto nel 1924 fu tra i fondatori dell'Università degli Studi, di cui fu eletto primo rettore. E invero il Granzotto si sarebbe ritrovato quasi 16 anni dopo a transitarvi davanti quotidianamente proprio per motivi di studio contemplando col doveroso rispetto l’edificio nel frattempo divenuto famoso per avergli dato i natali i natali nella beneugurante via della Pace, alla quale perveniva da via Manera, che però non ebbe mai modo di appurare se c’entrasse qualcosa con l’omonimo frociosofo Carlo Manera discepolo dell’omopatavino cardinal Tosoni. Inserita nel complesso ospedaliero degli Istituti Clinici di Perfezionamento, negli anni a venire la clinica Mangiagalli di Milano sarebbe stata al centro di aspre polemiche sull’aborto.

Nel luglio del 1976, mentre era in corso in Parlamento e nel paese il dibattito per la legalizzazione dell’aborto stesso, tre medici in servizio presso la clinica — Francesco Dambrosio, Bruno Brambati e Mauro Buscaglia — si recano a Seveso, in Brianza, dove si è sprigionata una nube tossica di diossina dallo stabilimento ICMESA, allo scopo di dissuadere le donne del luogo dal mettere al mondo figli per timore di malformazioni. Si accaniscono sul “caso Mangiagalli” il quotidiano Avvenire, Comunione e Liberazione, i medici Egidio Spaziante, Luigi Frigerio, Leandro Aletti, Angelo Craveri e il ministro della Sanità Carlo Donat Cattin. Dall’altra parte tra gli altri c’è Guido Tassinari: "Dobbiamo imparare a guardare in faccia la realtà. Perché giocare con le parole? L’aborto è un mezzo di controllo delle nascite, il più antico, il più diffuso, il più sofferto, il più punitivo nei confronti della donna".

1. continua

Friday, 1 January 2010

BERJAYA
Bruno Fede intervista Emilio Vespa

Nella loro ultima apparizione in vita i due popolari giornalisti televisivi ne discutono il senso

Fede: Buonasera Emilio Buonasera.

Vespa: Buonasera buonaseeera Bruno.

Fede: Ecco, la notizia è che questa sera al colosseo io e te verremo crocifissi, ti risulta Emilio?

Vespa: Sì Bruno, ed è tutta colpa di Capezzone, la cui crocifissione da sola non avrebbe fatto abbastanza ascolti.

Fede: Che cosa si prova Emilio in questi momenti di preparazione al martirio?

Vespa: Dovresti saperlo Bruno, stupore, irritazione, difficoltà di concentrazione e diarrea.

Fede: Parliamo di un altro collega, Mauro Suttora, nuovo direttore del Tg4 che mi sostituirà in diretta durante il supplizio a reti unificate. Che ne pensi Bruno?

Vespa: Conosco bene Suttora dai tempi della crisi boliviana del '27 e siamo anche vicini di fattoria a Farmville. L'avrei voluto al mio posto a Porta a porta ma sono certo che farà un ottimo lavoro al Tg4.

Fede: Ecco infatti la domanda che tutti si fanno Emilio, chi ti sostituirà nella conduzione?

Vespa: dopo il mio pensionamento si pensava proprio a Capezzone, ma per ovvie ragioni il giovane non potrà intraprendere questa od altre strade. Purtroppo Porta a porta morirà con me.

Fede: Ma questa è una notizia meravigliosa che siamo orgogliosi di annunciare in anteprima al nostro pubblico, grazie Emilio

Vespa: Prego Bruno

Fede: Anch'io Emilio
Italian blogs review
Berlusconi ciclotimic, Fini asthenic

«Berlusconi (73) is a puer aeternus, an eternal child, while the other right-wing leader Gianfranco Fini (57) is exactly the opposite, a senex praecox, a precocious old man», argues psychologist Alessandro Meluzzi – who knows them both because of his participation to the birth of Berlusconi’s Forza Italia party in the 1990s – explaining why they couldn’t possibly get along in an interview to Mauro Suttora.

