Scoglio Subi
| Scoglio Subi Zhǔbì Jiāo Bahura ng Zamora Đá Su Bi | |
|---|---|
| Geografia fisica | |
| Localizzazione | Mar Cinese Meridionale |
| Coordinate | 10°54′47.88″N 114°03′43.2″E |
| Arcipelago | Isole Spratly |
| Superficie | 3,95 km² |
| Geografia politica | |
| Stato | |
| Provincia | Hainan |
| Prefettura | Sansha |
| Cartografia | |
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Lo Scoglio Subi o Scoglio Zhubi (in inglese Subi Reef, in cinese 渚碧礁S, Zhǔbì JiāoP, in filippino Bahura ng Zamora, in vietnamita Đá Su Bi)[1] era inizialmente una scogliera di origine corallina del Mar Cinese Meridionale, parte dell'arcipelago delle isole Spratly. Occupata militarmente dalla Cina dal 1988 e amministrata come parte della provincia di Hainan, è rivendicata anche da Filippine, Taiwan e Vietnam come parte del proprio territorio nazionale.
In origine una zona di bassofondo quasi completamente sommersa dall'acqua, dal 2014 Subi è stata oggetto da parte delle autorità cinesi di un'estesa opera di sottrazione di terra dal mare che ne ha completamente sconvolto la geografia: la scogliera è stata così trasformata in un'isola vera e propria, per superficie la più grande delle isole Spratly, e dotata di strutture militari tra cui una pista di aviazione.
Geografia
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Lo Scoglio Subi si trova nella parte settentrionale dell'arcipelago delle Spratly, collocandosi circa 230 miglia a ovest dell'isola filippina di Palawan e 280 miglia a nord-ovest dall'isola del Borneo, nonché a 290 miglia a est dalla costa del Vietnam sulla terraferma asiatica. La terra emersa più vicina è un'altra isola delle Spratly, l'Isola Thitu controllata dalle Filippine, la quale sorge a circa 12,8 miglia a nord-est di Subi[2].
Originariamente, Subi era un atollo costituito da una barriera corallina ad anello dalla forma ovaleggiante, estesa per quasi 6 chilometri lungo l'asse nordest-sudovest e per 3,6 chilometri lungo l'asse nordovest-sudest. La parte piatta della barriera corallina copriva una superficie di 6,93 km² più altri 1,87 km² di pendio, chiudendo al suo interno una laguna dalla superficie di 7,38 km²; le pareti della barriera erano molto ripide, raggiungendo una profondità di 10 metri o anche più con un pendio di 50 metri circa. La distesa corallina era più ampia all'estremità sud-occidentale dell'atollo, caratterizzandosi per una piattaforma di sabbie coralline posta a una profondità di circa 2 o 3 metri sotto la superficie del mare; in altri punti, in particolare nella zona nord-occidentale dell'atollo, la profondità dell'acqua scendeva a 1,89 metri o anche meno, e parti della barriera corallina tendevano a emergere dal mare durante i periodi di bassa marea. Non è noto quanto sia profonda la parte centrale della laguna interna[2].
Le prime attività di alterazione dell'aspetto naturale di Subi sono datate al 2007, quando immagini satellitari rivelarono l'apertura, da parte delle autorità cinesi, di un canale navigabile largo 150 metri e profondo 15 metri scavato sul lato sud-orientale dell'atollo, oltre a due canali più piccoli scavati lungo la piattaforma corallina all'estremità sud-occidentale dell'atollo al fine di connettere alla laguna interna le strutture cinesi realizzate sopra la piattaforma[2]. Gli interventi più estesi iniziarono dal luglio 2014: navi cinesi iniziarono a depositare sopra la barriera corallina sabbia dragata dal fondale marino, facendo pian piano emergere la terra dalla superficie del mare e trasformando Subi in un'isola vera e propria. Al 2025 l'attività di sottrazione di terra dal mare aveva portato alla creazione di un'isola dalla superficie di 976 acri o 3,95 km², dalla forma a mezzaluna ed estesa su quelli che erano i fianchi meridionale, occidentale e settentrionale della barriera corallina[1].
