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Villa Manin

Coordinate: 45°56′55.25″N 13°00′40.1″E
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BERJAYA Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Villa Manin (disambigua).
Villa Manin di Passariano
BERJAYA
La facciata principale di Villa Manin
Localizzazione
StatoItalia (bandiera) Italia
RegioneFriuli-Venezia Giulia
LocalitàCodroipo
IndirizzoPiazza Manin, 10, 33033 Passariano UD e Piazza Manin, - Codroipo
Coordinate45°56′55.25″N 13°00′40.1″E
Informazioni generali
CondizioniIn uso
CostruzioneXVII secolo
StileBarocco
UsoMuseo e sede di spettacoli
Realizzazione
ArchitettoDomenico Rossi; Giovanni Ziborghi; Giorgio Massari
ProprietarioRegione Autonoma Friuli Venezia Giulia
CommittenteAntonio Manin

Villa Manin di Passariano è una villa veneta situata a Passariano di Codroipo (provincia di Udine), complesso monumentale le cui origini risalgono al tardo XVI secolo con la costruzione di una casa padronale voluta da Antonio Manin dopo l'acquisto della gastaldia di Sedegliano (1578), e il cui assetto architettonico attuale si definì tra Seicento e Settecento.[1][2]

Fu residenza dell'ultimo doge di Venezia, Lodovico Manin, e quartier generale di Napoleone Bonaparte durante le trattative che portarono al Trattato di Campoformio (17 ottobre 1797); Napoleone vi soggiornò per quasi due mesi nel 1797.[3][4]

Nel 1961 il Ministero della pubblica istruzione espropriò il complesso a favore dell'Ente Ville Venete, che ne avviò il restauro; nel 1969 la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia acquisì la villa con il parco (circa 8.500 m² di edifici e 18 ettari di giardino), aprendola al pubblico con la mostra su Giambattista Tiepolo del 1971.[5]

BERJAYA
Vista del complesso dall'alto

La famiglia Manin, originaria di Firenze, si trasferì nel Friuli tra la fine del Duecento e gli inizi del Trecento, stabilendosi a Udine e legandosi alla politica di terraferma della Repubblica di Venezia.[1] Nel 1578 Antonio Manin acquistò la gastaldia di Sedegliano e fece edificare a Passariano una casa padronale di grandi dimensioni, nucleo originario della futura villa.[1]

I primi interventi costruttivi documentati per un assetto monumentale risalgono al 1651, quando Ludovico I Manin incaricò il proto Giuseppe Benoni del disegno di dieci pilastri per la nuova dimora, avviando la cosiddetta "Fabrica di Persereano"; i lavori si protrassero per circa un secolo coinvolgendo più architetti.[2] All'inizio del XVIII secolo Domenico Rossi impostò il sistema scenografico delle due piazze: la Piazza Quadra (1707) e la Piazza Tonda (1718), quest'ultima racchiusa dalle esedre; seguirono tra gli anni 1730 e 1740 gli innalzamenti delle barchesse a cura di Giovanni Ziborghi e, attorno al 1750, il belvedere e il coronamento del corpo centrale su disegno di Giorgio Massari.[2] Una cappella gentilizia, dedicata a Sant'Andrea, completò l'insieme nel Settecento e il parco venne progressivamente organizzato a giardino d'impianto regolare.[2][6]

La regina Maria Amalia di Sassonia fu ospite nella villa dei Manin nel 1738.[7] Lodovico Manin (1726-1802), ultimo doge di Venezia, utilizzò la villa come residenza estiva, soggiornandovi sia prima sia dopo l'abdicazione del 1797.[8] L'impronta ducale è ricordata anche dagli apparati simbolici interni, come la Sala della Tenda con stemma Manin e corno dogale.[8][3]

Nel 1797 la villa fu sede del quartier generale di Napoleone Bonaparte durante le trattative con l'Impero austriaco che condussero al Trattato di Campoformio del 17 ottobre; il generale soggiornò a Passariano fra il 27 agosto e il 22 ottobre, insieme a Giuseppina di Beauharnais.[3][4]

Consistenti interventi ottocenteschi, in particolare di Giannantonio Selva (con un primo ridisegno nel 1809 e un secondo nel 1863), trasformarono l'impianto del parco secondo modelli paesaggistici "all'inglese" e successivamente romantici.[9]