Inevitably, and unfortunately, Berlusconi is the focus of several other prominent Italian blogs which you’ll find linked in the right sidebar. Among them, Alessandro Capriccioli’s Metilparaben came up with a photo-story on the REAL REASON WHY Berlusconi was attacked in Milan:

BERJAYA

Saturday, 21 November 2009

BERJAYA

Claretta Petacci, Mussolini segreto,
a cura di Mauro Suttora, Rizzoli

Deutsch: SDZ
English: AP
Espanol: El Pais
Français: Le Monde
Italiano: ANSA

Sunday, 1 November 2009

The only book available in English is The Polpetton Hash. All other titles are in Italian.

Letteratura sottosopra. Capolavori di narrativa radicale surreale con protagonisti Cappato, Dupuis, Granzotto, Pannella e Suttora

Sunday, 16 August 2009

BERJAYASconvolgimento del Radicalometro a soli cinque giorni dal precedente aggiornamento: come si vede nell'ondata di post precedenti qui sotto, John Patelli (nella foto) mi ha corrotta per entrare nella top-ten. Ne ha fatto le spese il malcapitato Capezzone, sorpassato anche da Callegari e Dupuis. Contemporaneamente Suttora ha riacciuffato Cappato in cima alla classifica, Granzotto allunga su Pannella, in media classifica guadagnano ancora posizioni Bernardini e Pezzilli e in bassa classifica Manzi e Zamparutti. Clicca il link per la classifica completa

Monday, 13 July 2009

NYLON!, capitolo 1.

Mi alzai di malavoglia alle sei del mattino e alle sette ero già ad Hounslow sulla A4 quando mi passò sopra rumorosa la Raffa nel primo gigantesco superjumbo della Svirgin da New York. Ebbi l’impressione che i carrelli mi sfiorassero la testa. Come facesse la gente a vivere lì, era un mistero meno comprensibile solo del perché l’aeroporto fosse stato sviluppato a ovest della città, quando si sapeva che il vento tira da ovest cinquanta settimane all’anno e gli aeroplani atterranno rigorosamente controvento. Questo significava che un aereo al minuto, mille al giorno, sorvolava a bassa quota mezza città, e naturalmente in tempi di terrorismo gli intelligentoni del governo avevano deciso di espanderlo, Heathrow, con la terza pista e il quinto terminal. Avanti contro il mercato a sostenere artificialmente il settore con il kerosene non tassato, i biglietti senza IVA, la cementificazione selvaggia, intanto che le ferrovie cascavano a pezzi… Bah, la politica, la politica, non avevo in testa che sempre quella. E le donne. Mi ci sarebbe voluta ancora mezz’ora per raggiungere e parcheggiare al terminal 3, ma lei avrebbe impiegato ancora di più per riordinare la prima classe e uscire. Non ero in ritardo. Non lo ero mai.

La Raffa portava molto bene i suoi primi quarant’anni, metà dei quali trascorsi per aria portandola all’apice della carriera responsabile della prima classe, mai più di diciotto passeggeri e il catering eccellente da condividere con la collega Maria Cristina, ottimo stipendio e rotta fissa con routine invariabile cinque trasvolate atlantiche alla settimana, alternando i weekend tra le metropoli gemelle. Quel volo notturno era stato un’eccezione dovuta ad un allarme terrorismo riguardante il suo consueto delle 8.20 il mattino precedente da Newark, che avrebbe dovuto arrivare alle 20 londinesi della sera prima, venerdì. Se non fosse stato per uno di quei ormai sempre più frequenti allarmi, avrebbe concluso la settimana lavorativa come l’aveva iniziata il lunedì mattina a Newark, mentre quella successiva a questo weekend londinese sarebbe come sempre cominciata col volo del pomeriggio che dopo pranzo la portava in New Jersey in tempo per raggiungere Manhattan all’ora di cena. Bella vita che le vecchie amiche italiane le invidiavano, un po’ stressante a volte, ma si conosceva un sacco di gente interessante in prima classe. Unico fastidio l’obbligo di tacchi alti e calze di nylon, materiale sintetico al quale era un po’ allergica. Come di consueto, appena salita in macchina si tolse gli uni e le altre per rimettersi gli uni, provocandomi l’erezione che ci avrebbe accompagnato a casa. Purtroppo non potevo fermarmi, dovevo andare al partito. Parcheggiai la Raffa e la Ferrari nel garage, le salutai entrambe con un bacio e m’incamminai lungo il Tamigi.

