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Sunday, 25 July 2010

Radical Pain - Dolore Radicale - Capitolo 9

(i precedenti: 1-2-3-4-5-6-7-8)

Avviso per Suttora: non sei citato in questo capitolo, ripassa al prossimo.

"Dunque se noi prendiamo... ahehm, consideriamo il pene di un Armando Crocichio in rilassamento ci apparirà come il pene di un normale cavallo... "

spiegava il prof Strik-Lievers all'università della Bicocca, o Bovisa, o Bocconi, o quella lì con la B insomma

"...ma se noi, voi, meglio voi che noi..."

lo coadiuvava il suo assistente psichiatra pazzo Litta Modignani, proseguendo

"...lo amplifichiamo in erezione logaritmica tridimensionale otterremo evidentemente l'organo illustrato qui nella sala del planetario, la penetrazione da parte del quale organo non è riproducibile qui nel blog di Miss Welby ospitato da Google ma ne possiamo rendere l'idea della grandezza dal fatto che perfino l'orifizio anale del Frocio radicale unico Nicolino Tosoni ne soffrirebbe dolorosamente l'introduzione"

"ma questa è l'applicazione pratica della meccanica nel suo sviluppo storico-critico!"

interruppe entusiasta la studentessa fuori corso Rappha Bianchi, che aveva fatto lo scientifico, citando Ernst Mach.

"niente affatto!" - interruppe lo studente fuori sede Albergo Licheri, che aveva fatto il classico, citando Claude Lévi-Strauss - "si tratta piuttosto di strutturalismo del mito e del totemismo"

A poche centinaia di chilometri di distanza e nella vita reale, o quasi, della simulazione pannelliana, Armando "Armagheddon" Crocicchio stava esprimendo la propria virilità schiaffeggiando violentemente col pene eretto di tungsteno un incolpevole segretario radicale a casu (tale Staderini), quando inopinatamente lo interruppe l'esponente radicale kenyota Orietta Callegari

"egregio dottor Armando, in quanto scrittrice famosa erede dello stile di Stephenie Meyer la invito, e sottolineo invito per significare invito perentorio, ad abbandonare queste scene in nome della decenza che non si confà alle dimensioni del suo organo sessuale, perbacco e per Orietta Berti!"

"cazzo sei? cazzo vuoi?? cazzo fai???" - replicò piccato Crocicchio a Callegari per poi rivolgersi a Miss Welby - "guardi Miss Welby che io non mi esprimo solo con il cazzo in bocca come scrive lei"

Miss Welby: "senta un po', Crocicchio, si metta bene in bocca un paio di regole fondamentali: in primo luogo se lei ha il cazzo così grosso che le arriva in bocca non è colpa mia, che soltanto riferisco le intercettazioni di Suttora (che però non è citato in questo post), e in seconda istanza essendo io la narratrice scrivo, per usare un termine a lei caro, quel cazzo che mi pare. e nello specifico le specifico per sua informazione che questo è un blog contro gli idraulici polacchi, le donne con i piedi piatti e Marco Cappato"

Crocicchio: "ah, vabbè, se è così... però mi fa annusare i piedi?"

Miss Welby: "porco!, ecco qua i miei piedi arcuati in queste slingbacks che ne accentuano la sensualità e il suo desiderio"

Annuendo ed annusando Crocicchio si annidò dietro alla sua monumentale erezione. In quel momento non c'erano in giro né Cappato né Londradical ed egli sarebbe stato l'unico maschio al mondo che potesse accomodare il suo tirannosauro dentro la pelosa fritolina di Miss Welby.

Ma che ne era nel frattempo di Granzotto, auto-esiliatosi sulle Montagne dei Rospi Mutanti? In attesa di sue notizie nel prossimo capitolo dobbiamo ancora una volta affidarci alla monumentale biografia del Granzotto opera del Cominelli, che lo segue a Budapest in Bartok Bela Ut.

Musicista ungherese, Bela Bartok nacque a Nagyszentmiklos nel 1881. Questo compositore, tra i più grandi del secolo, è noto per le sue ricerche folkloristiche; il materiale raccolto in viaggi attraverso le terre Balcaniche si trova in un interessante volume di saggi. Scrisse sei quartetti, l'opera "Il Castello di Barbablù", "Balletti"," Una sonata per due pianoforti" e "Percussione", "Microkosmos" e altri 150 e più pezzi per pianoforte, varia musica da camera, tre Concerti per pianoforte e Orchestra, un Concerto per Orchestra e molte altre opere. Muore a New York nel 1945.

Wednesday, 30 June 2010

BERJAYA
Aggiornamento semestrale del Radicalometro storico

Suttora (140 citazioni, +8) conclude ancora in testa il primo semestre grazie a otto puntate del nuovo tormentone narrativo Dolore Radicale, che comporta l'avanzamento anche di Granzotto (quarto a 126, +8), Cappato (quinto a 122, +8), Capezzone (ottavo a 71, +8), e in misura minore Pannella (terzo a 128, +5), Crocicchio (undicesimo a 57, +3) e Bonino (dodicesima a 54, +3). Pressoché invariati gli altri nell'alta classifica: Welby sempre secondi a 133, Callegari sesta a 91, Tosoni settimo a 75, Dupuis nono a 66, Patelli decimo a 63. Di scarsa rilevanza le variazioni in media classifica. Lista completa a questo LINK

BERJAYA

Friday, 2 April 2010

Radical Pain – Dolore Radicale – Capitolo 7

(i precedenti: 1-2-3-4-5-6)

Da quando si era dato al giornalismo radiofonico, Mauro Suttora doveva alzarsi presto il mattino per presentarsi prima delle 7.30 in corso Sempione, dove il redattore Lanfranco Palazzolo si stava già rischiarando la gola per scatarrargli in un occhio (era il suo modo di augurargli il buon giorno) e rivolgersi agli ascoltatori per annunciare il palinsesto.

"Buongiorno agli ascoltatori di Radio radicane dagli studi di via Emanuele Filiberto"

"Ecco sì, via Emanuele Filiberto, per favore"

"No no, è proprio una cosa toponomastica"

"Ma quando mai, se è ancora vivo, purtroppo, come fa ad avere intitolata una via??"

"Come purtroppo? Guarda che l'amore vince sempre sull'odio..."

"...e sull'invidia. Ma casomai sarà corso Vittorio Emanuele, o viale Regina Margherita, o via Principe Amedeo..."

"Suttora, ti richiamo al rispetto della mia cultura..."

"...e della mia religione"

"E quale sarebbe?"

"Sono agnostico"

"E qual'è il dio degli agnostici"

"E che ne so? Sono agnostico!"

"Cioè ignorante, come ho sempre sostenuto. Veniamo al palinsesto, va ora in onda la rassegna stampa del direttore Massimo Bordin, seguirà per tutto il giorno il requiem di Mozart intervallato da brevi interventi di Marco Pannella"

Con questo simpatico siparietto tra Palazzolo e Suttora si aprivano ogni mattina le trasmissioni di Radio radicane per consentire al direttore di cominciare in ritardo la rassegna stampa.

"Buongiorno agli ascoltatori di Radio radicane con la rassegna stampa quotidiana. Cominciamo subito con un breve articolo di Bondinelli sul Foglio"

Suttora: "Ma come Bondinelli? E' Bondi o Bandinelli?"

Bordin: "Un incrocio"

"Ma che orrore! Povero Angiolo"

"C'è di peggio, ecco sul Mattino di Padova un incrocio tra Suttora e Tosoni, un articolo a firma del collega Suttosoni"

"Ma che schifo! E' raccapricciante! E'..." protestò reiteratamente Suttora mentre Bordin rendeva edotti gli ascoltatori del titolo del Mattino di Padova

SUTTORA CONDANNATO IN CASSAZIONE
Il giornalista playboy dovrà pagare gli alimenti anche alla sesta ex moglie. Il vittorioso divorzista Granzotto ottiene per Madonna anche il gigantesco ranch di Farmville. Il radicale Cappato: “Giusta sentenza”. Capezzone accusa: “Magistratura eversiva”.

Nicolino Tosoni da Clauzetto, ma residente ad Albignasego, fu da questa seconda località violentemente proiettato indietro proprio tra i monti di Clauzetto dalla potentissima eiaculazione di Armando Crocicchio, il cui martello pneumatico usava traforarlo ogni lunedì da mezzanotte a mezzogiorno per concludere sempre puntualissimo schizzandogli nell'orifizio posteriore una raffica di spermatozoi grossi come rospi, che il Tosoni spendeva le successive dodici ore nell'espellere dolorosamente saltellanti dalla cavità, o meglio caverna, anale.

A poca distanza sulle alpi orientali, l'eroico leader metalmeccanico liberale Granzotto spendeva il suo tempo familiarizzando con i rospi sulle Montagne dei Rospi Mutanti, dove si era esiliato per sei mesi (così lui credeva) per simulare la propria dipartita ad opera del sicario Londradical, che ne aveva barattato il granzotticidio con il reciproco cappaticidio da parte di Suttora, il quale aveva a sua volta contrattato con Bonino il cappaticidio da parte di costei in cambio di eliminarle tutti i 2029 capezzoni italiani servendosi di un alligatore, la qual cosa al ritmo di tre capezzoni al giorno avrebbe richiesto quasi due anni, all'insaputa del povero Granzotto, ignaro che avrebbe dovuto trascorrere altri due inverni tra i rospi, che erano mutanti per evidenti ragioni di trattamento tosoniano anale.

In cotanta letteratura anale, il lettore si chiederà ansiosamente dove fosse andato ad abitare il Granzotto negli anni ottanta secondo la monumentale biografia opera del Cominelli, che Londradical continuava a leggere avidamente.

