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Onorio

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BERJAYA Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Onorio (disambigua).
Onorio
Augusto dell'Impero romano d'Occidente
BERJAYA
Testa di Onorio (Musei Capitolini)
Nome originaleFlavius Honorius
Regno23 gennaio 393[N 1]
15 agosto 423
co-regnanti:
TitoliPius Felix,
Victor ac Triumphator (393-395)[1]
Nascita9 settembre 384
Costantinopoli
Morte15 agosto 423 (38 anni)
Ravenna
SepolturaMausoleo imperiale di San Pietro in Vaticano
PredecessoreTeodosio I
SuccessoreGiovanni Primicerio
ConsorteMaria
Termanzia
Dinastiateodosiana
PadreTeodosio I
MadreElia Flaccilla
Consolato386, 394, 396, 398, 402, 404, 407, 409, 412, 415, 417, 418, 422

Flavio Onorio Augusto (in latino: Flavius Honorius Augustus; Costantinopoli, 9 settembre 384Ravenna, 15 agosto 423[2]), semplicemente noto come Onorio, è stato un imperatore romano, regnante sulla parte occidentale dell'Impero dal 393 (anno in cui fu associato al potere dal padre) al 421. Era il secondo figlio maschio dell'imperatore Teodosio I.

Esponente della dinastia teodosiana, Onorio venne nominato dal padre augusto d'Occidente all'età di otto anni, nel 393, e succedette al padre come imperatore, con il fratello maggiore Arcadio, appena due anni dopo. Durante il suo lungo regno il potere politico fu quasi sempre in mano a uomini forti, ad esempio il generale Stilicone, tra il 395 e il 408, o il coimperatore Costanzo III, tra il 413 e il 421.

Definito "l'imperatore indifferente" da Edward Gibbon, egli dimostrò tutta la sua inettitudine nell'amministrare l'impero, insofferente dinanzi a invasioni, rivolte e perdite di alcune province. Sempre Gibbon definì il regno di Onorio "vergognoso ma memorabile.[3]" Fece uccidere l'unico[senza fonte] difensore dell'impero, Stilicone.

Durante il suo regno l'Impero romano d'Occidente fu soggetto ad una serie di spinte disgregatrici sia esterne che interne, con invasioni di popoli barbari e diverse ribellioni di usurpatori (le fonti ne ricordano nove). Onorio è noto soprattutto per il fallimento della trattativa con il visigoto Alarico, che tenne in assedio Roma, il quale si era offerto di diventare generale dell'Impero romano d'Occidente; vistosi negato l'incarico, Alarico saccheggiò l'Urbe dal 24 al 27 agosto 410.

Infanzia e l'elevazione ad augusto d'Occidente (384-395)

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Scultura raffigurante Onorio in tenera età (fine del IV secolo)[4]

Onorio nacque a Costantinopoli il 9 settembre del 384 dall'imperatore Teodosio I e della sua consorte Elia Flaccilla, originari ambedue della diocesi della Spagna. Egli fu il terzogenito della coppia imperiale: Arcadio (associato al padre come augusto dal 383) e Pulcheria Teodosia (morta ad appena sette anni d'età nel 385) erano rispettivamente suo fratello e sua sorella maggiori[5].

Poco dopo la nascita, il padre lo onorò del titolo di nobilissimus puer e, quando aveva solo due anni, gli conferì il consolato per l'anno 386, ponendolo come collega di Euodio[6][7]. Nel 389 Onorio accompagnò il padre a Roma quando questi celebrò il trionfo dopo la vittoria sull'usurpatore Magno Massimo e lo seguì a Costantinopoli nel 391[6][8].

Nel 392, mentre Teodosio e i figli erano ancora nella Nuova Roma, morì l'augusto d'Occidente, Valentiniano II, e il generale di origine franca Arbogaste, tutore del defunto, elevò alla porpora imperiale Flavio Eugenio. Teodosio fece inizialmente intendere di accettare il nuovo collega, ma poi, il 23 gennaio 393, proclamò Onorio, all'età di otto anni, augusto d'Occidente, mettendolo in diretta opposizione a Eugenio[9].

Nel 394, Teodosio lasciò a Costantinopoli Onorio e Arcadio (il quale divenne il reggente della pars orientalis) ed intraprese una campagna militare contro Eugenio portando con sé il genero, il magister militum Stilicone[10]. Il 6 settembre di quell'anno l'usurpatore Eugenio fu sconfitto nella battaglia del Frigido e morì in battaglia, mentre alcuni giorni dopo Arbogaste si suicidò. Teodosio ebbe così il pieno controllo dell'Occidente e il 1° gennaio 395, quando vi furono le celebrazioni della vittoria, Onorio entrò a Milano accompagnato da Serena, moglie di Stilicone, e da Galla Placidia[11][12]. Durante le celebrazioni del nuovo anno Teodosio si ammallò gravemente e il 17 gennaio morì.

