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Rave party

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BERJAYA Disambiguazione – "Rave" rimanda qui. Se stai cercando altri significati, vedi Rave (disambigua).

I rave party[1][2], comunemente chiamati anche free party o semplicemente rave[3], sono raduni autogestiti, gratuiti e aperti a tutti, nati alla fine degli anni ottanta[4] come espressione di una cultura comunitaria[5]. Uniscono musica elettronica – principalmente tekno, techno, goa, acid house, jungle, drum and bass e psy-trance – a danza, performance artistiche e diverse pratiche comunitarie, in spazi spesso allestiti con installazioni, giochi di luce e giocoleria.

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Un rave party in Italia nel 2011

Si tengono solitamente in luoghi isolati, come aree industriali dismesse, cave, boschi o grandi spazi aperti, e possono durare da una notte a oltre una settimana, con la presenza di uno o più sound system.[6][7][8]

L'esperienza di queste manifestazioni, oltre alla loro naturale e intrinseca ritualità, risponde all'esigenza di affermare uno spazio sottratto alle dinamiche imposte dalle istanze economiche, amministrative e istituzionali che regolano la quotidianità dello spazio pubblico e di chi lo attraversa.[9] Nella sua connotazione più politicizzata, il fenomeno mira a creare una zona libera dai grandi flussi economici e dai tempi della società civile[10], ottenuta tramite l'occupazione temporanea e liberamente accessibile, dove la musica può andare avanti per giorni interi. L'organizzazione di questi eventi non riconosce, e spesso contesta, la legalità come limite alla propria espressione, così come le forme di socialità comunemente imposte.[9]

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Locandina di un rave del 1990

La parola rave deriva dal verbo inglese to rave, che significa "parlare con entusiasmo" ma anche "parlare con eccitazione e in maniera non controllata"[11]. La parola rave deriva dalla parola inglese raven, ossia il corvo imperiale o corvus corax, in grado di parlare in maniera incontrollata e con entusiasmo; da questo fatto è nato il verbo inglese to rave. Si tratta di una parola che ha perso la lettera n finale e che viene associata all'atto di parlare proprio per la presenza di corvi imperiali sulle isole anglosassoni.

Dalle associazioni di feste deliranti e insane, dove c'era la maschera del "corvo", detto appunto raven in inglese, è nata la parola rever e poi rave. Infatti, rave significa "farneticare" come fanno i corvi.[12][13][14]

Il primo uso della parola raver fu utilizzato dai giornali inglesi per attaccare i fan del jazz, ritenuti troppo animosi, in occasione del festival di Beaulieu del 1961[15].

Il ritmo prodotto da percussioni è alla base delle più antiche forme di ballo e di rituali, un elemento primordiale e universale presente sin dalle culture più primitive e giunto ininterrottamente fino ai giorni nostri.[16]

Pratiche rituali nell'antichità: musica, danza e trance

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Nella Grecia antica, la musica e la danza erano componenti essenziali dei rituali religiosi, in particolare nei culti misterici e nelle festività femminili come le Tesmoforie in onore di Demetra e Kore. Reperti archeologici provenienti dalla Sicilia greca (Gela, Agrigento, Selinunte, Siracusa, Morgantina e Lipari) documentano l'uso dell'aulos (strumento a fiato a due canne) e del tympanon (tamburo a cornice) per accompagnare danze e processioni cerimoniali.[17]

Durante le Tesmoforie, feste di tre giorni riservate alle donne, la musica segnava le diverse fasi rituali: nel secondo giorno, (nesteia, il digiuno in commemorazione del lutto di Demetra per la scomparsa della figlia), l'uso dell'aulos era vietato; nel terzo giorno (kalligeneia, la "bella nascita"), la musica accompagnava la transizione dalla sofferenza alla gioia e alla rinascita.[18]

Nel culto di Dioniso, la musica di aulos e tympanon induceva stati di trance e enthousiasmos (lett. "avere il dio dentro"), durante i quali le fedeli, le Baccanti, abbandonavano le convenzioni sociali per danzare nella natura.[19]

Sciamanesimo e tecniche dell'estasi

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Secondo lo storico delle religioni Mircea Eliade, lo sciamanesimo rappresenta una delle più antiche tecniche dell'estasi umana.[20] In molte culture tradizionali (Siberia, America settentrionale, Amazzonia), lo sciamano utilizza il ritmo ossessivo del tamburo, la danza e talvolta sostanze psicoattive per raggiungere stati di trance. La trance sciamanica può essere di due tipi:

  • estatica: l'anima dello sciamano abbandona il corpo per viaggiare in altri mondi;
  • medianica: spiriti o entità soprannaturali si incorporano nello sciamano.

La musica ritmica, ripetitiva e ipnotica ha la funzione di alterare la coscienza, consentendo l'accesso a realtà non ordinarie a fini terapeutici, divinatori o di mediazione con il sacro.[21]

Misteri Eleusini e l'ipotesi del kykeon psicoattivo

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Nei Misteri Eleusini, i rituali più celebri e segreti dell'antichità classica (dal XV sec. a.C. al IV sec. d.C.), gli iniziati bevevano il kykeon, una bevanda rituale. Secondo un'ipotesi formulata da R. Gordon Wasson, Albert Hofmann (lo scopritore dell'LSD) e Carl A.P. Ruck, il kykeon poteva contenere un derivato psichedelico della segale cornuta (ergot), in grado di indurre visioni ed esperienze di rivelazione mistica.[22]