Dopo via Metastasio il Granzotto trascorse ancora un anno a Milano, trasferendosi però in via Val Lagarina. Il nome Vallagarina o Val Lagarina (Lagertal in tedesco) identifica l'ultimo tratto tra i monti della valle percorsa dal fiume Adige. Il limite superiore è fissato comunemente all'altezza dei "Murazzi", stretta della valle poco a nord del paese di Besenello, circa 10 km a sud di Trento; a nord di essa la valle prende il nome di Val d'Adige. Il limite inferiore è lo sbocco in pianura Padana del fiume presso la Chiusa di Ceraino. Le parti più a nord della valle in cui scorre l'Adige sono chiamate Val Venosta tra le sorgenti e Merano, e Val d'Adige tra Merano e l'inizio della Vallagarina. Come la Val d'Adige, anche la Vallagarina è di origine glaciale. Dal punto di vista orografico la valle separa le Prealpi Bresciane e Gardesane ad ovest dalle Prealpi Venete ad est. La valle è caratterizzata dalla presenza di vari forti costruiti a difesa dell'Impero Austroungarico sul finire del XIX secolo. Nella parte nord della valle, in località Lavini di Marco presso Rovereto, sono visibili le orme di dinosauri della specie Camptosaurus (erbivoro) e Dilophosaurus (carnivoro) che vi vissero nel periodo Triassico (circa 200 milioni di anni fa). La stessa località è citata da Dante Alighieri nel Canto XII dell'Inferno a causa degli enormi massi causati da una grande frana che si abbatté sulla sinistra orografica dell'Adige, causando a un antenato del Granzotto, tale Lagarino Granzotto, un violento mal di testa.

7. continua

Monday, 1 March 2010

Radical Pain – Dolore Radicale – Capitolo 3
(i capitoli precedenti: qui il primo e qui il secondo)

Dovete sapere che per tenersi in forma a sessant’anni il presidente del consiglio commendator Cappato Brambilla si esercita col suo stretto collaboratore Crocicchio in maniera analoga all’ispettore Clouseau col suo assistente orientale in un bel film dei vostri tempi, la Pantera rosa. Crocicchio tenta di aggredire Cappato in tutti i modi, frequentemente col lancio di oggetti pesanti quali busti in marmo di sé stesso e del leader, con notevoli danni a Palazzo Chigi, per le riparazioni permanenti del quale è stato istituito un fondo speciale della Protezione civile.

Cappato si difende come può dalla furia omicida del suo più stretto collaboratore, l’esercitarsi col quale gli ha permesso però di sopravvivere ai numerosi attentati che comporta la sua responsabilità, tanto che negli ultimi 25 anni è sfuggito a centinaia di tentativi di cappaticidio ad opera dello sfigatissimo sicario Londradical che nel tormentato processo ha ucciso miliardi di incolpevoli altri animali in tutto il mondo. Si tratta di una vicenda ben nota sulla quale è già stato scritto molto, ma mai abbastanza, ed ecco perché siamo nuovamente, mestamente, ad occuparcene con l’arrivo a Palazzo Chigi del presidente esperantista Giurgiu Paganu. Intercettato in pieno torace da un busto volante tirato da Crocicchio, l’accademico moldavo se la caverà con qualche costola fratturata, commentando l’incidente col potere di sintesi della sua abituale esclamazione – Merdon!
Archiviato Paganu, gli impegni del premier per la giornata prevedono:

h 11. Palazzo Chigi. Incontro di carattere asessuato col ministro Checca Pavone sulla bozza di decreto per lo sblocco dei finanziamenti della cassa del mezzogiorno per il restauro del ponte sullo stretto e della monarchia

h 13. Palazzo Chigi. Pranzo di lavoro di carattere bisessuale con le opposizioni

h 16. Padova. Incontro di carattere omosessuale col ministro dell’interno Tosoni per inaugurazione esposizione fieristica universale del sado-maso gay.

h 18. Bocca di strada. Incontro clandestino di carattere eterosessuale con la nobildonna Concetta Quattrotetta Granzotto

h. 21. Via della Panetteria. Debriefing di carattere pansessuale con S.E. il ministro plenipotenziario del consiglio di presidenza del senato del transpartito radicale transnazionale nonviolento, etc.

h. 00. Seduta di pranoterapia di carattere transessuale chez Miss Welby

Arriva finalmente l’ora di pranzo e Cappato ordina alle cucine di servire direttamente il ministro Checca Pavone agli ospiti delle opposizioni, che gradiscono affamati e formulano una proposta bipartisan per l’istituzionalizzazione di un evento che incarna lo spirito di collaborazione di maggioranza e opposizione unite nel cannibalismo ministeriale per il bene del Paese. Partenza per Padova, col solito Crocicchio ma anche Suttora che gli sta incollato registrando orari, abitudini, dettagli del velivolo e del personale di scorta, e non può fare a meno di notare che tra Cappato e il ministro Tosoni sembra esserci del tenero, ma in realtà mentre finge di corteggiarlo il premier sta freddamente calcolando quanti esponenti dell’opposizione potrebbe sfamare sacrificando un cotanto ministrone.

Conclusa frettolosamente la cerimonia di inaugurazione Cappato è presto libero di dileguarsi verso Bocca di strada dalla nobildonna Concetta Quattrotetta Granzotto che lo attende sbrodolante, possederla selvaggiamente sotto gli occhi del fido Crocicchio eretto e turgido come un suo busto e di Suttora che con malcelato disagio si rivolge al premier:

“Sciur commenda, mi rodo dall’invidia perché non sono mai riuscito a trombare l’ambitissima nobildonna Concetta Quattrotetta Granzotto e tutte le mie ex mogli sapevano quanto mi sarebbe dannatamente piaciuto togliermi lo sfizio. Permette?”

Cappato: “Se è per fare dispetto alle ex mogli non posso che comportarmi da gentiluomo solidale. La prego, si introduca nella nobildonna Concetta Quattrotetta Granzotto e ci resti pure tutta la notte. Io torno a Roma da Pannella. A domani”.

Suttora fu costretto a scegliere: stare incollato a Cappato per cogliere il momento migliore per farlo fuori, oppure coronare il suo sogno erotico di possedere una nobildonna con quattro tette. Potremmo non sapere mai cosa scelse di fare, a meno che io non lo scriva, ma a questo ci devo pensare. Nel frattempo Bob Granzotto, che come si è potuto dedurre è stato piantato dalla nobildonna Concetta Quattrotetta Granzotto che non aveva nessuna intenzione di trasferirsi per mesi nelle Montagne dei Rospi Mutanti, ebbene Bob Granzotto nelle montagne tra i rospi ammazzava il tempo sfogliando un giornale che aveva trovato abbandonato lungo il cammino. In prima pagina il suo trionfo:

SUTTORA CONDANNATO IN CASSAZIONE
Il giornalista playboy dovrà pagare gli alimenti anche alla sesta ex moglie. Il vittorioso divorzista Granzotto ottiene per Madonna anche il gigantesco ranch di Farmville. Il radicale Cappato: “Giusta sentenza”. Capezzone accusa: “Magistratura eversiva”.

Poco lontano da quelle montagne del bellunese, a valle Londradical proseguiva nella lettura della monumentale biografia di Granzotto opera del Cominelli:

Nel 1966 non accadde alcunché. Nel 1967 il Granzotto si trasferisce con la famiglia da Milano a Pordenone, l’antica Portus Naonis e moderna Porno Eden, per la precisione in viale Michelangelo Grigoletti, il pittore nato a Rorai Grande di Pordenone il 29 agosto 1801 da Teresa de Michieli ed Osvaldo Grigoletti. La sua è una famiglia rurale e numerosa, legata in modo particolare al clero medio. Vista la sua inclinazione alla pittura, negli anni '20, con l'aiuto di uno zio parroco, si iscrive all'Accademia di Belle Arti di Venezia. A quei tempi l'accademia era diretta da Leopoldo Cicognara, teorico e convinto assertore delle idee neoclassiche e molto amico di Antonio Canova. Grigoletti, quindi, compie gli studi in un momento in cui Venezia è in crisi per la fine della Repubblica, e questa crisi si fa sentire anche nel campo artistico in cui le teorie neoclassiche non riescono ad affermarsi, visto l'indirizzo pittorico che la città aveva avuto nel corso dei secoli. Comunque, nei disegni del Grigoletti, queste nuove teorie sono ben visibili, basti guardare gli studi di nudo e i particolari anatomici, eseguiti in modo "accademico" per vari anni, e la neoclassica opera d'esordio "Giove che accarezza Amore" del 1824. Grigoletti contemporaneamente si avvicina anche alla pittura romantica che sente più congeniale nella manifestazione di sentimenti interiori, colori più tenui, paesaggi più dolci, chiaroscuri più delicati, sguardi languidi. Per la sua formazione pittorica romantica concorrono più fattori: l'incontro con alcuni maestri dell'epoca, tra cui Hayez, ed i suoi viaggi. Quello compiuto a Roma, come studio, gli serve per conoscere l'opera degli artisti romani e per completare la sua cultura pittorica. Da questo momento, gli anni trenta, le committenze si susseguono in modo vertiginoso, sia dalle città italiane che dall'estero. Dipinge di tutto: dalle Pale d'altare, come l'assunta nella cattedrale di Esztergom in Ungheria, del 1854, sette volte più grande di quella di Tiziano, ai ritratti di nobili, ai paesaggi. Diventa famoso e in circa quarant'anni di attività dà vita ad alcuni dei ritratti più splendidi dell'Ottocento italiano: Il ritratto dei Genitori, La famiglia Fossati, Andrea Galvani, Virginia Saltorelli, I due Foscari, la Signora Bianca F., non sono che una piccola parte della produzione pittorica in cui il maestro è riuscito a cogliere psicologicamente l'espressione e le caratteristiche di ogni singolo personaggio. Suoi allievi dell'Accademia sono stati Giacomo Favretto, Federico Zandomeneghi e Tranquillo Cremona. Muore a Venezia l'11 febbraio 1870.

3. continua

Tuesday, 23 February 2010

È un uomo potente, in questa nostra Italia del 2030, il commendator Marco Cappato Brambilla, come è ufficialmente conosciuto il premier dopo l’autoconferimento dell’onorificenza per meriti di statista e dopo il turbolento matrimonio con Michela Vittoria Cappato Brambilla, la ormai ex first lady che l’ha piantato per il suo grande avversario di sempre, quel cavalier Capezzone rinvigorito dai sondaggi e dalla ritrovata eterosessualità di mezza età, come è oggi universalmente conosciuto il fenomeno capezzonico di illuminazione, ritrovamento del sé e miracolosa guarigione nutrendo Fede.