Nel 1962 la proprietà passò all'Ente per le Ville Venete tramite decreto di pubblica utilità che autorizzò l'esproprio del complesso, in considerazione del grave stato di abbandono; l'operazione fu definita al prezzo simbolico di 140 milioni di lire.[10][11] L'ente avviò i primi restauri con uno stanziamento prossimo ai 200 milioni di lire e, nel riepilogo delle superfici, indicò circa 1.800 m² di spazi utilizzabili e un parco di circa 19 ettari.[10]

Nel 1969 il complesso fu acquistato dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, che lo aprì al pubblico con la mostra dedicata a Giambattista Tiepolo del 1971.[5] In quegli anni Aldo Rizzi fu nominato conservatore della villa (1972-1993), promosse la grande rassegna inaugurale su Tiepolo che registrò oltre 325.000 visitatori e, dopo il terremoto del 1976, istituì la Scuola del Restauro presso le esedre per il recupero delle opere danneggiate.[12][13][14]

Tra il 2004 e il 2008 ospitò il Centro d'Arte Contemporanea Villa Manin, con rassegne curate da Francesco Bonami e Sarah Cosulich, confermandosi sede espositiva di rilievo; in seguito ha continuato a ospitare mostre ed eventi culturali.[15][16][17] Dal 2017 il complesso ospita la Fondazione Roberto Capucci e l'Archivio Capucci, trasferiti da Roma in virtù di un accordo con ERPAC (Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia) che ha messo a disposizione spazi dedicati.[18][19]

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Facciata anteriore
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Le esedre di levante e ponente

Il complesso è organizzato attorno al corpo centrale affacciato su una corte a prato, fiancheggiato simmetricamente da due barchesse scandite da un porticato a doppia altezza; la corte è chiusa da recinzioni con peschiere e cancellata su colonne in pietra, oltre la quale si apre la cosiddetta «Piazza Quadra».[20] Le due piazze antistanti progettate da Domenico Rossi – la «Piazza Quadra» (1707) e la «Piazza Tonda» (1718), racchiusa da esedre ispirate al colonnato di San Pietro – definiscono la scenografia d'ingresso al corpo nobile.[21]

Il belvedere, assieme al coronamento con cinque finestre sul fronte e sul retro, concluso da un timpano, fu disegnato da Giorgio Massari attorno alla metà del Settecento per riequilibrare le proporzioni del prospetto centrale; negli stessi anni furono poste le statue di coronamento della villa, delle barchesse e del cortile d'onore.[21]

Il parco storico si estende per circa 18 ettari alle spalle del corpo principale.[21]

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Affresco raffigurante il Trionfo della Primavera del pittore francese Louis Dorigny

Gli ambienti del corpo centrale conservano una sequenza di sale di rappresentanza decorate in età settecentesca, con interventi pittorici e plastici che costituiscono uno dei principali nuclei decorativi della villa.[22] Al piano terra il percorso di visita include la Sala delle Carrozze, la Sala della Stufa, la Sala di Dorigny e la cosiddetta Stanza di Napoleone, oltre all'installazione dedicata al Trattato di Campoformio.[23][24]

Sala di Dorigny (Sala di Flora)

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Nel 1708 Ludovico Dorigny affrescò la sala di rappresentanza a levante poi nota come Sala di Flora, con un grande tondo nel soffitto raffigurante il Trionfo della Primavera e quattro ovati minori con le allegorie di Amore, Gloria, Ricchezza e Abbondanza.[22] L'insieme comprende anche monocromi alle pareti con soggetti mitologici, in un linguaggio che la storiografia locale riconduce alla formazione francese dell'artista e al gusto veneto coevo.[25]

Sale delle Prospettive (Pietro Oretti)

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Alcune sale del piano nobile conservano quadrature illusionistiche attribuite a Pietro Oretti, pittore bolognese attivo in villa attorno al 1710, note come Sale delle Prospettive.[26] Le finte architetture e i fondali prospettici costituiscono una cornice scenografica agli ambienti di rappresentanza.[27]

Sala della Stufa

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La cosiddetta "Sala della stufa"

La Sala della Stufa, al piano terra, ospita un tavolo tattile multimediale che illustra l'evoluzione architettonica della villa e del parco, con contenuti storico-artistici e biografici sui protagonisti legati al complesso.[28][29]

Le scuderie (già sala delle carrozze) al piano terra rientra nell'itinerario permanente del corpo centrale.[23][30]