Studi successivi hanno dimostrato la fattibilità chimica di questa ipotesi: una semplice soluzione alcalina, facilmente realizzabile nell'antichità, può trasformare le tossine della segale cornuta in ammidi dell'acido lisergico (LSA), farmacologicamente simili all'LSD.[23]

Alcuni studiosi hanno proposto analogie simili per il Soma dei testi vedici indiani (Rigveda, circa 1500-1200 a.C.), una bevanda divinizzata le cui identità botanica e psicoattiva rimangono dibattute.[24]

Radici antiche: Saturnali e riti di inversione

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La sospensione temporanea delle norme e il rovesciamento dell'ordine costituito attraverso la festa, la danza e la musica hanno precedenti in numerosi culti pagani del mondo antico. La manifestazione più emblematica di questo spirito sono i Saturnali (Saturnalia), celebrati a Roma antica dal 17 al 23 dicembre in onore di Saturno. Durante questa festa, descritta da autori come Macrobio[25] e Luciano di Samosata[26], le rigide gerarchie sociali venivano temporaneamente capovolte: gli schiavi potevano sedere a tavola con i padroni, da cui venivano serviti, e godevano di un'inedita libertà di parola e di azione. Si indossavano maschere, ci si scambiavano doni simbolici (i sigillaria) e l'intera città si abbandonava a banchetti, canti e danze sfrenate, in un clima di allegria e dissolutezza. Il grido rituale Io Saturnalia! sanciva l'ingresso in uno spazio liminale in cui tutto era lecito, o quasi, e l'ordine era visto diversamente.

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Tipico allineamento dei diffusori acustici a "muro" (Pinerolo, 2007)

Stesso dualismo si ritrova nelle Kronia greche, festa in onore di Crono, durante la quale gli schiavi e i liberi sedevano insieme e gli servi potevano insultare i padroni.[27] Altri culti pagani legati al sovvertimento dell'ordine includono i Baccanali, riti notturni in onore di Bacco, caratterizzati da danze estatiche, musica e trance, che nel 186 a.C. furono repressi con un decreto del Senato perché ritenuti pericolosi per la stabilità sociale.[28] Anche i Lupercali (15 febbraio), con i loro riti di fertilità e purificazione, comportavano comportamenti licenziosi e una temporanea eversione delle regole di decoro.

Queste usanze rituali, in cui la comunità si riappropria di uno spazio di libertà attraverso la musica, la danza e il travestimento, sono state interpretate dagli antropologi come esperienze periodiche che, paradossalmente, rafforzano la coesione sociale proprio perché consentono l'espressione controllata del disordine.[29] Il Carnevale medievale e le feste dei folli ereditarono direttamente questa funzione, prolungando la tradizione di una parentesi in cui l'autorità viene derisa e le gerarchie si invertono.

Analogamente, durante periodi di epidemie come la peste, il bisogno collettivo di esorcizzare la paura si trasformava in festa: l'ordine da scacciare con il caos del rituale era rappresentato da una maschera che ricordava un corvo, ispirata all'abito dei medici della peste, popolarmente chiamata proprio "corvo".[30] Intorno a questa maschera si scatenavano danze collettive volte a esorcizzare e allontanare il male, riti catartici strettamente legati al simbolismo della rinascita della vita dopo la morte.

I moderni free party e rave si inseriscono in questa lunghissima genealogia di riti di sovversione e catarsi collettiva. Anch'essi creano, attraverso l'occupazione temporanea di spazi abbandonati, una zona temporaneamente autonoma in cui le logiche del profitto, del controllo sociale e della proprietà privata vengono sospese, e la musica – discendente elettronica delle percussioni rituali – guida i partecipanti in un'esperienza di fusione comunitaria e liberazione personale.[6]

Sviluppo della musica elettronica

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Le componenti fondamentali che hanno dato origine ai rave party sono la nascita della musica elettronica e il conseguente sviluppo di strumenti musicali elettronici e apparecchiature per la diffusione sonora sempre più accessibili, trasportabili e alla portata di molti.

La musica techno è segnata, fin dalle sue origini, da una condizione di marginalità rispetto alla società: si sviluppa tra le minoranze, nei club americani frequentati prevalentemente da giovani "alternativi". A Chicago, nei primissimi anni Ottanta, nasce il Warehouse – letteralmente "magazzino" – uno dei locali più all'avanguardia per le nuove sperimentazioni musicali elettroniche. Qui si cominciano a forgiare evoluzioni in chiave techno della vecchia musica soul e Funk, alzando progressivamente il livello dei bassi e aumentando i bpm, fino a creare pattern ritmici ipnotici e ripetitivi pensati per un ballo ininterrotto.

Alcuni proto-rave prendono vita nelle fabbriche abbandonate delle metropoli statunitensi, in particolare nella Detroit post-industriale, per poi trovare rapidamente la loro identità definitiva in Europa e soprattutto in Gran Bretagna. Qui l'influsso della cultura psichedelica degli anni Settanta, ibridandosi con l'attitudine anarchica e fai-da-te del punk degli anni Ottanta[31], dà vita a un genere nuovo: l'acid house. È questo il punto di svolta che segna l'inizio dell'associazione tra i rave e il consumo di sostanze psichedeliche ed entactogene, ma soprattutto la nascita del rave illegale e nomade, che affonda le proprie radici anche nell'idea giamaicana del sound system come dispositivo per riappropriarsi dello spazio pubblico e creare comunità temporanee al di fuori dei circuiti commerciali[6].