È un altro uomo molto potente anche Armando Crocicchio, come sempre inseparabile al suo fianco, già assistente parlamentare e storico braccio destro di Cappato, ne è anche il fidato stalliere e l’unico altro uomo cui sia concesso avvicinarsi al bene prezioso più caro al commendatore: la stalla di cavalli campioni di polo che alleva nel Parco di Monza sequestrato al precedente capo di governo, che in una mossa a dir poco spericolata il giorno prima della scadenza del suo mandato vi aveva esteso per decreto la sua proprietà.

Come ogni domenica mattina da un quarto di secolo, Crocicchio e il premier conducono assonnati la rassegna stampa di Radio radicale, il cui unico ascoltatore è rimasto il leader dell’opposizzone Capezzone, che puntualmente replica via Velino e in questa maniera la cosa esce sui giornali in modo che il direttore Bordin abbia qualcosa da leggere nella rassegna stampa per il resto della settimana e concluderla discutendone a colpi di tosse col centenario Pannella e sempre più spesso anche Stanzani, più raramente Bandinelli. Insomma, normale tran tran di partito, ora torniamo in diretta. Siccome in questa notizia della Tribuna di Treviso era citato Cappato, questi la fa leggere a Crocicchio, trionfante:

SUTTORA CONDANNATO IN CASSAZIONE
Il giornalista playboy dovrà pagare gli alimenti anche alla sesta ex moglie. Il vittorioso divorzista Granzotto ottiene per Madonna anche il gigantesco ranch di Farmville. Il radicale Cappato: “Giusta sentenza”. Capezzone accusa: “Magistratura eversiva”.

Il leader radicale ascolta allisciandosi i baffi – che nessuno in Italia sapeva spiegarsi perché fosse presa a Capezzone e Cappato questa disgustosa mania di competere anche in peli facciali di tutte le fogge – senza sapere lui che proprio il soggetto Suttora del titolo stava per attentare alla sua vita per erogazione di cappaticidio. Sarà la volta buona o un altro fallimento? Riuscirà Mauro Suttora là dove il sicario Londradical ha sempre miseramente fallito? La risposta è: Boh, ecco intanto il primo capitolo.

Capitolo 1

Il giornale della sera prima addormentato su un tavolino del bar titolava inequivocabile:

SUTTORA CONDANNATO IN CASSAZIONE
Il giornalista playboy dovrà pagare gli alimenti anche alla sesta ex moglie. Il vittorioso divorzista Granzotto ottiene per Madonna anche il gigantesco ranch di Farmville. Il radicale Cappato: “Giusta sentenza”. Capezzone accusa: “Magistratura eversiva”.

“Giornalisti d’immerda” risputando l’arancia nello spritz al Campari imprecò Mauro Suttora, il cui vero obiettivo non erano i colleghi ma il rivale in amore Bob Granzotto, verso il quale aveva sempre covato invidia per il suo spregiudicato successo, e il rabbioso risentimento gli si rinfocolava alla rilettura sul Foglio della monumentale biografia di Granzotto scritta dal Cominelli con la mucca Martinenga, che inevitabilmente gli richiamava alla mente la moglie dell’acerrimo nemico, l’ambitissima nobildonna Concetta Quattrotetta Granzotto che lui non era mai riuscito a trombare e tutte le sue ex mogli sapevano quanto gli sarebbe dannatamente piaciuto togliersi lo sfizio.

Suttora avrebbe voluto ammazzare Granzotto, che il giorno prima in tribunale l’aveva pure ridotto in bancarotta, ma non poteva! Tutti avrebbero sospettato subito di lui! Avrebbe pertanto accoppato Cappato. Avrebbe proposto un patto allo sciagurato sicario Londradical, che attentava vanamente alla sua vita da talmente tanto tempo ormai che Cappato stesso era diventato calvo. Gliel’avrebbe sgozzato lui il dannato cappone, se Londradical in cambio avesse eliminato Granzotto. Londradical al telefono accettò subito con entusiasmo – It’s a deal! – e cominciò a darsi da fare elaborando un articolato piano di granzotticidio

1. Granzotto si sposta in Fiesta rossa, stesso modello dello stesso colore per tutta la vita, comprata nuova sette volte ad ogni restyling dando dentro la vecchia. Si potrebbero sabotare tutte le Fiesta rosse in produzione in Europa quest’anno e consigliargli di cambiare l’auto. Ipotesi macchinosa.
2. Granzotto ama molto la moglie: rapire la nobildonna Concetta Quattrotetta Granzotto e minacciare di squartarla se Granzotto non si suicida immolandosi per lei.
3. Assoldare Granzotto pagandolo profumatamente per raccogliere rospi di notte sul ciglio della provinciale di fondovalle e traghettarli in sicurezza al torrente. Procedere quindi con autotreno dei servizi ambientali.
4. Convincere Cappato che Granzotto lo vuole morto per fare in modo Cappato lo elimini preventivamente. Fare presto a parlare con Cappato prima che Suttora lo faccia fuori…

E così via per molte pagine in centinaia di ipotesi il professionista del delitto perfetto. Intanto anche Suttora si dava da fare con Cappato: lo seguiva dappertutto con la scusa di dover vivere con lui qualche giorno per documentarne l’attività in un numero speciale di Oggi – Tuttocappato – 150 pagine a colori di Cappato in volo, alla radio, in pigiama per soli venti euri, e su ogni pagina il comodo video-trafiletto interattivo con traduzzone in capezzone per comparare al body scanner ogni dettaglio di Capezzone e Cappato. Corri in edicola!

Eh eh, quell’allocco del sicario Londradical non l’avrebbe mai sospettato, ma con l’esclusiva di quel duplice omicidio Suttora avrebbe guadagnato venti milioni di euri, e poi avrebbe anche denunciato Londradical come colpevole di entrambi il granzotticidio ed il cappaticidio, che peraltro era notorio perseguisse avidamente, così l’unico testimone sarebbe stato in galera, e lui ricchissimo. Eh eh, sogghignava sotto i baffi finti mentre svoltava divertito dall’uscita del Parco Merduca che dava sul Largo Mucca Martinenga chiedendosi che cosa avrebbe architettato Londradical per eradicare Granzotto dal pianeta prima che lui lo vendesse alle autorità con un formidabile scoop in un milione di copie a 20 euri ciascuna.

E anche Londradical in quel momento stava leggendo la monumentale biografia del Cominelli sul Granzotto, che Suttora gli aveva consigliato di scaricare per documentarsi sul suo nuovo obiettivo. Esordiva l’alpestre ma erudito biografo::

Ci sono anni che vengono ricordati nella Storia per un singolo evento straordinario - come quelli dello sbarco sulla luna o della caduta del muro di Berlino -, altri anni insignificanti che non vengono ricordati affatto e, per mantenere la media, anni rarissimi in cui di eventi straordinari se ne verificano ben due. Il vento soffiava antiautoritario nel 1965, che sarebbe stato ricordato come l’anno in cui avvennero sia il concepimento del Granzotto che, nove mesi più tardi, la sua nascita il mattino presto di giovedì 16 dicembre alla clinica Mangiagalli di Milano.

Medico ostetrico nato a Mortara (Pavia) nel 1850, Luigi Mangiagalli nel 1902 fu deputato del Regno, poi nel 1922 eletto sindaco di Milano, ma soprattutto nel 1924 fu tra i fondatori dell'Università degli Studi, di cui fu eletto primo rettore. E invero il Granzotto si sarebbe ritrovato quasi 16 anni dopo a transitarvi davanti quotidianamente proprio per motivi di studio contemplando col doveroso rispetto l’edificio nel frattempo divenuto famoso per avergli dato i natali i natali nella beneugurante via della Pace, alla quale perveniva da via Manera, che però non ebbe mai modo di appurare se c’entrasse qualcosa con l’omonimo frociosofo Carlo Manera discepolo dell’omopatavino cardinal Tosoni. Inserita nel complesso ospedaliero degli Istituti Clinici di Perfezionamento, negli anni a venire la clinica Mangiagalli di Milano sarebbe stata al centro di aspre polemiche sull’aborto.

Nel luglio del 1976, mentre era in corso in Parlamento e nel paese il dibattito per la legalizzazione dell’aborto stesso, tre medici in servizio presso la clinica — Francesco Dambrosio, Bruno Brambati e Mauro Buscaglia — si recano a Seveso, in Brianza, dove si è sprigionata una nube tossica di diossina dallo stabilimento ICMESA, allo scopo di dissuadere le donne del luogo dal mettere al mondo figli per timore di malformazioni. Si accaniscono sul “caso Mangiagalli” il quotidiano Avvenire, Comunione e Liberazione, i medici Egidio Spaziante, Luigi Frigerio, Leandro Aletti, Angelo Craveri e il ministro della Sanità Carlo Donat Cattin. Dall’altra parte tra gli altri c’è Guido Tassinari: "Dobbiamo imparare a guardare in faccia la realtà. Perché giocare con le parole? L’aborto è un mezzo di controllo delle nascite, il più antico, il più diffuso, il più sofferto, il più punitivo nei confronti della donna".

1. continua

Friday, 18 December 2009

Extra labels for 2009: BANDINELLI, BERNARDINI, BONINO, BOSELLI, BORDIN, BUSDACHIN, CALLEGARI, CORLEO, COSCIONI, CROCICCHIO, FIUME, PAGANO, PANNELLA, PATELLI, PIETROSANTI, STRIK-LIEVERS, TOSONI, VERONESI, WELBY, ZAMPARUTTI

Tuesday, 27 October 2009

BERJAYA
Aggiornamento del RADICALOMETRO (clicca per la classifica completa).