Arcadio e Onorio vennero acclamati come imperatori legittimi, rispettivamente ad Oriente e ad Occidente[13]. Questa divisione fu, dal punto di vista formale, solo amministrativa, essendo l'Impero ancora uno, ma fu anche un importante evento della storia romana, in quanto mai più un imperatore regnò sull'Occidente e sull'Oriente contemporaneamente[N 3].

Stilicone uomo forte dell'impero (395-408)

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Bulla facente parte dei doni nuziali di Onorio a Maria, e ritrovato nella tomba di quest'ultima nell'antica basilica di San Pietro in Vaticano: il chi-rho è formato dall'intreccio dei nomi 'Onorio', 'Maria', 'Stilicone' e 'Serena', accompagnati dall'esclamazione 'Vivatis!'.

Vista la minore età dell'imperatore, Stilicone, che nel 394 era stato promosso magister utriusque militiae, affermò che Teodosio gli aveva affidato la tutela di Onorio sul letto di morte[14]. Dal momento che non vi fu opposizione in Occidente, Stilicone poté tenere in soggezione la corte imperiale di Milano per oltre un decennio[15].

Per rafforzare il proprio legame col sovrano, nel 398 Stilicone, già marito della sorella adottiva dell'imperatore, diede in sposa ad Onorio la propria figlia Maria. Questo matrimonio tra zio e cugina permise a Stilicone di diventare suocero dell'imperatore e, secondo Gibbon, "parve investir[lo] dell'autorità di padre[16]." Alla morte di lei, nel 407, il generale fece sposare Onorio con la sorella della defunta, Termanzia.

I contrasti tra Occidente e Oriente

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Sotto la tutela di Stilicone le relazioni tra le due parti dell'Impero peggiorarono sensibilmente, tanto che si poteva parlare di una separazione di fatto tra Oriente ed Occidente[3].

Nel corso dei primi mesi del 395 Stilicone entrò in contrasto con Flavio Rufino, che nei fatti agiva da tutore di Arcadio, e cercò di sottrarre la prefettura dell'Illirico al controllo di Costantinopoli[17]. Stilicone, quello stesso anno, approfittò della ribellione dei Goti di Alarico per entrare nella prefettura con un esercito. Giunto in Tessaglia, egli accettò l'ordine di Arcadio di mandare le truppe orientali a Costantinopoli e di tornare in Occidente; tuttavia, affidò il comando delle truppe orientali al generale di origine gota Gainas, il quale, coll'appoggio dei propri soldati, si diresse a Costantinopoli e trucidò Rufino[18][19].

I rapporti tra Milano e Costantinopoli non migliorarono con l'ascesa dell'eunuco Eutropio, praepositus sacri cubiculi di Arcadio e uno dei principali avversari di Rufino alla corte d'Oriente. Il rifiuto dell'Occidente di accettare la nomina di Eutropio come console del 399, così come la fine di quest'ultimo, ucciso a seguito di una congiura ordita dal prefectus urbi Aureliano e da Gainas, furono celebrati da Claudiano, principale poeta della corte milanese[20].

Nei primi anni del V secolo sorse una controversia tra Onorio ed Arcadio circa la rimozione di Giovanni Crisostomo dalla carica di vescovo di Costantnopoli, avvenuta col sinodo della quercia del 403. Sotto l'influenza di papa Innocenzo I, l'augusto d'Occidente scrisse due volte al fratello per contestare l'estromissione di Giovanni e, dopo che un sinodo di vescovi italiani ebbe condannato la decisione presa in Oriente, scrisse una terza lettera, la cui consegna fu affidata ad una delegazione di prelati. Arrivati via mare a Costantinopoli, gli emissari di Onorio furono bloccati prima che potessero sbarcare, trattenuti in una fortezza, privati della lettera e rinviati in Occidente[21]. A quel punto, Stilicone impose il blocco dei porti italiani alle navi dei sudditi di Arcadio e fece vietare ogni scambio con l'Oriente[22].