Stanza di Napoleone

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La cosiddetta Stanza di Napoleone è collegata alla permanenza del generale in villa durante le trattative che condussero al Trattato di Campoformio nell'autunno del 1797.[23][31]

Cappella di Sant'Andrea

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Cappella di Sant'Andrea

La cappella gentilizia di Sant'Andrea, progettata da Domenico Rossi nei primi anni del Settecento, presenta una facciata con colonne binate tuscaniche su piedistallo e timpano triangolare e un'aula a pianta pressoché ottagonale.[32] All'interno l'impianto centrale è scandito da quattro grandi archi impostati su semicolonne tuscaniche, con presbiterio e due altari laterali; la volta è una cupola a spicchi illuminata da aperture ellissoidali.[33]

Gli altari marmorei della cappella e l'apparato scultoreo della sagrestia sono opere di Giuseppe Bernardi-Torretti; gli stucchi sono ascritti ad Abbondio Stazio; nella sagrestia si conservano l'altare del Crocifisso e quello della Madonna del Carmelo con le anime del Purgatorio. La committenza Manin è inoltre documentata per due grisaille di Francesco Fontebasso eseguite nel Settecento per la famiglia.[34]

Collezioni ed esposizioni

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Nel corpo centrale della villa Manin è allestito un percorso permanente che comprende, al piano terra, la Sala delle Carrozze, la Sala della Stufa, la Sala di Dorigny e la cosiddetta Stanza di Napoleone, oltre a un'installazione dedicata al Trattato di Campoformio.[35][36]

La villa è stata sede di importanti rassegne espositive: tra queste, la mostra Giambattista Tiepolo delle Celebrazioni tiepolesche (27 giugno–31 ottobre 1971), curata da Aldo Rizzi e documentata dal relativo catalogo; la rassegna registrò oltre 320 000 visitatori secondo la stampa locale.[37][38] Nel 2003 ha ospitato Kandinsky. L'avventura astratta, promossa in collaborazione con istituzioni museali internazionali e accompagnata da catalogo.[39] Tra il 2004 e il 2008 ha operato il Centro d'Arte Contemporanea Villa Manin, con direzione artistica affidata a Francesco Bonami e programmazione internazionale di mostre e progetti nel parco.[40][41] Nel 2008 la barchessa ha accolto, tra le altre, la rassegna God & Goods. Spiritualità e Confusione di Massa.[42]

Villa Manin ospita periodicamente concorsi e sfilate di carrozze storiche nel parco, in collaborazione con le associazioni di settore.[43]

La villa è stata sede di puntate italiane del programma televisivo Giochi senza frontiere nelle edizioni 1972 e 1993.[44][45] Ha inoltre ospitato serate televisive del Festivalbar, inclusa la finalissima del 1993.[46]

Il complesso è utilizzato come location da produzioni cinematografiche e audiovisive; tra le produzioni, Campo di battaglia (2024) di Gianni Amelio.[47][48]

La programmazione contemporanea include regolarmente rassegne e concerti di Sting, Alanis Morissette, Pooh, Elisa e molti altri nella piazza centrale della villa.[49][50]