Suttora sempre più solo in testa ma quest'anno non può ambire al Premio Radicchio in quanto lo ha già vinto in passato (nel 2007), come del resto Granzotto (2006) al secondo posto e Cappato (2008) al terzo. I papabili per l'ambito riconoscimento cominciano da Mina Welby al quarto posto, Pannella in recupero ma sempre al quinto, e Orietta Callegari distanziata al sesto. Viene definitivamente squalificato Capezzone per doping e se ne avvantaggiano gli altri quattro finalisti del premio: Patelli (8°) pericolosamente insidiato da Tosoni dietro a ridosso di lui, Bonino decima in faticoso recupero e infine Crocicchio in forte avanzamento di cinque posizioni al 14° posto. Nel resto della classifica, in ascesa Olivier Dupuis, Giorgio Pagano e Ignazio Marino.

Thursday, 2 July 2009

Non mi oso pensare! L'ideologia del candidato Kapezzonen

ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è puramente casuale


In quello splendido tardo pomeriggio di sole la Transilvania non aveva nulla della sua lugubre fama, e un Olivier in grande buonumore orgogliosamente prese a guidarlo nel paese di cui aveva visitato ogni città in un lontano passato. Fu sorpreso e compiaciuto dalla quantità di trattori occidentali ancora in circolazione, per i quali vent'anni prima aveva provato una pudica vergogna nel promuovere il business di trattori usati di sua sorella minore. Non c'erano state bustarelle, ovviamente, ma era pur sempre grazie al suo prestigio di parlamentare e la conseguente stima di cui godeva tra i colleghi romeni che li aveva influenzati nell'acquistare quelle migliaia di trattori Dupuis, peraltro garantiti in buone condizioni. Dovevano essere proprio eccellenti le abilità meccaniche dei contadini nel cannibalizzare i pezzi di ricambio, se ce n'erano in giro ancora così tanti, con grande soddisfazione di Olivier che si sentiva bene per la buona azione in cui avevano guadagnato la sorella, l'agricoltura romena e soprattutto le tante povere bestie da soma che in Europa non avrebbero potuto scegliere di peggio per venire al mondo, i maledetti Balcani.

Michel avrebbe più tardi notato che ai larghi boulevard di Bucuresti, pullulanti di zingari come api impazzite, era rimasto ben poco di parigino, se mai quell'analogia fosse stata plausibile, e ben poco rimaneva della Trilogia balcanica di Olivia Manning. Più familiari gli risultarono i monumenti di marmo di Timisoara dipinti con disincanto dall'esiliato Richard Wagner nell'Uscita. Dei soli tre letterati di cui Michel conoscesse le opere sulla Romania, Daniela Crasnaru con i suoi 69 poemi d'amore sembrava avere conquistato un posto permanente nel cuore di Olivier. Passando dalla sua città natale di Craiova, Olivier gli parlò con entusiasmo dei suoi pomeriggi con la scrittrice e sua collega deputata indipendente, di come i loro incontri politici dei primi anni novanta deviassero immancabilmente dai binari per concludersi a discettere poeticamente di scale sonore, strade deliranti, orologi senza lancette per fare degli anni decenni e millenni dei decenni...

Erano indubbiamente andate a letto insieme, pensò Michel felicemente onorato che Olivier si sentisse a suo agio con lui al punto di avere finalmente aperto uno spiraglio sulla sua vita sentimentale, sempre tenuta rigorosamente riservata, tanto da avergli guadagnato la fama di misogino. Questa fama Dupuis perse d'un tratto con l'avvento del suo misterioso accompagnatore, per la libidine dei rotocalchi da dentista e parrucchiere che fino a quel momento l'avevano ignorato come un soggetto troppo scialbo rispetto all'avventuroso candidato avversario Kapezzonen. Tra i democratici l'unico infastidito dal circo era il marito politico Romano Prodi, che non era mai stato un granchè fotogenico neanche da giovane e trovava ora il suo nome relegato nel bollettino dei comizi tra decine di candidati insignificanti. Pannella invece gongolava per lo straordinario colpo di fortuna che aveva ammantato in un attimo il suo coccolo di fascino laddove una schiera di consiglieri d'immagine avrebbe fallito.

In conclusione al loro tour romeno abbandonarono la Transilvania asburgica per entrare nella ottomana pianura valacca, lasciandosi alle spalle la mitteleuropa ad ogni angolo di strada della quale campeggiavano i giganteschi manifesti con il volto sorridente e abbronzato di Kapezzonen. Era indubbiamente un bell'uomo, dai tratti somatici regolari e tipicamente teutonici, i fluenti capelli biondo-cenere e gli ochhi grigio-azzurri anch'essi sorridenti in piccole rughe che aggiungevano il fascino dell'uomo maturo al candidato del Partito popolare a presidente dell'Unione europea. Grazie a due ore di palestra quotidiana e agli svariati sport estremi che praticava sulle alpi, a 42 anni Kapezzonen aveva il fisico perfetto di un culturista, ancor più muscoloso di quello che in gioventù gli aveva consentito una invidiabile carriera di ciclista professionista con una impressionante serie di vittorie tra cui tre titoli mondiali. Al momento di ritirarsi aveva speso bene in politica la grande popolarità acquisita nel ciclismo agonistico, facendosi fautore di posizioni di estrema destra che trovavano ampio consenso nella sua regione nativa tradizionalmente conservatrice della Carinzia.

Kapezzonen era nato e cresciuto ad Arnoldstein, un villaggio di frontiera con l'Italia dove il padre era stato doganiere e tornava a casa dal lavoro inveendo di volta in volta contro il progressivo abbattersi delle barriere alla circolazione delle merci e delle persone. Dapprima dovettero accettare che i fumosi camion italiani scorazzassero liberamente inquinando le loro valli, poi dovettero perfino tollerare che proprio grazie ai traffici commerciali quei terroni di friulani sotto il confine fossero diventati più ricchi di loro, e infine le dogane furono abolite del tutto. Benché Kapezzonen padre non potesse dire di aver perso il lavoro - sarebbe andato in pensione comunque -, era però disgustato dal libero andare e venire degli italiani, poi quegli zingari schifosi degli sloveni e così via nel domino balcanico fino agli infedeli turchi che già infestavano la capitale un tempo gloriosa nella misura di un centinaio di migliaia.

Kapezzonen figlio, invece, pur abusando anch'egli di tutta quella retorica xenofoba e demagogica che gli valse un ottimo decollo elettorale all'esordio della carriera politica, col tempo addolcì i toni per non essere emarginato e i suoi numerosi voti congelati nello spettro politico, e cominciò a vedere le cose assai diversamente: come l'occasione storica per ricostruire la Grande Germania con un altro nome e in un modo più subdolo. In particolare, tra i dettagli del piano della germanizzazione dell'Europa, la secessione dall'Italia del Triveneto, dove gli ingenti fondi di finanziamento dei movimenti indipendentisti arrivavano dal potente gruppo Matrioschka di Monaco di Baviera al conglomerato industriale che faceva capo alla famiglia friulana dei Tonza-Strassholden, asservita agli Asburgo per secoli, e alla sua matriarca autoritaria, la vampiresca contessa Chrispa Tonza-Strassholden, insieme alla quale Kapezzonen si lanciava frequentemente in lunghe, segretissime quanto appassionate sessioni di sado-masochismo.

Le idee perverse dei due andavano purtroppo ben oltre i gusti sessuali. Una volta conquistata democraticamente la presidenza europea, per prima cosa Kapezzonen avrebbe nominato ministro dell'interno il suo fedelissimo Armando Krocikkio, l'unico collaboratore di cui si fidasse ciecamente, per controllare le nomine ai vertici della polizia federale e che questa si guardasse bene dal disturbare le camicie verdi, le milizie di estrema destra che avrebbero potuto finalmente uscire allo scoperto per fare pulizia degli immigrati asiatici e africani. Contemporaneamente si sarebbero organizzate opportune provocazioni per poter accusare l'opposizione politica e mettere il bavaglio alla stampa dissenziente con decreti speciali per limitare i diritti civili: nessun cittadino sarebbe sfuggito alla sorveglianza della posta elettronica, ma la maggioranza della popolazione l'avrebbe appoggiato quando si fossero visti zingari, barboni e drogati sparire dalle strade, destinati ai campi di lavoro forzato e alla sterilizzazione insieme ai malati di mente e gli alcolisti.

L'appoggio non avrebbe potuto che rafforzarsi nel tempo grazie alle politiche economiche volte a debellare i fantasmi che più impaurivano l'uomo della strada, disoccupazione e inflazione. Mentre il controllo di quest'ultima sarebbe stato raggiunto pressoché immediatamente con un più rigido controllo statale dell'economia, per la piena occupazione si sarebbe resa necessaria una politica più articolata. La gioventù iscritta al partito sarebbe stata favorita nell'ottenere il primo posto di lavoro, così da indebolire gli elementi resistenti all'indottrinamento per destinarli a finire sulle strade e conseguentemente nei campi di lavoro non retribuito. Nel contempo sarebbe stata reintrodotta a livello federale la coscrizione obbligatoria al servizio militare e allettanti contributi sociali sarebbero stati stanziati per incoraggiare le donne a lasciare il lavoro agli uomini per stare a casa a prendersi cura della famiglia, il rafforzamento del quale istituto non avrebbe potuto che essere salutato positivamente dalle chiese, soprattutto quella cattolica, elemento chiave di costruzione del consenso perché la repressione non avrebbe potuto certo spingersi fino al clero.