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Le mani in tasca e il capo abbandonato all’indietro, passeggiando pigramente lungo l’Hudson increspato dalla brezza sostenuta che gli scompigliava la fluente chioma corvina, Mauro respirava a fondo l’aria ad alta densità di elettroni nel primo debole chiarore dell’alba all’orizzonte della grande mela, traendo il bilancio di una anno di vita sentimentale dopo esserci arrivato. Erano le quattro del mattino di un sabato d’agosto di un anno dominato dalla bellissima Natasha, con la quale aveva vissuto la più intensa storia d’amore della sua vita e dalla quale si era dovuto separare per salvare la vita di entrambi la relazione dell’alta diplomatica russa all’Onu col giornalista investigativo legato ai fastidiosi radicali italiani non era gradita alle oligarchie moscovite, aveva fatto loro gentilmente capire la pervasiva quanto persuasiva mafia russa newyorchese. La devastazione per la fine della relazione con Natasha non poteva che essere altrettanto profonda di quanto fosse stata elevata la loro passione, e nel vano tentativo di uscire dalla depressione si era dato senza convinzione a un’indigena fringuella dell’Upper East Side. Bella, alta, sexy, una sera che Liza era sbronza fradicia ne approfittò per offrirsi di salire da lei a tradurle i testi di alcune melense canzonette italiane, per scoprire così che era frigida come uno di quei frigoriferi che avevano fatto la fortuna del candido magnate indo-orobico John Patel, che per adesso però non c’entra niente in tutto questo. Lei sembrava molto tenera dopo quella notte non passarono mai più di tre ore senza che Mauro ricevesse una sua telefonata, sms, e-mail, biglietti d’auguri con cioccolatini, caramelle, fiori, cactus allusivi. Per settimane condivisero colazione, pranzo, cena, rispettivi divani-letto e ogni momento libero, come se le loro due persone si stessero centrifugando in una di quelle lavatrici che avevano fatto la fortuna del candido magnate indo-orobico John Patel, che per adesso però non c’entra niente in tutto questo. Il vortice si consumò in fretta e lei cominciò piano piano a riprendere tempo per se stessa palestra, jogging, parrucchiere, shopping, abbronzatura, manicure, pedicure, brazilian, e uscire a bere e fumare con le amiche. Il fatto che queste si chiamassero Carrie, Charlotte, Miranda e Samantha avrebbe dovuto insospettirlo. Lo scaricò via e-mail. Improvvisamente non volle più vederlo né scambiare una parola per telefono. Fino al giorno prima parlavano di presentarlo ai suoi genitori upstate e progettavano un romantico viaggio in Italia Roma, Firenze, Venezia, i laghi lombardi… Il giorno dopo, senza una ragione apparente, lei non lo poteva più vedere.

- Sei troppo per me, mi sento soffocare, è meglio lasciarci

- Va bene, rispetto la tua scelta, ma posso almeno sapere perché?

- Voglio dirti la verità sono innamorata di un altro

Ah, il solito sport dell’Upper East Side double dating, overbooking… E il povero cornuto, cosa aveva fatto per un mese? filosofeggiava Mauro con ironia, ché l’essere stato scaricato da Liza non lo feriva minimamente al confronto delle sofferenze patite per aver perso la giaguara siberiana. Si era distratto solo per un mese, senza innamorarsi. Eppure era nuovamente felice, anzi felice più che mai mentre tornava verso casa lungo il fiume, e con l’avanzar del chiaro i lampioni gli si spengean sopra l’inceder disinvolto, e gli operatori ecologici sorridevano a ricambiare il suo sonoro fischiettio dei movimentati motivetti jazz che gli erano rimasti nella capa dopo quella notte di pinte da Vito’s sulla Broadway. E l’unica cosa che un po’ lo disturbava era che gli fischiavano anche le orecchie, una vaga sensazione di fastidio che avrebbe provato, per esempio, se in quello stesso istante qualche scrittoruncolo plagiasse uno dei suoi articoli per l’Observer, magari proprio quello su Liza. Ma se anche così fosse stato, non gliene avrebbe potuto fregar di meno, giacché camminando in verticale verso quel cielo rosazzurro soffitto di Manhattan, da trentasei ore Mauro era innamorato perso.