  1. 1 2 3 La famiglia Manin, su villamanin.it, ERPAC – Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia, 2025. URL consultato il 9 settembre 2025.
  2. 1 2 3 4 Architettura di Villa Manin, su villamanin.it, ERPAC – Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia, 2025. URL consultato il 9 settembre 2025.
  3. 1 2 3 Napoleone, su villamanin.it, ERPAC – Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia, 2025. URL consultato il 9 settembre 2025.
  4. 1 2 Campoformio, Trattato di, su treccani.it, Istituto della Enciclopedia Italiana. URL consultato il 9 settembre 2025.
  5. 1 2 Dalle guerre mondiali alla rinascita culturale, su villamanin.it, ERPAC – Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia, 2025. URL consultato il 9 settembre 2025.
  6. Villa Manin nell'Ottocento, su villamanin.it, ERPAC – Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia, 2025. URL consultato il 9 settembre 2025.
  7. Dorit Raines, MANIN, Lodovico Giovanni, su treccani.it, Istituto della Enciclopedia Italiana, 2007. URL consultato il 9 settembre 2025.
  8. 1 2 L'ultimo doge, su villamanin.it, ERPAC – Villa Manin. URL consultato il 9 settembre 2025.
  9. The garden – Villa Manin, su villamanin.it, ERPAC FVG, 2021. URL consultato il 9 settembre 2025.
  10. 1 2 Villa Pisani e le mostre di Arte Contemporanea (estratti su Villa Manin) (PDF), Università Ca' Foscari Venezia, p. 177. URL consultato il 9 settembre 2025.
  11. Attività dell'IRVV (estratti) (PDF), su www2.irvv.net, Istituto Regionale Ville Venete. URL consultato il 9 settembre 2025.
  12. Villa Pisani e le mostre di Arte Contemporanea (estratti su Villa Manin) (PDF), Università Ca' Foscari Venezia, pp. 176-177. URL consultato il 9 settembre 2025.
  13. CULTURA: Torrenti, da ricordo Aldo Rizzi spunti per rinnovamento, su regione.fvg.it, Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, 21 ottobre 2016. URL consultato il 9 settembre 2025.
  14. La nostra storia – Centro regionale di catalogazione e restauro, su patrimonioculturale.regione.fvg.it, ERPAC FVG. URL consultato il 9 settembre 2025.
  15. Villa Manin, un nuovo indirizzo per l'arte, su domusweb.it, Domus, 2004. URL consultato il 9 settembre 2025.
  16. Bilancio di missione 2006 – Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia (estratto) (PDF), su acri.it, ACRI, 2006. URL consultato il 9 settembre 2025.
  17. God & Goods. Spiritualità e Confusione di Massa (catalogo della mostra, 20 aprile – 28 settembre 2008), su sbnfvg.it, SBN FVG – Polo regionale, 2008. URL consultato il 9 settembre 2025.
  18. Fondazione Roberto Capucci – La sede, su fondazionerobertocapucci.it, Fondazione Roberto Capucci, 2017. URL consultato il 9 settembre 2025.
  19. Fondazione Roberto Capucci – SIUSA, su siusa-archivi.cultura.gov.it, Ministero della Cultura – SIUSA. URL consultato il 9 settembre 2025.
  20. Villa Manin con parco e dipendenze (scheda architettura), su catalogo.beniculturali.it, Ministero della Cultura – Catalogo generale. URL consultato il 9 settembre 2025.
  21. 1 2 3 Architettura di Villa Manin, su villamanin.it, ERPAC – Ente Regionale per il Patrimonio Culturale FVG. URL consultato il 9 settembre 2025.
  22. 1 2 L'arte, su villamanin.it, ERPAC – Villa Manin. URL consultato il 9 settembre 2025.
  23. 1 2 3 Chiusura parziale sale dal 7 gennaio al 7 febbraio 2025, su villamanin.it, ERPAC – Villa Manin, febbraio 2025. URL consultato il 9 settembre 2025.
  24. Chiusura parziale sale del corpo centrale di Villa Manin, su erpac.regione.fvg.it, ERPAC – Regione FVG, 5 maggio 2025. URL consultato il 9 settembre 2025.
  25. Art, su villamanin.it, ERPAC – Villa Manin. URL consultato il 9 settembre 2025.
  26. Roberto Capucci. Perspectives at Villa Manin, su villamanin.it, ERPAC – Villa Manin. URL consultato il 9 settembre 2025.
  27. Nel giardino del Doge Manin, su gardenrouteitalia.it, Garden Route Italia, 2023. URL consultato il 9 settembre 2025.
  28. Rendiconto semplificato per il cittadino 2020 (estratto su Villa Manin) (PDF), su erpac.regione.fvg.it, ERPAC – Regione FVG, 2020. URL consultato il 9 settembre 2025.
  29. Percorso multimediale, su villamanin.it, ERPAC – Villa Manin. URL consultato il 9 settembre 2025.