In politica estera sarebbe bastato fare attenzione a non ripetere gli errori del passato per non rovinare tutto come quel pazzo dilettante 75 anni prima. Per non irritare gli Stati Uniti sarebbe stato sufficiente lasciare in pace inglesi ed ebrei. Dei primi a Kapezzonen non poteva fregar di meno, si tenessero la loro ridicola famiglia reale tedesca e continuassero pure a guidare dalla parte sbagliata sulla loro isoletta. Coi secondi restava invece un conto in sospeso che andava regolato, c'era la sensazione fastidiosa di un bel lavoro lasciato a metà, ma la storia ancora troppo recente gli impediva di farlo secondo i metodi collaudati dal suo predecessore. Esistevano metodi più subdoli, che da anni il fido Krocikkio era incaricato di esplorare con alterni successi. Se una soluzione finale si fosse prospettata, non sarebbe venuta prima del consolidamento del Quarto Reich, il rafforzamento anche interno della dittatura e del culto della personalità. A soli 42 anni e in ottima salute poteva permettersi di aspettare affinché la vittoria fosse totale e assaporarla lentamente come una di quelle dolcissime e interminabili torture che gli infliggeva Chrispa sul testicolo. La Grande Germania stava per risorgere sotto mentite spoglie con mezzo miliardo di soggetti di cui Kapezzonen sarebbe stato il Fuehrer.
Non mi oso pensare! Ultimo comizio

ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è puramente casuale

Tale era, in sintesi, il contenuto agghiacciante del documento che riassumeva la conquista del potere con un sorriso rassicurante al primo mandato, coi successi a furor di popolo al secondo, l'ultimo per il quale si sarebbe votato, e col terrore al terzo, quello definitivo. Il documento, lasciato da Armando Krocikkio al riparo da occhi indiscreti sulla scrivania del suo studio inaccessibile, era stato scritto personalmente da Kapezzonen senza servirsi di altri collaboratori che la candidata vicepresidente Zylvya Burleskonner, l'amante Chrispa Tonza-Strassholden e Krocikkio stesso, che veniva talvolta invitato a partecipare ai loro sublimi giochi erotici. La figlia di questi Samantha era dunque solo la quinta persona che avesse potuto leggerlo, e decise quasi subito fosse il caso di estendere il privilegio a un sesto soggetto, qualcuno disponibile a prendere la faccenda molto seriamente. Per due giorni di seguito si appostò pazientemente sorseggiando bibite sotto l'ombrellone sul marciapiede del baretto prospicente la piccola palazzina al 29 di ulitsa Gladstone che ospitava la nuova ambasciata israeliana a Sofia. L'edificio sembrava inanimato. Probabilmente il personale, che consisteva in pochi funzionari, era tutto in vacanza, tranne un'anziana donnetta che Samantha notò andare e venire dal secondo piano al baretto stesso, dove sedeva sorseggiando succo di pompelmo e sfogliando un giornale al contrario.

Effettivamente, in assenza dell'ambasciatore e dei suoi collaboratori, Abu Gail era stata lasciata per una settimana da sola a reggere l'ambasciata e poiché l'attività era scarsissima, le giornate molto belle e molto poco vestite le ragazze che passeggiavano tra i negozi del vicino boulevard Vitosha, l'anziana ma arzilla addetta militare poteva trascorrere lunghe ore di ozio contemplando le lunghe gambe, avendo trasformato in ufficio il tavolino del bar, con il telefono cellulare e quello cordless della linea fissa. Con quel sole non si aspettava che piovessero segreti di stato. Un pomeriggio, inaspettatamente, la ragazzina che da un paio di giorni sorprendeva a studiarla facendola sentire un animale strano si alzò di scatto e scappò via confondendosi nelle altre belle gambe, ma non prima di averla fissata intensamente con le labbra serrate e lo sguardo implorante, depositandole sul tavolino un voluminoso documento rilegato in una copertina nera recante lo stemma dell'Istituto commerciale europeo.

Era scritto in tedesco e Abu Gail, che era nata in Germania durante la guerra, non ebbe grandi difficoltà a decifrarne il contenuto, tanto più che recava molte espressioni tristemente familiari. Il documento si rivelò subito una lettura molto più istruttiva del farneticante quotidiano arabo che Abu Gail gettò via per ritornare rapidamente nel suo ufficio sentendo crescere l'angoscia. Il tono, lo stile, i precisi richiami storici e la pregiata carta stessa sul quale era stampato non lasciavano dubbi, non poteva trattarsi di un falso. Volse un pensiero alla ragazza: chi era? Dove aveva preso il documento? Perché l'aveva voluto dare proprio a lei? Concluse che era inutile lambiccarsi, erano domande destinate a restare senza risposta. Sicuramente invece non sarebbe rimasto senza risposta il delirio nazista che sfogliava sentendo gonfiarsi gli occhi di lacrime rabbiose. Chiunque fosse la ragazza, aveva fatto la cosa giusta, perché Abu Gail sapeva precisamente cosa fare. Due cose. Inviò un messaggio cifrato a Tel Aviv e col telefono compose il numero di Mauro Suttora.

L'atmosfera della campagna elettorale si era progressivamente riscaldata fino a farsi rovente il venerdì 20 giugno 2014, l'ultimo giorno prima del tradizionale silenzio del sabato e il voto di domenica. Mentre Kapezzonen aveva banalmente scelto l'ambiente casalingo di Berlino per il suo ultimo comizio, dalla terrazza ristorante al quinto piano dell'albergo Licheni, Olivier Dupuis arringava una folla altrettanto oceanica adunatasi nella piazza dell'Assemblea nazionale e che si estendeva fin dietro l'edificio del parlamento a riempire anche la piazza della cattedrale. In piedi al suo fianco c'era Romano Prodi e alle loro spalle Marco Pannella, ancora una volta a Sofia, mentre defilati verso l'interno degustavano il gelato Orietta Callegari e Piero Welby. L'incorreggibile ambasciatore Scaruffi aveva preparato per quella sera un altro ricevimento dal quale non avrebbero potuto esimersi, tranne Pannella che aveva sufficiente autorevolezza per potersi permettere di ignorare tutti quegli insulsi tromboni e riposare senza muoversi dallo stesso albergo Licheri in attesa di tornare a Malbosc il giorno dopo; e tranne Prodi che aveva sufficiente arroganza per declinare l'invito e partire per Istanbul su un vagone prenotato tutto per lui sull'Orient Express in partenza dalla Tsentralna gara.

Suttora beveva con Pannella al bar del mezzanino in compagnia di una anziana ma arzilla signora che tramite Mauro aveva insistito per incontrarlo, mentre Michel e Olivier avrebbero dovuto sottoporsi ancora a qualche ore di tortura e poi tornare a Budapest dove avrebbero finalmente goduto di uno splendido sabato riservato esclusivamente a loro. Lungi dal rattristarlo, la recente vedovanza dell'ambasciatore sembrava invece averlo ringalluzzito, al punto che aveva chiesto e ottenuto dal protocollo parlamentare, ai cui funzionari aveva per decenni dispensato generosamente visti, di utilizzare il parlamento stesso per il suo megaricevimento in onore dei candidati presidenziali, che questi si fossero o meno presentati. Dei due sfidanti, accompagnato da Michel Boselli si presentò solo Olivier Dupuis in un abito lungo con la schiena scollata e spacchi mozzafiato che causò stizziti mugugni di invidia tra le numerose carampane.

Quello dell'Assemblea nazionale era un modesto edificio di fine ottocento che spariva al confronto con la casa del partito. Si sviluppava su tre piani, con l'aula, il buffet, gli uffi di presidenza e capigruppo al pianterreno; l'ufficio stampa, i palchi per gli osservatori e la biblioteca al primo piano insieme ad alcune aule delle commissioni, le restanti delle quali insieme ad uffici minori occupavano un ultimo piano di minor superficie. Il seminterrato ospitava l'abominevole ristorante self service e gli unici cessi, nell'occasione affollatissimi in considerazione della grande quantità di liquidi assunta dai duecento occupanti abituali, i rappresentanti del popolo bulgaro, e circa altrettanti abitudinari dei generosi ricevimenti scaruffiani. Apparentemente oltre la cucina e le cantine refrigerate c'era solo la polverosa centrale di riscaldamento che era stata ricavata in un secondo tempo in un vano troppo piccolo e perciò era difficoltoso muovercisi dentro, sia per i tecnici della manutenzione che a maggior ragione per Cappato sotto la minaccia dell'arma di Krocikkio.

Il vile bavarese lo aveva colto di sorpresa nel cesso e gli aveva puntato alla nuca la gelida canna della pistola intimandogli di obbedire tacendo, e sempre standogli alle spalle lo aveva spinto in quel piccolo labirinto dove un tombino arrugginito ma chiuso da un lucchetto nuovo lucido dava accesso a un pozzetto che conduceva alla rete di tunnel sotterranei. In meno di mezz'ora dalla sparizione di Cappato dal ricevimento, Krocikkio era già tornato al ricevimento dopo averlo spinto sotto la minaccia dell'arma fino alla camera di tortura sotto la sua villa in ulitsa San Stefano, costretto il condannato a morte a denudarsi completamente, ammanettandolo in piedi ei polsi e alle caviglie in una innaturale, vulnerabile posizione a X, come se si stesse apprestando a squartarlo, e ripercorso a ritroso la stessa via badando a pulirsi bene le scarpe prima di riapparire in parlamento, dove avrebbe trascorso qualche ora simulando preoccupazione prima di uscire nuovamente, ma dalla porta principale, insospettabile e indisturbato. Fremette l'agitazione quella sera, nei corridoi del parlamento, per l'inspiegabile scomparsa da numerose puntate di Marco Cappato, il popolare culturista e imbianchino brianzolo compagno dello scrittore anarchico Vittorio Boselli, che era estremamente preoccupato e convinse l'ambasciatore - riluttante a rovinare il suo bel ricevimento - a rivolgersi alle forze di polizia, che in considerazione dell'importanza dell'illustre ospite straniero montarono una vasta ricerca nella zona circostante e attivarono una serie di posti di blocco attorno al centro. Ma a nessuno venne in mente di cercare sotto, nella zona circostante.
Non mi oso pensare! Alba sul giorno delle elezioni

ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è puramente casuale

Dopo la fruttuosa riunione con Pannella, in cui vennero prese drammatiche decisioni, Mauro Suttora stava per partire urgentemente per Varna con l'anziana ma ancora arzilla ex collega Abu Gail quando fu fermato a poche decine di metri dall'Albergo Licheri in un posto di blocco davanti alla discoteca Yalta, e lì Abu Gail riconobbe la ragazzina che le aveva messo sotto il naso il documento. Con agilità sorprendente per l'età saltò giù dall'auto e la prese per un braccio, senza cattive intenzioni ma ovviamente attirando l'attenzione degli agenti. Ne seguì un colloquio concitato in cui Abu Gail e Suttora appresero la ragione dei blocchi stradali e Samantha Krocikkio suggerì l'ipotesi del Tunnel. Immediatamente si precipitarono alla palazzina in San Stefano e quivi giunti giù dalle scale, verso la porta insonorizzata del seminterrato dietro la quale l'abnormodotato Armando Krocikkio, alias Georgi Paganov, stava sodomizzando Marco Cappato che urlava per il dolore lancinante che sentiva spaccarlo in due in senso longitudinale, costretto da ore davanti al tronco per terra del cadavere mutilato di Giorgio Myallonnier, che visibilmente l'aveva preceduto nello stesso trattamento.

