Maks Alpert

Maks Vladimirovič Alpert (in russo Макс Владимирович Альперт?; Sinferopoli, 18 marzo 1899 – Mosca, 30 novembre 1980) è stato un fotografo e fotocronista sovietico, noto soprattutto per il suo lavoro come corrispondente di guerra durante la Seconda guerra mondiale e per alcune immagini divenute iconiche della fotografia bellica e documentaria del XX secolo.
Biografia
[modifica | modifica wikitesto]Nato a Sinferopoli da una famiglia di artigiani ebrei, nella Crimea allora parte dell'Impero Russo, nel 1914 Alpert iniziò da apprendista presso lo studio fotografico Gottleib di Odessa assieme al fratello maggiore Semën. Nel 1919 si arruolò volontario nell'Armata Rossa e dopo essere stato smobilitato nel 1924, si trasferì a Mosca, dove cominciò a lavorare come fotografo per il quotidiano Rabočaja gazeta (Giornale dei Lavoratori) pubblicato dal 1922 al 1931.[1][2][3]
Nel 1928 iniziò a collaborare con il quotidiano Pravda. Fotografò la nuova vita nelle fattorie collettive e i nuovi edifici del primo piano quinquennale. Negli anni Trenta si dedicò principalmente alla fotografia documentaria, inizia a collaborare con la rivista di propaganda sovietica SSSR na strojke (L'URSS in costruzione) realizzando circa 50 reportage fotografici su cantieri industriali, fabbriche e progetti di costruzione sovietici come quello sul complesso industriale metallurgico (MMK "Magnitka") di Magnitogorsk e della ferrovia Turk-Sib; periodo durante il quale Sergej Ėjzenštejn fu con lui al Grande canale di Fergana e rimase colpito dalla sua passione per la fotografia.[4] Alpert collabora inoltre con Arkadij Šaikhet e Solomon Tules, creando la serie 24 Stunden im Leben der Familie Filippow (24 ore nella vita della famiglia Filippov). Questo racconto su un operaio della fabbrica moscovita "Proletario Rosso" venne pubblicato sul settimanale tedesco Arbeiter Illustrierte Zeitung (Giornale Illustrato dei Lavoratori) e contribuì all'affermazione della fotocronoca come importante genere fotografico.[1][2][3]
Le sue immagini di questo periodo sono rappresentative della fotografia del realismo socialista, con una particolare attenzione alla figura del lavoratore e al progresso industriale.
Nel 1931 fu tra i fondatori della Associazione russa dei fotografi proletari (ROPF), un'associazione che promuoveva la fotografia come strumento di documentazione sociale e politica nell'Unione Sovietica.[1][2][3]
Attività come fotocronista corrispondente di guerra
[modifica | modifica wikitesto]Durante la Seconda guerra mondiale Alpert operò come fotocronista e corrispondente cinematografico per l'agenzia TASS e il Sovinformburo. Seguì le operazioni militari sul fronte orientale, documentando combattimenti, avanzate dell'Armata Rossa e la vita dei soldati.
Tra le sue immagini più celebri si trova Kombat, una fotografia che ritrae un militare sovietico poi presumibilmente identificato come il commissario politico (politruk) sovietico Oleksij Jeremenko, ripreso mentre incita le truppe all'attacco con la pistola in pugno. Lo scatto, realizzato nel 1942, è considerato una delle fotografie simbolo della guerra sul fronte orientale ed è divenuto un'icona della propaganda e della memoria visiva sovietica,[5][6] sebbene tale attribuzione rimanga oggetto di dibattito storiografico non essendo stata universalmente accettata.[7][8][9]
Nel corso del conflitto, Alpert documentò anche la liberazione di diverse città europee, tra cui Częstochowa, Cracovia, Praga e Berlino, nonché la Parata della Vittoria sul III Reich tenutasi sulla Piazza Rossa di Mosca il 24 giugno 1945.