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Proiezioni e giochi di luce sul muro di un capannone dismesso durante un rave party (2016)

Una delle influenze più marcate sulla scena dei free party è stata la controcultura hippy, da cui ha preso forma il movimento dei traveller: nomadi che organizzavano grandi fiere gratuite, punti d'incontro per tutte le anime della controcultura, dai punk alle crew dell'acid house illegale, fino agli amanti del rock psichedelico. Un esempio emblematico furono i Deadhead, i fan dei Grateful Dead che già negli anni Sessanta seguivano la band di concerto in concerto. Ogni esibizione era una improvvisazione unica in cui l'uso di sostanze enteogene – all'epoca soprattutto LSD – era abituale, e la scaletta dei brani, così come le improvvisazioni corali, mutava radicalmente di sera in sera. Questo permetteva ai partecipanti di sentirsi parte attiva e integrante del concerto, in un'esperienza collettiva che prefigurava la dimensione partecipativa dei rave.[32]

Questi eventi affondano le radici nella fine degli anni Settanta, un periodo in cui, tanto negli Stati Uniti quanto in Europa, prendevano forma controculture tese a denunciare i problemi politici di un sistema fondato su divieti, repressione, leggi e controlli, mettendo a nudo difficoltà economiche e disagi sociali senza tuttavia rinunciare a un'idea di aggregazione libera e orizzontale.[33] In quegli stessi anni la Gran Bretagna cominciò a ospitare grandi eventi sull'onda della Summer of Love, celebrata per la prima volta a San Francisco nel 1967. Nel giro di pochi anni, giovani e appassionati di musica elettronica si orientarono sempre più verso i festival gratuiti, nei quali la techno si stava gradualmente integrando fino a soppiantare il rock come colonna sonora principale. Nel 1972 si tenne il primo festival gratuito nel parco di Windsor, un atto simbolico di opposizione su una terra riservata da secoli esclusivamente alla caccia della famiglia reale. Nel 1974 il festival di Windsor fu stroncato da una dura repressione della polizia, ma la spinta di quell'esperienza non si esaurì: nello stesso periodo cominciò a prendere vita il primo festival di Stonehenge, una celebrazione in cui arte e musica di diverse tradizioni culturali venivano liberamente condivise. Queste manifestazioni divennero presto un crocevia tra le varie sottoculture e un punto di attrito nei confronti delle politiche repressive.

Sempre negli anni Settanta prese corpo un progetto definito "rurale", in base al quale ogni tipo di iniziativa doveva avere letteralmente luogo in un campo.[34] In questo contesto si costituì il "Peace Convoy", un gruppo di stampo pacifista ed ecologista che viaggiava su una carovana di furgoni, camion e roulotte, spostandosi di evento in evento attraverso le campagne britanniche, incarnando fisicamente lo spirito nomade e comunitario che sarebbe diventato tratto distintivo della cultura rave.

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Rave party svoltosi nelle campagne siciliane (2015)

Dopo Beanfield

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Il 1º giugno 1985 in Inghilterra, le autorità del Wiltshire impedirono al Peace Convoy di allestire lo Stonehenge Free Festival. La polizia stava eseguendo un'ingiunzione della Corte Suprema che vietava lo svolgimento dell'evento. All'operazione, passata alla storia come la Battaglia di Beanfield, presero parte circa 1.300 agenti di polizia contro circa 600 fra partecipanti e organizzatori, in quello che fu uno degli episodi più violenti di repressione contro la cultura nomade e i raduni liberi.[35][36][37]

Nonostante la repressione, la spinta di quella comunità non si spense. Sei anni dopo, il 21 giugno 1991, in una valle nei pressi di Leckford (Hampshire), per la prima volta alcuni sound system fecero la loro chiassosa comparsa tra strutture bizzarramente decorate, carri e furgoni colorati di circa quattromila tra punkabbestia, travellers, nomadi e hippy: dal 1985, quella comunità aveva trovato un luogo diverso, a circa 20 km da Stonehenge, per festeggiare in musica e condivisione il solstizio d'estate. Fu in questa occasione che comparvero i primi sound system alimentati da generatori, con poche casse, segnando un momento di svolta nella storia dei free party: la fusione definitiva tra la tradizione nomade dei festival gratuiti e la cultura della musica elettronica.[38]

Cominciavano così a nascere sound system a gestione collettiva, che organizzavano party a ingresso libero in campi d'aviazione abbandonati o in cima alle colline, radunando una folla eterogenea di appassionati. I sound system affondano le radici nella cultura giamaicana dei sound clash, vere e proprie "battaglie" di musica reggae giocate a colpi di muri di casse, molto spesso autocostruite.[39]

Molti giovani delle classi meno agiate reagirono al peggioramento delle condizioni di vita occupando immobili dismessi nelle periferie delle grandi città. Nacquero così gli squat, all'interno dei quali sorsero centri sociali autogestiti che divennero anche luoghi di organizzazione e sperimentazione musicale legati alla nascente scena rave.[39]

Nel 1992, in Inghilterra, Spiral Tribe, Bedlam, Circus Warp e DiY Sound System – tra le principali crew dell'epoca – organizzarono il Castlemorton Common Festival,[40] un evento gratuito della durata di sei giorni che radunò oltre 20 000 persone.[41] Alla fine del festival, tredici ragazzi tra gli organizzatori furono arrestati e successivamente condannati in base al Criminal Justice Act, una serie di disposizioni legislative varate dal governo inglese che vietavano le riunioni non autorizzate in uno spazio pubblico[42] e permettevano alla polizia di fermare chiunque fosse sospettato di riunirsi per ascoltare "musica amplificata a base di ritmi ripetitivi".[1][43]