Suttora svuotò il caricatore della sua pistola mitragliatrice sui cardini della porta ma il sergente della polizia bulgara che insisteva per avere il comando volle precederlo nell'abbatterla e rimase inchiodato dalla scarica di proiettili che Krocikkio-Paganov aveva avuto il tempo di preparare in risposta. Al riparo del buio Suttora stava ricaricando la sua arma mentre Krocikkio-Paganov faceva altrettanto senza staccarsi da Cappato, quando Samantha gli sgusciò davanti con un'accetta antincendio che aveva preso di sopra vicino all'estintore, e sfruttando la sorpresa del padre nel vederla gli si avventò contro e con tutta la sua forza tranciò di netto l'abominevole appendice che lo saldava al retto della sua vittima. Ansimando gemiti di sollievo Cappato eiettè il membro afflosciato, serpe del male che per qualche istante continuò ad agitarsi sul pavimento come se fosse animato di vita propria, sotto gli occhi inorriditi di tutti i presenti, compresi Krocikkio e Paganov, che erano lo stesso individuo.

Quindici ore più tardi Mauro lavorava di buona lena, indaffarato come un uomo di fatica a trasferire pesanti casse dal mercantile con la bandiera cipriota , ma il cui equipaggio era interamente israeliano, che la Princess Takuhi aveva incontrato in alto mare a nord di Trebisonda. In una delle tre cabine Abu Gail era già alacremente al lavoro nel collegare tra loro le complesse apparecchiature e il computer portatile per governarle. Sotto le sue direttive Mauro si immerse per fissare fermamente alla chiglia un sonar e una specie di antenna al contrario. Spirava un sostenuto vento di nord ovest e al timone del motor yacht Mauro riprese la navigazione contro corrente a velocità di crociera in direzione di Varna. Abu Gail non poteva sbagliare, aveva un solo colpo da sparare. Aveva studiato tutta quella roba solo in teoria tanti anni prima in uno degli aggiornamenti routinari in cui gli agenti vengono addestrati in cose che probabilmente non avrebbero dovuto fare mai.

E anche se fossero riusciti a colpire ma fossero stati scoperti, per lei sarebbe finita ugualmente. Non che le dispiacesse troppo: il successo della sua missione quella notte avrebbe costituito il coronamento di una vita, ancor più che una carriera, e sarebbe morta felice di avere svolto il suo ruolo nella storia. Il patto che Mauro dovette accettare a malincuore era che se si fosse prospettata la probabilità della cattura avrebbe duvuto ucciderla e liberarsi in mare del suo corpo e delle costosissime attrezzature, perché né queste né lei dovevano trovarsi a bordo del vascello: ufficialmente Israele non doveva risultare coinvolta in alcun modo nell'operazione, anche perché ufficialmente Israele non possedeva armi nucleari. La scelta di una testata nucleare tattica di bassa potenza non era stata facile per la violazione del tabù dell'arma atomica, ma era certamente l'opzione più sicura per annientare istantaneamente la tossicità biochimica della cricca comunista esperantista annidata a Evxinovgrad.

In un certo senso le armi nucleari tattiche, o atomiche da campo di battaglia, non sono molto differenti dalle armi convenzionali: furono infatti concepite dalla Nato per un uso a breve raggio contro bersagli puramente militari come concentrazioni di truppe o centri vitali di rifornimento e telecomunicazioni. Tuttavia non furono mai impiegate per divergenze tra Washington, Londra e Parigi sulla dottrina riguardante lo scenario in cui avrebbero dovuto essere utilizzate, per cui il loro dispiegamento fu progressivamente accantonato per non indebolire internamente l'alleanza atlantica. Molte obiezioni aveva sempre destato anche la teoria per cui i danni collaterali ai civili sarebbero stati contenuti, e infatti la dimostrazione di quanto si era sempre temuto avvenne quella notte con il pesante bilancio di vittime che la regione dovette subire a causa del fall out radioattivo, nonostante il vento avrebbe prevedibilmente allontanato la nube verso il mare già quasi morto. Era un rischio calcolato che era necessario intraprendere subito per impedire che Kapezzonen potesse disporre di un tale arsenale privato nell'altissima posizione di potere che aveva buone probabilità di conquistare.

Il numero di vittime sarebbe stato comunque inferiore a quello dei morti causati dal Sarin nel villaggio della Dobrugia: se Mauro e Abu Gail, l'equipaggio della Princess Takuhi, avessero saputo di quell'attacco vigliacco avrebbero messo da parte il disagio che li tormentava ancora mentre si avvicinavano alla costa. A dodici miglia da Evxinovgrad la Princess Takuhi ridusse la velocità e invertì la rotta. Al momento stabilito Mauro manovrò manualmente l'argano di poppa per calare in mare il siluro lungo circa tre metri che recava un ordigno piccolo ma letale. Questo partì con un guizzo quando Abu Gail lo attivò dalla cabina all'interno, dove lo avrebbe controllato dirigersi verso il bersaglio. Contemporaneamente Suttora diede massima potenza ai motori per allontanarsi nella direzione opposta: avevano calcolato che sarebbero stati a venti miglia al momento dell'esplosione, e con quel vento si sarebbero presi comunque una certa qual dose di radiazioni. Un bagliore illuminò a giorno tutta la costa a indicare loro che il palazzo di Evxinovgrad era stato incenerito e i sordidi scienziati del male in esso cremati.

La domenica elettorale si presentò come una splendida giornata di sole su tutta l'Europa, tranne naturalmente la Scozia, dove però non si sarebbe votato. Ai fini del risultato era stato appurato che il tempo meteorologico non avrebbe influito a favore di uno schieramento piuttosto dell'altro, poiché la più grossa fetta di elettori ambita dai due maggiori partiti era nella classe media piccolo borghese che le indagini sociologiche indicavano come avere pari probabilità di disertare le urne per i mari o i monti sia che fossero orientati più a destra o più a sinistra. Ben altri eventi, non quelli atmosferici assenti, di catastrofica portata avrebbero funestato quella giornata storica per il continente europeo, sul quale l'alba sorse spettacolare a cominciare dall'Anatolia per insinuarsi pochi minuti dopo con i suoi raggi caldi nella camera dell'Albergo Licheri di Istanbul dove Zylvya Burleskonner e Romano Prodi dormivano nudi sotto un solo lenzuolo, ancora fradici del sudore di una notte d'amore dolcissimo come non ricordavano dai tempi del liceo.

Le circostanze della vita avevano costretto i coetanei a vivere clandestinamente la loro relazione a cominciare prima dalla pubertà con la rigida educazione cattolica impartita da suore tanto sadiche a Rovigo per Romano che ad Ankara per Zylvya, poi l'incontro in collegio a Edinburgo e l'amore spontaneo sbocciato insieme ai capezzoli e altre rose dei loro corpi adolescenti, all'esplorazione dei quali si dedicavano in appassionati incontri notturni vissuti con sensi di colpa di intensità pari solo alla loro circospezione, pena naturalmente l'espulsione dal collegio e l'ira incandescente dei genitori. Venne poi durante l'università la separazione forzata dovuta alle opposte tradizioni politiche delle rispettive famiglie: catto-comunista quella del profondo Veneto meridionale in cui Romano sviluppò per reazione l'istinto di ribellione anti-autoritaria che l'avrebbe accompagnato durante tutta la sua vita politica; moderna, anti-fondamentalista ma pur sempre conservatrice quella medio borghese di Ankara dove Zylvya era cresciuta nel culto del dittatore illuminato Ataturk e della destra storica europea.

Romano non poteva certo ammettere che il suo grande amore fosse la sua storica nemica della destra, che non mancava mai di attaccare pubblicamente e venire puntualmente ricambiata. Forse il destino aveva voluto giocare loro un brutto scherzo, mettendole nella poco invidiabile situazione per cui quella sera uno di loro sarebbe stato vincitore e l'altro sconfitto. Addormentati per sempre nel loro ultimo abbraccio, Zylvya e Romano non avrebbero mai saputo chi sarebbe uscito vincitore la successiva notte di risultati elettorali che i due candidati vice presidente avevano convenuto trascorrere insieme nel grande albergo per i consueti commenti a beneficio dei giornalisti di tutto il mondo, i quali erano stati gentilmente informati che sarebbero rimasti all'asciutto di una analoga conferenza stampa con i candidati presidenti Dupuis e Kapezzonen.

Giovedì 9


06.00 Breakfast with Marsha chat show In diretta da Manhattan, Marsha Suttora discute l’argomento del giorno - il pene minuscolo -, con gli ospiti Pasqualino Del Grosso e Flavia Vento.

07.00 Meteo con Emma Bonino Il colonnello dell’aeronautica militante prevede sole al Cairo e nebbia in Val Padana.

08.00 Oroscopolitico del mago Crocicchio Toro nel 2005 vi preparerete ad andare in pensione.

09.00 Merdon! educational con Albergo Licheri Il divulgatore scientifico viaggia in Africa per indagare su come mai l’esperanto sia altrettanto diffuso dell’inglese tra i facoceri e i laporlandi.

10.00 Matinée al cinema Notting Hill film Commedia con Hugh Grant nella parte di Mauro Suttora.

12.00 Forum reality court Il giudice Alberto Pietro Santi emette la sentenza sul caso di diffamazione Sagaria-Schnur.

13.00 Haggis rubrica gastronomica I celebrity chef Carduccio Barilli e Vasco Parizzi dibattono amabilmente sul sesso di Angeli e il colore azzurro della polenta.

14.00 Gli americani saranno accolti da liberatori in Corea del Nord attualità Il giornalista investigativo newyorchese Mauro Suttora intervista in esclusiva il dittatore coreano Buh Zda Kin.

