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Accordo tripartito

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L'accordo tripartito fu un progetto, nato nel 1956 e poi naufragato due anni dopo, di un accordo tra Francia, Germania Ovest e Italia con il quale queste tre nazioni intendevano dotarsi di armamenti nucleari prodotti in comune.

La vicenda è emersa dai diari di Paolo Emilio Taviani (l'allora ministro della difesa italiano) ed è stata resa nota in termini generali dalla metà degli anni Novanta.

L'idea dell'"atomica europea" nacque nel 1956 da sette incontri segreti (le cosiddette "riunioni del caminetto" dove si parlava in francese, senza interpreti e collaboratori) fra i ministri della difesa dei tre Paesi (il francese Jacques Chaban-Delmas, il tedesco Franz Joseph Strauss e, appunto, l'italiano Paolo Emilio Taviani) sulla spinta anche della delusione delle principali potenze europee per l'atteggiamento tenuto dall'amministrazione statunitense di Dwight David Eisenhower nei confronti delle crisi di Suez e d'Ungheria di quello stesso anno.

Nel novembre 1957 i tre Paesi arrivarono a un protocollo d'intesa per la standardizzazione degli armamenti con una parte riservata in cui si parlava di "applicazione militare dell'energia nucleare". Nell'aprile 1958 si individuò il sito (posto nel territorio di Pierrelatte, in Francia) nel quale costruire gli impianti di produzione della "bomba" e si ripartirono le spese (il 45 per cento cadauno a Francia e Germania Ovest e il restante 10 per cento all'Italia).

Nella primavera del 1958 il progetto sembrò in dirittura d'arrivo, ma invece finì per fallire con il consolidamento in Francia del potere di Charles de Gaulle,[1] il quale puntò decisamente sull'atomica solo francese.

Le principali ragioni dell'insuccesso del progetto

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Al risultato negativo contribuirono anche un'altra serie di fattori quali l'ambiguità dei protagonisti che giocavano tutti su più tavoli (a partire dal rapporto con gli Stati Uniti d'America che invece erano apparentemente quasi sfidati, del resto lo stesso Taviani, per esempio nella vicenda sull'organizzazione Gladio, era considerato un amico solidissimo degli statunitensi) e una fragilità intrinseca del progetto, costituita dal fatto di non avere mai chiarito la struttura politica portante, ossia nel non avere individuato preliminarmente un'istituzione in grado di decidere su chi avrebbe tenuto in mano "le chiavi" della futura arma nucleare e su altri temi delicati simili.

  1. Attuato pienamente tramite il referendum del settembre del 1958.
  • Paolo Cacace, L'atomica europea, Roma, Fazi Editore (numero 82 della collana "Le terre/Interventi"), 2004, ISBN 88-8112-526-9.
  • Leopoldo Nuti, La sfida nucleare. La politica estera italiana e le armi atomiche, 1945-1991, Bologna, il Mulino, 2007, ISBN 9788815119421.
  • (EN) Leopoldo Nuti, The F-I-G Story Revisited, in Leopoldo Nuti e Cyril Buffet (a cura di), Dividing the Atom. Essays on the History of Nuclear Proliferation in Europe, collana numero speciale di Storia delle Relazioni Internazionali, vol. 13, n. 1, 1998, pp. 69–100.
  • Enrico Mannucci, Quando l'Italia voleva l'ATOMICA, in Corriere della Sera, 4 aprile 2002, p. 31.

Voci correlate

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