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Grande rave in un capannone nell'ottobre 2018

Dall'ideologia al business: la commercializzazione del termine "rave"

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Con il proliferare di locali notturni, discoteche e club dove le serate erano regolamentate da orari, regole e biglietti d'ingresso, il termine rave perse progressivamente gran parte delle sue connotazioni ideologiche originarie, finendo per designare genericamente grandi eventi commerciali.[39] Per recuperare il significato di denuncia sociale dei rave delle origini, a metà degli anni Novanta in Francia cominciò a diffondersi la denominazione alternativa "free party". Oggi, nel linguaggio comune e nei mezzi di comunicazione, questa sottile distinzione è ormai caduta, e si tende a parlare nuovamente di "rave" anche per le manifestazioni gratuite, libere e autogestite. Il termine "free" ("libero" o "gratuito") non si riferisce soltanto all'accesso gratuito, ma anche al fatto che gli artisti (DJ, musicisti, giocolieri, scultori) si esibiscono senza compenso, per il puro piacere di condividere il proprio talento, e all'idea più ampia di liberazione dalle regole, dalla routine, dai divieti e dalle convenzioni socialmente imposte.[44][45]

Reclaim the Streets

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Parallelamente, il concetto di festa libera si politicizzò nello slogan "freedom for the right to party", divenuto un grido di resistenza contro la legislazione conservatrice. Nel 1996, in risposta al Criminal Justice Act, prese forma un'azione di protesta su scala globale sintetizzata dal motto "Reclaim the Streets"[46] ("Riprendiamoci le strade"): occupazione di spazi metropolitani, azioni di disturbo del traffico urbano in bicicletta (massa critica) e organizzazione di street party, una nuova forma di corteo danzante in cui migliaia di persone ballavano seguendo carri su cui erano montati i sound system. Da queste parate musicali improvvisate discendono le attuali manifestazioni diffuse in tutta Europa con il nome di Street Rave Parade. A Londra, Reclaim the Streets assunse molteplici connotati sociali, politici ed economici: la protesta ecologista contro la speculazione stradale, la stigmatizzazione dell'auto come simbolo del vivere urbano e la reazione alla repressione poliziesca dei rave.[47] Celebri esempi di queste parate sono ancora oggi la Street Parade di Zurigo e la LoveParade di Berlino.

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Partecipanti a un rave che ballano di fronte a un muro di casse (2014)

I primi anni in Italia

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Verso la fine degli anni Ottanta, la musica elettronica cominciò a prendere piede in diversi ambienti. Giovani DJ e collezionisti tornavano da Londra con raccolte di vinili e cassette di acid house, techno e breakbeat, contribuendo a diffondere questi generi innovativi, anche grazie a stazioni radio che trasmettevano "musica rave" in programmi dedicati.

Nei primissimi anni Novanta, gli appassionati si ritrovavano a centinaia in eventi allestiti dentro capannoni della periferia romana e in strutture temporanee come tendoni.

Nel giugno del 1990 venne organizzato nella discoteca "Doing", nei pressi di Aprilia, "The Rose Rave", un evento che richiamò migliaia di giovani e che pochi giorni dopo costò la chiusura del locale da parte delle autorità. A settembre dello stesso anno, nel Mugello, fu la volta del "World Beat Dance Festival", un grande raduno dedicato alla nascente musica house ed elettronica che riunì circa 4.000 giovani da tutta Italia; in quell'occasione, un ragazzo di 19 anni perse la vita per una coltellata durante una rissa.[48] Questo drammatico precedente convinse molti, organizzatori e partecipanti, della necessità di tenere lontane dalla scena musicale elettronica persone e ideologie legate alla violenza e alla discriminazione sociale, orientando invece questi eventi verso la socializzazione, la solidarietà, la tolleranza e il divertimento.[49] Si cominciarono così a organizzare feste completamente illegali, lontane dai circuiti commerciali, in capannoni e fabbriche abbandonate nelle periferie di Roma, Bologna e Firenze,[1] concepite come atto sovversivo e azione diretta di riappropriazione di luoghi un tempo segnati dal lavoro operaio e dallo sfruttamento, che attraverso il rave ambivano a diventare spazi di libertà, danza, uguaglianza e orizzontalità, in cui rivendicare la piena libertà individuale.

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Installazioni artistiche e decorazioni a un rave party lungo il Po (2016)

Verso la metà degli anni Novanta Roma era l'epicentro di questa ideologia che associava la musica elettronica – via via più sofisticata e distante dalla classica house – a eventi illegali allestiti in aree industriali abbandonate e capannoni della periferia.[50] Nello stesso periodo, l'approvazione del Criminal Justice Act in Inghilterra spinse molti giovani appartenenti a varie tribe a lasciare il Regno Unito: Spiral Tribe e i Mutoidi furono tra i primi ad arrivare nella capitale italiana. Questo incontro tra realtà musicalmente, socialmente e politicamente diverse, pur tra inevitabili diatribe, portò in breve tempo alla nascita della cultura nomade dei rave in Italia.[51] Sempre a Roma, nel settembre del 1998, un collettivo di ragazzi che avevano maturato esperienza nell'ambiente delle feste libere e che di lì a poco si sarebbe identificato con il nome di Kernel Panik, organizzò una grande festa illegale a cavallo delle celebrazioni natalizie.[52] Contemporaneamente, la scena delle feste illegali prendeva rapidamente piede anche nel nord Italia, in particolare a Bologna, dove stavano nascendo numerosi centri di aggregazione giovanile spesso ospitati in edifici pubblici abbandonati e occupati. Qui si formarono numerose tribe che diffusero il free party in tutto il nord Italia, entrando in breve tempo in contatto anche con la scena francese.[53]