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Nella sede del partito in Cowley Street mi accolsero affannati Gary e Tim, specialmente Gary. - Sbrigati, Charles ti sta aspettando da un’ora nel suo ufficio - Ma se sono le nove, sono puntualissimo come sempre. Cosa vuole? E cosa ci faceva qui di sabato alle otto del mattino?! Mi preoccupai. Era molto strano che il leader fosse in sede all’alba. Mi tranquillizzai quando per prima cosa mi offrì un doppio colpetto di malto singolo era il Charles di sempre. Rifiutai educatamente - era un po’ presto perfino per me -, sbirciando le gambe di Janine, la tesoriera del partito. Quarant’anni anche lei, ma portati un po’ maluccio. Era gonfia per i troppi malti singoli offertile dal leader, che invece da bravo scozzese sembrava assorbire meglio tutti quei colpetti doppi. Però s’intuiva ancora dalle gambe ben tornite che da giovane doveva essere stata mica male. Cominciò lei a parlarmi, facendomi vento col Financial Times che tutti sapevano facesse finta di leggere, dell’argomento che avevano discusso a lungo con Charles.

- Siamo in fase di espansione, veleggiamo dal venti verso il 25 per cento del mercato britannico, che comincia ad essere saturo. È il momento di espanderci all’estero con una acquisizione di prestigio, e l’attuale ottimo cashflow ce lo consente. Abbiamo individuato il potenziale acquisto ma abbiamo solo un paio di mesi per lanciare l’OPA prima dell’assemblea degli azionistj

Ci fu un attimo di pausa. Janine si era fermata e mi guardava come se avesse già detto tutto. Io la guardavo interrogativo. Il silenzio si prolungò. Evidentemente il mio sguardo non era abbastanza interrogativo. Dovetti perciò esprimermi verbalmente raccogliendo la pazienza accumulatasi.

- Azionisti di cosa cazzo di una minchia di una fava stai parlando?

- Dei radicali italiani

- Mai sentiti

Replicai rivolgendomi a Charles significando che mi aspettavo da lui i chiarimenti di natura politica. Charles deglutì ed esplicò.

- Sono un giovane e piccolo movimento, “liberale, liberista e libertario”, di proprietà dell’holding radicale transnazionale, a sua volta controllata da un tale Atanasio Pannella, assai popolare in Italia e altri paesi sfigati tipo Vallonia, Cecenia e Lucania. Per documentarti il nostro dipartimento informazione consiglia la lettura di “Pannella and Bonino Plc”, un ottimo libro di un famoso giornalista newyorchese in tutte le librerie politiche qui attorno. Dopodiché ti infiltrerai nel loro movimento per capire meglio i conti finanziari, le dinamiche interne, le abitudini sessuali, se qualcuno è ricattabile, insomma voglio essere tenuto costantemente aggiornato

- Ok, anzi, va bene, ma perché proprio io?

- Ovviamente abbiamo scelto te perché mi dicono che parli italiano abbastanza bene. E perché il tuo ruolo qui, pur molto importante e sottolineo importante, è piuttosto, ahehm, poco conosciuto…

- Oscuro, di scarso rilievo, insomma non potranno sospettare che lavoro per noi

- … ma se hai bisogno di altro personale rivolgiti pure a me per autorizzarli, e per i soldi chiedi a Janine. Cheers

Uscii in cerca del libro, lo trovai, sedetti su una panchina nel chiostro dell’antico convento di Westminster una cui uscita dava sul cortile all’omonima scuola privata femminile, rollai un cannellino poco appariscente osservando da lontano le adolescenti in nanogonna e cominciai a sfogliare le pagine per ingannare il tempo imparando qualcosa in attesa di andare a pranzo con Vladimira, un’amica bulgara che lavorava lì vicino nella redazione politica di Sky. Pranzammo di gusto, il cannellino mi aveva messo appetito, e non sentimmo il bisogno di fare altro. Non si scopava da oltre due mesi - non ci si attraeva più -, ma si stava ugualmente bene a spettegolare insieme sui suoi colleghi della Bbc al piano di sopra dello stesso edificio. Edificio che per me era off-limits perché nella redazione politica della Beeb lavorava Liubomira, un’altra mia ex bulgara con la quale non scopavo più da quasi quattro mesi - non ci si attraeva più -, ma ogni tanto ci si faceva qualche pinta spettegolando sui suoi colleghi di Sky al piano di sotto. Non sapevano l’una dell’altra, che biblicamente le conoscessi entrambe, e non era perciò opportuno ch’io frequentassi il civico 4 di Millbank. Salutai Vladimira con l’abituale slinguatina e, tornando a rimuginare su quanto avevo letto, m’incamminai nelle tranquille stradine di questa metà al di qua del parlamento della cittadella politica, la metà con i partiti e le televisioni, contrapposta alla larghezza di Whitehall e dei ministeri che vi si affacciavano dall’altra parte in direzione di Trafalgar Square. Sul moderno edificio di Channel 4 campeggiava cubitale la pubblicità del nuovo serial NY-LON, che avrebbe debuttato il successivo martedì sera. Carino, il gioco di parole. Per associazione di idee mi rinvennero le calze della Raffa e l’erezione. Accelerai il passo verso casa con la sensazione che presto si sarebbe aperto un nuovo capitolo.