La ribellione del comes Gildone

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Nei primi anni del regno di Onorio, a detta del poeta Claudiano, il comes Africae Gildone, che godeva di larga autonomia, divenne sempre più impopolare per la sua condotta e ipotizzò segretamente di porsi sotto l'autorità formale di Costantinopoli[23]. Nell'estate del 397 Gildone interruppe il rifornimenti di grano verso l'Italia e il Senato di Roma, su proposta di Stilicone, dichiarò il comes nemico pubblico[24]. Stilicone, assicuratisi l'afflusso di viveri per l'Italia dalla Gallia e riunita una flotta a Pisa, affidò il comando della campagna contro Gildone a Mascezel, fratello del comes riparato alla corte di Onorio, il quale sbarcò in Africa nella primavera del 398[23][24].

Una volta sbarcato in Africa, Mescezel sbaragliò le forze di Gildone nel luglio del 398 e quest'ultimo, fuggito a Tabarca, morì. Su proposta di Stilicone i principali colpevoli della rivolta furono deferiti al Senato di Roma per essere processati[25]. Poco dopo il rientro in Italia, Mescezel morì annegato dopo esser caduto da cavallo mentre passava su un ponte in compagnia di Stilicone: una morte probabilmente accidentale che però fu attribuita allo stesso Stilicone, forse geloso della gloria ottenuta da Mescezel[16][24].

La prima incursione di Alarico in Italia e lo spostamento a Ravenna

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Solido
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Busto dell'imperatore con diadema e corazza VICTORIA AVGGG - Imperatore in piedi con labaro e vittoria, il piede sinistro su un prigioniero.
AV (4,42 g), zecca di Ravenna, 402-406

Verso la fine del 401, approfittando della calata in Rezia e nel Norico dei vandali guidati da Radagaiso, Alarico si mosse verso Occidente e, giunto in Italia, prese Aquileia[26]. Visto il rischio della calata dei visigoti verso sud, Stilicone avviò la ristrutturazione della cinta muraria dell'Urbe[27].

Temendo di essere raggiunto dai visigoti, Onorio pensò di lasciare Milano per rifugiarsi in Gallia, ma fu convinto a fatica da Stilicone a restare nella città padana[26][28]. All'inizio del 402 Alarico pose Milano sotto assedio e Stilicone, una volta sconfitto Radagaiso, prese parte dei suoi goti come ausiliari e raggruppò truppe tra i limitanei per andare in soccorso dell'imperatore.

Alarico, allora, tolse l'assedio a Milano e, dopo aver tentato invano di prendere Asti, giunse col suo esercito a Pollenzo[29]. Qui, il 6 aprile del 402, romani e visigoti si scontrarono e Stilicone prese possesso del campo avversario e della moglie e dei figli di Alarico[29]. I visigoti si diressero verso la costa ligure, ma Stilicone non volle inseguirli ed annientarli; pertanto, aprì delle trattative con Alarico, che accettò di lasciare l'Italia e ottenne indietro gli ostaggi presi a Pollenzo[29].

Nel 403 Alarico entrò nuovamente nell'Italia annonaria e, giunto a Verona, venne sconfitto una seconda volta da Stilicone, il quale aveva passato l'anno precedente a rafforzare le difese della penisola[30]. Anche in questo caso, i visigoti non furono annientati e Stilicone permise ad Alarico e i suoi di acquartierarsi tra la Dalmazia e la Pannonia, da dove avrebbero dovuto contribuire al passaggio della prefettura dell'Illirico alla pars occidentalis[30]. Alarico, dopo poco tempo, si spostò nell'Epiro[30].

Tra la prima e la seconda incursione di Alarico vi fu lo spostamento della corte imperiale da Milano a Ravenna. La scelta della città adriatica, nella quale Onorio si trasferì tra l'estate e l'autunno del 402, scontentò l'aristocrazia d'Occidente, dal momento che una parte del Senato di Roma sperava che l'imperatore riportasse la propria sede nell'antica capitale[31]. L'augusto pare che fu colpito dalle rimostranze del partito filo-romano e da quel momento in poi visitò Roma con una certa frequenza[31]. Alla fine del 403 Onorio fece un adventus nella città per celebrare le vittorie sui visigoti e si trattenne nei palazzi del Palatino, dove iniziò il suo sesto anno consolare[31]. Durante la sua permanenza nell'Urbe Onorio fece ricchi donativi al clero e fece tenere corse di carri e venationes[32].

La calata di Radagaiso in Italia

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Onorio raffigurato sul dittico consolare di Probo nel 406.

Alla fine del 405 un gruppo eterogeneo di barbari guidati dal re ostrogoto Radagaiso entrò nei confini dell'Impero tra il Norico e la Pannonia e dilagò nell'Italia annonaria[33][34]. Stilicone, per affrontare Radagaiso, raggruppò le forze del comitatus a Ticinum e le rinforzò con alani e unni, questi ultimi alla testa del loro re Uldino[33]. Vista la gravità della situazione, Stilicone fece sì che nell'aprile 406 fossero approvate due leggi che obbligavano provinciali e foederati a fornire all'esercito i propri schiavi e che garantivano a quest'ultimi la manomissione e un premio di due solidi[35].