Il fenomeno si diffuse rapidamente dall'Inghilterra al resto d'Europa, anche grazie a molte tribe che decisero di spostarsi verso paesi con leggi più tolleranti. Nel giro di pochi anni i free party divennero una realtà molto radicata in Francia, Italia, Spagna e Repubblica Ceca, dove si formarono numerose tribe estremamente attive.[54][55] Alcuni gruppi si spinsero ancora più lontano, organizzando party in molte zone d'Europa e del mondo, con la Francia e la Repubblica Ceca tra i paesi in cui queste manifestazioni conobbero la maggiore diffusione. Con il passare del tempo il fenomeno assunse una tale portata da diventare una questione sociale: nel 2001, in Francia, fu varata una legge (la legge Mariani) che vieta l'organizzazione di rave senza l'autorizzazione dei prefetti.[54] In risposta alle multe e ai sequestri, alcune tribe si spinsero ancora più lontano, viaggiando su veicoli militari dismessi, vecchi camion e autobus trasformati in case o magazzini mobili, carichi di generatori, impianti audio, attrezzature video e strutture meccaniche, verso l'Est Europa, l'Africa e il Sud America, zone in cui queste manifestazioni erano ancora poco diffuse o del tutto assenti.[56]

Nel giugno del 2014 un free party in Francia radunò più di 10.000 persone provenienti da tutta Europa,[57] mentre nel luglio del 2015 un evento nell'Italia centrale richiamò circa 4 000 persone, anche dall'estero.[58] Durante il Teknival del primo maggio 2017, in Francia, si radunarono fino a 50 000 persone nell'arco di quattro giorni.[59]

Nell'ottobre del 2018, in Italia, oltre 6.000 persone provenienti da diversi paesi europei si radunarono in un capannone per celebrare i vent'anni di attività di un'importante tribe, un'occasione che vide il ritorno sulla scena di gruppi storici come Spiral Tribe e i Mutoidi.[60][61]

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Ragazzi che ballano a un rave davanti ai diffusori acustici

Nell'agosto del 2021, circa 20 000 persone tra tribe e partecipanti da tutta Europa presero parte a un evento svoltosi in Italia, nei pressi di Viterbo.

Nell'ottobre del 2022, più di 4 000 persone parteciparono a un evento nei pressi di Modena. In seguito a questo episodio, la legge 199 del 2022 inasprì le pene per gli organizzatori di trattenimenti non autorizzati in immobili altrui, in violazione delle norme di sicurezza sui pubblici trattenimenti o di quelle sugli stupefacenti.[62][63]

Presentazione e controversie

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I free party si propongono come spazi di rottura rispetto alle dinamiche sociali dominanti, mettendo in evidenza alcuni principi fondamentali:

  • sfida alla proprietà privata attraverso l'occupazione di spazi abbandonati delle grandi città e la loro autogestione temporanea (TAZ, Zone Temporaneamente Autonome);
  • critica alle forme di produzione commerciale delle discoteche, al valore del denaro e ai rapporti sociopolitici di dominio nel governo della metropoli;
  • negazione del DJ come "star" dell'evento;
  • autoproduzione come pratica di massa, dalla creazione della musica allo sviluppo di una vera e propria microeconomia alternativa basata anche sul baratto;[64]
  • approccio allo sconosciuto fondato sull'empatia;
  • sperimentazione di stati di coscienza alternativi a quello imposto dalla quotidianità lavorativa, con o senza l'uso di sostanze;
  • ricerca di una consapevolezza comune attraverso la messa in rete e la condivisione di conoscenze su un uso creativo e sovversivo della tecnologia;
  • uguaglianza nelle diversità, al di fuori della politica tradizionale.[65][66][67]
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Free party all'interno della diga abbandonata di San Pier in Val d'Orcia (2015)

Alcuni giornalisti che hanno visitato un free party hanno restituito un'immagine spesso diversa da quella veicolata dai resoconti allarmistici:

«Condanniamo ciò che fanno ma allo stesso tempo possiamo dire che sono educatissimi. Ci salutano cordialmente e buttano l'immondizia nei bidoni.[68]»
«Nessun gesto violento. Al contrario, c'è uno spirito di solidarietà e di fratellanza. Dopo averti urtato per sbaglio, ti fanno una carezza.[69]»
«Non hanno dato nessun fastidio, in molti sono venuti a piedi, credo dalle stazioni più vicine. A gruppi si sono anche fermati per fare qualche acquisto, mangiare nei bar e nei ristoranti prima o dopo l'addentrarsi nel bosco.[70]»
«...la tizia che t'aveva afferrato il volto in mezzo al "delirio", e che tu pensavi t'avrebbe fatto chissà cosa, invece ti dà un bacio sulla guancia...[71]»

La musica suonata, principalmente tekno, è molto veloce (160-200 bpm) con bassi estremamente potenti e pattern ritmici fortemente ripetitivi. È anche per questo motivo che i free party si svolgono in luoghi isolati, dove l'elevata potenza sonora (diverse decine di kilowatt) non provochi disturbo.