1. continua
NYLON!, capitolo 2.

- Nessun dorma! Non prevarranno! Surgite!

Daniele Capezzone congedò il consiglio di amministrazione con l’usuale incitamento alle membre di segreteria riunite in Torre Argentina. Erano quasi le dieci di domenica sera e voleva lasciarle libere di ascoltare alla radio quelle voci rauche e suadenti che avrebbero ispirato la strategia politica della settimana entrante. Ma dopo quattordici ore di riunione erano tutte stanche morte e altro che nessun dorma le soporifere voci rauche e suadenti non poterono ispirararle che in modo subliminale prima che surgissero al risveglio. Da me erano ancora le nove di sera e avevo anch’io passato la domenica al partito, ma un altro, mille miglia a nord-ovest. La sera prima la Raffa aveva accampato un mal di testa, frustrando la mia erezione anziché semplicemente frustarla come faceva di solito. Pazienza, mi rassegnai, e trascorsi la notte sul web cominciando a mettere in pratica il mio piano per infiltrarmi nei radicali italiani. Imparai che avevano un sito e nel sito un forum dove se le cantavano di tutti i colori. Una miniera di informazioni fornite volontariamente risparmiandomi la fatica di indagare. Da una prima analisi risultavano tre pilastri fondamentali.

1. C’era la corrente dei radicali libertari di sinistra;
2. C’era la corrente dei radicali liberisti di destra;
3. I radicali di Padova erano tutti froci.

Mi registrai nel forum ma resistetti alla tentazione di intervenire, dovevo mantenere un basso profilo per non rivelare la mia intenzione di infiltrarmi. Invece uscii all’alba per andare al partito a trascorrere la domenica scrivendo un dettagliato rapportino per Charles - che sarebbe stato contento di trovarlo nel suo fottuto Outlook il lunedì mattina -, e Janine, che lo sarebbe stata assai meno. Infatti come passo successivo avremmo dovuto finanziare l’iscrizione ai radicali italiani di una quindicina di londinesi col duplice obiettivo di conquistare una piccola quota azionaria e incuriosire il Capezzone a visitarci per conoscerci (mentre ero io che volevo studiarlo meglio). Ero certo che ci sarei riuscito, sapevo come intortarlo con un’arma segreta, ma a duecento euri a testa faceva un totale di duemila paundi. Janine non avrebbe gradito, perciò inviai solo a Charles confidando che nella sua saggezza il leader non avrebbe inoltrato la mia richiesta alla tesoriera prima di averle inumidita la gola con qualche doppio colpetto di malto singolo. Soddisfatto per il buon lavoro, tornai a casa fiducioso che quella sera con la Raffa mi sarebbe andata meglio.

Udii la Raffa sputare il glande dell’ultima pesca mentre andavo in bagno a lavarmi il pene. Non sarei tornato a letto, volevo mettermi sul wc, sul pc, per buttare giù un altro capitolo di un mio romanzetto transatlantico che scrivevo nel tempo libero, e la nottata di sesso mi aveva fornito l’ispirazione. La sera prima avevo pensato a quei due chili di pesche sul comodino come un suo invito seducente sono buonissimi i baci al sapore di pesca. Invece continuò imperterrita a sbafare pesche come se niente fosse mentre io sudavo manovrandola da ogni posizione. Stantuffavo da davanti, di dietro, di sopra, di sotto, perfino lateralmente, e intanto lei ruminava pesche come una professionista si limerebbe le unghie. A un certo punto sbottai.

