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Simplegadi

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Le Simplegadi (in greco antico Συμπληγάδες?, "urtare insieme"), note anche come Ciànee (in greco antico Κυανέαι?; in latino Cyaneae Insulae), sono un gruppo di isole della mitologia greca posizionate nel Mar Nero, all’entrata del Bosforo, che scontrandosi periodicamente l’una contro l’altra impedivano l’accesso alle imbarcazioni, causando il naufragio degli equipaggi[1]. Furono attraversate da Giasone e gli Argonauti durante la ricerca del vello d'oro; oggi sono identificate con un isolotto roccioso al largo di Rumelifeneri, in Turchia.

BERJAYA
Le Simplegadi in un'illustrazione di Howard Davie.

Nel suo lungo viaggio alla ricerca del vello d'oro, l'eroe Giasone e i suoi Argonauti interrogarono l'indovino Fineo sulla strada da percorrere per approdare in Colchide. Fineo parlò così delle rocce:

(greco antico)
«πέτρας μὲν πάμπρωτον, ἀφορμηθέντες ἐμεῖο, Κυανέας ὄψεσθε δύω ἁλὸς ἐν ξυνοχῇσιν, τάων οὔτινά φημι διαμπερὲς ἐξαλέασθαι. οὐ γάρ τε ῥίζῃσιν ἐρήρεινται νεάτῃσιν, ἀλλὰ θαμὰ ξυνίασιν ἐναντίαι ἀλλήλῃσιν εἰς ἕν, ὕπερθε δὲ πολλὸν ἁλὸς κορθύεται ὕδωρ βρασσόμενον: στρηνὲς δὲ περὶ στυφελῇ βρέμει ἀκτῇ.»
(italiano)
«Partiti da questo luogo, vedrete anzitutto le due rupi Cianee, là dove il mare si restringe; nessuno ancora, vi avverto, è passato indenne tra quelle; ché esse non son fisse su profonde radici, ma spesso si congiungono tra loro a formare come un solo scoglio, e sopra si riversa molta acqua spumeggiante; e orrendamente freme intorno l’aspro lido.»

L'unico modo per superarle senza morire era far volare una colomba tra di esse, così da capire la corretta velocità di navigazione:

(greco antico)
«οἰωνῷ δή πρόσθε πελειάδι πειρήσασθαι νηὸς ἄπο προμεθέντες ἐφιέμεν. ἢν δὲ δι᾽ αὐτῶν πετράων πόντονδε σόη πτερύγεσσι δίηται, μηκέτι δὴν μηδ᾽ αὐτοὶ ἐρητύεσθε κελεύθου, ἀλλ᾽ εὖ καρτύναντες ἑαῖς ἐνὶ χερσὶν ἐρετμὰ τέμνεθ᾽ ἁλὸς στεινωπόν: ἐπεὶ φάος οὔ νύ τι τόσσον ἔσσετ᾽ ἐν εὐχωλῇσιν, ὅσον τ᾽ ἐνὶ κάρτεϊ χειρῶν. τῶ καὶ τἆλλα μεθέντες ὀνήιστον πονέεσθαι θαρσαλέως: πρὶν δ᾽ οὔτι θεοὺς λίσσεσθαι ἐρύκω. εἰ δέ κεν ἀντικρὺ πταμένη μεσσηγὺς ὄληται, ἄψορροι στέλλεσθαι ἐπεὶ πολὺ βέλτερον εἶξαι ἀθανάτοις. οὐ γάρ κε κακὸν μόρον ἐξαλέαισθε πετράων, οὐδ᾽ εἴ κε σιδηρείη πέλοι Λ̓ργώ.»
(italiano)
«Consiglio che facciate prima la prova con una veloce colomba, mandandola dalla nave in anticipo. Se questa arriva salva al mare aperto volando attraverso quelle, voi stessi allora non più trattenetevi dal navigare; ma, tenendo saldamente i remi tra le mani, attraversate quello stretto. La salvezza sarà non tanto nelle preghiere quanto nella forza delle braccia; perciò, messa da parte ogni altra cosa, badate a fare arditamente sol quello che è più utile. Non vi proibisco però di pregare gli dei prima. Ma se la colomba muore durante il volo tra quei massi, allora tornatevene indietro, ché molto meglio sarà arrendersi alla volontà degli dei; infatti non scampereste ad orribil morte tra quelle rupi, nemmeno se Argo fosse di ferro.»

Ascoltati i consigli di Fineo, gli Argonauti remarono con tutte le proprie forze e riuscirono a superare indenni le Simplegadi; da quel momento, le due rocce smisero definitivamente di muoversi.

BERJAYA
Le rocce Cianee a Rumelifeneri; a destra si notano il resti della colonna di Pompeo

Nella tradizione popolare le Simplegadi sono posizionate in un isolotto a circa 100 metri al largo della costa di Rumelifeneri, un piccolo villaggio in Turchia. Tale isolotto, largo circa 20 metri e lungo 200, è chiamato in turco Öreke Taşı ed è probabilmente parte della scogliera dello Yum Burnu, il promontorio all'estremità nord-orientale del Bosforo che si immette nel Mar Nero.

Nel suo punto più alto si trovano i resti di un blocco di marmo cilindrico noto come colonna di Pompeo (in turco Pompei Sütunu), eretta in epoca bizantina per prevenire incidenti navali e guidare le navi attraverso lo stretto[2]. La colonna, originariamente alta circa tre metri e mezzo, rimase in piedi fino al 1680 circa, data in cui venne distrutta da una tempesta[3]. Su di essa oggi si legge la seguente iscrizione:

(latino)
«Caesari Augusto f[e]c[i]t L. Annidius L. f. Cla[udia] Fronto»
(italiano)
«Lucio Annidio Fronto, figlio di Lucio della gens Claudia, eresse [questo] per Cesare Augusto»

Secondo le testimonianze di Dionigi di Bisanzio, la base dell'antica colonna non è altro che un altare in marmo bianco dedicato al dio Apollo[4], edificato tra il 27 a.C e il 193 d.C.

  1. Federico Condello, Simplègadi, su www.mondadorieducation.it. URL consultato il 2 maggio 2026.
  2. (TR) Serdar Olca, Rumelifeneri, su gaxxi.com (archiviato dall'url originale il 9 gennaio 2012).
    «Bizans döneminde bu kayaların en doruk noktasına dikilen Pompeius sütunu, deniz kazalarının önlenmesi amacıyla dikilmiş ve gemilere yol gösterici olmuştur.»
  3. (EN) The Pompeii Column: The Lost Monument of Istanbul, su kutaksam.karabuk.edu.tr (archiviato dall'url originale il 23 giugno 2024).
  4. (DE) Margarethe Billerbeck, Dionysios von Byzanz, Anaplus Bospori: Die Fahrt auf dem Bosporos. Einleitung, Text, Übersetzung und Kommentar, Schwabe, 2023, ISBN 978-3-7965-4846-8.
  • Apollonio Rodio, Le Argonautiche, traduzione di Giuseppe Pompella, Napoli, Paolo Loffredo Editore, 1968.

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