Dopo sei mesi di scorrerie e devastazioni nell'Italia centro-settentrionale, le forze di Radagaiso vennero convogliate dall'esercito romano nei pressi di Fiesole e lì furono circondate e annientate. Radagaiso venne catturato e decapitato il 23 agosto 406[33]. In occasione della vittoria a Fiesole, a Roma sarebbe stato eretto un arco di trionfo a Onorio, Arcadio e al figlio di quest'ultimo, Teodosio II, anche se alcuni autori sostengono che sia stato costruito in occasione della battaglia di Verona[33][32].

Le incursioni barbariche e gli usurpatori

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Le campagne contro Alarico e Radagaiso, seppur vittoriose, avevano comporato un profondo indebolimento del limes, dal momento che Stilicone era stato costretto a convogliare in Italia gran parte delle truppe di frontiera e il confine renano era quasi del tutto sguarnito, essendo difeso quasi esclusivamente dai franchi foederati[36]. Nonostante la penuria di truppe, il magister militum si dedicò alla pianificazione di una campagna per la conquista dell'Illirico, nel quale sarebbe dovuto sbarcare con un esercito grazie all'appoggio dei visigoti di Alarico[22]. Il 31 dicembre del 406 un gran numero di suebi, alani e vandali attraversò il Reno e dilagò nelle Gallie, impoverendo enormemente quei territori e distruggendo e saccheggiando, tra le altre città, Magonza e Treviri[37].

Tra il 406 e il 407, inoltre, sorsero i primi tre usurpatori del dominato di Onorio, tutti provenienti dalla Britannia. Dopo gli effimeri regni di Marco e Graziano, il terzo degli augusti acclamati dalle guarnigioni britanniche, Flavio Claudio Costantino, decise di sbarcare sul continente e di combattere contro gli invasori barbari[38]. In breve tempo Costantino III prese il controllo di una striscia di Gallia orientale che andava dalla Manica al Mediterraneo e pose la sua sede a Treviri, oltre a nominare il figlio Costante II suo Cesare[39]. Stilicone, una volta che giunse a Ravenna e a Roma la notizia della usurpazione, inviò contro Costantino III il generale goto Saro, il quale però non riuscì a prendere Valence e dovette fare ritorno in Italia[40].

La fine di Stilicone

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Agli inizi del 408, con le scorrerie barbariche in corso in Gallia e la presenza di Costantino III, la situazione della pars occidentalis era drammatica e la posizione di Stilicone, nonostante il matrimonio tra Onorio e Termanzia e i preparativi delle nozze tra Galla Placidia e suo figlio Eucherio, si era indebolita notevolmente[41]. In particolare, una fetta dell'aristocrazia romana, oltre ad essere ostile ad un generale di origine barbarica, imputavano al magister militum le sempre più frequenti scorrerie e le crescenti difficoltà nel contrastarle[42].

Il prestigio di Stilicone diminuì ulteriormente nei primi mesi dell'anno. Alarico, ancora stanziato nell'Epiro in attesa dell'esercito imperiale, iniziò a spazientirsi e nella primavera del 408, dopo un anno di attesa, fece notare a Stilicone di non esser stato ancora pagato e pretese quattromila libbre d'oro, spostandosi con il suo esercito verso il Norico per essere pronto ad una eventuale invasione dell'Italia[43]. Onorio, che in quel periodo si trovava a Roma, e gran parte del Senato erano intenzionati a far guerra ai visigoti, ma Stilicone li convinse a pagare Alarico[43]. Nonostante l'apparente vittoria del magister militum (il quale pensava di poter impiegare Alarico contro Costantino III) il pagamento dei visigoti fu mal tollerato da una parte dei senatori, dato che lo consideravano un "pactum servitutis" (patto di servitù)[41]. In questa fase, Onorio venne avvicinato da Olimpio, uno dei suoi cortigiani, e questi iniziò a far dubitare l'imperatore della fedeltà di Stilicone, asserendo che pianificasse di assassinarlo e di far proclamare augusto Eucherio[44].

Con il pagamento di Alarico, Onorio lasciò Roma in direzione di Ravenna e, mentre si trovava a Bologna, seppe della morte del fratello Arcadio[41]. A quel punto l'imperatore era intenzionato a recarsi a Costantinopoli per proteggere gli interessi del nipote, il giovanissimo Teodosio II, ma Stilicone gli sconsigliò di lasciare l'Italia, poiché l'avrebbe esposta alle mire di Costantino III[41]. Invece, il magister militum lo convinse a nominarlo suo inviato a Bisanzio, facendogli firmare delle lettere patenti[41].