Il "cuore pulsante" attorno al quale ruota la festa è il sound system della tribe che la organizza. Con il termine tribe si indicano i vari gruppi artistici coinvolti nella gestione della manifestazione, che condividono musica, allestimenti, spettacoli e performance. Quando l'evento richiama più tribe a esibirsi, prende il nome di teknival.

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Decorazioni del sound system in un free party a Lesegno (2011)

Ogni sound system è alimentato da generatori e composto da decine di diffusori acustici disposti a muro (da qui l'espressione muro di casse).

Ogni sound system diffonde il proprio genere musicale. Le tendenze principali includono: tekno, techno hardcore, industrial, psy-trance, goa, breakbeat, drum and bass, happy hardcore, hardtek, dubstep e molti altri.

L'organizzazione non si limita all'impianto audio e luci: la tribe allestisce spesso un bar di fortuna (anche per coprire le spese di benzina e organizzazione) e, talvolta, una zona di riposo designata come "chillout", dove si possono trovare opuscoli informativi sulla prevenzione legata a sostanze stupefacenti, sesso, udito e altri temi.[72]

Lo spazio che ospita la festa viene decorato con luci, laser, cartelloni, sculture e pannelli colorati, creando un'atmosfera surreale e originale. Alcune tribe, come i Mutoidi, sono diventate celebri per le gigantesche sculture realizzate con rottami saldati e per i bizzarri e avanguardistici riadattamenti degli edifici in disuso in cui tenevano i loro party.

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Vista dall'alto del teknival dell'estate 2016 in Piemonte

La musica può andare avanti per diversi giorni senza mai fermarsi. Il genere tende a farsi meno aggressivo al mattino e nel pomeriggio, per concedere ai partecipanti un po' di riposo e tranquillità.

La partecipazione ai free party si basa su un decalogo di comportamento noto come Tekalogue, che sintetizza il rapporto ideale con sé stessi, con gli altri e con l'ambiente:[73][74]

  • Rispetta la natura.
  • Rispetta te stesso.
  • Rispetta gli altri.
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Decorazioni a un free party (2018)
  • Se porti il tuo cane, prenditi cura di lui.
  • Parcheggia in modo intelligente.
  • Sii discreto con le informazioni sul party: condividile solo con amici fidati.
  • Sei responsabile della tua sicurezza e di quella degli altri: se noti violenza, aggressioni o situazioni sbagliate, non esitare a intervenire.
  • Non danneggiare o rubare il materiale del sound system o di chiunque altro.
  • Espandi la tua empatia.
  • Sorridi sempre, trasmetti energia positiva e prendila bene. Ricorda: tu sei il party.

Sulla principale piattaforma web dedicata ai free party, un'intera pagina è riservata al Manifesto del Rave.[75]

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Decorazioni e giochi di luce durante un rave party in un capannone abbandonato (Molise, 2016)

La diffusione del fenomeno

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I free party nascono con la volontà di rimanere estranei e distanti dal sistema commerciale e istituzionale; la loro forza è sempre stata, in parte, l'alone di mistero che li circondava e li rendeva impalpabili al mondo esterno.[76] Negli ultimi anni, anche per effetto di internet e dei social network, questa cultura ha raggiunto un pubblico più ampio, trasformandosi nei primi anni del nuovo secolo[77] in un fenomeno sociale più accessibile e, a tratti, persino di moda, passando da controcultura a subcultura.

Molte delle istanze portate avanti dal movimento sono state, con il tempo, riassorbite dal circuito commerciale. Locali privati organizzano serate "goa" fino al mattino e grandi festival richiamano migliaia di persone diffondendo musica tekno per giorni. Il tutto, rigorosamente a pagamento, in spazi delimitati, regolamentati e con prezzi da discoteca.

Danni alla proprietà, inquinamento e rumore

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Molto spesso il proprietario del terreno su cui si svolge la festa non ne è al corrente. La maggior parte dei reclami riguarda l'altissimo volume della musica, udibile anche a chilometri di distanza.

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Rifiuti raccolti e ammassati al termine di un free party

L'accesso a una zona naturale da parte di migliaia di persone comporta inevitabilmente un rischio di degrado ambientale. Eventi di più giorni lasciano sul posto centinaia di chili di rifiuti, spesso difficili da rimuovere. Nell'aprile del 2014, dopo un party di tre giorni, i partecipanti avevano ripulito l'area raccogliendo l'immondizia in sacchi neri, poi caricati su furgoni per essere portati via; ai proprietari dei veicoli fu tuttavia contestato il reato ambientale di "attività di gestione dei rifiuti non autorizzata".[78]

È tuttavia frequente vedere decine di sacchi neri sparsi per la festa proprio per arginare il problema, o assistere a momenti in cui la musica viene abbassata per dedicarsi alla raccolta collettiva dell'immondizia.[79][80] In molti casi i partecipanti ammassano i rifiuti in un unico punto per facilitarne il recupero.[81][82][83]

«Da un primo sopralluogo effettuato dal personale del Comune pare che si siano presi la briga di ammucchiare i rifiuti di tre giorni di festa.[84]»

Nel dicembre del 2017, una sentenza del tribunale di Cuneo ha assolto i giovani che si erano radunati per un rave party nel 2015 a Castelnuovo di Ceva, affermando che "non solo non commisero reati, ma esercitarono un diritto garantito dall'articolo 17 della Costituzione, cioè la libertà di riunione".[85]

Utilizzo di sostanze stupefacenti

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In coerenza con lo spirito di auto-responsabilizzazione che anima i free party, vi è generalmente un'elevata tolleranza verso la vendita e il consumo di sostanze enteogene e stupefacenti come canapa, MDMA e psichedelici quali l'LSD. Su alcuni volantini distribuiti all'interno dei free party si legge invece che l'eroina è ripudiata e non gradita.