- Ma la finisci co’ ’ste cazzo, ’ste palle di pesche??

- Fanno bene alla pelle

- Anche lo sperma fa bene alla pelle - replicai spruzzandola e spalmandola - e a me fanno male le palle

Ero talmente spompato che tra i gandoloni di pesca sparsi sul pavimento non mi sarei sorpreso di trovare anche un testicolo o due. Di solito indiavolata come una ninfomane, stavolta era stata inusualmente poco collaborativa. Evidentemente le passava altro per la pesca, la testa, che lasciò cadere all’indietro sul cuscino ricoprendolo in una composizione perfettamente simmetrica dei suoi capelli rossi tinti. Distesa completamente nuda con le braccia e le gambe aperte sull’invitante fritolina depilata, era davvero molto bella. Le pesche le avevano certamente fatto bene alla pelle, ma non spiegavano lo sguardo perso a rincorrere i colorati riflessi di luce sul soffitto e quel sorriso beato da un’orecchio all’altro. Evidentemente le passava UN altro per la testa.

- Ti dispiace se usciamo prima per passare a prendere Cristina? Andrea ha rotto il furgone e non può accompagnarla. In cambio ci invitano a pranzo, ma dobbiamo andare subito

Che l’altro fosse Andrea? No, era un bello stallone e una volta ci aveva fatto un giro, all’insaputa mia e della sua migliore amica, ma era lei che non piaceva a lui, dopo che quella volta questi scoprì che aveva le unghie dei piedi pittate, una cosa che Andrea non poteva sopportare. Si faceva chiamare Andrea per semplicità, il suo vero nome turco essendo Bülêňŧelıfyildız Åtatunçıller-Demıreleçţževitÿ, e faceva una buonissima insalata niçoise con i funghetti che comprava a Camden Market. A pranzo la rifiutai con la scusa che dovevo guidare per portare le ragazze in aeroporto, e per di più minacciose nubi temporalesche rabbuiavano West London. Ma lui sapeva che l’avrei gradita quella sera perché era lunedì, uno dei nostri segreti lunedì di piacere di cui le ragazze erano totalmente all’oscuro. Al chiarore dei flash delle speed-camera, le ragazze erano accartocciate sull’unico altro sedile della Ferrari lanciata sull’A4 per non perdere il transatlantico delle ore 15.

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Poco prima delle ore 15 del giovedì precedente la Raffa trasalì leggendo il nome del passeggero sulla carta d’imbarco e Mauro trasalì nel leggere la targhetta sulla sua uniforme. Superati il momento di smarrimento e gli imbarazzati convenevoli di circostanza, lo fece accomodare e cercò di concentrarsi sulla procedura di taxi.

- Preghiamo i signori passeggeri di allacciarsi le scarpe di sicurezza e togliere le cinture coi tacchi alti in caso di emergenza. Sotto il sedile c’è la maschera da gonfiare e sopra di voi il salvagente all’ossigeno. Le uscite di emergenza sono situate alla vostra destra se votate Tory, alla vostra destra se votate Labour, alla vostra destra se votate radicale, e alla vostra sinistra andate all’inferno ché sono tutte bloccate. Dopo il decollo sarà servito uno spuntino halal per i signori terroristi

Incurante dei mormorii tra i passeggeri innervositi, per tutta la durata del volo lasciò gli altri 17 della prima classe alle cure di Maria Cristina per occuparsi premurosamente del vecchio amico che non vedeva da vent’anni. Rievocarono l’infanzia di giochi spensierati nella loro verde Gorgonzola, la tenera adolescenza quando lui veniva a prenderla alla scuola delle austere suore ditaline col vespino “preso in prestito” a quell’occhialuto e brufoloso secchione della terza C, come si chiamava?, Severgnini, e il momento tristissimo della separazione per prendere strade diverse nella vita, lui col servizio militare da pompiere a Pordenone, lei a cercar fortuna nell’eccitante e controversa Londra della Thatcher e dei Sex Pistols. Da allora si erano persi di vista. Qualche letterina, sempre meno frequente, e un ventennale silenzio oggi per caso spezzato dal fracasso dei quattro reattori portarli verso i trentamila piedi. Discendendo qualche ora dopo nelle turbolenze si tennero per mano, intimamente immaginandole masturbolenze, e si diedero appuntamento per cenare da lui tre ore dopo. Rosse o nere? La Raffa aveva poco tempo per decidere. Rosse! L’etiope o il cinese? Mauro non aveva tempo per cucinare. L’etiope, più piccante. La serata trascorse piacevolissima sul balconcino della piccola ma accogliente tana in Roosevelt Island dell’informatissimo giornalista, corrispondente dell’autorevole mensile di futurologia politica “Domani”, che l’intratteneva amabilmente aggiornandola sulle loro vecchie conoscenze nell’aristocrazia alternativa meneghina.