Giunto a Ticinum, Onorio venne convinto da Olimpio che Stilicone mirava a spodestare Teodosio II e porre come augusto d'Oriente Eucherio. Olimpio instillò tale dubbio anche tra le truppe di stanza a Ticinium e queste ultime, il 12 agosto 408, trucidarono i principali ufficiali di Stilicone presenti nel seguito dell'imperatore, compresi il prefetto del pretorio per l'Italia e quello delle Gallie[41]. Sotto l'influenza di Olimpio, Onorio ordinò al comandante della guarnigione di Ravenna di arrestare Stilicone, il quale si era spostato verso la sede imperiale una volta saputo del massacro di Ticinum[42]. Il magister militum si rifugiò in una chiesa e vi uscì solo quando giunse una lettera di Onorio in cui si diceva che avrebbe avuto salva la vita a patto di consegnarsi. Stilicone, però, fu decapitato da Eracliano su istruzioni di un'altra lettera dell'imperatore[42.1]. Nei giorni successivi venne messo a morte anche Eucherio e Termanzia venne ripudiata da Onorio e riaffidata a Serena[42].

Sacco di Roma e usurpazioni in Gallia, Hispania e Africa (408-423)

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BERJAYA Lo stesso argomento in dettaglio: Sacco di Roma (410).
BERJAYA
L'Impero romano d'Occidente nel 410. In giallo la parte dell'Impero rimasta sotto il controllo di Onorio, in rosso i territori occupati dall'usurpatore Costantino III. In altri colori i Barbari in Spagna e in Gallia, la Britannia e l'Armorica uscite dall'orbita dell'Impero e la Tarraconense in mano all'usurpatore Massimo. In viola i Visigoti in quel momento in Calabria, dopo aver saccheggiato Roma.

L'eliminazione del più valido generale dell'Impero romano d'Occidente permise ad Alarico I e ai suoi Visigoti la ripresa dell'offensiva militare. Durante lo stesso 408, Alarico chiese ad Onorio il permesso di portare il proprio esercito dal Norico alla Pannonia, oltre a modesti versamenti, ma Onorio, consigliato dal proprio magister officiorum Olimpio, si rifiutò di contrattare. I Visigoti, allora, raggiunsero Roma ed estorsero ai notabili cittadini 5 000 libbre d'oro, 30 000 libbre d'argento, 4 000 tuniche di seta, 3 000 panni porpora e 3 000 libbre di pepe,[45] mentre Onorio rimaneva inerte a Ravenna.

Nel 409 Alarico tornò a Roma dove, col sostegno del Senato romano, mise sul trono un uomo a lui più congeniale, Prisco Attalo.[46] L'anno successivo, dopo aver ricevuto sei legioni dall'Impero romano d'Oriente,[47] Onorio negoziò con Alarico, ottenendo che questi deponesse Attalo; i negoziati, tuttavia, a causa del tradimento dell'imperatore che tentò di tendere un'imboscata al generale barbaro[48], si interruppero e si giunse al sacco di Roma (410), durante il quale Alarico prese in ostaggio persino Galla Placidia, sorella di Onorio.[46]

Intanto la rivolta dell'usurpatore Costantino III in Gallia era ancora in atto. In aiuto di Onorio venne la rivolta, nel 409, di Geronzio, generale di Costantino, che proclamò un proprio imperatore, Massimo, in Hispania, e assediò Costantino ad Arelate; qui i due ribelli furono raggiunti dal generale romano Flavio Costanzo (Costanzo III), il quale sconfisse in successione Geronzio e Massimo e poi Costantino (411).[49]

La situazione in Gallia non era però ancora stabilizzata, e da lì giunse un altro pericolo per il potere di Onorio: subito dopo che le truppe di Costanzo erano tornate in Italia, Giovino si ribellò nella Gallia settentrionale, col sostegno di Alani, Burgundi e della nobiltà gallo-romana. Giovino cercò l'alleanza con i Goti di Ataulfo (412) ma si inimicò il re barbaro proclamando augusto il proprio fratello Sebastiano: Ataulfo cercò di accordarsi con Onorio, il quale lasciò che il sovrano goto risolvesse il problema dell'usurpatore, sconfitto e ucciso nel 413. In quello stesso anno Costanzo sedò un'altra rivolta, quella di Eracliano in Africa.[50]