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Un telone esposto a un free party recita: "Meno droga, più basso"

Nel 2008 e nel 2009 si sono verificati tre casi di morte per overdose durante altrettanti free party in Italia.[86][87] Anche a seguito di questi episodi, all'interno dei party si è cercato di contrastare le forme di abuso e di consumo irresponsabile, invitando a un utilizzo più consapevole delle sostanze, che prediliga l'esperienza sincretica di gruppo.

Durante alcune manifestazioni è prevista l'installazione di uno spazio di prevenzione, informazione e primo soccorso, volto a ridurre i rischi legati all'abuso di sostanze stupefacenti.[72]

La festa come forma di rituale

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Per Émile Benveniste, il termine rito deriva dal latino ritus, che indicava tanto le cerimonie legate a credenze sovrannaturali quanto le semplici abitudini sociali, gli usi e i costumi che si riproducono con una certa invarianza nel tempo.

Durkheim, studiando gli aborigeni e i nativi americani, individua una classificazione dei culti in cui i riti ricorrenti sono legati ai cicli naturali delle stagioni, alle feste e alla comunione attraverso l'ingestione di cibi sacri e la danza. Ogni rito ha la funzione di rendere tangibile e ripetibile l'esperienza comunitaria, sottraendola alla dimensione virtuale e offrendo la garanzia del mantenimento dell'identità individuale e collettiva. Secondo Durkheim, nei rituali le normali regole vengono infrante e il legame di solidarietà si rafforza. Un rito è efficace quando produce stati mentali collettivi che derivano dal fatto che un gruppo è coeso al suo interno e periodicamente si riafferma.[44]

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Rave party (2016)

Nell'ambito dei riti notturni del ballo, il discorso procede attraverso incontri diretti, sguardi, sfioramenti empatici che permettono una rapida alternanza tra momenti di fusione e momenti di individuazione, tra appartenenza al cerimoniale collettivo e performance individuali. I free party, da questo punto di vista, non si limitano a invertire l'ordine simbolico e le norme sociali, ma tendono a sovvertirli attraverso la satira, la danza, l'ironia, il travestimento iconoclasta o vere e proprie azioni di pirateria e riscrittura dei segni. Il sociologo francese Michel Maffesoli evidenzia la funzione che i riti e le forme del "disordine" dionisiaco rivestono nella società attuale come elementi vivificanti e innovatori della socialità, nuovi collanti dei legami sociali dopo il tramonto delle appartenenze legate al lavoro, alla classe sociale o all'ideologia.[88]

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Free party di Capodanno in un capannone (2019-2020)

La principale forma di espressione all'interno del party è la danza, considerata sin da tempi remoti uno dei più potenti mezzi di socializzazione, esorcizzazione e comunicazione con il divino. Lo strumento privilegiato nelle danze rituali è il tamburo, rappresentato ai free party dalle casse, il cui ritmo ossessivo e incessante è, secondo studiosi come Mircea Eliade, capace di produrre o facilitare la trance.[65] La musica, secondo Lapassade, avrebbe una funzione di regolatore più che di induttore della trance stessa.[77]

Le occasioni della danza per le popolazioni primitive erano legate ai cicli della vita individuale e delle stagioni, caratteristica che si può osservare nella periodicità dei party, specialmente in corrispondenza di festività come il Capodanno, il Carnevale, Halloween, l'equinozio di primavera e il solstizio d'estate. Queste ricorrenze vengono spesso celebrate con un party "speciale", preparato con maggiore cura nei particolari e negli allestimenti.

Un altro aspetto comune tra il party e le antiche danze tribali è la presenza della trance, talvolta favorita dall'uso di sostanze psicotrope. La ripetizione dei movimenti, la perdita dei punti di riferimento e dell'equilibrio, amplificate dall'effetto ipnotico della musica, sono tecniche per raggiungere stati alterati di coscienza.

Nel 1518, a Strasburgo, centinaia di persone furono protagoniste della cosiddetta "Piaga del ballo del 1518": inspiegabilmente, circa 400 persone si misero a ballare in strada per giorni, fino a un mese. Convinti che la "febbre del ballo" si sarebbe esaurita in breve tempo, furono allestiti un palco e pagati musicisti e ballerini esperti per dare ritmo e coreografia ai danzatori, che continuarono a ballare fino allo sfinimento.[89][90]

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Free party (2017)

L'ambiente e la scenografia sono elementi fondamentali della danza ai party, ne sono parte integrante e indispensabile, perché ciò che conta è l'atmosfera, determinata non solo dalle caratteristiche e dalle movenze dei danzatori, ma anche dal gioco di luci, dai costumi e dagli allestimenti.

La trance, unita alla danza, è nei free party un modo per liberarsi ed esprimersi totalmente, con una funzione reintegrativa in cui il singolo si fonde nel tutto, e il danzatore è al tempo stesso attore e spettatore di sé stesso e del gruppo.