Storia
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Conosciute sin dai tempi antichi dai navigatori, dai pescatori e dai commercianti cinesi e del Sud-est asiatico, le isole Spratly rimasero a lungo disabitate e non fisicamente controllate da alcuno Stato, venendo compiutamente mappate solo nel XVIII secolo da parte di spedizioni geografiche della Royal Navy britannica[3].
Lo Scoglio Subi venne ignorato almeno fino al 1988 quando la Cina, nell'ambito delle rivendicazioni territoriali sulle Spratly avanzate dagli Stati rivieraschi del Mar Cinese Meridionale, iniziò a stanziare un presidio militare su di esso: avamposto più settentrionale della Cina nelle Spratly, le forze cinesi iniziarono a costruire strutture sopraelevate appoggiate sulla barriera corallina di Subi nei primi anni 1990; foto satellitari scattate nel 1997 rivelarono la presenza di due caserme, un'antenna per le comunicazioni e una piattaforma per l'atterraggio di elicotteri. Un canale navigabile per l'ingresso nella laguna venne aperto nel 2007, mentre nel 2011 risultarono realizzati un faro e una struttura radar dotata di un radome di 20 metri di diametro[4].
Dopo i lavori di reclamo di terra dal mare e la trasformazione di Subi in un'isola, le strutture cinesi sono state notevolmente ampliate rendendola a tutti gli effetti una base militare aeronavale: nel 2016, lungo il lato occidentale dell'atollo, venne realizzata una pista di aviazione lunga 3000 metri, sufficiente a consentire l'atterraggio e il decollo di tutti i principali aerei da combattimento dell'aviazione e della marina cinese[5]; le strutture di supporto alla base aerea comprendevano hangar bastevoli a ospitare fino a 20 aerei da caccia oltre a velivoli da trasporto di grandi dimensioni. Un atterraggio di prova sulla pista di Subi da parte di un aereo di linea civile della Hainan Airlines venne portato a termine il 13 luglio 2016[6].
Altre strutture realizzate alle estremità settentrionale e meridionale dell'isola comprendevano depositi di acqua e carburante, gallerie interrate probabilmente destinate a stoccare munizioni, moli di attracco e gru di movimentazioni merci per supportare le navi da trasporto all'interno della laguna, nuovi radar e impianti di comunicazioni, nonché alcuni edifici dal tetto retrattile ritenuti possibili siti di lancio per missili antiaerei e antinave[7]. Secondo alcune stime, le strutture erano sufficienti a ospitare una guarnigione di circa 200 soldati[4]
La presenza di una base militare cinese su Subi, giudicata come perfettamente funzionante da rapporti delle autorità filippine nel 2024, destò la preoccupazione del governo di Manila, vista la vicinanza di Subi all'isola di Thitu, la più grande e popolata tra le isole delle Spratly controllate dalle Filippine[8].
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 (EN) Subi Reef, su amti.csis.org. URL consultato il 23 novembre 2025.
- 1 2 3 (EN) Subi Reef (PDF), su cil.nus.edu.sg. URL consultato il 23 novembre 2025.
- ↑ (EN) Spratly Islands History Timeline, su spratlys.org. URL consultato il 23 novembre 2025.
- 1 2 (EN) Subi Reef Tracker, su amti.csis.org (archiviato dall'url originale il 15 maggio 2016).
- ↑ (EN) Victor Robert Lee, South China Sea: China’s Unprecedented Spratlys Building Program, su thediplomat.com. URL consultato il 6 dicembre 2024.
- ↑ (EN) China conducts test flights on two new airports on Nansha Islands, su news.xinhuanet.com (archiviato dall'url originale il 30 maggio 2017).
- ↑ (EN) Comparing Aerial and Satellite Images of China's Spratly Outposts, su amti.csis.org. URL consultato il 23 novembre 2025.
- ↑ (EN) China secretly build base on Subi Reef, su navalinstitute.com.au. URL consultato il 23 novembre 2025.
Voci correlate
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