- E la Daria Veronesi, che fine ha fatto?

- Ha sposato un riccone, Iuri Maria Prada, quello delle scarpe sexy

- Ma non era Litta Modignani, quello delle scarpe?

- Sì, ma ortopediche

L’atmosfera di complicità era pervasa da una stuzzicante tensione erotica, ma si faceva tardi per l’ultima corsa della funivia e Mauro volle dimostrarsi gentiluomo facendole capire che se lei avesse voluto l’avrebbe accompagnata a casa.

- Dove abiti a Manhattan?

- Sessantanove

- East o West?

- Qui sul divano

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Come ogni turista radicale padovano saprebbe spiegarvi, Brompton è l’area più frocia della capitale britannica. E come ogni settimana sì e una no, con le ragazze tremila miglia lontane dall’altra parte dello stagno, agghindate di tutto punto io e Andrea parcheggiamo il suo furgone in Philbeach Gardens per il lipstick party del lunedì sera. La mia amica turca era tutta in rosso dalla parrucca alle d’orsay di vernice, io bionda più sobria in nero con i sandali, entrambe traballanti su quelle piacevoli torture a spillo che sono la seconda sensazione più bella del mondo. I lipstick party del lunedì sera al Philbeach Gardens erano gradevoli occasioni sociali affollate di simpatici travestiti. Alcuni oltre i cinquanta feriti nella psiche e amareggiati per non avere potuto esprimere liberamente l’altra metà della loro sessualità nei migliori anni dei loro corpi ormai decadenti, alcuni altri disperati e patetici nell’esibizione volgare di non-abbigliamenti puttaneschi, ma nel complesso tutti gentili e spiritosi. Tranne i calvi e ciccioni turisti americani che venivano a curiosarci e sghignazzare. Chissà perché erano sempre e solo gli americani a infastidire. Che si trattasse di un intero popolo con problemi psichiatrici? No, purtroppo si era sparsa la voce e tutti i calvi e ciccioni sessuofobi dello Iowa approfittavano delle tariffe della Svirgin per venire a fare nella vecchia Europa quello che si vergognavano di fare a casa loro. La politica, la politica, cheppalle. Ne parlavo con Andrea sui sedili anteriori mentre Andrea trombava Nicola nel cargo del suo attrezzatissimo furgone con letto doppio, telecamere, specchi e vasca jacuzzi, ché visto che era friulano si dovrebbe dire iacuzzi e non giacuzzi come gli americani, polemicamente spiegavo ad Andrea. Mi rendo conto che c’è un po’ di confusione, chiariamola. Avevamo finalmente rimorchiato le due più belle transessuali del party, alle quali facevamo la corte da tempo. Nicola con l’accento sulla i era la ladyboy maitre d’O del ristorante thai al piano di sopra, con una bocca da sogno e sempre addobbata in scollature e spacchi mozzafiato. Andrea era un’altra Andrea barista dietro al banco del party, dove mi sventolava sotto il naso un paio di eccezionali tette naturali. Ormonali, sì, ma non chirurgiche, tette vere, non di quelle sgradevolmente silicose al tatto. Col passar degli anni si sarebbero ammosciate e raggrinzite, ma per intanto erano carne al punto giusto di cottura tra tenerezza e consistenza. Dunque succede che nel cambiare sesso ‘ste due giaguare sciagurate vanno a scegliersi nomi che in inglese sono femminili ma in italiano suonano maschili. Questo tanto per chiarire che quando parlo delle tette di Andrea intendo quelle della barista transessuale, non quelle del turco. Ahò, non siamo mica froci!

2. continua