Nel 414 Costanzo attaccò Ataulfo, che rimise sul trono nuovamente Prisco Attalo e sposò Galla Placidia. Costanzo forzò Ataulfo a ripiegare in Hispania e Attalo, avendo perso il sostegno dei Visigoti fu catturato e deposto.[46] La tattica di Costanzo di impedire ai Visigoti di ricevere i rifornimenti ebbe i suoi frutti: i Goti soffrirono la fame e il nuovo re Vallia (415-418) accettò di firmare un trattato di pace con i Romani: Galla Placidia sarebbe stata restituita a Roma, e i Visigoti, in cambio di 600 000 misure di grano e del territorio dell'Aquitania, si impegnavano a combattere in nome dei Romani i Vandali, gli Alani e i Suebi in Hispania. I Goti, condotti da Vallia, annientarono i Vandali Silingi nella Betica e gli Alani in Lusitania e Cartaginense, riconsegnando le province conquistate all'Impero; in cambio, Costanzo premiò Vallia e i Visigoti permettendo loro di stanziarsi in qualità di foederati (alleati dell'Impero) nella Valle della Garonna, in Aquitania, dove ottennero terre da coltivare (418).[51] L'Aquitania sembra sia stata scelta come terra dove far insediare i Visigoti per la sua posizione strategica: infatti era vicina sia dalla Spagna, dove rimanevano da annientare i Vandali Asdingi e gli Svevi, sia dal Nord della Gallia, dove forse Costanzo intendeva impiegare i Visigoti per combattere i ribelli separatisti Bagaudi nell'Armorica.[52] Per riallacciare i rapporti con i grandi proprietari terrieri gallici, alcuni dei quali, lasciati in balia dei Barbari, avevano preferito trasferire la loro alleanza dall'Impero ai barbari per scongiurare una possibile confisca dei loro terreni da parte dei nuovi padroni, Costanzo spinse Onorio a istituire un concilio delle sette province (della Gallia a sud della Loira), che si riuniva ogni anno ad Arelate.[53] La prima seduta si tenne nel 418 ed è possibile che abbia riguardato il problema delle terre da assegnare ai Visigoti. Nel frattempo, nel 417 Costanzo inviò Exuperanzio in Armorica, per sedare la rivolta dei Bagaudi e restituire la Gallia nord-occidentale all'Impero, mentre Castino fu inviato contro i Franchi, ed è plausibile che Costanzo abbia cercato di intervenire persino in Britannia.

In Ispania tuttavia la situazione si deteriorò di nuovo: nel 419 Gunderico, re dei Vandali, rinforzato dagli Alani superstiti che si erano uniti a lui, mosse guerra agli Svevi: i Romani, nel 420, reagirono, spingendo i Vandali a trasferirsi in Betica. Infine, nel 420-422 un certo Massimo, forse da identificarsi con il candidato di Geronzio, sorse e tramontò in Hispania.[49] Probabilmente l'attacco dei Romani ai Vandali del 420 era volto a deporre Massimo, probabilmente innalzato al trono o dai Vandali o dagli Svevi; Astirio fu ricompensato per la cattura dell'usurpatore con il patriziato, mentre l'usurpatore fu condotto in catene di fronte a Onorio durante le celebrazioni per il 30º anno di regno di Onorio (422). Nel 422/423 fu allestita una spedizione per annientare i Vandali in Betica: ma la discordia tra i generali Castino e Bonifacio spinse il secondo ad abbandonare la spedizione ritornando in Africa con le sue truppe, e le truppe del solo Castino non furono sufficienti a sconfiggere il nemico: sconfitto in battaglia, forse a causa di un presunto tradimento dei Visigoti, Castino fu costretto al ritiro a Tarragona.

BERJAYA
L'Impero romano d'Occidente nel 421. In giallo la parte dell'Impero rimasta sotto il controllo di Onorio. In altri colori i Barbari in Spagna e in Gallia e la Britannia uscita dall'orbita dell'Impero. Grazie all'operato di Flavio Costanzo, rispetto al 410, l'Impero aveva recuperato la Gallia, sconfiggendo usurpatori e ribelli, e una parte della Spagna, annientando, grazie ai Visigoti, gli Alani.