16.00 I misteri di Nefy horror Un viaggio nell’occulto delle parti intime di Maria Cristina Baldini.

17.00 Casa Pezzilli soap opera, 25988-esima puntata Don Domenico Spena celebra il matrimonio tra Orietta Nonnetta e Cosimo Andretta.

18.00 Il Grande Bordello reality show Il candido presentatore indo-orobico John Patel rivelerà che Mary Segneri è stata nominata per andare a raccogliere le racole.

19.00 TG Berlusconi Il direttore Emilio Fede ci rende edotti su come TeleRadicale riesca a barcamenarsi nel costituire contemporaneamente sia il quarto canale della Rai che quello di Mediaset.

20.00 Estrazioni del Lutto gioco d’azzardo Con un guantone da boxe il presentatore Carlo Manera strappa i peli dal culo di Vasco Carraro per determinare i vincitori del televisorino firmato TeleRadicale.

21.00 NYLON! docu-drama, diciannovesima puntata Roberto Granzotto presenta il palinsesto di TeleRadicale. Replica.

22.00 Il Duo Bronchenolo attualità politica Marco Pannella si intervista da solo rigettando l’accusa che Bordin sia affetto da Alzheimer.

00.00 L’Isola dei Roberti reality show Robert Behar Casiraghi scopre di essere un clone di Roberto Cicciomessere.

01.00 Nessun Dorma! rubrica di letteratura culturale A reti unificate con Calze a retequattro, Nicolino Tosoni presenta il libro del giorno Surgisci! Surgisci!, di Pasqualino Del Grosso, Edizioni Otto Centimetri.

02.00-06.00 collegamento con SkyTelezzone reality sleep La webcam riprende in diretta le quattro ore di sonno in cui Daniele Capezzone non emette comunicati stampa.

Saturday, 20 June 2009

Mi dispiace per il fiume / Sorry about the river - capitolo 8

ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è puramente casuale


Convinto che Vittorio Boselli lo avesse piantato, Marco Cappato era in preda a una crisi di gelosia irrazionale. Interrotto solo dall'abbaiare emotivo del cagnone Tabar che percepiva la tensione, Marco piangeva come una fontana per non avere trovato Vittorio al ritorno la sera precedente. Non era mai successo prima che non rispondesse al cellulare e non gli avesse lasciato neppure un biglietto. C'erano solo sparpagliate sul pavimento delle lettere del loro comune amico Michel Boselli, cuginastro di Vittorio e precedente fidanzato di Marco. Con un sussulto questi riconobbe come inequivocabile quella calligrafia in stampatello ma sciolta e fluente come se fosse in corsivo, e se ci fosse stato qualche dubbio sarebbe svanito nello stile inconfondibile della scrittura. Ciò che era sconvolgente e proiettava in secondo piano le pene d'amore di Marco era il contenuto terrificante di quelle lettere: Cappato apprese con brividi raggelanti e giramenti di capo sull'orlo dello svenimento che l'ex grande amore della sua vita era divenuto in quegli anni un assassino mercenario di prima grandezza e inaudito cinismo.

Belfast, 25 febbraio 2008.

Carissimo Vittorio,

tu mi conosci, non so resistere alla tentazione del bizzarro, e ho vissuto un'altra prima volta molto strana. Dopo avere sprecato tanto talento con i preti ortodossi, oggi per la prima volta ho ucciso per denaro. Un sacco di soldi! Ricordi Ezio Catania, il nostro compagno di classe? Col nostro diploma in informatica è diventato vicepresidente europeo nientepopodimenochè della OBM. L'ho incontrato per caso in un aereo per Dublino e abbiamo bevuto ai vecchi tempi, così quando è stato ubriaco mi ha fatto giurare di non dirti quanto ti avesse sempre disprezzato come un morto di fame che non sarebbe mai arrivato da nessuna parte e si è lasciato andare a confidarmi quanto vorrebbe far fuori il suo capo Lucio Stango-Vigevano e di avere anche elaborato un piano per attirarlo in una trappola, ma di non avere lo stomaco per l'esecuzione materiale.

Tu mi conosci, non ho problemi di stomaco e così un po' per scherzo un po' sul serio ho buttato lì che avendo una certa esperienza per un modesto compenso avrei potuto farmi carico della mesta incombenza. Detto fatto, pattuito un milioncino - dico un milioncino di eurodollari! -, come se fosse una scommessa tra sbruffoni che io non ne sarei capace o lui non avrebbe il denaro, e l'accordo è fatto prima di atterrare. Il giorno dopo l'ha invitato a cena a casa sua et voilà, gliel'ho sgozzato sotto i suoi occhi in quattro e quattr'otto bit per secondo. L'ho anche sventrato per fargli più impressione, tanto il tappeto di alpaca era già rovinato e l'abbiamo usato per avvolgerlo, caricarlo nel baule della macchina e portarlo a seppellire nella zona industriale nel sobborgo dublinese di Blanchardstown. in una discarica vicina al loro stabilimento. Non ti dico la faccia da procione di Catania, che ha vomitato e se l'è fatta addosso. Però mi ha pagato puntualmente. Credimi, caro mio, questi dirigenti d'azienda sarebbero capaci di prostituire la sorella pur di far carriera. Adesso sto viaggiando sul catamarano che mi porta in vacanza in Scozia e avrei abbastanza soldi per far la bella vita per almeno qualche annetto, ma so già che non riuscirò a stare con le mani in mano: tu mi conosci...

Dalla data quella risultava la più vecchia delle numerose lettere di Michel che Vittorio aveva conservato. La più recente recava il timbro di arrivo del giorno prima. Non occorreva uno scienziato astrofisico per immaginare che la sparizione di Vittorio avesse qualcosa a che fare con il "lavoretto" che per il quale Michel scriveva di tribolare in Bulgaria. Neppure una mente poco brillante come quella di Cappato doveva arrivare a surriscaldarsi per capire la natura del lavoretto balcanico: da settimane giornali e TV - che invece Vittorio ignorava con altero snobismo -, non facevano che riportare di boy scout bulgari precocemente precipitati, calciatori bulgari tragicamente dilaniati, deputati bulgari allegramente spappolati e spiaccicati... Il tutto con il medesimo comune denominatore: il miracolosamente sopravvissuto candidato presidenziale democratica Olivier Dupuis.

Dotato di non esaltante velocità di pensiero ma purtuttavia di grande senso pratico, Marco Cappato mise da parte in un cassettino mentale lo sgomento della terribile scoperta e approntò un piano di azione. Ricordò che il Corriere aveva informato che Dupuis avrebbe trascorso il giorno seguente all'ambasciata di Sofia per il ricevimento del 2 giugno. Non c'era un minuto da perdere. Corse all'aeroporto parcheggiando frettolosamente Tabar da una cugina di campagna zitella e prima che facesse buio era già a Sofia. Il ricevimento all'ambasciata non era più deprimente del solito. Fin dal tempo in cui rappresentava solo l'Italia, l'ambasciatore Scaruffi aveva la cattiva abitudine di prendere nota di tutti coloro aveva conosciuto negli ultimi dodici mesi per aggiungerli all'elenco di invitati alla festa nazionale del due giugno. Questa pratica deprecabile non era cambiata quando nell'unificare il corpo diplomatico europeo la Bulgaria era stata assegnata a lui. L'ambasciatore Scaruffi era un ometto napoletano ormai anziano ma ancora piuttosto vivace, che suscitava pena e simpatia per la duplice disgrazia di essere stato dimenticato a finire la carriera a Sofia, dove il ministero degli esteri italiano usava mandare il personale più sfigato e tristanzuolo, e soprattutto per la moglie brutta, volgare e antipatica, la cui incontenibile ambizione era stata frustrata dall'assenza di questa da parte del marito. Nella residenza comandava lei ed era facile immaginarla spesso rimproverargli acida di non essere stato capace raggiungere una delle quattro ambasciate di primo livello: Mosca, Washington, New York e Pechino.

Alessandra Krocikkio fumava sul balcone della residenza signorile in ulitsa San Stefano sulla Doktorska gradina, il giardino dietro l'università dedicato ai medici e infermieri che persero la vita nella guerra russo-turca, come ogni sera godendo degli ultimi minuti di pace prima del ritorno del padre padrone. A 17 anni, orfana di madre, Alessandra era una ragazza infelicemente diversa dalle sue coetanee, che a quell'età scoprivano le cose divertenti che potevano fare coi loro corpi di adolescenti in in fiore. Quelle cose Alessandra aveva già scoperto in dieci anni di violenze ad opera del padre e non le trovava affatto divertenti. Fin da bambina, dopo la morte della madre alcolista, il depravato mentecatto l'aveva sostituita con lei come schiava sessuale nel basamento seminterrato isolato acusticamente dove aveva allestito una camera di tortura degna di De Sade se non di Torquemada. Ancor più sotto, nelle fondamenta della palazzina, scavando poche decine decine di centimetri si sarebbero viste spuntare le ossa di giovani studentesse della vicina università Kliment Ohridski che il porco aveva discretamente attirato nella sua llussuosa villa, seviziato a morte insieme alla figlia e seppellito grossolanamente prima di installare una vasca per distruggere i cadaveri nell'acido.

Alessandra era di fatto diventata complice del padre perché prima della pubertà non si rendeva conto della turpitudine di essere schiaffeggiata con quella grossa appendice di carne marcia e schifosa che s'inturgidiva a farle sempre più male, uno dei trattamenti più umilianti che cominciò in modo quasi normale come forma di punizione. Crescendo divenne sempre più vittima del suo aguzzino, che ora assisteva nel filmare con la telecamera le imprese sessuali che questi dirigeva sempre con la stessa sceneggiatura: la tortura, lo stupro e le amputazioni finché la vittima implorava la morte generosamente dispensata dall'abbietto individuo. Con l'adolescenza però le cose erano cambiate. Alessandra aveva progressivamente acquisito la consapevolezza della colossale ingiustizia nell'essere stata privata dell'infanzia, un furto al quale nessuno avrebbe mai potuto rimediare. Cominciò a odiare il porco che vedeva diventare sempre più piccolo (era lei che cresceva), ma intuì che ribellarsi l'avrebbe condotta alla stessa fine delle povere disgraziate che non potevano lasciare vive per testimoniare quanto avevano subito. Scelse così di continuare a collaborare, suo malgrado, e covare intimamente i suoi propositi di vendetta per quando si fosse presentata l'occasione di farsi giustizia, che sentiva non essere lontana.