  30. Chiusura parziale sale dal 7 gennaio al 7 febbraio 2025, su erpac.regione.fvg.it, ERPAC – Regione FVG, 7 febbraio 2025. URL consultato il 9 settembre 2025.
  31. Napoleone, su villamanin.it, ERPAC – Villa Manin. URL consultato il 9 settembre 2025.
  32. Cappella di Sant'Andrea (scheda architettura), su catalogo.beniculturali.it, Ministero della Cultura – Catalogo generale. URL consultato il 9 settembre 2025.
  33. Chiesa di Sant'Andrea apostolo, Codroipo (scheda), su patrimonioculturale.regione.fvg.it, Patrimonio culturale – Regione Friuli Venezia Giulia. URL consultato il 9 settembre 2025.
  34. Francesco Fontebasso – Peccato originale (scheda), su arte.cini.it, Fondazione Giorgio Cini – Fototeca. URL consultato il 9 settembre 2025.
  35. Chiusura parziale corpo centrale 05/05–07/06/2025 (sale visitabili), su villamanin.it, ERPAC – Villa Manin, 2025. URL consultato il 9 settembre 2025.
  36. Chiusura parziale sale (sale visitabili), su erpac.regione.fvg.it, ERPAC FVG, 2024. URL consultato il 9 settembre 2025.
  37. Mostra del Tiepolo: dipinti. Udine, Celebrazioni tiepolesche, Villa Manin di Passariano, 27 giugno–31 ottobre 1971, su catalog.hathitrust.org, HathiTrust (scheda di catalogo), 1971. URL consultato il 9 settembre 2025.
  38. «Villa Manin di Passariano», il documentario sulla mostra di Tiepolo del '71, su friulioggi.it, Friuli Oggi, 2021. URL consultato il 9 settembre 2025.
  39. Kandinsky. L'avventura astratta (2003), su guggenheim-venice.it, Collezione Peggy Guggenheim, 2003. URL consultato il 9 settembre 2025.
  40. Villa Manin, un nuovo indirizzo per l'arte, su domusweb.it, Domus, 2004. URL consultato il 9 settembre 2025.
  41. Villa Manin Centre for Contemporary Art (scheda), su e-flux.com, e-flux. URL consultato il 9 settembre 2025.
  42. God & Goods. Spiritualità e Confusione di Massa (catalogo), su sbnfvg.it, SBN FVG – Polo regionale, 2008. URL consultato il 9 settembre 2025.
  43. International Vintage Carriage and Attachment Competition, su villamanin.it, ERPAC – Villa Manin, 2025. URL consultato il 9 settembre 2025.
  44. Giochi senza frontiere 1972 (scheda di stagione), su teche.rai.it, RAI Teche, 1972. URL consultato il 9 settembre 2025.
  45. Passariano di Codroipo, Villa Manin, su giochisenzafrontiere.net, Giochi Senza Frontiere – repertorio storico. URL consultato il 9 settembre 2025.
  46. Il popolo dei social firma per il rock a Villa Manin, su messaggeroveneto.it, Messaggero Veneto, 2014. URL consultato il 9 settembre 2025.
  47. Campo di battaglia di Gianni Amelio: riprese in Trentino e Friuli Venezia Giulia, su italyformovies.com, Italy for Movies – Cinecittà / MiC, 2024. URL consultato il 9 settembre 2025.
  48. Villa Manin – scheda location, su italyformovies.com, Italy for Movies – Cinecittà / MiC. URL consultato il 9 settembre 2025.
  49. Ritornano i concerti internazionali nel parco di Villa Manin, su erpac.regione.fvg.it, ERPAC FVG, 2024. URL consultato il 9 settembre 2025.
  50. Eventi a Villa Manin, su villamanin.it, ERPAC – Villa Manin. URL consultato il 9 settembre 2025.
  • Amedeo Giacomini, Il giardiniere di Villa Manin, Treviso, Santi Quaranta, 2002, ISBN 88-86496-43-5.
  • Candido Grassi, La Villa Manin di Passariano, Udine, Del Bianco, 1961.
  • Aldo Rizzi, La Villa Manin di Passariano, Udine, Del Bianco, 1971, SBN SBL0355344.
  • Aldo Rizzi (a cura di), Mostra del Tiepolo: dipinti. Udine, Celebrazioni tiepolesche, Villa Manin di Passariano, 27 giugno–31 ottobre 1971: catalogo, Milano, Electa, 1971, SBN LO10600454.
  • Aldo Rizzi, La Villa dell'ultimo Doge, Cortina, Foto Ghedina, 1976.
  • Aldo Rizzi (a cura di), Capolavori d'arte in Friuli: Villa Manin di Passariano, 5 settembre–31 dicembre 1976: catalogo della mostra, 2. ed. riveduta e ampliata, Milano, Electa, 1977, SBN RAV0024086.
  • Aldo Rizzi, La villa Manin di Passariano e le grandi Ville venete = The Villa Manin at Passariano and the great Venetian Villas, Bassano del Grappa, Tassotti, 1986, ISBN 978-88-7691-028-9, SBN SBLC133610.
  • Francesca Venuto, La Villa di Passariano, dimora e destino dei nobili Manin, Passariano di Codroipo, Associazione fra le Pro Loco del Friuli-Venezia Giulia, 2001, SBN CFI0524057.

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