Attività successiva ed eredità
[modifica | modifica wikitesto]Dopo la guerra Alpert continuò a lavorare come fotografo per l'agenzia di stampa RIA Novosti, dove realizzò un celebre album fotografico dedicato al cardiochirurgo Nikolaj Amosov[10] e raccolte fotografiche dedicate alla vita sovietica del dopoguerra.
Le sue opere sono conservate in archivi e collezioni pubbliche e private come quello di Sovfoto[11] e sono state esposte in musei e mostre internazionali. Alpert è considerato una figura di rilievo nella storia della fotografia sovietica e del fotogiornalismo del Novecento.
Opere principali
[modifica | modifica wikitesto]- Kombat (1942)
- Reportage industriali e fotografici sul lavoro proletario (anni 1930)
- Reportage di guerra sul fronte orientale (1941–1945)
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 3 (EN) Max Alpert – biografia e opere, su nailyaalexandergallery.com, Nailya Alexander Gallery. URL consultato il 20 gennaio 2026.
- 1 2 3 (EN) Max Alpert – Idea Photographic Artists, su newmexicoculture.org, New Mexico Culture & Arts Department. URL consultato il 20 gennaio 2026.
- 1 2 3 (EN) AA.VV, Max Alpert – Encyclopedia of Twentieth-Century Photography (PDF), a cura di Jeffrey Shantz, New York, Lynne Warren, 2006, pp. 42-44, ISBN 978-1-57958-393-4.
- ↑ (RU) Leonid Shkolnik, МЫ ЗДЕСЬ – Публикации [Siamo qui - pubblicazioni], su newswe.com, 18 marzo 2010 (archiviato dall'url originale il 9 maggio 2016).
- ↑ «Kombat», la vera storia dell’uomo diventato un simbolo della Seconda guerra mondiale, su it.rbth.com, Russia Beyond Italia, 30 giugno 2023. URL consultato il 20 gennaio 2026.
- ↑ (EN) Kombat – iconic photograph by Max Alpert, su topfoto.co.uk, TopFoto. URL consultato il 21 gennaio 2026.
- ↑ V.A. Linikov, Rozdil 2. Počatok vijny - častyna 6. Lehenda pro Kombata [Capitolo 2. L'inizio della guerra - parte 6. La leggenda del Kombat] (PDF), in Fedir Turčenko; et. al. (a cura di), Запорізький рахунок Великій війні, 1939–1945 [Il contributo di Zaporižžja alla Grande Guerra, 1939-1945], Zaporižžja, Prosvita, 2013, pp. 119-133.
- ↑ (RU) Nikolaj Skripnik, «Я поднялся, держа пистолет в руке, и скомандовал: „За мной!“…» [«Mi alzai, tenendo la pistola in mano, e comandai: “Seguitemi!”…»], in Fakty i kommentarii, 6 aprile 2005.
- ↑ (RU) Кто же всё-таки был легендарным комбатом? [Chi era davvero il leggendario kombat?], in 2000, 18–19, 2008 (archiviato dall'url originale il 2 luglio 2018).
- ↑ (EN) Max Alpert - Nikolai Amosov series, su World Press Photo. URL consultato il 20 gennaio 2026.
- ↑ (EN) Sovfoto/Eastfoto Archive - The Archive, su Sovfoto. URL consultato il 20 gennaio 2026.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- AA.VV, Max Alpert – Encyclopedia of Twentieth-Century Photography (PDF), a cura di Jeffrey Shantz, New York, Lynne Warren, 2006, pp. 42-44, ISBN 978-1-57958-393-4.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
[modifica | modifica wikitesto]
Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Maks Alpert
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 80786073 · ISNI (EN) 0000 0000 6689 5469 · SBN VEAV525489 · ULAN (EN) 500085967 · LCCN (EN) n81047270 · GND (DE) 136443834 · J9U (EN, HE) 987010489572205171 |
|---|