Onorio, spesso in contrasto con il fratello imperatore d'Oriente, cercò l'alleanza con la Chiesa cattolica eliminando le ultime vestigia del paganesimo come, ad esempio, i giochi gladiatorii. Per rinforzarsi politicamente, Onorio si avvicinò a Costanzo, il quale prima sposò Galla Placidia (417), sorella dell'imperatore, poi fu associato al trono nel 421. Nonostante un relativo indebolimento dell'Impero, la situazione stava migliorando decisivamente sotto la ferma guida di Costanzo e non è implausibile che se Costanzo fosse vissuto più a lungo, l'Impero si sarebbe ripreso completamente.[54] Tuttavia tale stratagemma fu reso vano dalla morte di Flavio Costanzo avvenuta durante il medesimo anno, così che l'imperatore, sentendosi fondamentalmente inadeguato nell'affrontare la profonda ed irreversibile crisi contingente, ritenne opportuno ritirarsi a Ravenna. Nel 422/423, litigò con Galla Placidia, sua sorella, e la costrinse all'esilio:

BERJAYA
Miliarense di Onorio, che lo celebra come la GLORIA ROMANORVM, "gloria dei Romani".
«L'affetto di Onorio per la sorella fu tanto che, deceduto Costanzo, ... usava baciarla frequentemente sulla bocca, facendo nascere in molti il sospetto di una turpe intrinsichezza. Ma tanto amore si convertì poi in odio, ad istigazione specialmente di Spadusa e di Elpidia, nutrice di Placidia, persona a cui essa dava assai confidenza; e v'aggiungeva l'opera sua Leonteo, gran maestro della casa di lei. E le cose giunsero al segno che frequenti sedizioni scoppiarono a Ravenna, e tumulti, e risse con spargimento di sangue; poiché a Placidia era ancora affezionata la turba de'Barbari [Visigoti] a riflesso dei matrimonj di lei con Ataulfo e con Costanzo. Di modo che infine, prevalendo il fratello, per codeste inimicizie, e per l'odio succeduto al primo amore, Placidia co'suoi figliuoli venne confinata a Costantinopoli.»

Morì nell'anno 423, di edema: aveva trentotto anni e regnava da ventotto; non avendo lasciato eredi, il suo trono fu prima usurpato dall'alto funzionario Giovanni Primicerio, poi recuperato da Valentiniano III, figlio di Galla Placidia. Fu sepolto nel mausoleo imperiale della basilica di San Pietro in Vaticano.

Giudizi su Onorio

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BERJAYA
I favoriti dell'imperatore Onorio, John William Waterhouse, 1883

Lo storico bizantino Procopio di Cesarea in Storia delle guerre racconta un aneddoto riguardo all'imperatore, affermando che egli amasse trascorrere le giornate dando da mangiare e prendendosi cura delle proprie galline che giravano liberamente per il palazzo. Procopio aggiunge che quando un messaggero gli portò la notizia che Roma era caduta, Onorio rispose: «Ma come, se ha beccato dalla mia mano solo poco fa!», alludendo alla sua gallina preferita, da lui chiamata Roma.[55]

Sebbene tale aneddoto sia considerato apocrifo dagli studiosi più recenti come Edward Gibbon, può far ben capire come l'opinione pubblica contemporanea considerasse Onorio[56].

Lo storico irlandese John Bagnell Bury descrive negativamente l'operato di Onorio, descrivendolo come un imperatore incapace che non fece nulla contro i nemici che infestavano l'impero[57].

Nella cultura

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BERJAYA
L'imperatore Onorio, opera di Jean-Paul Laurens, 1880.
Genitori Nonni Bisnonni
Conte Flavio Teodosio Onorio  
 
 
Teodosio I, imperatore romano  
Termanzia  
 
 
Onorio, imperatore d'Occidente  
Bautone  
 
 
Elia Flaccilla  
 
 
 
 

Note esplicative

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  1. Augusto senior dalla morte del padre Teodosio I il 17 gennaio 395
  2. Costantino III fu un usurpatore contro l'imperatore Onorio dal 407 fino all'arrivo di un mutuo riconoscimento
  3. Fatta eccezione per la parziale riconquista dell'Occidente per opera di Giustiniano I, riconquista che per altro copriva grosso modo proprio l'area territoriale che Onorio controllava nel 410 e cioè l'Italia, il Nordafrica ed i Balcani nord-occidentali, più una buona parte dellaHispania meridionale

