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Retrogaming

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BERJAYA
Una partita a Puyo Puyo su Mega Drive al raduno francese Retrogaming Days
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Degli espositori di un negozio dedicato al retrogaming ad Akihabara

Il termine retrogaming è un neologismo inglese che indica la passione per i videogiochi del passato[1].

Nonostante il videogioco sia un'arte relativamente recente, ha raggiunto la maturità e accumulato un passato, per cui la sua storia viene studiata ed è oggetto di culto. L'arretratezza tecnica dei giochi del passato conferisce ad essi una forma di minimalismo, il cui fascino può essere ritrovato e apprezzato[2]. L'evoluzione dei videogiochi è stata rapida e spesso sono cresciuti insieme ai loro stessi giocatori, per cui nella pratica del retrogaming si ravvisa frequentemente una componente di nostalgia[2][3]. Già dai tardi anni '90 la pratica del recupero di giochi storici è una delle più radicate nella comunità videoludica del Web[4].

David Heineman definisce il retrogaming "una pratica che include gioco, esposizione, discussione, emulazione, cataloghi editoriali e comunità di fan dedicate ai videogiochi di epoche passate"[5]. Agenda Digitale lo definisce come "recupero o riedizione di personal computer, console e videogiochi delle generazioni precedenti"[3].

Non esiste una definizione tecnica globalmente accettata per indicare quanto tempo deve passare per poter definire un videogioco o una console "retrogame". Perlomeno fanno parte della categoria i cosiddetti abandonware, ossia i giochi ormai fuori commercio e tecnologicamente superati[4].

Il retrogaming non comprende soltanto il recupero diretto dei giochi storici originali, ma anche la creazione e fruizione di giochi nuovi in stile rétro, che riprendono l'estetica grezza o il gameplay storico, riproducendoli fedelmente o mescolandoli con caratteristiche moderne[3].

I retrogamer (in italiano "retrogiocatori")[6] più puristi utilizzano videogiochi di una precedente generazione sulle console originali, ed eventualmente anche su schermi a tubo catodico[7], che sono anche gli unici compatibili con le pistole ottiche classiche. Tuttavia, per motivi economici e pratici o di reperibilità delle console o delle copie, si ricorre di frequente agli emulatori per riprodurre i giochi d'epoca sui sistemi moderni. Gli emulatori permettono di utilizzare i software su piattaforme diverse da quelle per cui erano stati sviluppati, a patto di possedere una ROM leggibile del gioco originale e, spesso, una copia del BIOS originale della console. Uno degli emulatori più celebri in ambito retrogaming è MAME, nato per riprodurre fedelmente i videogiochi arcade.[8]

Nella maggior parte dei casi, i titoli storici in copia fisica non sono più rintracciabili sul mercato, se non su quello di seconda mano, mentre le copie digitali per gli emulatori sono reperibili su Internet come abandonware; diversi di questi vengono ricommercializzati ufficialmente, sempre tramite emulazione, come avveniva ad esempio su Virtual Console per i prodotti Nintendo, oppure tramite adattamenti del software per poterli eseguire su sistemi moderni, come è ad esempio il caso per molti prodotti riproposti su GOG.com o Steam. Esistono anche dei siti web che raccolgono veri e propri remake dei titoli del passato, permettendo agli utenti di rigiocarli tramite il proprio browser.[9]

Gli emulatori sono stati utilizzati anche dalle case ufficiali per ripresentare le vecchie console in formato mini e con un hardware moderno, come fece Nintendo con Nintendo Classic Mini: Nintendo Entertainment System e Nintendo Classic Mini: Super Nintendo Entertainment System. Questo mercato vede la coesistenza di retroconsole ufficiali, generalmente riproduzioni in miniatura di vecchi sistemi (ad esempio la PlayStation Classic di Sony e Sega con Mega Driver Mini), e di console cloni provenienti dalla Cina, basate su processori ARM o MIPS e sistema OpenDingux, su cui generalmente girano emulatori fino alla generazione a 32 bit (in pochi casi arrivano a quella successiva).[10]

Durante gli anni 2010 è nato un mercato parallelo sul retrogaming, sfruttato da produttori ufficiali e non. Questo settore non è esente da truffe, com'è accaduto con il caso di Enrico Ricciardi, che nel 2015 ha iniziato a mettere in vendita pezzi rarissimi che sono però risultati falsi, raggiungendo l'ingente cifra di 107.300 dollari con i suoi traffici.[11]

Una passione strettamente correlata al retrogaming è quella per la chiptune o chip music, ossia la musica dei videogiochi del passato, riproposta sia ascoltando colonne sonore di giochi storici, sia utilizzando i sistemi storici per generare musica.[2]

  1. Un salto nel passato, in Play Generation, n. 67, Edizioni Master, giugno 2011, p. 26, ISSN 1827-6105 (WC · ACNP).
  2. 1 2 3 Parrello 2023.
  3. 1 2 3 Agenda Digitale 2023.
  4. 1 2 Abandonware, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  5. (EN) Public memory and gamer identity: retrogaming as nostalgia, su Journal of Games Criticism, 19 luglio 2023. URL consultato il 14 maggio 2026.
  6. Retrogaming in Italia, su retrogaminghistory.com. URL consultato il 1º giugno 2022.
  7. Monitor CRT nel 2021: quando vince la nostalgia, su afdigitale.it.
  8. MAME: l'emulatore per retro-gaming nato in Italia, su techprincess.it. URL consultato il 29 aprile 2020.
  9. (EN) RetroGames.cz - Old Games ONLINE, su retrogames.cz. URL consultato il 29 aprile 2020.
  10. (EN) Oversimplified History of Retro Game Consoles for Programmers, su pikuma.com. URL consultato il 14 maggio 2026.
  11. Retrogaming: la truffa dei giochi rari PC da 100.000 dollari, su tomshw.it. URL consultato il 1º giugno 2022.

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