Critiche al movimento

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Ambientazione notturna di un free party all'aperto (2015)

Con il passaggio del fenomeno da esperienza di nicchia a fenomeno di massa, alcuni dei valori e delle esperienze che costituivano la base della cultura originale dei free party si sono affievoliti fino a diventare, in taluni casi, marginali o assenti, rendendo la TAZ sempre meno distinguibile dal contesto esterno.[76][91] Tra le criticità emerse:

  • La musica tende a ricadere dentro standard prevedibili, chiudendosi insieme al contesto che la ospita.
  • Performance artistiche diverse dalla musica, come l'artigianato con materiali di recupero o la giocoleria, hanno perso potenza espressiva, sono diventate marginali o del tutto assenti.
  • Alcune sostanze stupefacenti diverse dagli psichedelici e dagli enteogeni ha portato a consumi spesso barbarici, sconsiderati e irresponsabili, privi di qualsiasi valenza rituale.
  • All'arrivo delle forze dell'ordine, molte persone preferiscono abbandonare la festa piuttosto che cercare un compromesso o aiutare la tribe a smontare e ripulire l'area.
  • Il party, che dovrebbe essere un luogo di libertà e sperimentazione, si trasforma a volte in un grottesco supermercato, stimolando abusi e incoerenze.
  • Alcuni partecipanti non fraternizzano con gli altri, appaiono anestetizzati da droghe non psichedeliche, chiusi, paranoici, violenti, tristi. Queste persone riproducono nel free party le peggiori abitudini e i peggiori schemi sociali, proprio quelli da cui la festa dovrebbe costituire una liberazione.
  • In diverse occasioni, la volontà di ottenere profitti ha prevalso sulle altre dinamiche, mettendo in secondo piano le istanze di autonomia che da sempre hanno caratterizzato l'esistenza dei free party.

Dal punto di vista sociale

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Nonostante decenni di repressione, ostilità e superficialità con cui la maggior parte dei media e dell'opinione pubblica vi si sono approcciati, il continuo ripetersi dei free party intende mostrare alle istituzioni la necessità di riconoscere e favorire lo sviluppo di nuove forme di aggregazione. Attraverso la pratica della festa, questi eventi manifestano il bisogno di esprimersi ed evolversi liberamente, dando vita a forme sociali, culturali e artistiche emancipate dai modelli dominanti.[34]

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  2. La lunga vita dei rave, su internazionale.it. URL consultato il 5 dicembre 2025.
  3. https://www.esquire.com/it/news/attualita/a37347777/rave-viterbo-com-era/
  4. http://www.arivista.org/riviste/Arivista/434/35.htm
  5. https://www.rivistastudio.com/rave-modena/?fbclid=IwAR3JGJ7KRlb6Ey_VeO5UvDlBjrhXpvbI58F_B6EII64U7JrFgonvZe73ARE
  6. 1 2 3 https://www.essenziale.it/notizie/vanni-santoni/2022/08/05/parole-rave
  7. https://www.fanpage.it/roma/vanni-santoni-i-rave-sono-riti-dionisiaci-si-esprime-una-spiritualita-lontana-dalle-norme-sociali/
  8. Senza chiedere permesso | AgenziaX, su agenziax.it. URL consultato il 24 ottobre 2024.
  9. 1 2 http://lab57.indivia.net/2018/01/un-indecoroso-festeggiare-free-party-repressione-messa-a-profitto-prospettive-politiche-venerdi-23-febbraio-xm24-bologna/
  10. Free party, nomadismo e Unione Europea
  11. Definition of rave in Collins English Dictionary
  12. Rave, su treccani.it. URL consultato il 31 ottobre 2022.
  13. Fulcanelli, "Il Mistero della Cattedrali", Parigi, 1926.
  14. A.R. Monaco, "I Segreti delle Cattedrali", De Vecchiª ed., 2011, pp. 23, 24, 25.
  15. "Muro di casse", Vanni Santoni, Laterza, 2015, ISBN 9788858116180
  16. Angela Bellia, Gli strumenti musicali nelle performances rituali, «Dionysus ex machina», IV, 2013, pp. 29-42. (PDF), su amsacta.unibo.it.
  17. Angela Bellia, Gli strumenti musicali nelle performances rituali: qualche esempio dalla Sicilia greca (PDF), in Dionysus ex machina, IV, 2013, pp. 428-442.
  18. Walter Burkert, La religione greca, Jaca Book, 2003, pp. 445-448, ISBN 978-8816417373.
  19. Eric R. Dodds, The Greeks and the Irrational, University of California Press, 1951, pp. 270-282, ISBN 9780520003279.
  20. Mircea Eliade, Lo sciamanesimo e le tecniche dell'estasi, Edizioni Mediterranee, 1951 (trad. it. 1974), pp. 23-45, ISBN 978-8827201749.
  21. Michael J. Winkelman, Shamanism and the Origins of Spirituality and Ritual Healing, in Journal for the Study of Religion, Nature and Culture, vol. 3, n. 4, 2009, pp. 458-489.
  22. R. Gordon Wasson, Albert Hofmann, Carl A.P. Ruck, The Road to Eleusis: Unveiling the Secret of the Mysteries, Harcourt Brace Jovanovich, 1978, ISBN 978-1556437526.
  23. Brian C. Schaefer, et al., The Secret of Eleusis: A Chemical Feasibility Study, in Journal of Psychedelic Studies, 2026, DOI:10.1556/2054.2026.12345.
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  26. Luciano di Samosata, Saturnalia.
  27. Pausania, Graeciae descriptio, VII, 27, 5; cfr. A. Brelich, Le feste romane, Il Saggiatore, 1965.
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  82. Rave quasi concluso, restano polemiche, rifiuti e disastro, su ovadaonline.alessandrianews.it. URL consultato il 13 settembre 2018 (archiviato dall'url originale il 13 settembre 2018).
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Voci correlate

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