Note bibliografiche

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  1. AE 1975, 137.
  2. Giuseppe Staffa, I secoli bui del Medioevo, Newton Compton Editori, 2018, p. 79.
  3. 1 2 Gibbon, p. 1058
  4. (EN) Kurt Weitzmann, Age of Spirituality: Late Antique and Early Christian Art, Third to Seventh Century : Catalogue of the Exhibition at the Metropolitan Museum of Art, November 19, 1977, Through February 12, 1978, New York, Metropolitan Museum of Art, 1979, pp. 27-8, ISBN 978-0-87099-179-0. URL consultato il 24 aprile 2026.
  5. Bury, p. 106
  6. 1 2 Mathisen, De imperatoribus romanis
  7. Errington, p. 34
  8. Errington, p. 38
  9. Errington, p. 40
  10. Errington, p. 41
  11. (DE) Dietmar Kienast, Römische Kaisertabelle : Grundzüge einer römischen Kaiserchronologie, Darmstadt, Wissenschaftliche Buchgesellschaft, 2017.
  12. Herrin, p. 34
  13. Gibbon, p. 1046
  14. Heather, p. 268; altre fonti sostengono che Teodosio affidò entrambi i figli alle cure (se non alla tutela) di Stilicone: si confronti Bury, pp. 106-7, Gibbon, p.1055,
  15. Gibbon, pp. 1055-6
  16. 1 2 Gibbon, p. 1065
  17. Bury, pp. 110-11
  18. Bury, 111-12
  19. Gibbon, pp. 1056-58
  20. Bury, pp. 126-7
  21. Bury, pp. 158-9
  22. 1 2 Bury, p. 169
  23. 1 2 Gibbon, 1060-1
  24. 1 2 3 Bury, pp. 122-3
  25. Gibbon, p. 1064
  26. 1 2 Bury, 160
  27. Bury, p. 163
  28. Storia di Milano dal 401 al 450, su www.storiadimilano.it. URL consultato il 2 maggio 2026.
  29. 1 2 3 Bury, pp. 161-2
  30. 1 2 3 Bury, p. 162
  31. 1 2 3 Herrin, p. 38
  32. 1 2 Gibbon, p. 1082
  33. 1 2 3 4 Bury, pp. 167-8
  34. Heather, p. 242 ss
  35. Codice teodosiano, Libro VII, 13.16-17, leggi del 17 e 19 aprile 406
  36. Bury, pp. 169, 186
  37. Heather, pp. 256-8
  38. Bury, pp. 187-8
  39. Bury, pp. 407-8
  40. Bury, p. 190
  41. 1 2 3 4 5 6 Bury, pp. 170-1
  42. 1 2 3 Bury, p. 172
    1. Gibbon, pp. 1102-3
  43. 1 2 Heather, pp. 272-3
  44. Gibbon, p. 1101
  45. Norwich, p. 131.
  46. 1 2 3 Elton, Hugh, "Attalus (409-410, 414-415 A.D.)", De Imperatoribus Romanis
  47. Norwich, p. 136.
  48. L'imboscata venne tesa dal generale romano di origini gotiche Saro, che provava risentimento e rancore per Alarico ed Ataulfo, non è chiaro se con o senza l'approvazione dell'imperatore. Zosimo (VI, 13) scrive che, alla vigilia dell'imboscata, Saro entrò al servizio di Onorio per assisterlo contro Alarico. Sozomeno sembra invece suggerire che Saro agì di propria iniziativa, perché un accordo tra i Romani e i Visigoti non gli sarebbe stato di alcun vantaggio, e perché provava un profondo risentimento per Alarico.
  49. 1 2 Elton, Huges, "Maximus (409-422 A.D.)", De Imperatoribus Romanis
  50. (EN) William Smith (a cura di), Honorius, in Dictionary of Greek and Roman Biography and Mythology, 1870..
  51. Prospero Tirone, anno 419; Idazio, anno 418.
  52. Heather, pp. 298-299.
  53. Heather, pp. 307-308.
  54. Halsall, Barbarian migrations and the Roman West, p. 234: «Nonostante ciò, a questo punto dovrebbe essere osservato, come pensava lo stesso Orosio quando aveva terminato la sua Storia alcuni anni prima, che la crisi era passata e che l'Impero d'Occidente era prossimo alla piena restaurazione. I barbari in Spagna erano stati sconfitti, i Goti ricondotti all'obbedienza e delle campagne stavano già apparentemente restituendo all'Impero la Gallia settentrionale. Alcuni pochi anni ancora di conduzione così ben diretta ed energica avrebbe teoricamente ristabilito l'Impero d'Occidente fino a persino alla Britannia [...] Costanzo perì ... nell'ottavo mese di regno, e senza la sua mano ferma... la situazione promettente presto collassò.»
  55. Procopius, "History of the Wars", book III, section II., su en.wikisource.org.
  56. Edward Gibbon, Storia della decadenza e caduta dell'Impero romano, III, Harrison and Sons, 1854, p. 460.
  57. Bury, p. 211

Voci correlate

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Altri progetti

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Collegamenti esterni

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Predecessore Imperatore romano Successore BERJAYA
Teodosio I
(imperatore su tutto l'impero romano)
379 - 395
393 - 423 Giovanni Primicerio
423 - 425
con Arcadio, imperatore d'oriente
(17 gennaio 395-1º maggio 408)
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