In modo inatteso quella sera rappresentò per lei un significativo passo avanti in quella direzione. Come ogni due di giugno, il vice-ambasciatore europeo Armando Krocikkio avrebbe trascorso la serata dall'altra parte dei giardini, oltre l'assemblea nazionale, a ubriacarsi con l'ambasciatore Scaruffi e gli altri suoi numerosi ospiti. L'elemento che rese quella notte diversa dagli anni precedenti fu costituito dal portachiavi che Krocikkio dimenticò in una tasca dei pantaloni quando tornò a casa brevemente per cambiarsi in abito da sera. C'era la chiave del suo studio, dove Krocikkio non aveva mai permesso di entrare né ad Alessandra né alla donna delle pulizie se non in sua presenza, e c'era la chiave che dallo studio conduceva dove lei non sapeva. Conoscendo bene la paranoia del padre, l'attenzione ossessiva e minuziosa che in effetti gli aveva garantito l'impunità, scivolò dentro lo studio con estrema cautela, indossando guanti chirurgici e scarpe dalle suole immacolate. Sul tavolo giaceva un voluminoso documento dalla copertina nera. Era un documento confidenziale dal contenuto esplosivo, la scoperta del quale avrebbe scoperchiato una pentola putrescente, ma in quel momento Alessandra era molto più intrigata dalla misteriosa porta col pesante chiavistello.

Saturday, 29 November 2008

Extra labels for 2008: BANDINELLI, BERNARDINI, BONINO, BORDIN, BUSDACHIN, CALLEGARI, CORLEO, COSCIONI, CROCICCHIO, FIUME, PAGANO, PANNELLA, PATELLI, PIETROSANTI, STRIK-LIEVERS, TOSONI, VERONESI, WELBY, ZAMPARUTTI

Friday, 30 May 2008

BERJAYA
Colpo di scena nel RADICALOMETRO di Granzotto, l'autorevole classifica universalmente riconosciuta (come una cazzata fondamentale) che misura la popolarità degli animali radicani e radigatti rapportandola a quella del leader metalmeccanico liberale veneto Roberto Granzotto fatto 100 come parametro. la classifica aggiornata si trova scorrendo la sidebar qui a sinistra e la novità sconvolgente è che al primo posto Boris Cappato sorpassa Mauro Pannella. inaudito!, l'allievo supera il maestro vanitoso, il quale però notoriamente certe sgarbatezze se le lega al dito. possiamo quindi aspettarci una tirata d'orecchi di Pannella a Cappato, e anche di peggio: pare che Pannella, infuriato per il sorpasso, stia considerando di aderire alla campagna nonviolenta promossa da questo nobile blog per l'eradicazione del Cappato in questione (a proposito: mancano ancora poche ore per votare nel sondaggio sulle modalità più cruente per disfarsene, votate votate votate). per il resto, poche variazioni nella media classifica: Marco Sùttora e Guglielmina Welby rimangono appaiati nel contendersi il terzo posto, mentre Silvietto Capezzone resta stabilmente distanziato in quarta posizione e speriamo per lui che non si spinga ad approdare in Terza posizione... da segnalare infine una tendenza alla crescita di Bandinelli, ma ancora insufficiente per collocarlo in testa alla classifica:

* Boris CAPPATO (90)
* Mauro PANNELLA (86)
* Marco SUTTORA (82)
* Guglielmina SCHETT-WELBY (82)
* Silvietto Vladimiro CAPEZZONE (60)
* Oliviero DUPUIS (44)
* Frocione TOSONI (42)
* Emmarcegaglia BONINO (40)
* Angiolorietta CALLEGARI (40)
* Esperantaustrolopiteco LICHERI (26)
* Giovanni PATELLI (26)
* Armadio CROCICCHIO (24)
* Bracco TABAR (23)

Saturday, 26 April 2008

BERJAYA
Aggiornamento periodico del RADICALOMETRO di Granzotto, l'indice di popolarità degli animali radicani nella sidebar qui di fianco. in testa alla classifica Pannella avanza di 4 punti ma è ora insidiato da Mina Welby che nel frattempo ne guadagna cinque. analogamente, per il terzo posto, Suttora avanza di 3 punti ma viene raggiunto da Cappato che nello stesso periodo ne ha guadagnati cinque. in media classifica Turko sorpassa di un pelo Dupuis, Tosoni surclassa Bonino, e registrano lievi avanzamenti anche Crocicchio, Bandinelli, Giordano, Bordin e Pagano.

Wednesday, 6 February 2008

BERJAYA
The Granzotto's RADICALOMETER. As Italian readers are well aware, the Granzotto's RADICALOMETER updated monthly in the sidebar is a trusted political tool to measure the popularity of Italian Radicals' leaders and activists, forumists and even dissidents. It is based on the assumption that great liberal leader Roberto Granzotto equals 100 as a parameter. Hereby follows the new top-20 chart!

# GRANZOTTO (100)

# PANNELLA (75)
# SCHETT-WELBY (71), # SUTTORA (71)
# CAPPATO (70),
# CAPEZZONE (52)
# BOSELLI (48)
# DUPUIS (40), # CALLEGARI (38)
# TOSONI (36)

# BONINO (31)
# PATELLI (24), # POLESEL (24)
# CROCICCHIO (22), # MANERA (22)
# LICHERI (20)
# BANDINELLI (18)
# BERNARDINI (17), # BIANCHI (17), # PEZZILLI (17)

Sunday, 20 January 2008

What is this? The Granzotto's RADICALOMETER is an authoritative political tool to measure the popularity of Italian radical leaders, activists and forumists, based on the number of mentions they get on this blog. Italian text follows, but the chart is easily understandable in any language


BERJAYA
In occasione del 499-esimo post del blog, rieccoci al RADICALOMETRO di Granzotto dopo le polemiche del mese scorso. Ci sono poche variazioni in alta classifica, l'unica notevole da segnalare un leggero recupero del dannato Cappato che adesso insidia Suttora, ma voglio fare un post apposito perché il RADICALOMETRO nella sidebar indica solo i primi venti, mentre qui di seguito trovate anche la media e bassa classifica.

1 PANNELLA (72)
2
SUTTORA (68)
3
CAPPATO (67)
4
SCHETT/WELBY (65)
5
CAPEZZONE (52)
6 DUPUIS (40)
7 CALLEGARI (36)
8
TOSONI (35)
9
BONINO (30)
10
POLESEL (24)
11 CROCICCHIO (21), MANERA (21)
13
BANDINELLI (18)
14
BIANCHI (17), LICHERI (17)
18 BERNARDINI (16)

19
SCHNUR (11)
20
CARRARO (10), COMINELLI (10), GIORDANO (10), SCARUFFI (10), STRIK-LIEVERS (10)

Sunday, 6 January 2008

Disarmiamoli con la nonviovenza: Armando Crocicchio è un artista milanese di origine ligure che ci regala amicizia, saggezza e pazzia. Oltre a dipingere ha scolpito un busto di... egli stesso! Nell'aprile scorso, a sua insaputa!, trasportammo con una fatica dellamadonna (secondo me pesa almeno 25 kg) codesto busto alla "Fiera della politica" di Novegro in una spedizione organizzata da Giovanni Mastroeni sulla Fiat Panda di Virginia Fiume. Ecco una foto....

BERJAYA
BERJAYA
RADICALOMETRO di Granzotto: a beneficio di Alberto Mildareveno che tanto mi rompe le palle su questa storia, ri-pubblico una top-twenty non soltanto aggiornatissima (da notarsi il ri-sorpasso di Pannella su Suttora), ma anche depurata dei voti via mail che tanto lo disturbano e integrata da Boselli e Polesel che avevo tralasciato, quest'ultimo per errore e l'altro idiota volontariamente perché nei giorni di fine anno del concorso ha voluto auto-escludersi.

Il vincitore 2007 resta comunque Suttora che alla mezzanotte del 31 dicembre aveva 67 punti contro 66 di Pannella, il quale adesso ha recuperato molto ma troppo tardi

* PANNELLA (70)
* SUTTORA (66)
* CAPPATO (63)
* WELBY (63)
* CAPEZZONE (50)
* BOSELLI (46)
* DUPUIS (39)
* TOSONI (35)
* CALLEGARI (34)
* BONINO (30)
* POLESEL (24)
* CROCICCHIO (20)
* MANERA (20)
* PATELLI (20)
* BANDINELLI (18)
* PEZZILLI (17)
* BIANCHI (16)
* LICHERI (16)
* BERNARDINI (15)

Saturday, 22 December 2007

Qualche novità natalizia nella sidebar del blog. Non temete di avere perso il vocabolario forumistico: lo trovate ancora nella rubrica "letteratura sottosopra", dove ho caricato anche il secondo e terzo libro di NyLon!

Circa il RADICALOMETRO DI GRANZOTTO, improvvisamente PANNELLA balza da 52 a 66, mantenendo il vantaggio su CAPPATO (da 50 a 61), che però perde il secondo posto a favore di SUTTORA (63) temporaneamente sottrattogli dai SCHETT WELBY (a quota 59). Insomma abbiamo una bella lotta molto affascinante tra PANNELLA, SUTTORA, CAPPATO e i WELBYs. A metà classifica si nota una sorprendente ripresa di CAPEZZONE (49 punti) e un'altro colpo grosso di DUPUIS che si porta a 37. Ma la crescita più notevole registrano TOSONI (34) e CALLEGARI (30). Resistono in salita BONINO (28), POLESEL (23) e, pur faticando, anche CROCICCHIO (18). A questo livello di classifica entrano delle sorprese, delle new-entry: ancora a 18 scopriamo PATELLI e MANERA. Importanti novità nella classifica - che diventa una top-twenty per punti confermata dalle keywords del blog -, sono infine l'ingresso di BIANCHI, BANDINELLI e LICHERI (15 tags) e infine BERNARDINI a 14.

Buone feste a tutti!